// stai leggendo...

Musica

En Declin

Intimismo & Rabbia

È sempre piacevole pubblicare un’intervista a un gruppo emergente. In questo caso però è troppo facile capire che questo “investimento in bit” avrà sicuramente un ritorno, perché gli En Declin hanno esordito nel migliore dei modi.

Immagine articolo Fucine Mute

Fabrizio Garau (FG): Anzitutto i miei complimenti per questo memorabile esordio. Mi vedo costretto alla banalità iniziale. Presentatevi per favore ai lettori di Fucine Mute.

En Declin  (ED): Salve a tutti! Siamo gli En Declin, band romana che da pochi mesi — due — ha all’attivo il suo primo disco, dal titolo “Trama”. Ci piace definire la nostra musica come “ethereal morphosis music”, per dare subito un’idea non di genere, che può essere riduttivo, ma di attitudine.
La band è composta da 5 membri: Maurizio (voce), Andrea (chitarre), Daniele (chitarre), Carmelo (basso) e Marco (batteria e percussioni).

FG: Avete origini nel metal estremo e ora nelle recensioni si trovano riferimenti a band come Alice in Chains o Soundgarden. Potreste descrivere il vostro percorso musicale, menzionando anche la “scoperta” del vostro eccezionale cantante (se gli altri non si sentono sminuiti)?

ED: Sì, all’inizio gli En Declin suonavano death metal di stampo Nord Europeo, poi, con i cambi di line-up, i confronti, l’apertura a nuove soluzioni, si è arrivati a concepire la musica in altri modi. Per farti capire, prendiamo ad esempio le chitarre distorte: non sono più per noi una conditio sine qua non come accade spesso nel metal, bensì un mezzo da adottare quando si vogliono trasmettere determinate sensazioni.
I riferimenti ad Alice in Chains o Soundgarden vengono naturali per l’attitudine vocale di Maurizio e a quanto pare questa miscela “grunge-noir” ha dato degli ottimi risultati!
Riguardo la scoperta del nostro cantante… be’, è stata proprio tale, visto che l’abbiamo pescato su Porta Portese!

FG: In pieno recupero di sonorità wave anni Ottanta voi andate a pescare nei Novanta. A parte il fatto  che è giusto suonare quello che si vuole, esiste in voi la sensazione di essere un (ottimo) gruppo emerso in un’epoca sfavorevole?

ED: Sinceramente non abbiamo questa impressione… stiamo avendo buoni risultati con “Trama”, ovviamente speriamo di averne ancora di più: ciò significa che in qualche modo non siamo così estranei allo “spirito del tempo”… forse!

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Alice in Chains o Soundgarden (in generale il sound di Seattle) hanno segnato l’adolescenza della mia generazione, figlia della cultura pop che rimastica continuamente il passato recente, spesso per ragioni meramente affettive. C’è insomma come un “effetto nostalgia” che rende “Trama” un disco appetibile per i miei coetanei. Quanto conta secondo voi tutto questo nel far innamorare una persona di una band?

ED: Conta molto, ma a posteriori… la nostra intenzione non è quella di ingraziarci i fan di questo o quel gruppo, ma di toccare più o meno tutti quelli che ascoltano rock e affini. C’è da dire inoltre che la cosa diventa così soggettiva per cui l’amante del sound di Seattle troverà dei rimandi ai suoi protetti, altri intuiranno delle reminescenze provenienti dal Nord Europa… insomma, ognuno può accordarsi secondo il suo background.

FG: Si può dire che le parti acustiche del disco corrispondano a una generale ricerca di intimismo e di introspezione?

EN: Le chitarre acustiche sono una condizione necessaria ma non sufficiente. Certo, con il loro suono caldo e morbido, tendono ad essere il mezzo più efficace per instaurare una sorta di complicità con l’ascoltatore; la ricerca dell’intimismo e dell’introspezione viene fatta però con ogni mezzo, dalle chitarre distorte, alle percussioni, agli stessi testi dei brani, proprio perché gli stati d’animo vengano comunicati sotto ogni aspetto.

FG: Intimismo e storia: due concetti apparentemente contrapposti. C’è qui invece una canzone intitolata “1647” che si riferisce all’anno delle rivolte sociali in Italia Centrale e Meridionale, ma alla fine sembra parlare esclusivamente di un’esperienza individuale. Come nasce l’idea?

ED: L’idea è di Carmelo che, guarda caso, è siciliano, ed è nata durante la stesura della sua tesi di laurea.
Pensiamo che la Storia sia sempre soggettiva, sia per chi la vive (e questo è ovvio), sia per chi ne parla o ne scrive (perché comunicandola la reinterpreta); quest’episodio è stato un pretesto per mettersi nei panni di una persona e provare ad intuirne i pensieri. Il contesto rappresenta lo scenario in cui si muove il personaggio, e credo che Carmelo si sia divertito molto a mettersi nei panni di un uomo vissuto più di tre secoli fa!
Lo stesso discorso può essere fatto per “Is.quo.sad.move”… in generale ci piace infilare qua e la riferimenti a cose che ci appassionano, a livello letterario, artistico o architettonico.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Molti riconoscono una dimensione progressive nel vostro album. In alcuni casi avete sentito il bisogno di esprimervi in due parti (per esempio “Lost…” e “…in the trama”). Potete spiegare da dove nasce quest’esigenza?

