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Fumetto

Massimo Dall’Oglio

Fuga di matite

Massimo DallOglio è un giovane disegnatore e autore di fumetti che, come tanti altri suoi colleghi, ha trovato la sua strada nella patria delle B.D.

Massimo Dall'Oglio al Master of Comics

Massimo non è che l’ennesimo esempio della fuga di cervelli (anche se in questo caso si può parlare di matite) che sta impoverendo culturalmente il nostro paese. L’autore ha tentato per anni di sfondare nel mercato italiano per poi decidere di rivolgersi allestero, insieme ad Andrea Iovinelli, con cui ha firmato la serie Underskin per Les Humanoïdes Associès.

Valentino Sergi (VS): Che ne diresti di parlarci del tuo lavoro prima di esordire con Les Humanoïdes Associès?

Massimo DallOglio (MDO): Sono da sempre un grande appassionato dei fumetti. Ancora studente decisi di iscrivermi ad un corso di fumetto a Cagliari, frequentavo l’università e mai avrei immaginato che il mondo dei comics potesse sconvolgere tanto i miei progetti professionali. Dopo il corso vinsi il premio Pierlambicchi nel 1997 e mi convinsi definitivamente a fare il grande salto, tentare una via professionale in campo fumettistico. In quegli anni non avevo ancora uno stile o comunque una padronanza tecnica tali da potermi presentare alle case editrici, e così decisi di cominciare a fare il free lance per alcune agenzie pubblicitarie della città: realizzavo layout e storyboard per campagne pubblicitarie. Nel 2000 decisi di mettermi in proprio ed avviai uno studio grafico, in modo da cominciare a mantenermi e allo stesso tempo continuare il lavoro di studio sui fumetti.
Tra il 2000 e il 2005 mi dedicai all’autoproduzione creando la rivista ARTrosi (di arte, cultura e fumetto) e la serie Donnell&Grace, tutt’ora in produzione. È stato grazie al numero ZERO di Donnell&Grace che ho fatto la conoscenza di Andrea, con cui da quest’anno collaboro con gli Umanoidi.

ARTrosi

VS: Come mai la tua scelta è caduta sul medium del fumetto?

MDO: Fondamentalmente per un’esigenza narrativa. Mi è sempre piaciuto scrivere storie, creare “mondi” in cui far muovere i miei personaggi… ho scelto il fumetto perché ciò a cui ho sempre aspirato era un mezzo narrativo completo, che fosse in grado non solo di proiettare il lettore in un mondo fantastico, ma anche di mostrarglielo come io lo immaginavo!

VS: Cosa ne pensi dell’attuale situazione dell’editoria italiana?

MDO: La trovo molto deludente, sopratutto per un giovane che vuole proporsi e acquisire esperienza. I titoli originali sono davvero pochi e si contano sulle dita di una mano; nella maggior parte delle iniziative credo manchi qualità e in particolare una giusta “attenzione” nella creazione dei prodotti: quante case editrici hanno un grafico “vero” che si occupa di studiare l’impatto comunicativo di un titolo o di un’illustrazione? Credo ben poche. L’impressione che ho al momento è quella di una realtà editoriale estremamente improvvisata e mal gestita. Fondamentalmente mancano idee fresche, si continua a restaurare il vecchio con nuove mani di vernice, ma il colore non cambia mai.

VS: Come sei entrato in contatto con Andrea Iovinelli?

MDO: Andrea mi contattò dopo aver visitato il mio sito web, mi scrisse per farmi i complimenti. Tutti e due siamo grandi appassionati di Ghost in the shell e di Masamune Shirow (della letteratura di fantascienza in generale) e credo che sia rimasto particolarmente colpito da alcuni miei lavori cyberpunk. All’uscita di Donnell&grace scrisse sul Corriere della Fantascienza una bellissima recensione dell’albo e decisi allora di proporgli una collaborazione… il resto lo fece lui presentando una sua storia e i miei disegni agli Umanoidi.

Donnell and Grace

VS: Cosa ne pensi delle scuole di fumetto?

MDO: Le trovo fantastiche! Non tanto per la loro utilità nell’inserimento del mondo del lavoro, quanto piuttosto per la loro capacità di mettere un giovane dinnanzi alla cruda verità: fare fumetti è un lavoro duro, paziente e che richiede una dose di passione fuori dal comune; ore e ore al tavolo da disegno o al computer. Secondo il mio punto di vista un conto è dire “mi piace disegnare” e tutt’altro è dire “mi piace fare fumetti”, in alcuni casi la differenza tra le due situazioni non è ben chiara… un buon corso di fumetto dovrebbe prima di tutto avere questa finalità.

VS: Credi che iniziative come I classici del fumetto di Repubblica possano contribuire a far tornare la letteratura disegnata sugli scaffali degli italiani?

MDO: Non so quanti “nuovi” lettori si possano formare da simili iniziative. Sicuramente aiutano a rafforzare e rivitalizzare certe fasce d’età legate ai periodi d’oro del fumetto, ma per poter rinverdire gli scaffali di nuovi potenziali lettori occorre guardare un po più coraggiosamente a oriente… bisogna convincersi una volta per tutte che il fenomeno manga deve essere preso in seria considerazione, non tanto per tristi e sterili tentativi di clonazione, ma per coraggiosi esperimenti stilistici e comunicativi.

Ergo Proxy — fantascienza cyberpunk giapponese

VS: Che consigli daresti ad un esordiente?

MDO: Facile! Prima diventa padrone di una buona tecnica e poi abbi coraggio e voglia di raccontare le tue storie, così come tu ritieni debbano essere raccontate, sei un esordiente… non piegarti troppo al ciò che piace. Esprimiti così come tu sei.
Eh eh, sa tanto di filosofico e cervellotico, ma è un concetto a cui cerco di essere fedele nel mio lavoro creativo di tutti i giorni. Non voglio dimenticarmi che “fare fumetti” non è solo saper disegnare, ma sopratutto saper raccontare storie.

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