// stai leggendo...

Cinema

Louis Nero

Cinema indipendente tra esoterismo e videoarte

Immagine articolo Fucine MuteFucine mute incontra il giovane regista Louis Nero che ha presentato al Festival del cinema di Venezia nella sezione Venice Screening il suo terzo film Hans.

Tommaso Caroni (TC): Hans completa la tua trilogia sul linguaggio cinematografico. Con il primo Golem avevi analizzato l’uso del montaggio, nel secondo Pianosequenza l’annullamento del montaggio, in questo terzo capitolo cosa hai voluto affrontare in questo discorso legato al mezzo cinema?

Louis Nero (LN):  Sicuramente Hans diventa la chiusura di questa trilogia dedicata al linguaggio come hai detto bene tu prima, ed  è l’unione delle due forme di linguaggio che ho cercato di esplorare. Nel caso di Golem era il montaggio e l’uso della superficie all’interno dell’inquadratura cinematografica, mentre in Pianosequenza era l’uso del tempo all’interno dell’inquadratura. Quindi Hans è l’unione di queste due, aggiungendo una terza situazione che ho iniziato ad esplorare ed ho chiamato inquadratura emozionale, che era per intenderci quella tipica di Hitchcock e di Welles, dove l’inquadratura serve a descrivere la situazione che tu vuoi portare allo spettatore. Se devi descrivere una sensazione di terrore non lo fai a livello di sceneggiatura, di gioco e di dialoghi un qualcosa che porti ad aver paura, ma cerchi invece di suscitare questa emozione con l’inquadratura.

TC: Questo a livello tecnico, a livello tematico invece hai seguito la stessa linearità nella scelta dei temi oppure sono completamente distaccati rispetto a questa tua ricerca?

LN: A livello di generi in realtà sono abbastanza simili ma con delle sfumature. Golem è un film sulla ricerca sperimentale. Pianosequenza è una via di mezzo tra ricerca e film legato all’esoterismo e ad un certo tipo di cinema Lynchiano. Mentre Hans sempre seguendo le stesse tematiche del mondo dell’inconscio è però più vicino al concetto di thriller, quindi se vuoi più vicino a cosa faceva Kubrick (parliamo solo di genere non c’è nessun confronto come è normale che sia…), qualcosa che lavora sull’esoterico e sulla presenza dell’occulto.

TC: Mi è sembrato interessante il fatto che hai utilizzato per Hans diversi attori presenti anche in Pianosequenza. Con loro, con gli attori, crei un determinato rapporto di fiducia e per questo li hai voluti di nuovo per Hans? Come è stato il rapporto per esempio con Daniele Savoca, che è stato il protagonista di entrambi questi film?

Immagine articolo Fucine MuteLN: Con Savoca sicuramente ottimo, per fare il personaggio di Hans ci andava un attore che a prescindere da essere conosciuto o meno doveva essere bravo, e secondo me in Italia di attori bravi che possono sostenere una parte con “Hans” se ce n’è uno è tanto. Io con Daniele sono riuscito ad ottenere risultati  un po’ grazie alla sua bravura un po’ al fatto che si fa guidare, facendo quello che gli chiedevo, per il bene del film; alla fine posso dire che la sua partecipazione è stata la scelta migliore.
Per quanto riguarda gli altri è logico che se ti trovi bene con un attore che poi ti ha aiutato anche a realizzare film sia economicamente che meno, mi sembra giusto portare avanti questo rapporto lavorativo. Poi c’è anche l’amicizia che ci lega, però prima di tutto la bravura e il credere nel progetto. Se poi trovo un’altra persona che non conosco che è dieci volte più brava si passa alla persona più brava.

TC: In questo film c’è anche la presenza di Franco Nero che è un simbolo per tutti quei registi indipendenti che cercano uno sperimentalismo al di là del commerciale. Come è andata questa collaborazione, come sei arrivato a lui?

