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Fumetto

Batman: il tema del giustiziere (II)

La violenza in Batman

Immagine articolo Fucine MuteBatman non uccide mai e non ricorre ad armi letali. Non usa né coltelli né pistole, che anzi aborre. Usa solamente il Batboomerang, qualche bomba di luce o di gas soporifero e, ovviamente, la paura. Questo rifiuto delle armi è coerente con lo shock infantile subito da Bruce. Esistono tuttavia altre due ragioni per cui Batman non può uccidere. Da un lato egli, come si è appena visto, capisce che non tutti nella società hanno le stesse possibilità, e che il crimine è spesso un sistema di sopravvivenza alla società stessa; dall’altro l’omicidio lo porrebbe sullo stesso piano dei criminali contro cui lotta.

La visione della società intera come nemico è ribadita spesso nella serie, ma recentemente questo concetto è stato portato alle sue estreme conseguenze, mostrando che chiunque, se posto sotto pressione, può perdere il senso civile e diventare un folle (una teoria appoggiata fra l’altro dallo scrittore inglese J.G.Ballard con il romanzo “Il Condominio”). Mi riferisco alla miniserie Contagio, dedicata all’epidemia che colpisce Gotham, e alla maxiserie Terra di nessuno, riguardante il terremoto, che danno una nuova immagine della gente: non più innocenti cittadini inermi da difendere dalle bande criminali e dai teppisti, ma folle violente e assassine, che distruggono tutto quel che trovano. Una visione completamente nuova, cruda, decisamente più fedele alla realtà.
Il rifiuto di Batman di portare a compimento il gesto estremo non corrisponde all’immagine del giustiziere così come è stato definito. Di fatto Batman differisce da un giustiziere in quanto il ricorso alla violenza è limitato. Sarebbe più corretto definire Batman allo stesso tempo un supervigilante e un superdetective, in altre parole un superpoliziotto. Egli indaga, con metodi spesso illegali (violazione di domicilio, estorsione di informazioni con la forza, etc.), cattura i criminali (con metodi assai poco ortodossi) e li lascia alla polizia.
A questo punto si intravede l’ultimo, importante elemento che impedisce di definire Batman un vigilante tout court: egli non giudica mai. Non si erge a giudice, dunque non sostituisce la legge suprema, in pieno accordo con la morale cristiana, secondo la quale l’unica giustizia assoluta è quella divina, mentre quella umana è fallace e, in quanto tale, non dovrebbe mai essere portata alle sue estreme conseguenze, cioè alla pena di morte. Egli si limita a sventare estemporanee e dannose azioni criminali, ma non interferisce con l’attività del sistema legale.


Batman e gli altri giustizieri

Il rifiuto della violenza, la negazione a ogni forma di giudizio oltre quello puramente morale, il relativo rispetto delle istituzioni fanno sì che Batman si ponga in contrasto con qualsiasi altro giustiziere che non dimostri di operare con il suo stesso metodo. Ecco allora che la Oracolo o la Cacciatrice diventano sue alleate, e che temporanee collaborazioni sono possibili con altri supereroi, ma che il Mietitore, un giustiziere sanguinario protagonista di “Anno Due” (pubblicato su Detective Comics n° 575-578 del giugno-settembre 1987), viene immediatamente considerato un nemico da bloccare. Il Mietitore si rivela vicino a Batman nelle sue motivazioni, eppure risulta evidente la differenza tra i due. Dopo aver sterminato una banda di ragazzini, infatti, il Mietitore asserisce: “Salverò questa città, con o senza il suo consenso”.
La storia si rivela particolarmente interessante anche perché, incontrando enormi difficoltà nella lotta contro l’avversario, Batman deve resistere alla tentazione di ricorrere all’uso delle armi da fuoco. Le immagini di Batman con una pistola in mano provocano quasi un effetto straniante.

Batman si rivela profondamente diverso anche dal Batman/Azrael della Saga. Azrael agisce senza controllo, mosso dalla rabbia e dal desiderio schiumante di vendetta. La sua assomiglia all’ira biblica, che per condannare alcuni elimina tutti. Chiunque si ponga sul suo cammino viene eliminato, anche se la perdita di controllo rientra in un climax, aumentando man mano che la sua follia e la sua ossessione peggiorano. Egli si sente infatti investito di una missione di purificazione, per portare a termine la quale si dota di strumenti che gli danno l’impressione di essere onnipotente. Sempre più, inoltre, egli si arroga il diritto di giudicare i propri nemici ed eseguirne la condanna. Al momento di catturare il Joker, per esempio, soltanto l’intervento della polizia gli impedisce di ucciderlo. Azrael, infatti, combatte contro se stesso, contro la propria natura di assassino (semplificando, era stato addestrato a diventare tale da un un’organizzazione segreta), o meglio di Angelo Vendicatore, come veniva originariamente chiamato. È continuamente afflitto da visioni mistiche che lo incitano a rendere sempre più incisiva la propria azione, la quale si fa così sproporzionata.

