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Fumetto

Andrea Iovinelli

Volevo solo fare fumetti

Massimo Dall’Oglio e Andrea Iovinelli in fumettoAndrea Iovinelli è un giovane sceneggiatore che è riuscito, dopo innumerevoli tentativi, a realizzare quello che per i suoi colleghi (soprattutto quelli italiani) è un sogno: lavorare per Les humanoïdes associés, la celebre casa editrice francese di fumetti. Andrea, in collaborazione con Massimo Dall’Oglio (altro autore agli inizi della carriera), ha realizzato per gli Umanoidi la serie Underskin di cui attualmente è in lavorazione il secondo episodio. Dietro il successo però non c’è solo tanto sacrificio, ma la storia di un ragazzo tetraplegico che, senza sconti, ha saputo imporre le sue grandi capacità narrative. L’intervista che segue è stata realizzata via mail dopo aver conosciuto Andrea sul Forum graphite, uno dei più importanti luoghi virtuali di ritrovo per gli addetti ai lavori.

Valentino Sergi (VS): Da dove nasce la tua vocazione per il fumetto?

Andrea Iovinelli (AI): Ho sempre letto fumetti, fin da bambino, quando potevo solamente guardarli, ma già gioivo nell’immaginarmi quei mondi fantastici.
La vera infatuazione è arrivata con l’età della “ragione”, diciamo così… a 18-19 anni, quando ho iniziato a leggere Lazarus Ledd e di lì a poco, anche grazie al traino di mio fratello, i manga. Da allora non mi sono più fermato. Divoro ogni tipo di fumetto. Mi piacciono troppo.

VS: Hai frequentato scuole di fumetto? Credi servano?

AI: No, non ho mai frequentato corsi o scuole. Ma ho studiato tanto, ma proprio tanto, per conto mio, leggendo migliaia di fumetti, centinaia di autori, i geni e i mediocri, i bravi professionisti come i cattivi. Il fumetto, in un certo senso, me lo sono fatto entrare “sottopelle”. E così, le regole, i meccanismi, i trucchi, li ho acquisiti senza neanche accorgermene, inconsciamente. Ma in parte. E questo è importante che lo si capisca, perché certe cose, dettagli, sfumature, furbizie e le tante “regole non scritte”, quelle si imparano solo con l’esperienza, se qualcuno te le fa notare o se, quando ti rileggi, capisci che hai fatto una baggianata. Ed è qui che subentra la necessità di studiare il fumetto e i suoi codici narrativi, il suo linguaggio unico e speciale.
Per quanto riguarda le scuole, sinceramente non so se servano o meno; o meglio, secondo me dipende da persona a persona. Sicuramente possono fornire, a chi non li ha, quegli strumenti tecnici di base che sono essenziali per cominciare. Se si sceglie bene e si è fortunati, si trovano persone che possono veramente aiutarti a capire quei trucchi e quei particolari ai quali facevo riferimento poco fa e che, altrimenti, difficilmente si arrivano anche solo ad immaginare. Però, sento parlare anche di “insegnamenti” insensati, sciocchi, pieni di fisime che non hanno ragione di esistere… e allora, ripeto, è una questione mooolto personale.

Lazarus Ledd 129VS: Qual è stata la tua esperienza con le case editrici italiane

AI: C’è da premettere che il mio rapporto con le case editrici, a causa dei miei problemi fisici, è stato quasi sempre solo epistolare. A parte fugaci incontri con qualche editore alle varie fiere di Roma (calcolando che a queste manifestazioni non viene quasi nessuno, direi che non sono superiori al numero delle dita di una mano), ho fatto quasi tutto, ahimé, sempre via e-mail, e so già da solo che questo non facilita molto le cose.
Se ci si vuol far conoscere da una casa editrice, sarebbe meglio presentarsi di persona… ma io non ho mai potuto farlo e ho dovuto accontentarmi.
Tornando alla domanda, la mia esperienza è stata ridotta. Questo è il primo vocabolo che mi viene i mente. In questi ultimi anni/mesi le cose sono migliorate, sono nate e stanno nascendo nuove case editrici che, se non altro, sembrano ben intenzionate nei rapporti con i giovani autori, ma fino ad un paio di anni fa era triste.
A chi potevi rivolgerti? Io, giovane aspirante sceneggiatore, voglio fare questo mestiere; che faccio? Dove vado? Alla Bonelli si dichiara da anni che non cercano nuovi autori… alla Star Comics c’era Lazarus Ledd, e infatti proprio lì, dopo immani tormenti, sono riuscito a esordire, ma poi? A chi potevo chiedere di affidarmi una sceneggiatura?
Se sei un disegnatore hai più possibilità e, male che vada, il fumetto te lo fai da solo.
Fortunatamente, l’esperienza degli ultimi mesi mi dice che alcuni rispondono, anche se altri no; in certi casi sono disponibili e cortesi, in altri meno. Ma è pur vero che le nostre case editrici spesso sono formate da un organico di poche persone e quindi, più che la volontà di rispondere, credo che manchi anche la possibilità e il tempo di dedicarsi nel modo giusto a chi si propone.