LN: Il tramite tra me e Franco Nero è stato Silvano Agosti, con cui collaboro già da qualche anno; facendo ogni tanto degli effetti per i suoi spettacoli teatrali e la fotografia per delle sue opere minori. Lui aveva già girato un film con Nero, “La ragion pura”, e gli ho chiesto se c’era la possibilità di incontrarlo per un ruolo in “Hans”, lui me l’ha fatto conoscere e abbiamo anche scritto una parte aggiuntiva sul suo personaggio.

TC: In questo film c’è anche la presenza di Alessandro Amaducci, che è oltre a docente di Videoarte, lui stesso videoartista ed una personalità comunque rilevante della nuova corrente italiana. Tu che rapporto hai con la videoarte? Il tuo cinema è influenzato da questo settore e in “Hans” hai approfondito questo aspetto?

LN: Il punto focale della mia ricerca sulla videoarte (io sono anche in parte videoartista perché ho sempre fatto lavori di questo genere), è stato approfondito in “Golem”, mentre in “Hans” ho utilizzato delle altre cose che sono tipiche della videoarte, la ricerca dell’inquadratura estetica per esempio, non però la sovrapposizione d’immagine, perché quest’operazione caratterizzava appunto “Golem”. Però la ricerca estetica dell’inquadratura, l’inquadratura pittorica, fotografica è presente  sempre in tutti i miei film.

TC: Volevo rivolgerti una domanda sulle musiche, che sono curate da Tiziano Lamberti. Hai cercato un parallelismo anche sulle sensazioni che davano le musiche visto che il montaggio l’hai curato tu, o l’hai lasciato libero di esprimere le sue?

LN: Io ho una visione di cinema molto particolare, sia gli attori sia gli altri collaboratori devono fare una scelta, se si lavora ad un progetto d’autore, particolare, dove soltanto una persona conosce tutto il disegno è logico che bisogna seguire il suo indirizzo. Mentre se si vuol fare un film corale dove c’è un artista di un certo livello che porta il suo contributo artistico è un altro discorso. Per quanto riguarda le musiche le sensazioni sono state guidate dove dovevano andare per il bene del film, poi per la scelta della composizione lui è il musicista, io di musica capisco ma non al livello da dargli consigli.

Immagine articolo Fucine Mute

TC: Adesso so che hai intenzioni di incominciare, sempre autoproducendoti un altro film e rincominciare una nuova trilogia. Di che cosa si tratterà?

LN: Inizierò a dicembre una nuova trilogia sul cinema e sulle persone che lo fanno. Sarà sempre una trilogia che curerà il linguaggio, ma descriverò tre storie estreme approfondendo quello che per me è uno dei soggetti più interessanti che è appunto quello del metacinema.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Joker e la follia: Un film per...

John Bolton: Le tecniche della fantasia

Composizione, analisi musicale e tecnologia nella scuola...

Otto donne e un mistero a teatro

Otto donne e un mistero a teatro

Paperi amari

Paperi amari

Bill Willingham: Le Favole a fumetti di Bill Willingham

Trieste Science+Fiction Festival 2019

A modo mio mi prendo cura di te

A modo mio mi prendo cura di...

Mio padre era un uomo sulla terra...

Festival internazionale del cinema e delle arti...

Le versioni cinematografiche del tema di Faust...

Le versioni cinematografiche del tema di Faust...

Montalbano Je suis

La morte nei film di animazione

Il romanzo di Sant Jordi: Màrius Serra...

Scoprendo Joe Orton (II)

Joe Orton: Scoprendo Joe Orton (I)

Dan Panosian: Una passione di famiglia

Piero Alligo: La magia delle tavole originali

La parola alla difesa e Poirot non...

È troppo facile e Dieci piccoli indiani

Marco Galli: Materia Degenere

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Casomai un’immagine

pas-08 mar-06 mar-08 th-12 th-54 kubrick-2 kubrick-37 kubrick-48 kubrick-7 petkovsek_10 dobrilovic_07 bon_13 piccini_06 mccarroll11 acau-gal-12 tso2big lortv-01 cammello1 holy_wood_18 p9 s13 mis-pre2 galleria-02 04 sla-gal-5 vivi-04 vivi-06 13 14 Presagi di Birman, 1975 Carol Rama