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Arte

L’uomo con il pennello

Lucien Freud in mostra al Museo Correr

Immagine articolo Fucine MuteAll’età di trentadue anni, nel 1954, Lucian Freud rappresenta la Gran Bretagna alla XXVII Biennale delle Arti visive di Venezia. Assieme al già famoso pittore astrattista Ben Nicholson, partecipa all’evento anche Francis Bacon che con Freud, Michael Andrews, Francis Auerbach e Ron B. Kitaj costituirà quella che lo stesso Kitaj battezza, nel 1976 in occasione dell’esposizione The Human Clay allestita alla Hayward Gallery, la Scuola di Londra. Oltre a condividere la passione per il Colony ed altri pub malfamati di Soho, ognuno dei membri di questo gruppo seziona la realtà quotidiana sviluppando uno stile che può avvolgerla in un’atmosfera onirica, come accade ad Andrews, distorcerla, nel caso di Bacon, o riproporla in modo naturalistico e privo di contraffazioni, come riesce a fare per sessant’anni Lucian Freud.

L’ottantatreenne artista inglese, che nel 1987 il critico del Time Robert Hughes ha definito “il massimo pittore realista vivente” è ospite fino al 30 ottobre al Museo Correr di Venezia con una mostra allestita dal critico inglese William Feaver, curatore, nel 2002 dell’importantissima personale alla Tate Gallery di Londra. La retrospettiva di Venezia si apre proprio con Girls with Rose (1947-48) e con Hotel Bedroom (1954), entrambi presentati al padiglione britannico nel 1954, e descrive, con settantasei dipinti e sedici acqueforti, la ricerca intrapresa da Freud per “raccontare la vita reale attraverso i dettagli che la rendono epica”.

Le influenze che il brillante nipote di Sigmund Freud subisce nell’ospitale Inghilterra che ha accolto la sua famiglia sfuggita dalla Germania dopo il collasso della Repubblica di Weimar, sono disparate e durature. Troppo giovane per aver vissuto il clima della Nuova Oggettività di Otto Dix e Christian Schad, Lucian sfoglia i fumetti di Wilhelm Busch e Fougasse, ammira le stampe di Durer collezionate dalla madre e frequenta nei weekend la Tate Britain e la National Gallery, dove studia James Tissot, Joshua Reynolds ma anche George Seurat, Vincent Van Gogh e Paolo Uccello. La Colmar di Grunewald e la Montpellier di Courbet, diventano mete dei suoi viaggi di studio durante i quali si scopre ugualmente attratto dalla precisione del tratto e del dettaglio della Madame Motessier di Ingres come dall’intensità del volto trasfigurato di Dora Maar in La donna che piange di Picasso. Già dagli anni in cui frequenta la scuola di Cedric Morris a Dedham, l’interesse per la pittura figurativa è evidente nei suoi esercizi. Ritrae la sua camera (The Painter’s Room è il primo quadro che riesce a vendere per 50 sterline a Lorna Wishart), delle nature morte alla maniera di Cézanne, ma soprattutto i suoi compagni di corso e alcuni modelli sui quali approfondisce la propria indagine sull’unicità dell’individuo e sul particolare. Come racconta nei suoi Encounters: “Il soggetto deve possedere un’aurea che mi attrae e che cerco di imprimere all’opera. Per questo dipingo solo dal vero, affidandomi alla mia memoria più che alle riproduzioni fotografiche”. Passando dallo stile asciutto dei primi quadri, dove il contorno è nitido e la figura particolareggiata, ad una pennellata pastosa che smussa i limiti e lascia trapelare i diversi strati di colore sovrapposto, Freud concentra la sua opera su alcuni temi ricorrenti. Pochissimi i paesaggi, tra i quali spiccano Factory in North London (1972), presente nella retrospettiva del Correr, ma soprattutto Wastegraund with Houses (1970-72), nel quale, riproducendo la desolazione e la bruttura della periferia londinese, cerca di superare il vuoto lasciato dalla scomparsa del padre. Molto frequentato dal pittore è invece il regno animale. I cavalli, che ama tuttora cavalcare e sui quali spesso scommette alle corse, e i suoi cani Joshua, Pluto ed Eli, sono immortalati in quadri e stampe di diverse dimensioni. A Filly (1970) è un bellissimo olio di 19×27 cm mentre uno degli eleganti whippet è ritratto addormentato nella tela di 71,1×60,9 cm intitolata Eli (2002). Sono i membri della sua famiglia e gli amici più intimi che Freud nasconde, però, dietro ai titoli anonimi che costituiscono la parte più cospicua delle sue tele. La donna di Girl with a white dog (1950-51) è Kitty Garman, figlia del poeta Jacob Epstein, sua prima moglie e madre di Annie e Annabel, Man in a Chair (1989) è il fratello maggiore, Stephen, mentre la remissiva aiutante di Painter and Model (1986-87) è Celia Paul, per alcuni anni compagna di Freud, presente nuovamente nel famoso Large Interior W11 (after Watteau, 1981-83) dove è seduta assieme a Bella Freud (figlia del pittore e di Berardine Coverly), Suzy Boyt, e suo fratello Kai. “I nomi sono irrilevanti, perché tutto è autobiografico, così come qualunque cosa è un ritratto”. Nello studio sulla figura umana, di cui Freud è eccellente rappresentante tanto da essere stato in passato paragonato a Ingres e a Memling, un altro soggetto su cui si concentra a più riprese a partire dal 1970 è la propria madre Lucie.
Da quando, in seguito alla morte del marito, compaiono i primi sintomi della depressione che la tormenterà fino alla morte sopraggiunta nel 1989, Lucian la dipinge seduta mentre legge, o più spesso stesa a letto per una pennichella come in The Painter’s Mother Resting (1976). Molti dei ritratti dell’artista sono dei nudi. “E’ necessario lasciar cadere le protezioni e vivere naturalmente il proprio corpo”. Sue Tilley, Leich Bowery, le figlie e soprattutto le numerose compagne si sono svestiti ed accomodati su ampi sofà, sul letto dello studio di Holland Park, o su soffici tappeti, lasciando che il pittore trasferisse lentamente nel dipinto “la stessa impressione che può suscitare la presenza della persona in carne ed ossa”. Alexandra Williams-Wynn è protagonista della più recente e affascinante delle tele esposte al Correr. Mentre Freud si sta ritraendo nello studio dalle pareti incrostate di colore, la Musa svestita lo raggiunge e si accuccia aggrappandosi alla sua gamba destra. Prende vita allora Painter Suprised by a Naked Admirer (2005) dove l’autore aggiunge alla propria figura quella della fanciulla ai suoi piedi e immortala lo stupore nell’espressione del proprio viso. Questo quadro rappresenta il punto più alto di una serie di autoritratti che Freud ha dipinto nel corso degli anni. “Per descrivere se stessi bisogna guardarsi come se si fosse un’altra persona. Ogni autoritratto è in realtà il ritratto di un riflesso. Guardando nello specchio, inoltre, si crea una tensione che non si avverte quando si osservano gli altri”.

