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Cinema

Franco Battiato

Musikanten

Immagine articolo Fucine MuteGiacca blu, camicia bianca e sandali, l’immancabile codino soltanto un po’ più canuto e nella stessa posa della copertina de “La voce del padrone”, fortunatissimo album che presentò in occasione della sua penultima volta a Trieste, in un memorabile concerto allo stadio “Pino Grezar”, Franco Battiato, a Trieste per il Premio giornalistico intitolato a Marco Luchetta ha incontrato i giornalisti prima del suond check dei tre brani che avrebbe proposto la sera dal vivo. E si è soffermato a lungo sul suo nuovo film, Musikanten, incentrato sugli ultimi anni di vita di Ludwig Van Beethoven, presente, fuori concorso, alla 62a Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, notizia che, raggiante, anzi, esultante come quando si segna un goal, ha voluto anticipare alla stampa egli stesso, a margine dell’incontro. “Scusate il ritardo, ero al telefono, ma poi vi spigherò perché”. Ma da attento osservatore ed estimatore del mondo arabo, ha voluto offrire una sua interpretazione sul difficile rapporto tra cristiani e musulmani e anche una sua “scomoda” visione della Chiesa e del Papato.

Gianfranco Terzoli (GT): Maestro, ci può parlare del suo secondo film, del tipo di linguaggio narrativo che ha adoperato e in particolare della scelta della colonna sonora?

Franco Battiato (FB): È un film, — non è poco quello che sto dicendo — e a questo riguardo ho scritto un piccolo testo di presentazione che verrà distribuito dall’ufficio stampa per chiarire alcuni punti fondamentali per me e Manlio Sgalambro che abbiamo scritto la sceneggiatura a quattro mani, dei punti fermi prima di cominciare l’avventura e cioè ottenere notizie di prima mano su Beethoven e cosa può esserci di meglio dei suoi epistolari? Sono le lettere che ha scritto lui, sono le cose sicure. E nello stesso tempo abbiamo stabilito un tempo determinato, uno spazio all’interno del film di circa 45 minuti per raccontarne la vita. Quindi bisognava assolutamente scegliere le cose più importanti, un distillato della sua esistenza e condensarlo filmicamente e nel contempo ignorare nomi, luoghi e date: un aneddoto che mi entusiasmava era avvenuto dieci anni prima dell’anno in cui l’ho inserito, senza metterci delle didascalie ma era troppo importante per delineare questo grande personaggio in così poco tempo per tralasciarlo. E poi la scelta, come omaggio a questo grandissimo individuo, di non farlo morire tra dolori, fetore e pidocchi com’è successo nella realtà, ma tra lenzuola pulite e bianche. Nella colonna sonora ho dovuto evitare con grande attenzione i luoghi comuni della musica beethoveniana, siccome poi però c’era un aneddoto troppo importante da descrivere all’interno della prima esecuzione della Nona Sinfonia ne ho fatto eseguire gli ultimi 40 secondi che sono pochissimo conosciuti e che però nello stesso tempo hanno una furia finale. Ho evitato insomma i temi soliti.

Immagine articolo Fucine Mute

GT: L’incontro avviene in un periodo sanguinoso per i recenti attentati di Londra, Sharm El Sheik e alla vigilia dello sgombero delle colonie israeliane dalla Striscia di Gaza. Si arriverà secondo lei a una convivenza pacifica tra ebrei e palestinesi, tra cristiani e musulmani?

FB: Questo lo è sempre stato, lo è tuttora in alcune zone e lo può essere fino all’eternità. Non ci sono mai problemi. Quello che si ignora purtroppo è che tutti noi europei stiamo subendo una dominazione americana senza precedenti perché non dovevamo fare questa guerra, noi non dovevamo andare in Iraq e bisogna ritirare queste truppe immediatamente. Anche se io non faccio politica, come cittadino e rispetto anche all’opinione di tanti altri che sento per strada, dovunque siamo in tanti a pensare seriamente che questa sia stata un’operazione molto sbagliata, perché partita dall’usurpazione e dall’economia. Sharm El Sheik è diverso. Se lei vede quant’è insopportabile il servilismo di certi giornalisti italiani che vivono in America e poco contano addirittura hanno sopportato l’insulto di questo mediocre presidente, e anche di bassissimo livello intellettuale che va a dire che va a aiutare gli iracheni, di fronte a centinaia di migliaia di morti.

GT: Perché afferma che Sharm El Sheik è diverso?

FB: Sharm El Sheik è diverso perché — e non parlo da esperto sto solo dicendo delle cose che dice un soggetto — anche in Turchia ci sono delle sacche di veramente feroci individui che se ne strafregano del turismo e possono essere assolutamente sganciati da questa parte destra, e non c’è relazione con Al Quaeda secondo me, ma soprattutto con i locali. Cioè possono essere contro Mubarak. È una politica di disturbo interna come sono state le Brigate rosse per noi in Italia, che poi come si sa sono state create dalla Cia, per buona parte e quindi torniamo sempre al punto iniziale. Sempre.

GT: Al tempo della guerra fredda si affermava che il XXI secolo sarebbe stato un secolo di spiritualità.

