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Scrittura

Dare tempo al tempo e aprire brecce nelle riserve

Uno speciale sguardo d’insieme alla poesia contemporanea

Immagine articolo Fucine Mute

Perché uno speciale poesia? Perché uno “speciale” va nella direzione opposta del “generale”, si staglia come un manipolo di soldati scelti contro a un intero esercito, e fa della propria particularità la propria forza. Contro la cultura da casinò di cui parla Bauman (La società sotto assedio, Laterza 2003), una cultura in cui i giochi sono tutti veloci, si susseguono gli uni agli altri a ritmo serrato e la posta in palio cambia a velocità fulminea, abbiamo deciso di darci tempo, ben 4 stagioni, 48 settimane, quasi 9.000 ore di tempo: il numero, come sottolineato nell’editoriale da Christian Sinicco, l’altro curatore assieme al sottoscritto, è stato partorito in un anno. Un tempo molto lungo, se rapportato ai tempi da casinò (a volte anche “casinistici”) del web. Ma un tempo che ci ha permesso oggi di avere un quadro meno fumoso, e soprattutto una distanza di tempo che permetterrà a voi, cari lettori/spettatori, di giudicare quali parole, quali discorsi, quali immagini siano destinate ad essere confinate in un tempo oramai trascorso, e quali invece a maturare, come una bottiglia di buon vino. Fabio Doplicher mi raccontava, qualche mese prima di morire, che era solito scrivere delle poesie e poi lasciarle stare per circa cinque anni. I versi che sopravvivevano erano ciò che il tempo aveva deciso di conservare per sé, e per il sé — ovvero per il tempo — a venire.

Immagine articolo Fucine MuteSi parte dalle interviste datate settembre 2005 fatte a ParcoPoesia (Riccione) a Umberto Piersanti, Davide Rondoni, Roberto Galaverni, Gabriella Sica, Stefano Massari; nello stesso mese l’intervista a Andrea Cortellessa realizzata a Pordenonelegge; si passa poi all’AbsolutePoetryFestival di Monfalcone (GO), con le interviste a Lello Voce (direttore artistico della manifestazione), Gabriele Frasca, Raiz, Luigi Cinque, Nanni Balestrini, a cui vanno aggiunti i video delle letture, delle performances e dei concerti (di poesia) di Pierluigi Cappello, Arnaldo Antunes, Nanni Balestrini, Luca Bassanese, Daniel Beaty, Luigi Cinque, Shafqat, Raiz, Gabriele Frasca, Roberto Paci Dalò, i Last Poets, Micheal Gross, Rosaria Lo Russo, Tommaso Ottonieri, Elio Pagliarani, Alexandra Petrova, Cesare Tomasetig, Stefano Vergani; a seguire, nel dicembre dell’anno passato le interviste del ciclo PoetryRing a Martino Baldi, Jacopo Ricciardi e Anna Toscano; e le letture, con relativi testi scritti, dei primi classificati (Maria Valente, Thomas Nispola, Silvestar Vrljic e Ivan Šamija) del primo TriestePoetrySlam, entrambe le iniziative nell’ambito del Circuito Europeo Reading organizzato da “Gli Ammutinati”.

Nel febbraio scorso, essendo passato a Trieste per la presentazione del saggio di Fulvio Senardi sulla sua opera, anche Aldo Nove non ha potuto evitare le forche caudine dell’intervista volante. Dopo il carnevale è continuata la raccolta di saggi, recensioni e interviste: Roberto Dedenaro ci ha offerto una panoramica sulla poesia baltica contemporanea; Marianna Marrucci un saggio approfondito sulla scrittura di tre giovani poetesse italiane (Elisa Biagini, Florinda Fusco, Francesca Genti); Michele Obit una serie di appunti sulla giovane poesia slovena; Marijana Sutic uno sguardo sulla giovane poesia croata; Piers Hugill “An overview of contemporary British poetry since 1977”; Dome Bulfaro si è occupato di Luigi Cannillo; Christian Sinicco di Italo Testa e del mio saggio Trieste allo specchio; Stefano Guglielmin di Libro dei vivi di Stefano Massari, mentre lo stesso Massari ci ha messo a disposizione in esclusiva il video promozionale del progetto SECOLOZERO a cura di FuoriCasa.Poesia. E ancora una performance: Lì dove l’ombra appare di Isabella Bordoni. Infine le ultime interviste “come si usava una volta”, non in video, rispettivamente a Tommaso Ottonieri, a Claudio Bedocchi, al giovane Giancarlo Pulsoni nonché al tunisino Moncef Ghachem, completata quest’ultima dalla registrazione sonora di una performance del poeta insieme al gruppo Dounia.

