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Cinema

Idàn Sagiv Richter

Incontro di popoli alle Giornate del Cinema muto

locandina della XXV edizione di Le Giornate del Cinema MutoAnche per la XXV° edizione Le Giornate del Cinema Muto hanno attivato il seminario di incontri e proiezioni noto come Collegium, giunto all’ottava edizione. Dodici studenti provenienti da tutto il mondo hanno assistito alle proiezioni e partecipato ad incontri quotidiani con gli esperti del settore. Oltre, quindi, alla possibilità di vedere un elevato numero di rari materiali d’archivio, i Collegians hanno avuto la possibilità di dialogare con alcuni fra i massimi storici, archivisti e critici, frequentatori abituali del festival. Al termine dell’esperienza hanno prodotto dei saggi che sono stati pubblicati nella serie dei Collegium Papers.
I primi sette numeri dei Collegium Papers sono già stati stampati, e i migliori saggi in essi raccolti rivelano la freschezza dei nuovi approcci alla storia del cinema e forme inedite di scrittura. Diversi ex Collegians partecipano attualmente a importanti progetti di restauro, e altri ancora proseguono la loro esperienza con incarichi universitari. Il principio di fondo del Collegium è quello di suscitare nelle nuove generazioni l’interesse nei confronti della storia e dell’eredità del cinema muto, e di avvicinare le nuove leve a quella comunità scientifica molto speciale che per un quarto di secolo si è sviluppata attorno alle Giornate del Cinema Muto.
La presenza di un Collegian iraniano e di uno israeliano nell’edizione di quest’anno ci ha permesso di comprendere come un evento culturale di questo tipo possa permettere a due giovani, rappresentanti di paesi in conflitto tra loro, di soprassedere alle difficoltà che stanno affrontando i loro popoli e di dialogare su una comune passione.

Intervista a Idàn Sagiv Richter.

Valentino Sergi (VS): Quale credi sia il valore e l’importanza a livello internazionale del Collegium?

Idàn Sagiv Richter (ISR): Credo che unequivalente del Collegium non esista da nessun’altra parte. È un organismo che raccoglie gli esperti di alcuni settori specifici del cinema, e ci permette di entrarci in contatto e di relazionarci con loro.

Le Giornate del Cinema Muto

VS: Come sei venuto a conoscenza delle Giornate del Cinema Muto, ed in particolare del Collegium?

ISR: Sono due anni che collaboro con il film Festival di Torino. Qui ho conosciuto David Robinson (direttore del festival, ndr) che mi ha parlato delle Giornate del Cinema Muto e del Festival, e mi ha invitato a provare.

VS: Tu studi cinema a Bologna, che tipo di opportunità credi che l’esperienza del Collegium possa darti per trovare lavoro in questo settore nel tuo paese o all’estero?

ISR: Nel mio paese ci sono pochissimi festival di cinema, per non parlare del muto. Se si ha fortuna una volta l’anno viene proiettata qualche pellicola alla cineteca di Tel Aviv o Gerusalemme. Non c’è molto interesse, purtroppo. Tuttavia, penso che il saggio che realizzerò al termine del Collegium possa essere importante per aprirmi la strada nel campo della critica cinematografica. Il tema che svilupperò è la produzione di film muti ai giorni nostri.

VS: Parlaci un po’ della tua esperienza quotidiana a Le Giornate del Cinema Muto; gli appuntamenti, gli incontri, i tuoi orari…

ISR: È un esperienza molto intensa! La mattina mi devo alzare presto per assistere alle prime proiezioni. E, se ricordo bene, ci sono circa 90 ore di materiale video da visionare. Seguirle tutte è veramente faticoso. Ti confesso che salto l’ultima proiezione delle 22.30, perché a quell’ora sono veramente cotto! Il Collegium, che è un po’ il gioiello di questo festival, mi occupa solo un’ora al giorno, ma è uno degli appuntamenti più importanti ed impegnativi.

