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Cinema

Sabine Timoteo

Il libero arbitrio – una vittoria meritata

locandina del film: Der Freie WilleÈ difficile parlare di questo film. Le parole, anche le più ricercate, sembrano inadatte a esprimere l’esperienza forte che si vive vedendo Il Libero Arbitrio (Der Freie Wille, Germania 2006) di Matthias Glasner, vincitore dell’edizione 2007 del Trieste Film Festival  e dell’Orso d’argento a Berlino per la miglior sceneggiatura e il miglior interprete maschile.
La giuria triestina ha deciso all’unanimità di premiare il lungometraggio tedesco perché ha saputo raccontare con drammatica incisività e senza alcun compromesso la storia di un uomo schiavo della propria natura, costretto a vivere al di fuori di ogni contesto sociale. “Il regista non indulge a facili soluzioni” aggiungono i giurati “e conserva un distacco oggettivo, aiutato da due interpreti eccezionali”.
Il protagonista (Jürgen Vogel) è uno stupratore e il film si apre con una scena violenta e brutale, che non risparmia né attenua allo spettatore un impatto traumatico con la storia. Per i crimini commessi, Theo viene arrestato e processato. Lo ritroviamo dieci anni più tardi, nel momento in cui lo dimettono dalla clinica psichiatrica dove è stato rinchiuso e curato. È un uomo provato, ma deciso a combattere le sue pulsioni e a cercare di rifarsi una vita normale. Ben presto si accorge però di non riuscire a gestire le sue relazioni con le donne e le reazioni che si scatenano in lui. La sua quotidianità apparentemente tranquilla è lacerata dalla solitudine e dai conflitti interiori: Theo è combattuto tra una disperata volontà di reprimersi e la tentazione di abbandonarsi ad un’aggressività sessuale violenta e malata.

Solo Nettie (Sabine Timoteo), giovane figlia del suo datore di lavoro, riesce ad insinuarsi lentamente nella sua vita. Nonostante le reciproche diffidenze, i due si riconoscono e si cercano. Il loro amore consolatorio e disperato sembra inevitabile sin dal primo incontro. Un avvicinamento che tanto più fa soffrire quanto più precipitosamente s’intensifica, proprio perché, pur senza certezza, pur continuando a sperare, si teme un epilogo tragico.

scena del film Der Freie Wille

Fallisce la giustizia, fallisce la scienza, falliscono volontà e razionalità, fallisce anche l’amore. Sono tre ore intense di pellicola che si concludono con un pugno allo stomaco: un atto catartico e liberatorio che fa malissimo a chi guarda. Un finale che è, allo stesso tempo, affermazione e negazione del libero arbitrio.
È impossibile uscire indifferenti dalla sala, ci si porta dietro qualcosa che tocca, che smuove, che agita in profondità. La storia sembra avere una forza intrinseca che ipnotizza e angoscia.
Paradossalmente, queste sensazioni sono amplificate da una sorta di distacco quasi documentaristico che contraddistingue la regia. L’occhio della macchina da presa registra, accompagna gli interpreti senza però prenderne le parti, senza giudicare.
“Il film tratta argomenti che possono sembrare mostruosi o anormali” dichiara il regista, “abbiamo girato in ordine cronologico e quando ho visto, da dietro la macchina da presa, quello che Theo faceva alla donna nella sequenza iniziale mi sono venuti seri dubbi sulla mia capacità di saper gestire tutto fino alla fine. Dal momento, però, che volevo girare un film delicato sulla paura della solitudine, ho deciso di mostrare con lo stesso distacco tutto ciò che la macchina da presa aveva registrato, indipendentemente da quanto fosse brutale o senza speranza. Non è un film che tratta di un argomento difficile, ma è un viaggio che segue i due protagonisti fino alla fine, buona o brutta che sia”.

Matthias Glasner mantiene, dunque, una distanza partecipe, ma crudelmente lucida che coinvolge emotivamente senza possibilità di difesa. Anziché allontanarsi, lo spettatore, qualsiasi sia la sua reazione, viene trascinato in una spirale psicologica cui è difficile sottrarsi.
In apparenza, non vi sono interventi espliciti che spingano in questa direzione, ma la regia è tutt’altro che neutrale. È lo sguardo narrante a offrirci due ritratti così intensi e drammatici; è il suo modo di guardare Nettie e Theo a restituirceli così disarmanti; è la sua capacità di trovare un equilibrio credibile tra il turpe ed il sublime ad emozionarci e commuoverci.
Grande merito va riconosciuto indubbiamente anche ai due attori protagonisti, Jürgen Vogel e Sabine Timoteo, che hanno affrontato due ruoli così impegnativi con grande professionalità e coraggio ed hanno saputo regalarci due splendide interpretazioni. L’impressione è che siano entrati nei personaggi senza riserve, con tenerezza e passione, riuscendo a farcene cogliere appieno la complessità.
Rabbiosi, soli, poetici, feriti, forti e fragili allo stesso tempo, disperati e profondamente commoventi, Theo e Nettie sono due anti-eroi che non si dimenticano.

Sabine TimoteoCristina Favento (CF): Che cosa hai pensato quando hai letto per la prima volta la sceneggiatura? Qual è stata la tua prima impressione?