Immagine articolo Fucine MuteCome si può notare da questa rapida carrellata, abbiamo assembrato uno speciale variegato e senza una linea netta (né retta). Non abbiamo voluto parteggiare per un tipo di poesia piuttosto che per un altro, piuttosto abbiamo cercato di mettere a confronto autori, poetiche e capacità interpretative molto differenti, perché ci pareva e ci pare che oggigiorno molti confronti manchino, sia nel mondo delle lettere accademico, sulle riviste, nelle antologie, sia nel mondo delle lettere on line, quello dei siti e dei blog; che vi sia, anche sull’onda del neo-comunitarismo-panacea di cui parla Bauman (Modernità liquida, Laterza, 2002), una frammentazione dell’ambiente poetico in “riserve”(e di “riserve” parla anche Roberto Galaverni in Dopo la poesia) indiane più simili a progetti che a realtà, aree in cui la caccia è vietata, in cui sostanzialmente coltivare la propria scrittura a partire da questa preliminare finta sicurezza, zone auto-sussistenti in cui trovare lo spazio per pubblicare, leggere i propri versi, piccole patrie recintate aperte limitatamente allo scambio di recensioni e inviti a dibattiti, convegni, festival o pseudo-festival, a patto che via sia reciprocità e che nessuno pensi di sostare nella “riserva” altrui per troppo tempo.

Sotto questa luce andrebbe osservata e analizzata, ad esempio, la quantità di antologie sulla giovane poesia comparse negli ultimi anni (qui ne cito diciotto — ma la lista è certamente parziale — per un totale di 161 poeti):

1) L’opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, a cura di Giuliano Ladolfi, Borgomanero, Atelier 1999;
2) I cercatori d’oro. Sei poeti scelti, a cura di Davide Rondoni, Forlì, La Nuova Agape 2000;
3) I poeti di vent’anni, a cura di Mario Santagostini, Brunello, Stampa 2000;
4) Gli Ammutinati, Trieste, prefazione di Cristina Benussi, Italo Svevo, 2000;
5) Dieci poeti italiani, a cura di Maurizio Clementi, Bologna, Pendragon 2002;
6) Quattro poeti, Milano, Ares 2003;
7) Tutta la forza della poesia. Il talento, l’esperienza, la scintilla, a cura di Dome Bulfaro e Luigi Picchi, Morbegno, Editrice Labos, 2003;
8) Lavori di scavo. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, a cura di Giuliano Ladolfi, sito RAI, 2004;
9) Di sale, sole e di altre parole. La nuova generazione in poesia a Trieste. Iz soli in sonca in drugih besed. Nova generacija v tržaški poeziji, a cura di Roberto Dedenaro e Marko Kravos, Trieste, ZTT EST, 2004;
10) Nuovissimi poeti italiani, a cura di Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi, Milano, Mondadori 2004;
11) If music be the food of love, play on, presentazione di Jacopo Ricciardi, Milano, Scheiwiller, 2004;
12) Oltre il tempo. Undici poeti per una metavanguardia, a cura di Gian Ruggero Manzoni, Reggio Emilia, Diabasis 2004;
13) Conatus. L’utopia come bisogno, la poesia come soluzione, a cura di Simone Molinaroli e Lorenzo Giuggioli, Bamako-Coniglio Editore, 2005;
14) Poeti circus. I nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni, a cura di Giuseppe Goffredo, Bari, Poiesis, 2005;
15) Samiszdat. Giovani poeti d’oggi, a cura di Giorgio Manacorda e Paolo Febbraro, Roma, Castelvecchi, 2005 (allegato a Annuario di poesia 2005);
16) La qualificazione urbana e altre poesie, a cura di Valentino Ronchi, Vimodrone (MI), Coen Taniugi Editore, 2005;
17) Il presente della poesia italiana. Nuova antologia di poesia contemporanea, a cura di Carlo Dentali e Stefano Salvi, Lietocolle, 2006;
18) Poeti italiani underground, a cura di Davide Rondoni, Il Saggiatore, 2006.

