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Scrittura

Claudio Bedocchi

La cultura a Reggio Emilia

Al centro della poesia

Immagine articolo Fucine MuteChristian Sinicco (CS): Il Centro di Poesia, Cultura e Arte di Reggio Emilia, oltre ad essere stato editore della rivista “Dea Cagna” (alcuni articoli della rivista possono essere consultati su Absolute Poetry), rappresenta una di quelle associazioni che fa dell’incontro, del rispetto, dell’accoglienza e dello sforzo nel comunicare la poesia, il proprio assiduo valore e sentimento. Qual è stato il vostro percorso come gruppo? Quali le difficoltà?

Claudio Bedocchi (CB): Nella nostra provincia esiste un patrimonio importante e qualificato di individualità che intervengono nei più diversi settori dell’arte e della cultura. Si tratta di riunire questo importante patrimonio artistico, di far uscire gli artisti dall’isolamento, dall’individualismo in cui quasi sempre sono costretti da una politica culturale che in poche occasioni tiene conto delle loro istanze e delle loro richieste o necessità. A Reggio il dibattito artistico, culturale, letterario, poetico, è estremamente carente, se non del tutto assente. Anche nella nostra città, come un po’ in tutta Italia, si fa sempre più forte la tendenza ad intendere la cultura solo come consumo di spettacoli, i più diversi; la dialettica e lo scontro tra le idee in campo artistico e culturale si sono affievoliti sempre di più: una cultura sempre più controllata dai mass-media, sempre più nelle mani di pochi, e non cultura come produzione artistica, letteraria, formativa, critica (esperienze che potrebbero essere interessanti da coltivare come il laboratorio di scritture creative Bao’bab, o l’Officina delle Arti, ma hanno poca capacità d’azione). È necessaria invece, a nostro parere, una politica culturale che possa sviluppare l’autonomia personale. Se si vuole creare una coscienza critica e dare strumenti culturali alla gente, occorre spingere la produzione culturale a livelli più larghi possibili, sollecitare la creazione di cultura, stimolare il dibattito e non spegnere tutto in una falsa e ipocrita pace culturale che favorisce la non cultura della televisione e dei grandi mass-media indirizzata all’”istupidimento” della popolazione e a renderla senza idee, senza possibilità creativa, innocua e passiva, disarmata soprattutto dal punto di vista critico, senza più quel minimo di cultura che possa restituire la dignità di esseri pensanti, critici, decisionali.
Occorre quindi uscire da questa situazione negativa cercando di vivificare il dibattito culturale e artistico; rivitalizzando quindi il campo dell’arte, della letteratura, della poesia; rafforzando l’associazionismo come base di un serio lavoro culturale e di uno sviluppo del dibattito e della dialettica.
Per questo bisogna organizzarsi, riunire le potenzialità culturali e artistiche per evitare la dispersione di un patrimonio estremamente importante, e l’isolamento.
Questi rimangono gli scopi per cui si è costituito un gruppo di poesia e arte che vuole intervenire in tutti i settori dell’arte: il “Centro di Poesia Cultura e Arte”. Le difficoltà sono molteplici e vanno sicuramente, da parte nostra, nel non accettare molti compromessi con possibili finanziatori, al fatto di non avere una sede effettiva, alla fatica di gestire una rete di persone e poter avere un ricambio nella gestione del centro. Crediamo comunque di aver positivamente inciso sul nostro territorio e di poter continuare la nostra opera di stimolo alla cultura locale.

CS: Una cronistoria di “Dea Cagna”: quali sono le collaborazioni che nel corso degli anni hanno lasciato il segno nella vostra personale esperienza di uomini, intellettuali e poeti?

CB: Pensando al nostro gruppo vorrei restare molto legato al ruolo di uomini, lascerei quello d’intellettuali, e poeti, un po’ in disparte pur senza sminuirne l’impegno. La poesia e l’arte ci hanno portato in uno splendido viaggio con momentanei compagni che hanno condiviso con noi un po’ di pensiero, qualche pagina e qualche buon bicchiere di vino. All’inizio uno stimolo è venuto dal gruppo di “Abiti Lavoro”, poi si sono succeduti altri incontri significativi, soprattutto con l’organizzazione del Premio di poesia dedicato a Zavattini. In particolare ricordiamo con piacere gli incontri con Loi, D’Elia, Sante Notarnicola, una simpatica cena con Gianni Toti. L’incontro con Hirschman e la sua America nascosta. Ogni incontro ha portato qualcosa di nuovo, ma restiamo molto attaccati ad un fare, forse molto emiliano che ci porta a cercare la poesia nei nostri atti di tutti i giorni.

Immagine articolo Fucine Mute

CS: A vostro giudizio, come ripartire dal basso, dalla partecipazione spontanea organizzata pure per i propri bisogni, diffondendo e promuovendo, in questo caso, la poesia?

CB: Sicuramente bisogna lavorare perché l’arte vada incontro alla gente, incontrandola anche nei luoghi più insoliti. Si tolga un po’ di patina e si presenti per quello che semplicemente può dare. Il pubblico alla fine darà il suo assenso o meno, ma sarà costretto a giudicare/scegliere e in fondo ho fiducia nella forza dell’emozione che l’arte sa provocare. Ogni autore ha bisogno, se si ritiene tale, di confrontarsi, d’imparare continuamente; è necessario superare l’isolamento e la debolezza individuale di chi fa poesia, letteratura, arte. Bisogna organizzarsi per potere avere la possibilità di far conoscere, far circolare e pubblicizzare la propria produzione artistica, e perché i diversi poeti e artisti possano dibattere su linee culturali-poetiche-letterarie-artistiche.