Gerusalemme

VS: Permettimi di farti una domanda che esula dal discorso. Tra i tuoi colleghi c’è un ragazzo iraniano, attualmente i vostri due paesi vivono una fase di conflitto; come vivete questa situazione? Credi che un’iniziativa culturale come il Collegium permetta di superare questo genere di barriere?

ISR: Il Collegium è internazionale, globale. La nazionalità non conta, non importa da dove vieni. Il mondo che porti con te al Festival aggiunge soltanto, non crea contrasti. Ramin, il mio collega iraniano, è un esperto di cinema muto giapponese e sono molto contento di poter confrontarmi con lui, perché occasioni di questo tipo non sono comuni in Israele.

VS: Tu vivi in Italia da ormai tre anni, puoi parlarci di questa scelta?

ISR: Dopo essermi diplomato in Cinema sono venuto in Europa, dato che la situazione nel mio paese, dopo la seconda Entifada, era molto difficile e il clima era sempre più teso.
Sentivo stretto l’indirizzo militarista e di estrema destra che aveva preso la mia nazione, e così ho deciso di partire, tenendo conto del fatto che, almeno così credevo, gli Stati dell’Unione Europea dessero fondi consistenti all’industria cinematografica e alle arti in generale.

PasoliniVS: Credi sia così anche in Italia?

ISR: Purtroppo no, anzi credo che il cinema italiano da 25 anni a questa parte stia degenerando. Inoltre, nell’era Berlusconi, si è assistito a una consistente riduzione del budget per le produzioni cinematografiche. Molti di questi soldi sono andati ai programmi televisivi, ma con dubbio risultato. Forse mi ero illuso di trovare un clima diverso in un paese che ha avuto maestri come Pasolini, Rossellini, Antonioni, Bertolucci… personalità che hanno fatto la storia del cinema e che avevano dato lustro all’Italia. Oggi non credo ci sia qualcuno di paragonabile a loro.

VS: E la situazione del cinema nel tuo paese?

ISR: Attualmente molti dei fondi statali vengono utilizzati per la guerra, che i politici definiscono “difesa del paese”, e questa è una buona scusa per lasciare a secco le arti.
Per fare un film bisogna autofinanziarsi, o ricevere una borsa di studio universitaria o “avere la mano vicino al piatto” come si dice da noi, cioè conoscere qualcuno dell’ambiente. Purtroppo c’è molto nepotismo, e pensavo che qui in Italia fosse diverso… ma anche qui le cose non sono poi tanto diverse. Purtroppo, lo stesso vale un po’ per tutto il mondo. Devo però ammettere che in Israele abbiamo molti registi di grande livello, come Amos Guttman, che per me costituisce l’apice del cinema israeliano, e Amos Gitai, un artista politicamente impegnato, in contrasto con il cinema militarista degli anni Settanta e Ottanta, che adesso, per ovvie ragioni, vive a Parigi.
Negli ultimi dieci anni il nostro cinema si è comunque sviluppato molto e nonostante spesso si parli di auto-produzioni, sono comunque di ottima qualità, se non addirittura capolavori di livello internazionale, infatti le pellicole israeliane si stanno diffondendo per le sale un po’ in tutto il mondo, in particolare in Europa.

Amos Guttman

Intervista a Ramin Sadegh Khajani.

Valentino Sergi (VS): Quanto pensi siano importanti Le Giornate del Cinema Muto?

Ramin Sadegh Khajani (RSK): Credo che siano un’opportunità unica per vedere dei film molto “antichi”… alcuni addirittura dimenticati! Danno linfa all’interesse per il cinema delle origini, grazie a vere opere d’arte

VS: Ed il Collegium?

RSK: Il Collegium ci permette di scoprire, analizzare e soprattutto rivalutare veri tesori cinematografici.

VS: Come hai conosciuto il Festival?