Immagine articolo Fucine MuteSenza dimenticarsi dei Quaderni italiani di poesia contemporanea a cura di Franco Buffoni, usciti dal 1991 (per una rapida storia, raccontata da Buffoni stesso, con l’elenco dei poeti pubblicati aggiornato all’ottavo quaderno, si legga qui); e poi le antologie Nodo sottile, uscite dal 2000, nonché le antologie Parco Poesia dell’omonimo festival, uscite dal 2003. Sommando ai 161 poeti precedenti anche questi altri autori, si supera abbondantemente la fatidica quota delle 200 unità. Andrebbero quindi aggiunti coloro i quali non hanno ancora trovato spazio in volumi collettivi o quelli che al momento hanno pubblicato solo in rivista e/o sul web; chi è stato pubblicato nelle antologie di premi letterari (penso in special modo al Premio Montale); e infine i giovani inseriti in antologie “miste”, accanto ad autori già affermati e/o di generazioni precedenti, come: Ma il cielo è sempre più blu. Album della nuova poesia italiana, a cura di Aldo Nove e Lello Voce, 2002; Poesia del dissenso, a cura di Florian Mussgnug, Troubador Publishing Ltd, Leicester, 2004; Poesia del dissenso, a cura di Erminia Passananti, Joker, 2006; etc.

La cifra potrebbe tranquillamente raddoppiarsi, triplicarsi…

Interessante, statisticamente, evidenziare gli autori che raccolgono più presenze nelle sopracitate, incluse le serie dei Quaderni, di Nodo Sottile e di Parco Poesia (escluse le antologie “miste”):

8 presenze: Andrea Ponso (Vicenza 1975);
7: Flavio Santi (Alessandria 1973), Andrea Temporelli/Marco Merlin (Novara 1973);
6: Gabriel Del Sarto (Massa Carrara 1972), Riccardo Ielmini (Varese 1973), Mario Desiati (Bari 1977);
5: Elisa Biagini (Firenze 1970), Simone Cattaneo (Varese 1974), Daniele Mencarelli (Roma 1974), Valentino Fossati (Genova 1974), Giovanni Tuzet (Ferrara 1972), Federico Italiano (Novara 1976);
4: Martino Baldi (Pistoia 1970), Tiziana Cera Rosco (Milano 1973), Italo Testa (Piacenza 1972), Laura Pugno (Roma 1970), Isabella Leardini (Rimini 1978), Francesca Serragnoli (Bologna 1972), Alessandro Rivali (Genova 1977), Davide Brullo (Milano 1979), Jacopo Ricciardi (Roma 1976).

Di questi 21 “presenzialisti” (la schiera dei poeti con 3, 2 e 1 presenza è troppo vasta per darne qui conto) ben 10 fanno parte della redazione della rivista “Atelier” (Brullo, Cera Rosco, Cattaneo, Ielmini, Italiano, Ponso, Rivali, Santi, Tuzet e il direttore Temporelli/Merlin). Altri due, Baldi e Del Sarto, pur non essendo parte integrande del gruppo, hanno comunque esordito nelle Edizioni Atelier (Capitoli della commedia, 2005 il primo; I viali, 2003, il secondo). In una divisione di genere, gli uomini sono 16 contro 5 donne, mentre le Regioni sono così rappresentate: Lombardia e Emilia Romagna (4), Lazio, Piemonte e Toscana (3), Liguria (2), Puglia e Veneto (1). Il più giovane è Brullo del 1979, il gruppo più anziano è formato da Baldi, Biagini e Pugno del 1970; le date di nascita più frequenti 1972 e 1973 (4).

