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Cinema

Edoardo Ballerini

Il ritorno di Rodolfo Valentino

Edoardo BalleriniLe Giornate del Cinema Muto, tra gli appuntamenti dedicati a Rodolfo Valentino, hanno proiettato il cortometraggio Good Night Valentino, scritto, diretto e interpretato dall’Italo-americano Edoardo Ballerini, già noto al grande pubblico come interprete di serial di successo (I soprano, 24, Law & Order e del film Dinner Rush.
Il corto è incentrato sull’incontro avvenuto tra Rodolfo ed il giornalista H.L. Mencken una settimana prima dell’improvvisa morte dell’attore. Questi stava tentando di riabilitare la propria immagine dopo che le voci sulla sua presunta omosessualità ne stavano pericolosamente minacciando la popolarità.
Ballerini, ospite illustre del Festival, ci ha confessato che è stata la sorprendente somiglianza con l’attore italiano ad accendere il suo interesse.

Edoardo Ballerini (EB): Avevo preso in considerazione alcune immagini di Valentino e mi sono fatto ritrarre nella stessa posa da un’amica fotografa. Il risultato è stato incredibile. Decisi così di iniziare a documentarmi sul personaggio, e ho scoperto il Valentino emigrato in America a soli diciassette anni che è riuscito ad imporre l’immagine di un italiano colto, raffinato e capace di fondere una componente femminile all’ideale maschile dell’epoca, imponendo questo modello ad una società fortemente omofoba e razzista.

Edoardo Ballerini

Valentino Sergi (VS): Questo spiega gli attacchi della stampa e le accuse di omosessualità. Tu che ne pensi al riguardo?

EB: Sono quasi certo che Valentino sia morto per lo stress dovuto a quello scandalo, ma sulla sua omosessualità non so che dire, credo che non si saprà mai. I giornali fraintesero la bellezza androgina del suo personaggio che, paradossalmente, l’aveva reso tanto popolare tra le donne. Sono certo però che senza Valentino la vita degli italiani nel mondo sarebbe stata molto diversa. La vostra moda gli deve molto, ma anche star come Leonardo Di Caprio e Frank Sinatra hanno un debito con lui. Rodolfo è stato capace di inserire una componente femminile nell’ideale di sessualità maschile dell’epoca, cosa che ho trovato straordinaria

VS: E così hai deciso di realizzare un cortometraggio.

EB: Sì, un corto di 15 minuti in cui Rodolfo incontra un eccellente giornalista dell’epoca per tentare di mettere a tacere le voci che giravano sul suo conto. Da questo progetto è nata l’intenzione di fare un lungometraggio sulla vita e la storia di Valentino.

VS: Per questo lavoro hai già un produttore ed un cast ben definito?

EB: Per il cast sono ancora alla ricerca di collaboratori, ma in ogni caso io interpreterò Valentino. La sceneggiatura del film invece è pronta, e sto contattando varie case di produzione a Londra e Los Angeles per ottenere dei finanziamenti. Spero di realizzarlo entro l’anno prossimo.

Rodolfo ValentinoVS: Una pellicola su Valentino può interessare il pubblico europeo e quello italiano? Che impressioni hai raccolto finora?

ES: All’inizio non me l’aspettavo, ma quando ho cominciato a lavorare al corto ho scoperto che ci sono tantissime persone interessate alla figura Di Rodolfo Valentino e, cosa molto importante, molti festival in tutto il mondo stanno aggiungendo nel loro programma dei film muti. Stiamo assistendo a una riscoperta di questo periodo. In Italia, poi, credo che l’interesse per Valentino sia molto alto, dato che è stato anche una star hollywoodiana. Per non parlare del Sud America e del Giappone, per cui Rodolfo è addirittura un mito (ride), chissà, forse per via degli occhi. Insomma, sono sicuro che l’interesse c’è.

VS: E da Le Giornate del Cinema Muto in particolare cosa ti aspetti? Tu sei qui per pubblicizzare la tua opera e sai che si tratta di una vetrina internazionale anche se per un pubblico d’essai.

EB: Sacile è molto importante perché ci sono un migliaio di persone appassionate di cinema muto e se non trovo qui quelle interessate a Valentino, non le troverò da nessun’altra parte. Inoltre c’è un festival parallelo a New York dedicato alle serate di Pordenone e questo non è da sottovalutare. Devo dire anche che qui ho conosciuto molte persone: giornalisti, musicisti che possono aiutarmi con il mio lavoro.

