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Scrittura

Tracy Splinter

Una danza per parole

La poesia dei cinque sensi

Tracy SplinterNata a Capetown, in Sudafrica, nel 1971, Tracy Splinter ha origini danesi, giavanesi ed inglesi. Negli ultimi anni ha vissuto ad Amburgo, nei Caraibi e risiede attualmente a Barcellona.
Nel corso della sua residenza amburghese ha conseguito un Master in Letteratura e Media e partecipato a vari festival di poesia e poetry slam. Nel 1999 vince il terzo German National Poetry Slam.
La sua prosa poetica si concentra sul suono e sulla fonetica, inserisce elementi imprevisti che, più che sul significato stesso delle parole, richiamano suggestioni onomatopeiche, ritmiche o visive. I suoi testi assumono così un andamento quasi psichedelico e, nelle sue performance, spiccano le innate doti comunicative di un’autentica cosmopolita, risalta un’immediatezza sottolineata sia dalla modulazione vocale che dalla sensualità dei movimenti corporei. Dotata di una personalità esuberante, i capelli cortissimi di Tracy fanno pensare ad una Josephine Baker futuribile.
L’intervista che segue è il risultato di un incontro nell’ambito del festival AbsolutePoetry al Teatro di Monfalcone.

Robin Luis Fernandez (RLF): Nei tuoi lavori ho notato un’estrema libertà nei confronti della parola, molte piccole tangenti esplorano il suono e le possibili assonanze: il significato del testo diventa così qualcosa di intensamente personale che ha, allo stesso tempo, per l’ascoltatore o per il lettore un significato aperto. Come ottieni questa libertà nella tua scittura? Ha qualcosa a che fare con il tuo parlare lingue diverse e con l’avere radici aperte, spezzate?

Tracy Splinter (TS): Decisamente. Penso, anzi son certa, che la ragione per cui amo vivere in paesi stranieri e generalmente non anglofoni è che la lingua straniera arricchisce sia il mio linguaggio personale che la mia lingua madre, l’inglese.
Ho imparato anche a sognare e a pensare in lingue straniere; certe volte il suono della lingua straniera si incorpora nella mia lingua originaria. Quando poi penso in modo poetico o creativo, è come se le parole nascessero da altre parole, cominciano a corrersi dietro e non riesco a controllarle. Magari inizia con una sola parola e poi fondamentalmente si modifica, un’immagine diventa molte immagini e quelle immagini diventano altre immagini. Certe volte, il più delle volte, il tutto nasce da un solo suono o dalla mutazione di una singola parola: cambia, si ritorce e si sposta completamente.
È così che fluisce il linguaggio, è ciò che io chiamo il “flusso”, è qualcosa che passa anche attraverso me. È come una diarrea verbale.

Una cosa che adoro è ascoltare lingue straniere che non capisco. Per esempio, una volta sono stata in nord Africa ed arrivata lì mi sono innamorata della lingua araba, l’ho trovata molto sensuale. È questo che mi attrae delle lingue: la sensualità, l’intonazione, l’effetto cantilenante del parlato.
Del tedesco, che è una lingua con cui ho vissuto e che ho studiato per oltre un decennio, mi piace è la durezza del linguaggio, è come masticare del pane. Oppure il danese, una lingua che non capisco ma che mi capita di ascoltare molto spesso, mi ricorda un certo tipo di strumento musicale che in realtà non esiste, una specie di portamonete con tante monetine dentro!
Le lingue straniere scatenano il mio linguaggio personale ed anche il mio pensiero poetico. Io scrivo principalmente in inglese, ma l’influenza è completamente straniera.

RLF: Visto che hai questa maniera molto creativa di usare il linguaggio verbale, in che modo ti relazioni con quello corporeo? Ho notato che ne fai largo uso nelle tue opere performative, c’è una forte sensualità. In che modo riesci a trasmetterla nella pagina scritta e come si relaziona con il modo in cui concepisci i tuoi lavori?