Il personaggio di Azrael permette di comprendere un aspetto apparentemente contraddittorio del comic: con la caduta del secondo Robin, ovvero con l’introduzione della morte nel fumetto in esame, perché non far morire anche i cattivi? Se un protagonista dalla parte del bene può essere eliminato, allora dovrebbe esserlo anche uno dalla parte del male. L’aumento di violenza nella serie, tuttavia, si rivela insoddisfacente sia per il lettore, che vede un Batman più crudele ma non più efficace, sia per l’eroe stesso, che sebbene riesca nel proprio compito di detenzione dei malvagi, non riesce in quello della protezione dei più deboli. L’episodio cui mi riferisco viene edito su Batman n° 508 e racconta di Azrael in lotta contro un pazzo chiamato il Matador. Quest’ultimo prende in ostaggio un civile e lo imprigiona in una macchina che lentamente lo porterà alla morte. Batman trova il Matador e lo sconfigge, ma sul più bello cade vittima delle proprie visioni di morte e lo lascia cadere in una tanica di acido. Diviene così impossibile scoprire dove l’assassino aveva nascosto l’ostaggio, che muore ucciso dalla macchina torturatrice. Azrael, dunque, condannando un colpevole lascia morire anche un innocente.

Immagine articolo Fucine MuteÈ interessante notare come durante la Saga venga edito un crossover tra il Batman/Azrael e il Punitore. Nonostante Azrael sia già troppo violento per vestire il manto, il Punitore lo è ancor di più, non esitando a sparare. La temporanea alleanza non può funzionare e l’albo speciale si conclude con uno scontro tra i due.
Tutti questi esempi permettono di riconoscere il confine profondo che separa Batman dagli altri giustizieri. La dimensione pedagogica della serie batmaniana rimane piuttosto misera, ma almeno non vi sono incitamento all’uso delle armi da fuoco o glorificazione della violenza. Il conflitto, la visione duale del noi e del loro che, come si è visto, segna profondamente la società americana, rimane intatta nel fumetto. Il conflitto, infatti, è la forza che unisce e crea solidarietà tra gli eroi. Non viene lasciato spazio alla valorizzazione dei rapporti personali: dire che Batman tratta Robin come un figlio è come dire che un comandante tratta i propri soldati come figli. Robin, qui portato a esempio, si conquista la fiducia di Batman sul campo di battaglia, non grazie alla sua personalità. È la presenza di un nemico comune, di una continua minaccia da sventare a creare il legame fra i buoni: il conflitto viene visto come forza integrativa e accomunante.
Batman e i suoi compagni si muovono dunque secondo principi che costituiscono una sorta di etica guerriera, che pervade l’intero mondo batmaniano. Ne risulta una visione della vita come eterna sfida, eterna battaglia, eterno conflitto contro le minacce nascoste nelle ombre dell’esistenza quotidiana.

Batman fuorilegge

L’attività di Batman è e resta in ogni caso illecita, sia perché non fa parte di una forza di polizia riconosciuta dallo Stato, sia perché nemmeno la sua violenza controllata è ammissibile. Ciò che la rende accettabile ai nostri occhi è la portata dei criminali contro cui si batte. Questa è la ragione per cui i villains in Batman sono pazzi e pericolosissimi: affinché sia auspicabile la presenza di un superpoliziotto è necessario che esista un supercriminale.
Vi sono tuttavia delle attenuanti a questa argomentazione.
Una prima attenuante risiede nel fatto che Batman opera in accordo con la polizia, attraverso una collaborazione aperta con il commissario Gordon. In un certo senso, dunque, egli è coperto dal potere legale, più o meno come lo sono alcuni eroi della Marvel.
Secondariamente, Batman infrange la legge, è certo, ma in nome di una legge superiore e perfetta. Si muove da outsider, ma da outsider virtuoso, per cui è dubbio se egli sia da considerarsi davvero un criminale o se piuttosto non costituisca un esempio da seguire.
Infine, Batman e gli altri eroi soddisfano il bisogno di giustizia della gente, quello stesso bisogno che fa credere ai Cristiani in una giustizia divina che verrà. Batman, Superman e gli altri sono allora paragonabili ad angeli, non vendicatori come quelli della Bibbia, ma protettori, come quelli della tradizione teologica cristiana.
Ed è proprio così, credo, che li pensavano i loro creatori: come angeli protettori, come sogni infantili di un mondo migliore.

Bibliografia


Cocconi M.G., Salzillo L., Un ponte d’immagini, Milano, Franco Angeli
Simmel G., Conflict, 1955

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