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Musica

Act Noir

Automatisme Psychique

Secondo incontro con gli Act Noir. Finalmente ce l’hanno fatta, anche se non è stato così facile.
“Automatisme Psychique” è un esordio eccellente, anzitutto perché contiene i pezzi del demo “Cosmo Minimized” del quale si è già parlato, poi perché i nuovi brani non sono affatto dei riempitivi. Tra questi ultimi spicca “Absence of charisma”, che rappresenta bene la personalità e il suono della band, perché capace di immergere l’ascoltatore in un liquido amniotico composto da battiti trip hop, elettronica minimale e morbida chitarra.
“Automatisme Psychique” è una collezione di tracce composte in anni e periodi diversi: sarà dunque il secondo album a consentire un giudizio definitivo. Bisogna infatti vedere se troveranno la perfetta sintesi delle loro influenze (elettronica tra Depeche Mode e Recoil, etnica, prog e funk, dark e pop).

Immagine articolo Fucine MuteFabrizio Garau (FG): Considerato che è il nostro secondo incontro, devo chiedervi di raccontarmi le vostre tribolazioni discografiche per alla fine esordire con “Automatisme Psychique”.

Sergio Calzoni (SC): Forse, più che tribolazione, si potrebbe definire un lungo travaglio per un difficile parto…
Nel novembre del 2003 siamo entrati in contatto con la “Amaranth Recordings” di Davide Tiso (mastermind degli Ephel Duath). Per tale motivo abbiamo deciso di prenderci qualche mese per registrare in studio la batteria acustica di Claudio, in modo da rendere le canzoni più organiche e ricche di sfumature di quanto fosse il promo “Cosmo Minimized”. A missaggio terminato a maggio 2004 abbiamo consegnato il master, ed abbiamo iniziato l’interminabile serie di sfortune: in un primo momento sembrava che l’album dovesse uscire a settembre, poi in dicembre, poi forse nell’anno nuovo e, dopo lunghi strascichi ed un presunto fallimento dell’etichetta nella primavera del 2005, abbiamo spedito altri 50 promo in un clima di disperazione generale.
In aprile siamo stati contattati dalla Resonancer (label dei Centrozoon) e nel giugno 2005 abbiamo firmato il nostro secondo contratto con la promessa (da marinaio) che l’album sarebbe uscito il 7 novembre. Ennesimo fallimento dell’etichetta ed ennesimo clima di disfatta nell’autunno 2005. Era più di un anno che avevamo “Automatisme Psychique” in cantina a prendere polvere ed eravamo oramai decisi di optare per un’autoproduzione. Senza contatti e senza agganci sarebbe stata certamente una disfatta, ma ecco che grazie a MySpace riprendiamo i contatti con una nostra vecchia conoscenza (Francesco Palumbo della My Kingdom Music) e in dicembre 2005 firmiamo il nostro terzo contratto. Quello che ha contraddistinto My Kingdom Music dalle altre label è stata la concretezza e la voglia di fare le cose seriamente. Chiara visione e rispetto dei tempi d’uscita del CD. Se siamo riusciti ad avere visibilità ed essere distribuiti lo dobbiamo soltanto a Francesco, e per questo lo ringraziamo.

FG: Avreste mai pensato di essere così anti-commericiali? La vostra musica è per certi versi accessibile, ma la sua natura ibrida vi ha penalizzato più del previsto.

SC: Se per commerciale intendi fare musica seguendo i canoni della strofa & ritornello, ripetuti almeno quattro volte per imprimerli nella mente dopo un solo ascolto… sì: siamo anti-commerciali. Riteniamo comunque che all’interno dell’album ci siano brani che tranquillamente possono definirsi “commerciali”, come “This Something”, “Lithium Flowers” ed “Unheimlich”. Magari è proprio tramite quest’ultimo che cerchiamo di dare una chiave d’accesso agli Act Noir: con la sua sonorità radiofonica speriamo che “l’orecchio pop” possa interessarsi al nostro genere per accompagnarlo verso le canzoni più intime e particolari (prog?) come “Drag me Away” (una delle più rappresentative del nostro stile musicale).

Immagine articolo Fucine Mute

FG: L’automatismo psichico è il metodo creativo surrealista. Che legami ci sono tra la band e questo movimento artistico?

SC: Il legame principale sta nella genesi e creazione dei brani: nessuno schema predefinito, nessun vincolo… In maniera estremamente libera tutto ciò che ci passava per la testa veniva suonato, registrato ed agganciato alle altre parti. Nei diversi brani dell’album si può cogliere il fatto che ognuno ha detto la sua, agendo in maniera istintiva ed il risultato è un disco vario, legato da un sottile filo conduttore.

FG: In relazione alla domanda precedente, vorrei un commento sulla frase “we feed still-lifes, bounded in vanguard cages”, contenuta in “Absence of charisma” e in bell’evidenza sulla splash page del vostro sito ufficiale.