TS: I due tipi di linguaggio penso siano per me una cosa sola. Mentre sto declamando la mia poesia non sto recitando, io sono la mia poesia. La poesia si muove attraverso me e diventa me. La maniera in cui si muovono le mie mani o i miei occhi è indotta dalle parole stesse. Il linguaggio corporale è una lingua universale, non faccio prove per fare questo o quel movimento mentre mi esibisco: succede e basta.
Per me, il linguaggio parlato e quello del corpo sono una cosa sola perché il linguaggio è una cosa viva, un linguaggio statico non mi piace. Quando la poesia è stampata su carta, sembra che sia statica. Se, invece, usi l’animazione o giochi con diversi font o cambi le dimensioni delle lettere, il linguaggio improvvisamente prende vita! Tutto ciò che voglio è prendere il linguaggio dalla pagina scritta, portarlo sul palcoscenico e dargli vita. Animarlo completamente.

Tracy Splinter

RLF: Mi dicevi prima che sei nata a Capetown, che hai lavorato ad Amburgo e che adesso vivi in Spagna. In che modo spostarsi per il mondo influenza la tua creatività?

TS: Lo spostarsi è diventato parte della mia esistenza, non è una cosa che ho deciso da sola, è semplicemente successa. Non sono capace di rimanere troppo a lungo in un solo posto, sono affamata di nuove esperienze. Quando dico nuove esperienze, intendo nuove esperienze culturali.
Dal primo momento in cui mi trovo in una nuova situazione culturale divento come un animale: mi nutro di tutto ciò che posso. Naturalmente non intendo soltanto nutrimento fisico. Se, per esempio mi trovo in Italia, cerco di assaggiare i diversi tipi di cibo e di vini e voglio conoscere la poesia, la musica e l’arte ma mi nutro anche del tempo atmosferico, della mentalità della gente, del modo di muoversi delle donne, del modo in cui gli uomini comunicano, di tutto quanto. E poi, quando ne ho avuto abbastanza, è ora di partire per un nuovo viaggio.

Se devo essere onesta, l’unico momento in cui io  senta di star davvero vivendo è quando mi sposto. Appena sto ferma comincio ad innervosirmi. Ho bisogno di viaggiare, è semplicemente parte di ciò che sono.
Mi rende felice anche solo stare su un treno o su di un autobus, o su una bicicletta se so che arriverà qualcosa di nuovo. Anche se non esco per strada alla ricerca di nuove esperienze, il solo fatto di trovarmi in un posto nuovo mi fa render conto di quanto il mondo stia diventando grande e piccolo allo stesso tempo, perché mi ci sto mettendo in contatto. Penso che continuerò a spostarmi per il resto della mia vita, ci sono molti luoghi dove voglio ancora andare e molte lingue con cui voglio ancora entrare in contatto. Non che io voglia necessariamente imparare a parlarle, mi basta anche solo saperle leggere o ascoltarle.
Ho molti piani, non so quanto a lungo rimarrò ancora in Spagna. Prima di trasferirmici stavo nei Caraibi ma abitavo su una nave. Stavo imparando di posti nuovi ma anche dell’oceano, ogni giorno per due anni l’oceano ha avuto una nuova lezione da insegnarmi. Non ho ancora finito con l’oceano, dove abito in questo momento ho una buona vista sul Mar Mediterraneo.
Anche l’acqua è molto importante per me, la considero un sinonimo della vita. È costante e cambia continuamente ma è sempre la stessa acqua. Oggi il mare è piatto, domani ci sono delle onde leggere e il giorno dopo sta impazzendo! È sempre la stessa massa d’acqua, ma nuove energie la attraversano ogni giorno. Nella mia vita ho sempre bisogno di entrare in contatto con quel  genere di movimento, se non lo faccio mi sembra di morire, o di non star vivendo.

RLF: Questo spiega perché, anche se le tue poesie sono intrappolate nella parola scritta, sul palco cambiano e sono in mutazione costante.