Immagine articolo Fucine MuteSpesso Freud ha giocato con la propria immagine. In Reflection with two children (1965) lo specchio è appoggiato sul pavimento sicché l’artista si vede dall’alto e lo spettatore ha la sensazione di trovarsi nella cavità di un pozzo, in Interior with Plant, Reflection Listening (1967-68) il protagonista è coperto da un’enorme pianta che lo nasconde quasi completamente, in Reflection, (Self-portrait, 1985) si disegna di profilo ed assume un’espressione corrucciata e un po’sospettosa mentre in Painter Working Reflection (1993) si mostra con le sole scarpe ai piedi, la tavolozza e la spatola in mano alzata a mò di saluto, così come lo si può incontrare nei momenti di maggiore intimità, quando è intento a dipingere. In questa retrospettiva, ma soprattutto attraverso la sua biografia costellata da due matrimoni, molte relazioni e quattordici figli riconosciuti, si può notare che questo artista, che non lavora su commissione ed ha appena venduto il ritratto alla modella Kate Moss per 3,9 milioni di sterline, è rimasto fedele per tutti questi anni all’insegnamento di Francis Bacon: “Un pittore deve dare libero corso a tutti i sentimenti e le sensazioni che gli capita di provare e non deve rifiutare nulla da cui sia naturalmente attratto”. Spostandosi tra i due studi che possiede a Londra, Freud continua a lavorare come “se ogni opera fosse l’ultima” aggiungendo sempre nuovi soggetti alla sua galleria umana.“Non voglio ritirarmi dalla vita attiva ma dipingere fino al giorno della mia morte”. Concentrandosi in prolungate sedute notturne e diurne, a distanza di tre anni dalla mostra londinese il pittore è riuscito a produrre gli intensi ritratti intitolati David e Eli (2003-2004), Naked Prtrait (2004) e Man with Blue Scarf (2004), e sicuramente troverà presto un nuovo progetto per parlare di sé attraverso la sua pittura materica ed espressiva.

LUCIAN FREUD
Venezia, Museo Correr, 11 giugno/30 ottobre 2005


Info
www.museiciviciveneziani.it
call center: 041 5209070


Scheda biografica
Lucian Freud nasce a Berlino l’8 dicembre 1922 da genitori ebrei. Suo padre, Ernst Freud, figlio minore di Sigmund, è architetto, mentre la madre, Lucie è figlia di un mercante di cereali. Dopo essere emigrato in Inghilterra con la famiglia nel 1933, si iscrive alla Central School of Arts and Crafts di Londra, per poi passare alla East Anglian School of Painting and Drawings a Dedham in cui insegna Cedric Morris. La prima personale viene allestita nel 1944 dalla Alex Reid and Levevre Gallery, mentre nel 1954 Freudrappresenta la Gran Bretagna alla XXVII Biennale Arti Visive di Venezia, con Francis Bacon e Ben Nicholson. Nel 1974 la Hayward Gallery di Londra allestisce la sua prima retrospettiva, mentre a partire dal 1979 espone anche in Giappone e negli Stati Uniti, dove nel 1987, a Washintgton DC, si svolge la prima granderetrospettiva curata da un museo straniero, il Council Al Hishhorn Museum and Sculputure Garden, che passa poi al Musée National d’Art Moderne di Parigi e alla Neue Nationalgalerie di Berlino. Dal 1992 si susseguono onorificenze e grandi mostre tra cui quelladel Metropolitan Museum of Art di New York, passata poi al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, e allaScottish National Gallery of Modern Art di Edimburgo, fino ad arrivare alla grande retrospettiva del 2002 alla Tate Britain. Al 2001 risale il ritratto della Regina (Portrait of Her Majesty the Queen), donato alla Royal Collection, mentre la sua famacresce esponenzialmente. La mostra del Museo Correr lo vede di nuovo a Venezia, dopo cinquant’anni.

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