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Musica

Giovanni Allevi

La gioia in musica

Può accadere che una sera decidiate di andare a teatro per un concerto “solo pianoforte” di musica classica. Forse è perché amate particolarmente questo tipo di musica, forse perché un amico vi ha consigliato di andarci. Arrivate a teatro, comprate il biglietto, cercate il vostro posto, vi sedete. Nell’attesa, osservando il pianoforte sul palco, la vostra mente inizia inconsapevolmente a immaginare l’entrata del musicista e vi domandate se il protagonista della serata sarà lui o la sua musica.

Giovanni Allevi

Improvvisamente, un uomo in t-shirt e blue-jeans irrompe sulla scena correndo incerto, come se fosse destinato a cadere ad ogni passo. Con l’aiuto passivo del pianoforte la sua corsa s’arresta e prende il microfono. Sotto una folta capigliatura che quasi copre gli occhiali, una voce, timida ed eccitata, annuncia: “Sono Giovanni Allevi!”.

Sì, amanti della buona musica, avete capito bene: state leggendo un pezzo dedicato al musicista che le riviste di tutto il mondo hanno definito “il genio italiano del pianoforte”, “il Mozart del 2000”. Non si tratterà, tuttavia, della solita analisi sulla struttura del pentagramma o delle figure melodiche. Vi parleremo, semplicemente, di un artista e del suo pensiero, attraverso la nostra sensibilità personale e attraverso le sue stesse parole.
Desideriamo attirare la vostra attenzione sul fatto che la musica è un arte e che, se lasciate che la vostra mente si perda in analisi prettamente razionali di un lavoro artistico, probabilmente rischiate di perderete la maggior parte delle emozioni che vi potrebbe trasmettere.

Giovanni Allevi, compositore e pianista, nasce nel 1969. Nonostante sia piuttosto giovane, vanta già una notevole esperienza nel suo campo. S’innamora del pianoforte a cinque anni. Per i successivi venti s’impegna assiduamente nello studio della musica, ottenendo, oltre ad una laurea in Filosofia, un diploma in Pianoforte e Composizione con il massimo dei voti. I suoi accurati studi accademici gli permettono di padroneggiare con abilità l’arte di dare ai suoi pensieri la forma delle note. Presto si rende conto che la musica classica, un tempo così popolare e vicina alla gente, oggi è troppo distaccata dalla grande massa di ascoltatori e troppo relegata ad ambienti più elitari. La sua “separazione dagli accademici” lo ha porta ad una rielaborazione — o meglio a “un’innovazione” — della tradizione classica europea, al fine di aprirla alle tendenze contemporanee.

Lentamente, il suo duro lavoro è riuscito in una piccola grande magia: riavvicinare la musica classica alla gente, soprattutto ai giovani, che hanno imparato a riscoprirla. Allevi ha pubblicato quattro album solisti per pianoforte, 13 dita (1997), Composizioni (2003), No Concept (2005) e Joy (2006). L’anno scorso, come tema musicale della sua nuova pubblicità per la BMW, il regista statunitense Spike Lee ha scelto il brano Come sei veramente. Il successo mondiale dello spot ha portato ad Allevi una nuova e ancor maggiore notorietà.

È davvero difficile dare una definizione, trovare parole che possano descrivere questi album e, ancor più difficile, collocarli in un genere preciso perché, prima di Giovanni Allevi, nessuno ha fatto musica come questa. Ciò che si sente è un mix tra lo stile più classico, alla maniera di Vienna o Milano, e la modernità che contraddistingue invece la scena musicale a Londra o a New York. I punti di partenza sono, infatti, la tradizione italiana ed europea unita ad un jazz puro e allo stesso tempo sofisticato.
È un po’ come immaginare di incappare nel Blue Note Jazz Club di New York (dove Allevi ha avuto due spettacoli “tutto esaurito”) mentre passeggiate lungo il Danubio mangiando fish & chips.