Immagine articolo Fucine MutePrima considerazione: il sud è il grande assente. Desiati infatti, pur essendo nato a Bari, vive a Roma (sul tema della “diaspora” ha scritto anche un intervento intitolato Gli intellettuali pugliesi lontani da casa). Possibile che un poeta del sud, per esserci, per essere minimamente visibile, debba emigrare (in primis a Roma o Milano)? La vexata quaestio non si scopre di certo oggi, ma oggi risalta di più all’occhio: nemmeno la comunicazione global, con le sue ramificazioni infinite, riesce a far uscire allo scoperto nomi di quelle terre, quasi che Quasimodo, Scotellaro, Pierro, Piccolo, Cattafi, Sinisgalli, Gatto non avessero davvero lasciato eredi. Ragionevole (si fa per dire) esclusione si potrebbe asserire, se il criterio per antologizzare fosse quello di escludere i poeti che non abbiano pubblicato almeno un libro con un editore nazionale: parola di Cucchi (peccato che poi non abbia chiarito il concetto…). Ma la “censura” persiste in parte anche in Parola Plurale (a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli e Paolo Zublena, Roma, Luca Sossella, 2005), antologia che ha l’indubbio merito di attraversare molte “riserve” e di farlo con notevole pluralità di sguardi.

I poeti del sud che contempla sono: Florinda Fusco (Bari), Nicola Gardini (Campobasso, vive a Milano), Vito M. Bonito (Foggia, vive a Bologna), Nino De Vita (Marsala), Antonio Maria Pinto (Salerno, vive a Roma), Rosa Pierno (Napoli, vive a Roma), Mariano Baino (Napoli), Lello Voce (Napoli, vive a Treviso), Claudio Damiani (Foggia, vive a Roma), Beppe Salvia (Potenza, morto a Roma), Gabriele Frasca, (Napoli), Paolo Prestigiacomo (Palermo, morto a Roma), Michele Sovente (Napoli), Michelangelo Coviello (Salerno, vive a Milano). Su 64 antologizzati, 14 provengono dal sud (quasi il 22%), e di questi 14 soltanto 5 vi vivono ancora (o 4, se si considera che Frasca attualmente insegna all’Università di Siena). E se 22% è il doppio rispetto all’11% che trova spazio all’interno di Poeti italiani del Secondo Novecento 1945-1995, a cura di Stefano Giovanardi e Maurizio Cucchi (Milano, Mondadori, 1996; aggiornata nel 2004), o più del quintuplo rispetto al 4% di Poeti italiani del Novecento a cura di Mengaldo (Mondadori, 1978), è pur sempre pochino. Se poi — ritornando a Parola Plurale — al criterio geografico associamo quello anagrafico, la situazione è allarmante: l’unico meridionale post 1970 (adotto questo spartiacque perché fuoriuscito dalla casistica iniziale) è Florinda Fusco.

Concludo questo breve excursus nel Mezzogiorno segnalando un’iniziativa che non conosco personalmente ma di cui sono venuto a conoscenza: è nato da qualche anno un “Centro di documentazione sulla poesia del Sud” che, cito testualmente da poesiadelsud.it: «intende raccogliere e studiare l’intera produzione poetica del Sud, muovendosi dall’Irpinia e dalla Campania, così da permettere di riscrivere la storia letteraria italiana, da cui finora è stato esclusa la poesia meridionale, soprattutto negli ultimi secoli» (ha promosso anche la pubblicazione di 2 volumi intitolati Poeti de Sud e Poeti del Sud 2 a cura di Paolo Saggese).

