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Cinema

Cătălin Mitulescu

Uno sguardo nostalgico

Cătălin MitulescuCătălin Mitulescu, classe 1972, sembra avere le idee ben chiare. Pur essendo al suo primo lungometraggio, Come ho trascorso la fine del mondo (titolo originale Cum mi-am petrecut sfarsitul lumil, Romania, 2006), in concorso al Trieste Film Festival, non somiglia affatto al tipico film d’esordio dai tratti, qua e là, indefiniti.
Mitulescu ha evidentemente accumulato un prezioso bagaglio tecnico nelle sue precedenti esperienze sul set. Laureatosi nel 2000 all’Università Nazionale di Teatro e Cinema di Bucarest, il regista rumeno ha lavorato per alcune produzioni nazionali ed ha realizzato spot, video musicali e cortometraggi. Due tra questi sono stati presentati in diversi festival internazionali e, nel 2004, Traffic ha ricevuto la Palma d’Oro a Cannes come Miglior Cortometraggio.
Per Mitulescu, oltre al prestigioso riconoscimento, Cannes segna anche l’inizio di un’importante relazione professionale con Martin Scorsese, all’epoca presidente della giuria, che sarà tra i produttori del suo primo film.
Il lavoro, presentato quest’anno a Trieste, rivela uno stile fortemente “cinematografico”, ricco di immagini dai toni caldi ed avvolgenti che seducono lo spettatore. La storia è ambientata nella Romania del 1989; il crollo del regime comunista s’intreccia alle vite dei protagonisti: la splendida e ribelle diciassettenne Eva (interpretata da Dorotheea Petre), che progetta la fuga dal paese dopo le delusioni amorose e la reclusione in riformatorio, e il suo irresistibile fratellino Lalalilu (Timotei Duna) che, munito di cerbottana, s’immagina glorioso protagonista della Rivoluzione. Frammenti di filmati storici, che raccontano la fine di un difficile periodo vissuto sotto la dittatura di Ceausescu, s’inseriscono in una quotidianità ironica e struggente. Anche i protagonisti sono ora realistici, ora poetici e trasfigurati, avvolti da un velo triste e malinconico, squarciato di tanto in tanto da immagini gioiose e scanzonate che esprimono tutta l’intensità vitale dell’infanzia e dell’adolescenza.

Cristina Favento (CF): Quest’anno ci sono stati al Trieste Film Festival ben due film rumeni (e un cortometraggio) che hanno ambientato le storia nel 1989, come mai questa scelta? Un progetto sentito? Un’ispirazione? Un’esigenza di tipo storico?

Cătălin Mitulescu (CM): Non ne abbiamo parlato, è successo così. Sono passati 17 anni dalla rivoluzione e la Romania oggi rinasce; la gente probabilmente è un po’ più rilassata e allora c’è tempo anche per altro, c’è tempo per il cinema.
Io come regista volevo proporre uno sguardo nuovo al passato, uno sguardo nostalgico. Fin’ora i rumeni si sono sempre guardati indietro in maniera problematica, con odio, con frustrazione. Io volevo aggiungere un po’ di serenità, trovare la nostalgia.
Gli altri miei connazionali hanno trovato sguardi diversi. I film si riferiscono quasi allo stesso tema, allo stesso periodo, ma sono molto diversi.
Forse in Romania era arrivato il momento di pensare al passato ed è successo quest’anno con questi tre film.

scena del film Come ho trascorso la fine del mondo, interpretata dal piccolo Timotei Duna (Lalalilu)

CF: Eri abbastanza giovane nel momento storico ripreso nel film, il crollo del regime comunista in Romania. È questo il motivo per il quale, nel tuo film, la storia è vista da un punto di vista giovanile, adolescenziale, oppure riprende quello del bambino, del piccolo protagonista? Era una tua esigenza presentarlo in questo modo, da questo punto di vista innocente e scanzonato?

CM: Si, perché quando si parla di ricordi non si è mai completamente sicuri… Non puoi stabilire con certezza che cosa è stato reale e cosa, invece, hai immaginato. Il passato funziona così, nel momento in cui ricordi, hai l’impressione che i sogni siano stati reali e che, forse, la realtà sia stata solo un sogno, qualcosa di immaginato.
Io volevo raccontare in questo modo la mia storia, e l’unico sguardo che poteva permettermi di farlo era uno sguardo giovane, quello di un ragazzo che sogna anche lui, che vuol fare delle cose straordinarie.
Lo sguardo infantile, invece, ti dà la libertà di mescolare realtà, sogni e immaginazione. È questo il flusso della memoria che m’interessava. Per questo ho scelto un’adolescente e un bambino per raccontare la storia.

CF: Nei titoli di coda del film si notano due nomi piuttosto importanti che ti hanno sostenuto in questo progetto: Martin Scorsese e Wim Wenders. Com’è nata questa collaborazione e come hai fatto ad ottenere degli appoggi così importanti dal punto di vista cinematografico?

CM: Ero in selezione con un cortometraggio a Cannes (Traffic nel 2004, ndr) quando Martin Scorsese era il presidente della giuria. Gli è piaciuto molto il mio film, abbiamo parlato e mi ha invitato a New York a fare delle proiezioni.
Io avevo in progetto un film in lingua rumena e non potevo farlo in America, lui però mi ha aiutato comunque. Voleva esserci nel mio primo film, voleva aiutarmi e io naturalmente ho accettato. È stato abbastanza complicato realizzare il progetto: era un film di periodo, ambientato nell’89 e, rispetto agli standard rumeni, costava un po’ di più, era quasi “caro”. Avevo bisogno del suo aiuto per trovare i finanziamenti necessari. Non potevo cominciare il film in America, quindi Scorsese mi ha presentato un suo amico, Wim Wenders, e ho iniziato il film appoggiandomi alla sua compagnia in Europa per trovare dei soldi. Alla fine però l’ho realizzato grazie a una co-produzione rumena-francese, Scorsese e Wenders sono rimasti come produttori esecutivi.