CS: Nuovi autori, come Leonardo Salati e Stefano Tosi, si sono segnalati alla vostra attenzione quando avete organizzato slam. Nella tappa che avete organizzato del “Circuito Reading”, oltre poeti quali Carlos Nejar, Lance Hanson, Ferruccio Brugnaro, avete dato modo a giovani interessanti di farsi conoscere. Che idea vi siete fatti della produzione, dell’impegno e delle modalità di queste persone che “fanno”?

CB: Aprire alla poesia è cosa delicata ma essenziale. La poesia è sicuramente Arte. Antichissima conoscenza collettiva del raccontare la vita, la poesia legava strettamente le azioni e gli eventi singoli e collettivi all’esperienza sensoriale e li rendeva rappresentabili per immagini. Esempi sublimi quelli dell’Iliade. Aprire alla poesia oggi, o meglio, aprire una parte di poesia — la chiameremo per semplificare poesia giovane — significa ridarle nuovi significati, cosa questa delicata e interessante. Bisogna ricominciare con semplicità e realismo a piccoli passi positivi e determinanti, senza qualunquismo. L’impressione è che ci siano molti giovani che cercano nella scrittura uno spazio per parlare, comunicare, e questo è già molto importante in una società che tende a chiudersi nell’individualismo. Portare fuori le emozioni, farle incontrare è già per noi un successo notevole. Qualcuno su questa strada cresce ed ha bisogno di stimoli, di spazi dove espandere le proprie capacità. I temi trattati sono spesso intimisti, proiettati su se stessi, come certe correnti nazionali promuovono; noi puntiamo ancora a promuovere anche la poesia che ha radici nelle disfunzioni quotidiane della società, non per niente abbiamo promosso la poesia operaia di Brugnaro e Notarnicola o di autori stranieri come William Eastlake, Josè Agustin Goytisolo e Nicolas Guillen.

CS: Quali i programmi e le iniziative di quest’anno? Previsioni a lungo termine: quali le vostre utopie organizzative, e quelle di uomini, poeti e intellettuali, che vivono in un paese come l’Italia?

CB: Attualmente siamo impegnati nell’organizzazione di una rassegna d’incontri poetici in una galleria d’arte di Reggio Emilia dove trovano spazio autori reggiani e nazionali con la possibilità di confrontare scritture e modi di porsi al pubblico, inoltre ci sono presentazioni di letture a tema da parte di alcuni gruppi di autori con accompagnamenti musicali. Interessante è sicuramente l’atmosfera che si crea con la presenza di poeti, pittori e scultori dove le sinergie fra le arti confluiscono in un unico spazio d’intervento artistico. Inoltre sono nati tre piccoli spettacoli che vedono strettamente intrecciati pittura, poesia e musica che speriamo di esportare al più presto anche in altre città. Ogni incontro assicura non solo lo spazio performativo per l’artista, ma anche un momento di dialogo col pubblico. Continueremo inoltre con i nostri appuntamenti di “cene poetiche” dove si possono mangiare i manicaretti da noi preparati e si dà spazio a tutti coloro che vogliono portare un testo di poesia o breve racconto. Si è iniziata una collaborazione con un mensile di stampa alternativa locale legato a MAG6 di Reggio Emilia e con la fanzina del laboratorio di scrittura Bao’bab curato da Giuseppe Caliceti.

Immagine articolo Fucine Mute

Altri interessanti programmi sono in quella fase di studio che noi chiamiamo “Rosso Stalin Lavora” — dal vino prodotto dalla nostra associazione — e si manifestano con la collaborazione di vari artisti della nostra città; interessante è senz’altro una conferenza sull’arte, e il confronto tra artisti e galleristi che possa diventare una direzione concreta al fine della divulgazione, inserendo pittori o fotografi magari in una speciale versione di galleria in “movimento”, rappresentando così l’originale senso del “fare” inteso come officina…
Sebbene il nostro percorso è dedicato in gran parte alla poesia, l’elaborazione del futuro ci impegna in una nuova sperimentazione: videopoesia. Percorso attuabile e stimolante dopo la fattiva collaborazione con l’Università di Reggio Emilia — Scienze della Comunicazione e dell’Economia. Nei mesi scorsi è stato prodotto così un video di nove minuti, sulla base di una regia che ha unito pittura e lettura poetica. Si sta valutando anche il progetto di rinascita della rivista ma andrà in porto solo se effettivamente potrà diventare lo spazio cartaceo di tanti gruppi che lavorano on line e che vorranno passare alla carta contribuendo alla diffusione.
Le risposte alla seconda parte della tua domanda sono “poeticamente provocatorie”: domande che rappresentavano già nel lontano 1989, nel 1° numero della Rivista Dea Cagna, le fondamenta per la costruzione di un nuovo gruppo di artisti e poeti reggiani. L’ambizione era forte e ci vedeva impegnati per molte sere e con molto vino, per concretizzare l’anima di una nuova rivista poetica e farla vivere con nuove analogie e sinergie. Non è stato facile, ma le domande, forse, sono ancora le stesse: quali utopie potranno cambiare le sorti degli uomini senza quelle fortezze che chiamammo tutti Ideologia di Impegno? Abbiamo l’impressione ora, che ancora molto c’è da organizzare, e c’è da diffondere poesia, possibilmente buona poesia, ma soprattutto sarà importante continuare a farsi domande trovando ogni volta risposte, probabilmente diverse.

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