Immagine articolo Fucine MuteLa seconda considerazione: nessun poeta appartiene alla generazione dei ’60. Probabilmente si tratta di un caso, o forse ciò si deve al fatto che — come afferma il co-direttore di “Atelier” Giuliano Ladolfi nella presentazione di Lavori di scavo  – il gruppo dei nati negli anni ’70 è in possesso di una «chiara e precisa identità operativa […], operativa e non programmatica: non sono stati stilati manifesti o proclami sia perché la congiuntura culturale ed epistemologica propria dell’età in cui stiamo vivendo non permette ancora chiarezza di obiettivi, sia perché ogni presa di posizione comporterebbe privilegiare alcuni autori a scapito di altri. L’operatività si traduce in una ricerca di qualità, di impegno e, soprattutto, di dialogo, di confronto e di onestà di valutazione […]. L’opera Comune, “l’antologia-enzima”, ha conseguito uno principali obiettivi proposti: l’aggregazione di altri giovani validi e desiderosi di entrare come protagonisti all’interno del dibattito». Ma sarà vero? Dunque l’operatività a-programmatica e il desiderio di dialogo non riguardano i poeti nati qualche anno prima? E anche fosse, sono dei criteri stabili con cui poter delimitare le generazioni? Oltre al fatto che, senza togliere alcun merito ad “Atelier”, di certo una tra le riviste chiave dell’ultimo decennio (ma pur sempre un trimestrale con circa 360 abbonati, mentre “Poesia” ne ha circa 1.500, e una tiratura di 25.000 copie), mi sembra squilibrata la presenza dei suoi redattori nelle antologie in circolazione. Ne deduco che: o i poeti di “Atelier” sono di gran lunga i più talentuosi; o “Atelier”, in forza di una posizione di potere (culturale, intellettuale) conquistata sul campo, sia capace di orientare (legittimamente) selezioni e scelte di altri curatori/critici. Entrambe le asserzioni potrebbero essere vere. La prima però parrebbe essere smentita da un’altra antologia decisiva: Parola Plurale. Nel volume di Sossella, dei nati dopo il 1970, e cioè Biagini (Roma 1970), Fusco (Bari 1972), Sannelli (Genova 1973), Santi (Alessandria 1973) e Maccari (Siena 1975), solo due, Biagini e Santi, appaiono anche nei nostri primi 21. Fusco non raccoglie nemmeno una presenza, mentre Maccari e Sannelli soltanto 2 a testa. Più specificamente, l’unico poeta-redattore di “Atelier” che trova spazio in Parola Plurale è Santi (anche Sannelli, che non è redattore ma per “I Quaderni di Atelier” ha pubblicato nel 2005 Santa Cecilia e l’angelo). La domanda è: i valori in campo sono realmente così diversi, così lontani gli uni dagli altri, oppure si tratta di giochi di potere tra… “riserve”?

Immagine articolo Fucine MuteProseguiamo nella sovrapposizione delle nomination. Consideriamo ad esempio i poeti selezionati da Marco Giovenale in Questioni e generazioni: alcuni autori nati negli anni 1968-1977 (Parte prima: Corpo, gelo, tempo, oggetti e Parte seconda: Visibilità e dicibilità del mondo in “Poesia”, a. XIX, n. 202 e n. 203, febbraio e marzo 2006): Gian Maria Annovi, Elisa Biagini, Alessandro Broggi, Giovanna Frene, Florinda Fusco, Vincenzo Ostuni, Laura Pugno, Massimo Sannelli; Gherardo Bortolotti, Andrea Inglese, Fabrizio Lombardo, Andrea Ponso, Andrea Raos, Luigi Severi, Sara Ventroni, Michele Zaffarano. Dei 16 scelti, solo 3 stanno nei 21, ovvero Biagini, Pugno e Ponso. Gli altri raccolgono, in ordine crescente: Bortolotti, Fusco, Ostuni, Severi, Ventroni (0); Broggi, Lombardo, Zaffarano (1); Frene, Raos, Sannelli (2); Annovi e Inglese (3). Ora, al di là dell’esempio appena riportato, dall’autorevole “Poesia” ci si aspetterebbe una panoramica su una generazione fatta nella maniera più esaustiva possibile. Sebbene l’autore di un saggio, così come il curatore di un’antologia, sia libero di includere e escludere secondo la propria weltanschauung, non posso fare a meno di notare come molti studi, ancorché elaborati da persone serie e preparate, non perseguano la strada della ri-cerca (nel sendo di andare attorno all’oggetto ripetutamente, di investigare lungo gli scivolosi bordi di cerchi concentrici…) fino in fondo — il che significherebbe attraversare le “riserve” senza da esse farsi intrappolare — bensì si limitino ad eleggere/recintare il proprio campo, de-finendolo e opponendolo all’alto numero di altri horti.