CF: Come hai scelto gli attori? Sono entrambi veramente molto espressivi, sia l’attrice principale che il bambino. Come li hai trovati?

CM: L’attrice la conoscevo già da Ryna (Mitulescu aveva lavorato per la produzione del lungometraggio, ndr), l’abbiamo scoperta due, tre anni fa. Lei studiava nella scuola dove abbiamo girato il film, era attrice al primo o secondo anno. L’ho vista e presentata alla regista che l’ha presa per interpretare il ruolo principale. Ha un grande talento e l’ho voluta anche nel mio film.
Per trovare il piccolo Lalalilu, ho cercato praticamente tra tutti i bambini della sua età a Bucarest e dintorni! Di tutti quelli che ho incontrato lui era decisamente il migliore, molto meglio della seconda scelta. Sono stato veramente fortunato a trovarlo.

scena del film Come ho trascorso la fine del mondo, interpretata da Dorotheea Petre (Eva)

CF: Nel momento conclusivo la protagonista è a bordo di una nave. Mi ha colpito l’immagine di per sé, ma anche perché ho avuto un’esperienza personale a bordo e avevo tantissimi colleghi rumeni. Volevo quindi chiedere se è un finale simbolico, nel senso che la nave è intesa coma spazio effettivamente libero, o c’è un riferimento concreto a tutte le persone che si sono spostate nei paesi occidentali e che hanno trovato lavoro, per esempio, a bordo?

CM: Proprio così, è come dici tu, è un finale autentico. Questo è molto importante per me. Tanti rumeni sono andati a lavorare fuori dalla Romania e alcuni di loro hanno lavorato per la Costa Crociere. Un finale così, con la nave, per me è significativo. Per voi, gli spettatori, può essere simbolico, significativo, può rappresentare anche l’immagine di un mondo che passa, che va avanti o che forse rimane indietro. Se n’è parlato tanto in Romania. Ci siamo chiesti: “Rapportandosi al film, come spettatore, dove sei? Sei rimasto lì a terra o sei a bordo della Costa?” Riguardo al nostro vissuto il quesito è: “Siamo là, andiamo avanti o restiamo qua?”.

CF: Come è stato accolto il tuo film in Romania? Quali sono state le reazioni?

CM: Le reazioni del pubblico sono state molto buone e anche quelle della maggior parte della critica. È stato il film rumeno che ha avuto il maggior successo di pubblico quest’autunno. Però ci sono stati anche degli sguardi molto critici, di gente che non si riconosce in quel passato. Ho ricevuto critiche del tipo: il mio ricordo è diverso; questo non corrisponde a quel che c’è stato, un periodo molto più grigio; non voglio vedere un film così; è troppo rilassato, troppo caldo; perché hai fatto un film che forse farà vedere il passato in maniera troppo positiva alla nuova generazione, mentre il Comunismo è stato molto più duro?
Altre obiezioni sono arrivate, invece, da parte della critica più cool, che ama film molto più sperimentali: hanno detto che è troppo caldo, fatto per l’estero, che per noi rumeni non va bene. In ogni caso, la maggior parte della critica e del pubblico ha amato molto il film.

CF: Era questa la tua intenzione? Fare un film che andasse bene anche all’estero oppure, ciò che ti viene rimproverato, è disinteressatamente congeniale alla tua modalità di espressione?

CM: La mia intenzione era creare un linguaggio comprensibile. Il film dev’essere aperto, dev’essere il più semplice possibile. Il mio intento non era vendere all’estero. Non ho messo neanche un colore, o qualsiasi altro elemento, solo per renderlo più commerciale o di genere, l’ho fatto perché lo amavo così. Volevo quel calore, quella serenità, quella semplicità qualche volta addirittura troppo bella; i miei ricordi sono così. I miei ricordi di gioventù sono momenti veramente belli: l’oro, la luce, la strada.
Tra l’altro, in Romania non si vendono bene i film che presentano il passato in modo positivo. Si vendono molto di più e meglio i film grigi, più scuri. Dunque non è stata una scelta commerciale, è stata una scelta motivata dalle mie emozioni.

Cătălin Mitulescu

CF: Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Prima in conferenza stampa si è parlato della Romania oggi, dopo l’ingresso in Europa. Volevo sapere se, magari tra una decina d’anni, c’è la possibilità di vedere un tuo film su questo momento storico.

CM: Adesso sto lavorando ad una storia ambientata nel porto di Costanza, al confine della Romania, sul Mar Nero. Oggi potremmo dire al confine dell’Europa, perché è veramente il confine estremo con l’est. Però è una storia d’amore, una storia di gente comune, di adolescenti che trovano la soluzione per sopravvivere e per essere felici, e la trovano nell’amore, non altrove. Cercano, ci provano, ma è difficile. È una storia di soldi, amore, tradimenti. Semplice.

CF: Quindi più lontano dalla storia con la “S” maiuscola, dalla situazione socio-politica del tuo paese?

CM: In realtà ha comunque a che fare con tutto quello che sta succedendo adesso…

CF: Il film è ambientato in epoca contemporanea?

CM: Si, la storia si evolve rapidamente, allora anche i personaggi pensano a quel che è successo nel passato recente, con la Comunità Europea. Forse vorrebbero scappare, andare a lavorare da altre parti, ma poi, alla fine, restano a casa.

CF: Come Eva, la protagonista del tuo ultimo film?

CM: Si.

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