Tracy SplinterTS: Sì, vedo anche la letteratura, la scrittura e il linguaggio come organismi viventi. Avendo radici e genitori provenienti da diverse culture, vivendo ed avendo vissuto in più nazioni diverse, si impara a conoscere un linguaggio comune, che per me è quello delle emozioni. Un linguaggio parlato da tutti anche quando non ci si riesce a capire fra linguaggi parlati, un linguaggio fatto da un tocco, da uno sguardo. È questo che voglio presentare ogni volta che porto una poesia.
Stasera immagino che buona parte del pubblico sarà italiano e forse buona parte di esso non parla inglese correntemente, dunque ciò che voglio fare è comunicare il significato della mia poesia attraverso il suono della voce, i movimenti delle mie mani, con il modo di muoversi dei miei occhi.
Anche se non sapranno di cosa parla la mia poesia, quando avrò finito loro ne sentiranno il significato. E questo renderà il tutto ancora più speciale.

RLF: È un linguaggio universale, come quello degli animali…

TS: Esattamente! Ci sono state volte in cui la gente mi ha detto che non aveva capito ogni parola, ma sapevo di cosa parlava e questo è fantastico. Per me significa molto; se raggiungo anche una sola persona in un pubblico di ottocento persone, la mia esibizione avrà avuto successo.

RLF: Oltre alla letteratura e al linguaggio stesso, quali altre forme artistiche ispirano i tuoi lavori?

TS: Ho studiato danza dall’età di tre anni, volevo essere una prima ballerina. Ho interrotto la mia carriera a sedici anni perché mi sono rotta entrambe le caviglie. Ho iniziato a danzare sulle punte quando avevo tredici anni, che è un’età troppo giovane per quel genere di movimento, e le mie gambe non erano abbastanza forti. Dunque, fondamentalmente, quel mio sogno è andato in fumo.
Mi ha influenzato molto però la musica classica, in particolare Stravinsky, Tchaikovsky, Debussy, Chopin e molta musica classica composta per la danza. E poi la danza stessa, che è una forma comunicativa molto specifica. È come l’opera, ha tutto un suo linguaggio. In ogni caso la danza credo abbia influito molto sulla mia formazione.
Poi per quasi nove anni ho suonato il pianoforte, che ora non suono più, e ho imparato a leggere la musica e a capirne il funzionamento. Immagino che le cose fondamentali per me siano state quindi la danza, la musica ed il teatro.
Ho fatto molto teatro, soprattutto Shakespeare perché lo adoro. Tutte le arti sono state molto importanti per me. Per un periodo mi sono messa anche a disegnare, principalmente volti perché i volti mi interessano tanto quanto le persone stesse: i loro occhi, le labbra, il naso, il mento, le mani, la forma della testa. Penso che tutte le arti abbiano la stessa fonte d’ispirazione e la stessa anima.

In fatto di letteratura, per me è molto importante la musicalità. Non solo la rima ma anche il ritmo interno oppure la maniera in cui le parole non rimano l’una con l’altra ma singole lettere corrispondono.
Certe volte mi piace la forma di alcune poesie, semplicemente la forma che hanno sulla pagina, come nella poesia concettuale. Mi affascinano le interpretazioni per danza di brani parlati, come le coreografie per un lavoro teatrale che solitamente verrebbe messo per iscritto. Nelle performance non c’è linguaggio, è solo il corpo a parlare.

Tracy Splinter

Traggo ispirazione dagli strumenti musicali, i miei preferiti sono il contrabbasso ed il violoncello. Trovo che il contrabbasso sia uno strumento molto sexy, mi piace anche la sua forma: ha la forma di un corpo di donna e per me è quella la forma più bella in assoluto. Il violoncello invece è molto molto malinconico. Sono i due temi che amo di più: la malinconia, che è una tristezza dolcissima, ed il sesso, inteso come il ritmo, il battito, qualcosa che ti colpisce al cuore ed alle budella!
Altre cose che mi influenzano molto sono il cibo, gli odori, e il tatto. Adoro gli alberi, amo toccare la loro corteccia; adoro un certo tipo di luce… Ho molte fonti di ispirazione e tutte quante attraversano i miei lavori come un flusso costante.
Molto ha anche a che vedere con la danza e con la musica. Per me la poesia è una danza per parole. Stanotte non danzerò, ma potrai vedere la poesia muoversi attraverso me. Lo potrai vedere e sentire! Io sento questa sensazione liberatoria, come un forte respiro, e sento anche che in quel momento la poesia mi libera e va immediatamente in direzione del pubblico. È un mio dono per loro.

Tutte le foto sono di Giulio Donini

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