Immagine articolo Fucine MuteFrutto di una visione più larga — ma tuttavia anch’essa parziale — e di una metodologia originale — forse fin troppo — appare invece la mappatura di Christian Sinicco, uscita sul blog di Absolute Poetry in un lungo articolo intitolato La nuova poesia in Italia? Ouverture sulla differenziazione. I giovani considerati sono: Florinda Fusco, Luigi Nacci, Oliver Scharpf, Francesca Spessot, Italo Testa, Tiziana Cera Rosco, Azzurra D’Agostino, Matteo Danieli, Tiziano Fratus, Gianmaria Giannetti, Tommaso Lisa, Adriano Padua, Massimo Palme, Davide Brullo, Laura Pugno, Jacopo Ricciardi, Pietro Berra, Roberta Bertozzi, Elisa Biagini, Dome Bulfaro, Gianluca D’Andrea, Luciano Dobrilovic, Vincenzo Ostuni, Stefano Lorefice, Sara Ventroni, Martino Baldi, Matteo Fantuzzi, Valentino Fossati, Mariano Lizzadro, Lorenzo Carlucci, Gabriel Del Sarto, Francesca Genti, Massimo Gezzi, Alberto Pellegatta, Paola Turroni, Gherardo Bortolotti, Silvia Caratti, Luciano Pagano, Massimo Sannelli, Gabriella Stanchina, Giovanni Tuzet. Dei 41 citati 9 si trovano anche nella nostra prima lista; 3 sono tra i nati dopo il 1970 di Parola Plurale; 7 si trovano anche nel saggio di Giovenale; infine, qui intervengono delle variazioni geografiche significative: a parte le regioni prima menzionate, fanno la loro comparsa la Sicilia, il Trentino Alto Adige, le Marche, il Friuli Venezia Giulia, la Svizzera italiana e l’Istria.

Con ciò non si vuole affermare che un buon “campione” sia il prodotto di un’operazione da manuale Cencelli, ma la generale sotto-presenza di poeti e poetesse provenienti da alcune aree (mi sia permesso di prendere le difese del Friuli Venezia Giulia, regione che pur qualcosa ha contato nella storia della letteratura italiana del ’900; un esempio: i sei poeti scelti per rappresentare la nuova poesia regionale al Festival Absolute Poetry del 2005 raccolgono totalmente, rispetto alle antologie e le serie citate, la bellezza di 5 sole presenze!) dovrebbe indurre a interrogarsi. La sensazione è, come dicevo prima, che sia crescente la formazione di compartimenti e che i nomi più in grado di “circolare” (azione molto più importate dell’imporsi, nel reticolo in cui viviamo) siano quelli appartenenti ad autori che siano sì dotati poeticamente/intellettualmente (a ciascuno i suoi meriti), ma dotati pure della capacità di farsi accettare da “riserve” molto diverse tra loro: l’abilità di promuovere se stessi, in un certo senso. Bisogna esserci, collaborare a riviste (le più disparate), partecipare a eventi/rassegne per conoscere altri poeti e critici, scrivere lettere, mail, tenere vivi i rapporti, possibilmente trasformarsi in organizzatori a propria volta, non pensare nemmeno un minuto di poter sparire. Chi si ferma, è perduto.

Immagine articolo Fucine MuteLe altre antologie non focalizzate sulle ultime generazioni, come quella di Galaverni (Nuovi poeti contemporanei, Guaraldi Editore, Roma, 1996), della coppia Loi-Rondoni (Il pensiero dominante, Milano, Garzanti, 2001), Vitiello (Antologia della poesia italiana contemporanea, Napoli, Pironti, 2003), di Moscè (Lirici e visionari. Poeti italiani contemporanei, Ancona, Il lavoro editoriale, 2003), di Mengaldo e Cucchi-Giovanardi (già citate), di Manacorda (Antologia della poesia italiana contemporanea, Roma, Castelvecchi, 2004), di Testa (Dopo la lirica. Poeti italiani, Torino, Einaudi, 2005), di Piccini (La poesia italiana dal 1960 a oggi, Milano, BUR, 2005), di Raboni (La poesia che si fa. Critica e storia del Novecento poetico italiano, Milano, Garzanti, 2005), non fanno altro che testimoniare quanto testè sostenuto: ognuno compila la propria “schedina”, il suo Novecento, ognuno conficca i paletti nel suo giardino o decide, come Loi-Rondoni, di non fissarne, di selezionare dichiaratamente in base ai propri gusti.