Cortomaltese I classici del fumetto di RepubblicaVS: A cosa credi sia dovuta la sterilità dell’ambiente editoriale italiano?

AI: A una concomitanza di fattori, tra cui mancanza di volontà (e anche di capacità) da parte degli editori, e obiettive difficoltà dettate dal mercato. In Italia il fumetto è quasi esclusivamente seriale e “popolare”, e le case editrici non hanno interesse a uscire da questa impasse. Si arrangiano a vivacchiare, anche se (a sentir loro, io non lo so), le vendite sono in caduta esponenziale, e stanno lì, nell’attesa di non si sa bene cosa, senza rendersi conto che, se non si lotta per la sopravvivenza, si muore. La Disney sta tentando qualcosa, e così Bonelli, sperimentando formati e modelli differenti, e io spero di cuore che abbiano successo, ma come ho accennato, le difficoltà sono davvero imponenti, oltre che numerose. L’affollamento delle edicole, il rifiuto da parte del mondo della cultura italiana a considerare il fumetto come mezzo di espressione con dignità pari alla narrativa o ad altre arti, il conseguente rigetto delle librerie nell’accogliere i fumetti sui loro scaffali, e l’esiguità del fenomeno delle fumetterie, a cui si aggiunge l’ibridismo delle modalità di vendita che regolano questo canale distributivo. Ci sono ostacoli oggettivamente ardui da superare anche per i grandi editori, figurarsi per i piccoli.

VS: Al riguardo, che ne pensi di progetti come i classici del fumetto di Repubblica?

AI: Stupenda iniziativa, che però non ha portato nuovi lettori al fumetto. Ci speravano tutti, ma non è successo, non è bastato. Ci vorrebbe altro. Qualcosa che lo diffonda ancora più capillarmente, che allevi nuove schiere di lettori digiuni, che li “coltivi”, educando bambini e adolescenti alla lettura di questo genere narrativo. Se fossimo in un mondo giusto, sarebbe bello se quegli stessi gruppi editoriali che hanno intascato tanti bei soldini da questo tipo di iniziative, ora restituissero il favore, investendo realmente sul fumetto, producendo in proprio, magari una bella rivista di fumetti… ma non siamo nel più giusto dei mondi. Loro sì, i grandi gruppi editoriali, potrebbero far rinascere il fumetto.

VS: In Francia cosa c’è di diverso, a tuo avviso?

AI: Prima di tutto una diversa concezione del fumetto, degno, tanto quanto i libri di narrativa, di riempire gli scaffali delle librerie. Poi, il diverso formato e il prezzo a cui viene proposto, che possono sembrare dettagli, hanno influito in modo considerevole alla crescita della BD, facendone quel fenomeno culturale ed editoriale che è oggi. Un canale distributivo degno di questo nome. Per ultimo, ma certo non meno importante, il coinvolgimento di grossi gruppi, editoriali e non, capaci di investire cifre considerevoli.

copertina di UnderskinVS: Cosa puoi dirci del tuo ultimo lavoro?

AI: Una storia di fantascienza, un giallo/thriller investigativo, con ovvie influenze dalla letteratura cyberpunk, perché il mondo descritto in quei libri oggi è quasi realtà, e non si può fare a meno di parlare di domani, del futuro, senza coinvolgere e descrivere quelle tematiche, quei mondi, quelle frontiere tecnologiche. Ma c’è anche molta fantascienza classica, perché non sono il tipo che mette paletti o a cui piace tracciare confini, e tra la narrativa fantastica, pre-era cyber, c’è forse più domani di quanto si pensi, di quello reale che si troveranno a vivere i nostri pronipoti. Basti pensare che la storia è ispirata a un racconto del grande Richard Matheson, Deus Ex Machina, scritto nel 1963. Una storia che parla di cosa siamo, di cosa significhi essere umani, di cosa sia l’anima, d’amore, di morte, di Dio, e di tante altre cose.
Mi dispiace, ma non posso dire molto sulla trama, perché svelerei avvenimenti importanti che accadranno nei primi capitoli e che, ovviamente, non devono essere svelati. Tra sei mesi potrò dirti tutto quello che vuoi, prima no.

VS: Come ti rapporti con il disegnatore?

