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Cinema

Wang Baomin

I girasoli

Kuihua Duoduo (I girasoli, ndr), opera prima di Wang Baomin presentata alla XX Settimana della Critica di Venezia, descrive il ritorno di Ma Xiaogang al villaggio di Yinshan dopo i sei anni scontati in carcere per aver violentato A Mei, maestra della scuola elementare. Attraverso le canzoni di Yi Yang, popolare cantante folk cinese spesso paragonato a Bob Dylan per le tematiche delle sue ballate, e le lunghe carrellate dei campi silenziosi ricoperti di girasoli selvatici, Wang Baomin dipinge un ritratto amaro della Cina contemporanea, sospesa tra il ricordo di un idealizzato passato bucolico ed un vacuo presente.

Immagine articolo Fucine Mute

Michela Cristofoli (MC): Il film ha una struttura letteraria sottolineata dalla divisione in capitoli, in ognuno dei quali si aggiunge un nuovo evento, e dall’accompagnamento dei brani composti da Yi Yang. Com’è riuscito a coniugare questa struttura all’improvvisazione degli attori, tutti non professionisti?

Wang Baomin (WB): Nella vita reale il caso ha un ruolo importante. Molti incontri avvengono inaspettatamente e poi altrettanto rapidamente svaniscono. Per questo motivo ho voluto lasciare i miei attori liberi di aggiungere qualcosa di personale nel film. Dato che la storia che ho raccontato sottolinea esattamente la preponderanza di questo agente nel destino di ogni individuo ho scelto di insistere proprio sull’improvvisazione. Mentre scrivevo la sceneggiatura, poi, ho pensato che la musica, anziché essere un mero accompagnamento, avrebbe potuto fungere da filo conduttore agli avvenimenti descritti. Ho deciso che lo stesso Yi Yang diventasse il narratore sia attraverso i testi delle sue canzoni sia come personaggio che vive i fatti da vicino. Come avviene a teatro, quando la voce narrante esce di scena ed il sipario si chiude, anche il mio film ha termine quando l’artista rimette la sua chitarra nella custodia e se ne va via.

MC: Com’è stato il suo rapporto di collaborazione con Yi Yang? Avete lavorato assieme sui testi, oppure hanno avuto una genesi autonoma?

WB: Molti dei pezzi preesistevano al lungometraggio, però, una volta deciso lo sviluppo della storia, ho chiesto a Yi Yang di poter apportare delle modifiche per adeguare le descrizioni agli eventi. Lui stesso, poi, ha riscritto delle parti dando ascolto alle emozioni provate stando sul set. Parlando di questo artista vorrei aggiungere che mi ha entusiasmato il fatto di scoprire come sia molto simile al personaggio che avevo immaginato per lui mentre scrivevo la sceneggiatura. Yi Yang parla, reagisce, cammina esattamente come si vede in Kuihua Duoduo.

MC: Vorrei porre una domanda a cui magari può rispondere anche la produttrice. Nei titoli di testa ho notato il marchio dello studio di Xi’an, dove anche Zhang Yimou ha iniziato la propria attività. Il vostro film, però, non ha finanziamenti statali ma privati e risulta indipendente. Come si è svolta, quindi, la produzione?

Xiaohong Fu: In Cina in questi ultimi anni il sistema produttivo di mercato si è sviluppato notevolmente e grazie a questo siamo riusciti a trovare i finanziamenti per realizzare in modo indipendente il nostro lungometraggio. Per poter ottenere dal Film Bureau i permessi, prima per girare il film e poi per poterlo distribuire al cinema, è però necessario avvalersi di uno degli studi di produzione nazionali. Abbiamo quindi dovuto rivolgerci al Xi’an Film Studio, ovviamente pagando per questo servizio.

MC: Per quanto riguarda lo stile delle riprese, si evince il suo interesse per una fotografia che giochi sui forti contrasti. I girasoli, ad esempio, risultano sempre sovresposti. Ha utilizzato delle tecniche particolari per realizzare questo effetto?

WB: Quando abbiamo ripreso il campo dove questi fiori crescono rigogliosi ci siamo trovati di fronte ad una situazione di luce molto particolare: tra le zone in battuta di sole e quelle in ombra c’erano quattro differenti livelli di esposizione. Abbiamo girato usando una pellicola molto sensibile e inoltre, in fase di sviluppo abbiamo utilizzato un procedimento che ha amplificato le differenze cromatiche.

Immagine articolo Fucine Mute

MC: Anche la composizione dell’inquadratura risulta originale: spesso i personaggi sono decentrati oppure la linea dell’orizzonte è posta molto in alto. Come mai ha voluto alternare immagini perfettamente inquadrate ad altre più singolari?

WB: Ho scelto di esasperare questa opposizione per diversi motivi. Per prima cosa, soprattutto nella prima parte, ho usato una serie di piani medi molto composti per presentare la vita nel villaggio dov’è ambientato il film come tranquilla e monotona. Le carrellate lente servono a rinforzare l’atmosfera che domina all’inizio. Le immagini dove invece i soggetti sono più decentrati vogliono sottolineare come il tempo abbia cambiato ogni cosa creando un distacco tra il passato e l’oggi.

MC: Colpisce, poi, il silenzio in cui è immerso il paesaggio vuoto e spopolato. Come mai ha scelto una Cina così periferica e abbandonata?

WB: Durante i sopralluoghi in questo villaggio situato nella parte occidentale del paese vicino alle Montagne dell’Ombra, mi ha colpito proprio la forte sensazione di silenzio. Sentivo dei rumori in lontananza, ma, nonostante fosse pomeriggio, le strade erano vuote e sembrava non ci fosse nessuno. In Cina sta capitando sempre più diffusamente che paesini più piccoli vengano abbandonati a vantaggio di centri più grandi. Tutti si trasferiscono in città più vive sia per trovare lavoro che per cercare il successo. Questo accade soprattutto ai giovani. Il personaggio di Kuihua Duoduo che si chiama Hao Tian, la figlia del poliziotto, parla continuamente del suo desiderio di lavorare da un parrucchiere e di tutte le esperienze che vorrebbe fare. Hao Tian sta raccontando il suo sogno di cambiamento e sicuramente non sta pensando che si realizzerà nel villaggio dove vive. Lei immagina la sua vita nella città.

MC: Ha nuovi progetti per un prossimo film? Continuerà anche ad insegnare cinema all’università?

WB: La mia occupazione ufficiale è proprio quella di professore di cinema alla Communication University of China di Pechino. Però ho già iniziato a lavorare alla mia nuova opera. Si tratta sempre di un progetto dove ad essere protagonista è la musica. L’attore principale sarà infatti Ding Wu, il leader di un gruppo rock molto noto in Cina, i Dynasty Teng.

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