Si potrebbe proseguire nell’esamina delle liste facendo una ricerca minuziosa dei festival poetici attualmente esistenti e dei loro invitati. Poco tempo fa ho provato, semi-seriamente, a delineare un parzialissimo elenco (Ma sono proprio (relly) tutti festival? Festivalgame: parte il nuovo gioco dell’autunno poetico): sono riuscito a rintracciarne una cinquantina. L’intenzione era quella di spronare i poeti a discutere delle manifestazioni, a criticarle per sviscerarne i meccanismi di funzionamento; ahimé non ne è nato un dibattito come mi auguravo, e ciò mi ha fatto pensare: o il tema non interessa, o è stato formulato nel modo sbagliato, o i poeti hanno paura di rovinare le proprie pubbliche relazioni. Ad un esame minimamente approfondito si scoprirebbe ad esempio che in alcuni festival (o presunti tali) si invitano ogni anno le stesse persone; che non vi è attrazione di pubblico se non di addetti ai lavori; che la macchina organizzativa non si stabilizza né cresce e quindi nemmeno la qualità delle proposte artistiche; che, in alcune occasioni, la manifestazione non è che mezzo di chi lo promuove per acquisire e gestire potere/visibilità.

Le analisi sociologiche aventi come oggetto l’ambiente della poesia sono state in passato, soprattutto tra la fine degli anni ’70 e i primi ’80, numerose e le conclusioni di tali indagini sono per la gran parte valide anche oggi. A tal proposito riporto due osservazioni di Antonio Barbuto datate 1981, a prefazione del volume Da Narciso a Castelporziano. Poesia e pubblico negli anni settanta (Roma, Edizioni dell’Ateneo; il volume include più di 60 interventi firmati da poeti e critici molto differenti tra loro, come Barberi Squarotti, Sereni, Porta, Sica, Cucchi, Sanguineti, Bellezza, Giuliani, Pecora, etc.) da lui stesso curato: «è pressoché impossibile catalogare una enorme produzione poetica disseminata perlopiù in riviste e rivistine introvabili o in plaquettes quasi clandestine […]. Se finora l’antologia veniva definita come strumento di storicizzazione o museo, ovvero come manifesto di tendenza, oggi è forse più corretto chiamarla raccolta per la difficoltà obiettiva di costruire un’antologia per così dire storica o di tendenza» (segnalo che in Poesia 2006. Annuario di Castelvecchi c’è una rassegna stampa sul Festival di Castelporziano).

Immagine articolo Fucine MuteCredo fortemente che uno studio socio-antropologico dell’ambiente della poesia odierno sia necessario. Personalmente ho provato a lavorare in questa direzione quando ho scritto Trieste allo specchio. Indagine sulla poesia triestina del secondo Novecento (Trieste, Battello stampatore, 2006): una ricerca in cui, dopo aver analizzato i dati di un questionario compilato da 110 poeti, ho costruito un archivio di tutte (o quasi) le pubblicazioni di poesia da parte di triestini (nati a Trieste o a Trieste vissuti, anche per poco) dal 1950 al 2002. Una fatica immane a dir la verità, perché ha significato prendere in esame migliaia di volumi di versi (spesso introvabili) per arrivare alla determinazione di un raggruppamento formato da più di 350 poeti, ma ne è valsa la pena. Successivamente tra di essi è stata condotta una selezione — e lì subentra ovviamente la criticabilità della scelta — tuttavia a monte non è stato tralasciato niente e nessuno. Volevo dare una possibilità a tutti, anche ai poeti che si sono autoprodotti e che hanno seminato poche copie sui tavoli delle bancarelle, o tra gli amici, e non hanno intrapreso alcuna carriera letteraria. Ecco, così, con tale afflato, vorrei si procedesse anche altrove (così procede — spezzo una lancia senza far torto agli altri — il blog LiberInVersi di Massimo Orgiazzi fondato nel giugno 2005: da allora ha ospitato, senza preclusioni di sorta, più di 70 poeti, in buona parte giovani).

Lo speciale che vi invito a leggere / guardare / ascoltare si prefigge di essere uno screening, un vero e proprio controllo a scopo diagnostico, che non si concentra su singole parti del corpo, ma le investe tutte, e mette sul medesimo tavolo di laboratorio tutte le patologie. Non è uno screening completo, ma della sua incompletezza si fa carico e non bandiera.

Commenti

Un commento a “Dare tempo al tempo e aprire brecce nelle riserve”

  1. D’accordissimo, non ho mai letto un pezzo che mi trova più d’accordo. Cercherò di diffonderlo per quanto posso, perché queste questioni sono d’urgenza. E complimenti per il lavoro sulla poesia triestina, è così che bisogna agire (dichiarare il proprio bacino iniziale di autori letti e vagliati, sempre).

    Di Davide Castiglione | 15 settembre 2012, 23:55

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