ED: Se vogliamo intendere il termine “progressive” nel senso più generico, qualche rimando c’è, magari appunto per i pezzi divisi in due parti o in una certa attitudine ad evolvere il brano, ma questo nasce più che altro perché alcune idee avevano bisogno di più “note” per essere esplicitate. La divisione in due tracce è stata fatta sia per non avere un brano troppo lungo sia perché volevamo rimarcare un certo “cambio d’umore” nella canzone.

FG: A contraddire la domanda precedente va detto che il vostro lato più rock e rabbioso elimina il rischio di farvi risultare prolissi. Avete dosato consapevolmente gli ingredienti o siete stati istintivi?

EN: Potrei risponderti scomodando il campo dell’architettura: un progetto architettonico nasce da un’idea forte, che in seguito va sviluppata, misurata, composta, rappresentata.
Secondo noi la musica viaggia sugli stessi binari, ogni brano è un progetto che va sviluppato con metodo per farlo arrivare a comunicare nella maniera migliore ciò che ha in nuce. L’istintività fa parte del primo sfogo creativo, dopodichè bisogna essere lucidi e meditativi.

FG: Un colore dominante: amaranto. Una parola ricorrente: trama. Cosa c’è dietro?

EN: L’amaranto è un colore forte, caldo ma ermetico, esprime sentimenti contrastanti e intensi.
La Trama è il filo conduttore che lega insieme diversi stati d’animo.
Trama è anche l’invito a seguire un percorso appena iniziato, un percorso che speriamo sarà sempre migliore e coinvolgente…

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Perdonate il luogo comune. Roma: solare come l’arte classica, sacra come il cattolicesimo. A sentire nomi come Aborym, Void of Silence, Klimt1918, Room With a View, Chants of Maldoror o il vostro sembra di essere da tutt’altra parte. Cosa sta accadendo?

ED: Be’, credo che non ci saremmo visti molto bene a suonare musiche rinascimentali con clavicordo e violino cercando di ingraziarci il Papa!!! Scherzi a parte… tutti i gruppi che hai citato (e noi) sono della stessa generazione: gli anni Ottanta ce li siamo quasi persi, o persi per un soffio, alcuni di noi li guardano con nostalgia, altri partono direttamente dai Novanta… Non so se questa riflessione può essere utile, credo che in linea di massima questa sia la cosa maggiore che può accomunarci.
La cosa strana anche per noi è questo accentrarsi di band “meno solari” proprio a Roma o comunque nel Centro Italia… abbiamo il dubbio forte che si tratti di una casualità, ma, dopotutto, è bello pensare ad una “scuola romana” del dark/gothic, no? (a beneficio dei puristi delle classificazioni già pronti a insorgere e di chi non conoscesse le altre band, il termine dark/gothic può adattarsi bene ai Chants Of Maldoror, mentre gli altri gruppi in realtà partono dal metal estremo per aprirsi anche alla galassia dark, ma non solo, come dimostrano gli En Declin stessi, ndr)

FG: Adesso si tratta di trasporre sui palchi quest’album. Quali sono i vostri progetti in merito?

ED: Dal vivo stiamo pian piano capendo qual è la formula migliore per proporre i pezzi, magari riarrangiando alcune parti in modo che il tutto risulti più digeribile subito, cosa fondamentale per chi ti ascolta la prima volta.
Stiamo cercando di trovare date per gli show in giro per l’Italia e all’estero, quando possiamo coinvolgendo anche artisti vari e designer, crediamo sia questo il modo più divertente per noi per far conoscere “Trama” a più ragazzi possibile.

En Declin – Trama (recensione)


1. _
2. Until Bleeding
3. 1647
4. My Anger
5. Still Anger
6. When Edge…
7. …Turns Blade
8. Isquosadmove
9. Lost…
10. …In The Trama
11. A Passage

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Montalbano Je suis

La morte nei film di animazione

Il romanzo di Sant Jordi: Màrius Serra...

Scoprendo Joe Orton (II)

Joe Orton: Scoprendo Joe Orton (I)

Dan Panosian: Una passione di famiglia

Piero Alligo: La magia delle tavole originali

La parola alla difesa e Poirot non...

È troppo facile e Dieci piccoli indiani

Marco Galli: Materia Degenere

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

James O'Barr e Chiara Bautista: Oltre Il Corvo

Marco Steiner: Corto come un romanzo, anzi due

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Casomai un’immagine

pas-12 mar-22 viv-38 pck_22_cervi_big th-72 00 17_pm kubrick-19 thole-18 piccini_06 piccini_20 mccarroll07 19 tso4big czkd cip-04 lor-2-big tav3 holy_wood_13 p9 sac_03 mis-pre2 murphy-35 03 27 vivi-05 wendygall-07 15 21 Jingle fisher