FB: Fusse che fusse…. Io sto vedendo un’inversione di tendenza, cioè si sta sprofondando nella materia più bieca e mi sembra che anche la classe politica stia dimostrando di essere perfettamente allineata a questa feccia che sta contaminando l’essere umano. Noi che facciamo un mestiere di comunicazione dobbiamo avere almeno la responsabilità di tentare, senza cercare di aumentare questo disagio, cercando di combatterlo. Per il futuro sono ottimista: sono quello del bicchiere mezzo pieno, pur con quello che succede rimango ottimista.

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GT: Di Benedetto XVI che ne pensa?

FB: Naturalmente non me la sento di offendere quelli che credono a questo genere di organizzazione ma mi sembra che si stiano occupando in una maniera sbagliata dei problemi sociali, cioè sta mancando dalle loro parti l’insegnamento spirituale e mistico. Fanno troppo i conti con la cassetta. Perché un vero prete dovrebbe far scappare la gente.

GT: Un tempo ha fatto Scalo a Grado. Com’è nato questo titolo?

FB: A volte sono proprio i luoghi a ispirarti. Credo fosse non meno di vent’anni fa.

GT: Quando farà scalo nuovamente a Trieste, per un intero concerto?

FB: La zona dei concerti sinceramente vorrei diradarla fino quasi all’estinzione, certo non ci riuscirò perché qualcosa bisogna pur fare nella vita, però vorrei restringerla molto. Magari verrò qui per la proiezione del film.

GT: O magari per qualche percorso artistico parallelo. Era stato al Museo Revoltella per la rassegna pittorica “Musica Senza Suono”: dipingerà ancora?

FB: Per me la pittura è stata un forma di terapia e sono grato all’idea che mi ha spinto a dipingere perché ero un cane, probabilmente sono rimasto un cane, che però sa dipingere.

GT: E il cinema? Un musicista che si ritrova con in mano la macchina da presa, che sensazioni prova?

Immagine articolo Fucine MuteFB: Eh, questo mi ha impegnato molto negli ultimi anni. Mentre per la pittura devo dire ho sofferto tanto, perché per i primi sei mesi ti metti davanti a una tela, sei incapace, non hai talento, lo fai a una certa età poi quando non sopporti quello che non riesci a raggiungere… Cioè, non si vuole fare arte, ma almeno se fai due mani e una faccia che abbiano un equilibrio. Magari dici, ma gli occhi, dove sono, pensi che qualche problema anche di anatomia… E poi invece non è vero perché sai che ognuno ha gli occhi più grandi, più piccoli, vicino al naso o più distanti, o hanno lo strabismo di venere. E devi imparare, mentre invece con la macchina da presa è come se fossi nato, dal primo film eppure non ho mai avuto la passione. Avevo una macchinetta digitale anni fa, e non l’ho mai accesa, ma mai, neanche avere il desiderio di guardare da quel buco… Probabilmente la mia idea di cinema è compositiva. Non sono un operatore ma uno che concerta, se mi permettete il verbo”.

GT: A un giovane musicista, che direbbe?

FB: Io non darei mai consigli, il consiglio è già limitare qualcuno.

GT: E se un giovane si rivolgesse a lei, che gli direbbe?

FB: Mi deve far sentir qualcosa. Ma oggi sa sono Strani giorni: se uno di quelli famosi mi avesse mandato una cassetta, gli avrei detto cambia mestiere e poi hanno fatto un grande successo: devi astenerti anche dal giudizio, perché ci sono dei misteri nel successo. L’ho notato in una ricerca che ho svolto per questo film in cui mi sono fissato di scoprire dei compositori minori di tutte le epoche e ho trovato delle cose incredibili. Ho cantato la composizione di uno di questi sconosciuti, un compositore di fine Ottocento inglese. Quando l’ho fatta con la Royal Philarmonic Orchestra neanche loro l’avevano mai sentito nominare. La vita è così, magari altri che non meritavano hanno avuto successo e questo qui, con un talento strepitoso, è passato inosservato.

GT: Qualche nuovo progetto?

FB: Mi auguro un prossimo film.

GT: Stanno continuando a uscire delle raccolte in CD con le sue prime incisioni…

FB: Non si può far niente.

GT: Ma che giudizio dà al fatto che comunque ci sia interesse per le sue prime produzioni?

FB: Orrendo. Tutto quello che fai ti aiuta, le porcherie che scrivi sono la base delle vette, perché senza quello… Qualcuno mi diceva che Battisti raccontava, rispetto a una canzone che aveva fatto, Mah quella strofa è veramente brutta. Sì però l’inciso è bello. Quindi…

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GT: Cosa si aspetta da questo film, che importanza dà al fatto che vada alla Mostra?

FB: La do perché sono un neofita. Essere stato preso alla Mostra mi fa piacere perché vuol dire è un film da concorso in qualche modo e pare che sia anche piaciuto, non voglio aggiungere altro. Non è che a questo punto mi aspetti qualcos’altro, perché non sarebbe neanche giusto nella mia posizione, già il risultato, l’ho raggiunto. Per me è così.

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