AI: Ho il massimo rispetto per il suo lavoro (chiunque egli sia), e dò la più ampia libertà possibile, quasi totale. Io scrivo, lui disegna. E non è una banalità, nel senso che cerco di limitarmi a fare quello che è il mio lavoro, il ruolo che mi compete: scrivere la storia. Sta a lui mettere sul foglio la storia che io gli descrivo, e questa secondo me è una prerogativa e una responsabilità che trovo giusto spetti al disegnatore, perché è lui, e solo lui, che può farlo nel miglior modo possibile. Lui sa cosa disegnare, come farlo, sa cosa gli riesce meglio e cosa meno, perché ha l’esperienza diretta di quali siano gli ostacoli e le difficoltà pratiche del narrare attraverso le immagini. Quindi posso fornigli delle indicazioni, per dargli idea degli ingombri e del tipo di narrazione che mi piacerebbe avere in quella scena, ma sta a lui decidere se lasciare tutto così, perché pensa funzioni bene, o cambiare. In Italia, spesso perché l’autore che scrive fa anche da supervisore dell’opera, lo sceneggiatore tende a travalicare il semplice ruolo di narratore che dovrebbe competergli, e molte volte (e volentieri) si siede anche sulla sedia della regia, ma è un modo di lavorare e di pensare che non condivido.

schizzi a matita

VS: Che consigli daresti ad un giovane autore di fumetti?

AI: Di non mollare mai. Mai! Se davvero si vuol fare questo mestiere si deve insistere continuamente, perseverare fino allo sfinimento, non abbandonare dopo qualche rifiuto o bocciatura, perché oggi, per un giovane esordiente, è davvero difficile riuscire a piazzare un progetto.
Stiamo parlando di un settore d’impiego in cui i nuovi posti disponibili ogni anno, forse non arrivano a cinquanta in tutto il mondo, e per di più la concorrenza è ad altissimo livello.
Il mio esempio è lampante, anche se, per le difficoltà a cui ho già accennato, fa un po’ caso a sé. Ho esordito sul Lazarus Ledd del marzo 2004, da allora, il nulla assoluto, pur tentando in continuazione di propormi a tutti gli editori, italiani quanto stranieri. Per arrivare alla seconda pubblicazione, che se tutto va bene dovrebbe essere a marzo, ci avrò messo esattamente 3 anni. Tutto ciò non è confortante, lo so, ma è la realtà, e penso sia bene che chi vuole tentare questa strada ne sia pienamente cosciente. Altro consiglio che posso dare è quello di imparare bene almeno l’inglese, perché oggi è fondamentale per chiunque, in qualunque tipo d’impiego e a maggior ragione nel campo del fumetto, che diventa di giorno in giorno sempre più “globalizzato”.

VS: Nonostante la tua malattia sei riuscito a realizzare il tuo sogno… Potresti parlarci del percorso che ti ha portato a diventare un autore di fumetti?

AI: La mia è una passione viscerale, profonda, ed è stato un passaggio naturale, quasi obbligato, quello da semplice lettore ad aspirante autore. La voglia, il gusto, il divertimento di poter raccontare delle storie mie, sono state spinte ineluttabili.
È stato anche il mio handicap a spingermi in questa direzione, poiché non sono poi molti i lavori che io possa fare, se non quelli davanti al computer e standomene a casa. Forse, la prospettiva, il miraggio, di poter unire l’utile al dilettevole mi ha dato una determinazione ancora maggiore, una spinta in più, ed è per questo che non mi sono mai arreso e mai lo farò.
Detto ciò, devo precisare che non mi sento affatto già un “autore di fumetti”. Ho appena iniziato quel percorso che spero mi porti a diventarlo, ma è ancora troppo presto. Se tra 5 anni sarò ancora qui a scrivere sceneggiature, allora sì, ti lascerò usare liberamente questa definizione nei mie riguardi, ma fino ad allora, no.

Underskin 3 Sleepy dawnVS: Puoi accennarci qualcosa riguardo ai tuoi progetti futuri?

AI: Molto tempo libero per pensare ad altro non ne ho, per me trenta pagine al mese non sono poche, certamente non posso accontentarmi di quello che ho raggiunto e così, oltre alle mie ininterrotte proposte di nuove storie agli editori, al momento ho 3 progetti in fase di preparazione: il primo è di genere spionistico/avventuroso, di attualità, incentrato sugli interventi militari, più o meno di pace, dei Caschi Blu dell’ONU, ed è realizzato con i disegni di Elia Bonetti; il secondo è in coppia con Matteo Buffagni, ed è un fantasy, spero, originale, sicuramente non classico; l’ultimo è con Valentina Principe, un’avventura di tipo fantastico, divertente e leggera, ambientata in un circo molto particolare. Spero che i miei amici riusciranno a portarli alla prossima Angoulême, e mi auguro che si riesca a conquistare qualche editore.

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