Sabine Timoteo (ST): Ho avuto la sensazione che la sceneggiatura non fosse completamente finita, che ci fosse ancora bisogno di lavorarci sopra… ho pensato che la cosa migliore fosse incontrare direttamente i due pazzi che mi avevano proposto il progetto per capire come andava interpretato, per comprendere quella storia tanto dura.

CF: Hai accettato subito questo ruolo oppure hai avuto dei dubbi?

ST: Dopo l’incontro con Jürgen Vogel a Matthias Glasner ero sicura di voler accettare. Mi sono accorta che Matthias aveva un fortissimo e urgente bisogno di raccontare quella storia e di rapportarsi al soggetto nella maniera più onesta possibile.
Un mese prima delle riprese però mi sono davvero spaventata. Ho avuto la sensazione di non avere la forza necessaria per affrontare quella parte. Non me la sentivo, anche perché avevo appena finito di girare un altro film veramente impegnativo.
Ho parlato con Matthias dei miei dubbi. Grazie alla sua reazione, ho sentito di nuovo che dovevo recitare quella parte e così ho fatto.

CF: Nettie e Theo sono due personaggi piuttosto complessi, per niente scontati. Come li vedi? Come li descriveresti?

ST: Il film intero parla di loro e della loro storia, non sento il bisogno di descriverli.

scena del film Der Freie Wille

CF: Come ti sei preparata a recitare questa parte? Hai vissuto il personaggio in maniera diversa rispetto ad altri ruoli affrontati in passato?

ST: Ho letto la sceneggiatura più e più volte, ho lasciato che i dialoghi mi entrassero dentro. Non posso paragonare quest’esperienza ad altri ruoli. Ogni parte è differente, come lo è ogni storia. Di conseguenza cambia anche la preparazione per ciascun ruolo.
Ricordo di essermi sentita esausta prima ancora di iniziare le riprese per Il libero arbitrio. Ricordo anche che Matthias mi dava un sacco di musica da ascoltare durante tutto il periodo in cui stavamo girando.

CF: Ti senti simile, vicina a Nettie o piuttosto diversa da lei?

ST: Sono felice di non dover vivere la sua vita. Però ho la sensazione di poterla capire e di sentirla.

CF: Qual è stata per te la maggiore difficoltà di questo ruolo?

ST: Evitare di difendermi dal dolore.

CF: Che tipo di regista è Matthias Glasner? Com’è stato lavorare assieme?

ST: Il suo modo di guardarmi mi ha dato la possibilità di dare. Mi diceva spesso che non aveva mai avuto bisogno di parlare così poco con la sua attrice protagonista come invece è successo con me.

CF: Com’è il tuo rapporto con Jürgen Vogel che interpreta Theo nel film? Avete lavorato assieme anche in un’altra occasione se non sbaglio.

ST: Ci siamo conosciuti reciprocamente attraverso gli occhi di Nettie e Theo. Prima di girare l’avevo incontrato solo al casting e sapevo che in Germania era considerato una vera star.
Dopo la produzione di Il libero arbitrio abbiamo recitato entrambi in una commedia. È stato divertente lavorare di nuovo assieme interpretando due personaggi completamente diversi. Per questo nuovo film abbiamo potuto sfruttare l’esperienza condivisa in precedenza.
Apprezzo moltissimo Jürgen. È eccezionale sia come persona, sia come attore.

scena del film Der Freie Wille

CF: Che cosa ti ha insegnato questo film?

ST: Ho capito che non lavorerò ad un altro progetto estremo come questo per un bel po’…

CF: Quali sono state le reazioni di pubblico e critica? Te le aspettavi?

ST: Sono state delle reazioni molto polarizzate, senza mezze misure. Ognuno sembra avere la propria personale interpretazione e reazione al film. Mi fa molto piacere quando succede.

CF: Una piccola curiosità, ho letto che, come nel film, anche nella realtà hai fatto la cuoca subito dopo aver girato il tuo primo film con Philipp Gröning. È vero?

ST: Si, è proprio così. Ho due diplomi: uno di cuoca e l’altro di ballerina. Però mi guadagno da vivere facendo l’attrice.

CF: Si, ho letto che sei stata anche ballerina (Sabine Timoteo ha frequentato la scuola di danza professionale di Zurigo ed è stata poi ingaggiata al Deutsche Oper am Rhein a Dusseldorf, per poi passare dalla danza classica alla butoh, una particolare forma di danza giapponese, ndr), ma che non ti sentivi completamente soddisfatta, che stavi cercando qualcosa di diverso… sono passati alcuni anni da allora, oggi sei sposata, hai due bambini e sei un’attrice affermata. Hai trovato quel che stavi cercando?

ST: Posso dire che ora in alcuni momenti sono molto felice.

CF: Hai fatto anche parte della giuria del Zurigo Film Festival. Quali sono i tuoi parametri per giudicare un buon film?

ST: In realtà ciò che meno mi piaceva del mio ruolo di giurata era proprio dover decidere per o contro un film. Non mi piace la competizione.

Sabine Timoteo

CF: Progetti futuri?

ST: La prossima settimana inizio a lavorare con il regista austriaco Michael Glawogger per la co-produzione austro-tedesca Das Vaterspiel. Subito dopo inizierò le riprese per il film tedesco In case we never meet again con Noaz Deshe.

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