VS: Tu hai 35 anni e la tua esperienza con il cinema è piuttosto recente. Puoi dirci com’è la situazione attuale del cinema statunitense, e che spazio c’è per le nuove leve?

EB: È una domanda interessante, vedi… gli Studios in questo periodo stanno cambiando parecchio. Le grandi case cinematografiche sono alla ricerca soltanto di blockbusters ed è poco l’interesse dato al cinema indipendente.
C’è poco spazio per l’arte, non viene fatto molto di diverso da Mission Impossibile o Pirates of Caribbean (La maledizione della prima luna, ndr). Dieci anni fa invece esistevano dei fondi per fare film in un certo senso più piccoli, ma impegnati.
Un altro aspetto che caratterizza la nuova Hollywood, ma forse è sempre stato così, è che non si cerca più di formare l’attore, ma si va a caccia di Star. Non conta più studiare recitazione o interpretare ruoli minori per farsi le ossa, basta partecipare ad un reality che nel giro di un anno si diventa divo del cinema. E questo è assurdo, oltre che vergognoso, perché non c’è né studio, né sacrificio.

VS: Quindi,ritieni che ci sia una sottovalutazione del talento e dell’impegno, e che conti di più, diciamo così, la bella presenza?

EB: Sì, senza dubbio!

Rodolfo ValentinoVS: Tornando al film su Valentino, credi che una produzione low-budget di questo tipo, in un ambiente come quello che ci hai descritto, abbia comunque qualche possibilità di essere notata in festival come il Sundance? O anche questi eventi stanno volgendo il loro interesse a film più “commerciali”?

EB: Purtroppo sì, anche in questo caso c’è la ricerca dell’attore e del regista noti al grande pubblico. Il Sundance ne è un chiaro esempio. Io vi ho presentato il mio cortometraggio tre anni fa e a poche file di distanza c’erano Al Pacino, Kevin Spacey… persino Ben Affleck. Insomma, era pieno di stelle di Hollywood. Adesso, i film presentati al Sundance trovano facilmente un grosso compratore, come Paramount, Universal, Miramax.
Esiste però un nuovo Festival negli Stati Uniti, il South by South West che si tiene ad Austin in Texas, che ha preso il testimone del Sundance e lì si trovano i film davvero indipendenti.

VS: C’è ancora qualche speranza allora per la sperimentazione…

EB: Senza dubbio! Nonostante vi sia questa tendenza verso il blockbuster, con le nuove tecnologie un giovane regista ha la possibilità di realizzare il proprio film con pochi soldi e commercializzarlo su internet o attraverso altri canali. È come se il cinema fosse un fiume che si è spezzato in due, sta seguendo due corsi differenti. O lavori da perfetto indipendente o lavori a Hollywood, non ci sono mezze misure.

VS: Tu hai una carriera di attore di serial di successo alle spalle e questo ti ha aiutato a dare maggiore visibilità al tuo corto, puoi parlarci di altri progetti che ti coinvolgono in prima persona oltre a quelli relativi all’attore italiano?

EB: Sto scrivendo l’episodio pilota di una serie televisiva che intendo realizzare in modo “indipendente”, come dicevamo prima, e continuo a recitare. Di recente ho lavorato in una puntata de I Soprano e in altre pellicole, ma al momento il film su Valentino copre la maggior parte del mio tempo. In un certo senso è il momento giusto per me, dato che dopo aver recitato ne I Soprano e aver fatto il corto, la gente è più interessata al mio lavoro su Valentino. I prossimi tre mesi saranno interamente dedicati a lui.

Edoardo BalleriniVS: Puoi dirci qualcosa riguardo agli inizi della tua carriera?

EB: La mia carriera è un po’ anomala: ho studiato letteratura all’università e poi sono andato a Roma per apprendere il latino. Avevo una mezza idea di fare il professore, anche perché era un po’ tradizione di famiglia. Tuttavia, dopo le prime due settimane nella capitale italiana ho capito che il corso di studi non faceva per me e così ho smesso. Fortuna volle che in quei giorni su un giornale trovai l’annuncio di una casa di produzione che cercava un attore statunitense. Dato che ero praticamente disoccupato feci l’audizione e mi presero. Fu un mese bellissimo, poi tornai a New York e mi iscrissi alla Lee Strasberg’s Actor’s Studio. Vi rimasi un anno e mezzo e capii che quella era la mia vocazione e che dovevo coltivare il mio talento. Da lì è iniziata la lunga sequenza di provini, meeting, ma devo dire che sono stato molto fortunato, perché ho iniziato a lavorare quasi subito.

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