RSK: L’ho scoperto su internet. Ho un grande interesse per il Cinema e nel mio paese ci sono pochissime fonti, quindi, uso la rete per trovare informazioni sui film. Durante le mie ricerche sono incappato nel sito del Festival e ho trovato alcune informazioni relative al cinema muto giapponese, i film sperimentali e altro. Sono tornato a farvi visita di quando in quando fino a che, due anni fa, ho scoperto il Collegium, ho inoltrato a Le Giornate del Cinema Muto la mia richiesta di farne parte e loro l’hanno accettata. È stato molto bello.

scena del film muto giapponese Tokkyu Sanbyaku Mairu

VS: Parlaci del tuo interesse per il cinema.

RSK: Io sono un dentista e il Cinema è un mio hobby. Ma vorrei diventare regista, è il mio grande sogno!

VS: Che tipo di opportunità credi possa offrirti un’esperienza come questa, in Iran o in altri paesi?

RSK: Per farti un esempio, quando ho partecipato al Collegium nel 2005 il mio lavoro è stato pubblicato sulla maggiore rivista di Cinema iraniana. Tuttavia, ciò non mi ha aiutato ad entrare nell’industria cinematografica, perché questo genere di cose non interessano. Credo che il Collegium sia, per me, un’opportunità d’incontrare persone di cui avevo letto qualcosa nei miei libri.

Le Giornate del Cinema Muto

VS: E riguardo la tua esperienza quotidiana a Le Giornate del Cinema Muto, cosa puoi dirci?

RSK: È semplice, ogni giorno scelgo i film che intendo vedere, dopo averne letto la sinossi e dopo aver partecipato alle lezioni — dialogo con gli “insegnanti”.

VS: Come saprai, quest’anno c’è anche un ragazzo israeliano tra i Collegians. La situazione fra i vostri due paesi è molto tesa, potresti raccontarci tu come la vivi? È difficile?

RSK: Assolutamente no, siamo due esseri umani. Uno degli scopi dell’arte è quello di avvicinare i popoli, non quello di metterli l’uno contro l’altro!

VS: Com’è la vita di un ragazzo comune nel tuo paese?

RSK: In che senso? Cosa intendi?

VS: È difficile poter frequentare la scuola? Fare cinema?

RSK: Sì, è veramente difficile entrare nell’industria del Cinema, ma non nelle scuole… almeno per i ragazzi.

ragazzi

VS: E la censura?

RSK: Forte, molto forte. Non puoi filmare una donna senza il velo. Qualcuno ha cercato di trovare dei modi per superare questi impedimenti, ma non funzionano.

VS: Che tipo di film vengono proposti nei cinema iraniani?

RSK: Film iraniani, un tempo a serata e anche in versione tagliata.

VS: Nessun film europeo o americano?

RSK: Dopo il primo anno di rivoluzione potevamo vedere molti film dell’Europa dell’est e del Giappone, ma non quelli americani. Adesso la situazione è cambiata, ad esempio, possiamo vedere Kill Bill. Non importa più da dove viene il film. Il problema è che vengono tutti tagliati. Se una donna indossa una maglietta corta i censori coprono la scena o ingrandiscono il frame in modo da celare la parte proibita. È una pratica comune in televisione.

ragazze iraniane

VS: Potete acquistare film da altri paesi?

RSK: No, perché il servizio postale controlla ogni spedizione, e se trovano un film lo guardano e decidono se è permesso o meno. Tempo fa, anche sui treni e sugli aeroplani i bagagli dei passeggeri venivano controllati, ora per chi va all’estero è possibile portare con se alcuni dvd.

VS: In modo legale?

RSK: Sì, perché non controllano più ogni valigia, cercano solo bottiglie di alcolici. Se qualcuno compra dei dvd in altri paesi, ne fa delle copie e li commercializza.

VS: Pensi che la situazione cambierà in futuro?

RSK: Non posso predire nulla… vivo in un paese imprevedibile, ma credo che la tecnologia, internet su tutti, possa contribuire a cambiare l’atmosfera, la cultura.

ragazza iraniana con addòsso lo chador

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