SC: “Cibiamo nature morte, relegate in gabbie d’avanguardia”… In nord Europa le persone vivono in case super tecnologiche dotate dei più raffinati elettrodomestici, connessione ADSL e comfort a non finire. Allo stesso tempo queste “avanguardie” tecnologiche limitano sempre più i contatti sociali, “ingabbiando” ed inaridendo le persone all’interno delle loro abitazioni.
Il pragmatismo, inoltre, è un modus vivendi estremamente comune in Scandinavia: la gente crede solo nella scienza e a ciò che può essere spiegato razionalmente, uccidendo così la componente spirituale della vita e rendendo le persone simili ad una “natura morta”. Quindi il nostro intento (fallimentare?) è quello di servirci della musica per “cibare” e rinvigorire l’animo inaridito delle persone, che hanno soffocato la loro spiritualità in favore di una razionalità ed efficienza esasperata, fino al punto di vivere in una completa “assenza di carisma”.

FG: A proposito di “Absence of charisma”, sarei curioso di sapere da dove traete spunto o ispirazione per l’utilizzo di strumentazione “etnica”.

SC: Probabilmente siamo rimasti talmente ammaliati da album come “Passion” di Peter Gabriel, o “Into the Labyrinth” dei Dead Can Dance che troviamo l’utilizzo di strumenti etnici davvero intrigante. Inoltre fondere parti elettroniche con strumenti acustici è uno dei leitmotiv di Act Noir, che vorremmo mantenere ed ampliare anche nelle nostre future produzioni.

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Nella precedente intervista abbiamo analizzato le tracce del demo, presentate anche in questo debutto. Del nuovo “Absence of charisma”, abbiamo già parlato, ma c’è anche “Unheimlich”, un pezzo che — insieme a “Swerved Rooms” — si discosta dall’atmosfera “amniotica” e ipnotica degli Act Noir.

SC: È vero, questi due brani “rompono” un po’ l’atmosfera vagamente eterea e sognante della prima parte dell’album. Ad ogni modo ci piaceva l’idea di aumentare un po’ i BPM (battiti al minuto) del disco, per poi tornare ad atmosfere più rallentate con “Drag Me Away”… Per le nostre future pubblicazioni vorremmo seguire alcune linee guida, in modo da avere una maggiore omogeneità fra i brani che costituiranno il prossimo disco.

FG: Vorrei la vostra opinione su due dischi usciti di recente, realizzati da artisti che devono essere stati vostri punti di riferimento: “Playing the angel” dei Depeche Mode e “Snow Borne Sorrow” di Nine Horses (progetto di David Sylvian).

SC: Per essere una produzione del periodo post-Alan Wilder, “Playing the Angel” è un disco davvero ben riuscito. La cosa ancor più sorprendente è che i brani composti da Mr. Gahan sono probabilmente quelli più belli, il che non è poco considerando la cocente delusione del suo disco solista “Paper Monsters”. Quando si parla dei Depeche Mode rimane comunque sempre il dubbio di quanto il produttore (in questo caso Ben Hiller) influisca sul risultato finale del lavoro… Forse anche gli Act Noir arriverebbero a livelli eccelsi con Flood come produttore e Steve Lyon come sound-engineer!
Ho ascoltato per molti mesi “Snow Borne Sorrow” dei Nine Horses. David Sylvian e suo fratello Steve Jansen hanno creato un piccolo capolavoro, isolati nell’abitazione-studio di David durante il lunghissimo inverno del New Hampshire. Ho trovato similitudini tra l’approccio che hanno avuto i due fratelli Batt nel realizzare il loro disco, e quello che abbiamo avuto noi con “Automatisme Psychique”: in entrambi i casi ci sono state collaborazioni a distanza, e sia il nostro che il loro disco sono stati creati in nazioni (Danimarca e New Hampshire) con inverni decisamente troppo lunghi!

Immagine articolo Fucine Mute

FG: Considerata la vostra formazione “italo-danese”, esiste la possibilità di vedervi suonare dal vivo?

SC: Certamente. Oggigiorno 1800 Km si percorrono in poco meno di due ore con un volo SAS Bologna-Copenhagen… Il problema principale non è legato alla distanza, bensì alle agenzie di booking: sembrano davvero terrorizzate al pensiero di farci suonare dal vivo, considerando il tipo di musica così indecifrabile! La cosa ridicola è che dopo una cinquantina di e-mail spedite ad una rosa selezionata di agenzie solo una decina scarsa ha risposto, dicendo che la schedulazione concerti era già completa e senza offrirci la possibilità di suonare per la stagione successiva… Se tu conosci qualcuno potenzialmente interessato ad un’esibizione di Act Noir questo è il nostro indirizzo: [email protected] Grazie!

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