Giovanni AlleviLa musica di Allevi è piena di ottimismo e rappresenta una sorta di Nuovo Rinascimento, come lui stesso l’ha definita. Sul palco, questo ragazzo allegro e tranquillo scompare nella grandezza della sua musica. Come per meraviglia, dalle sue dita che gentilmente accarezzano la tastiera nasce un suono che ha la forza di un gigante. In quel momento l’artista è completamente prigioniero e il pianista sul palco non c’è più, la musica è la sola protagonista, mente e sensi sono catturati. Questa immagine che abbiamo del concerto ci viene confermata dallo stesso musicista quando parla del momento creativo: “Non creo la mia musica da solo. C’è una sorta di Musa ispiratrice che di tanto in tanto mi fa visita…quando sono sintonizzato sull’onda giusta, la melodia semplicemente viene a me”.

Ancora più particolare appare il momento che segue l’ispirazione: “Quando arriva, la melodia necessita ancora di un duro processo di elaborazione. Suona nella mia mente e si sviluppa, e ogni volta devo suonarla ancora ed ancora…solo nella mia mente però, perché vivo in un piccolo monolocale dove non c’è una stanza per il pianoforte. Così, lavorando sul controllo mentale ho sviluppato il mio proprio sistema. Semplicemente lavoro con la mente come se avessi davvero una tastiera sotto le dita. Quando la musica è pronta, vado in studio di registrazione e lì, per la prima volta, suono davvero al pianoforte e viene fuori tutto come se avessi fatto ore ed ore di esercizio”.

Per spiegare la sua personale relazione con la musica, Giovanni Allevi racconta come è nato il suo ultimo album, Joy: “Vedo la città da questo strano vetro. Non sono mai stato dentro un’ambulanza. Un volontario della Croce Rossa mi tiene la mano sulla spalla e dice che devo stare calmo perché il Policlinico è vicino. Forse per l’eccessiva gioia, la grande emozione o la tensione accumulata, proprio oggi, di rientro dal tour in Cina, sono andato in tilt sul marciapiede sotto casa. Si parla di un attacco di panico, o di una cardiopatia, e per la mia mente paurosa è possibile che non sopravviva ai prossimi 10 minuti. Ripenso a quanto è bello il cielo, il traffico, la quotidianità o l’essere semplicemente vivi. Quanti sorrisi non ho regalato, quante emozioni non ho ancora vissuto, quante volte ho offuscato i miei sogni dietro i fantasmi della paura…

Se dovessi uscire di qui, canterò con la musica la gioia di vivere, ogni momento bello o brutto, qualunque sarà la mia condizione. JOY. […] In quel momento una gentile melodia venne a farmi visita ed è diventata la prima traccia dell’album, Panic.”

Domanda (D): In questa società che tende all’omologazione e all’ovvietà, come spieghi il successo della tua musica che è fuori da qualsiasi canale prestabilito?

Giovanni Allevi (GA): Il successo travolgente che sto ricevendo è il risultato di tanti fattori, molti dei quali insondabili. Sicuramente tra questi c’è la mia passione viscerale per la musica, e la coerenza quasi “suicida” con cui ho inseguito il mio sogno, quello di suonare al pianoforte la mia musica, senza cedere mai a nessun compromesso.

D: Verso ciò che, invece, già esiste, provi più un senso di curiosità o di noia, intesa come stanchezza nei confronti della solita musica pop (tanto per fare dei nomi a caso: Eros Ramazzotti,  Laura Pausini…)?

GA: Anche i grandi personaggi del pop-rock regalano al proprio pubblico delle forti emozioni. Io non mi pongo in contrapposizione alla loro musica ed ho rispetto per la storia di ogni artista. Non credo che i ragazzi si siano avvicinati al mio pianoforte per curiosità o noia verso altro, ma perché hanno deciso spontaneamente di rendersi vulnerabili alle proprie emozioni più profonde.

D: Hai affermato: “Stiamo tornando nel Rinascimento italiano, dove l’artista deve essere un po’ filosofo, un po’ inventore, un po’ folle”. Qual è, o sarà, la differenza fra il Nuovo Rinascimento e quello che l’ha preceduto cinquecento anni or sono?

GA: Sarà una bella sfida costruire un nuovo Rinascimento sulle ceneri del secolo più violento, il ‘900, in una fase di sbando ideologico come quello che ci avvolge. È il momento di mettere in campo quanto c’è di più puro: l’Arte. Vedendo il mondo con gli occhi della musica, ovunque ci sono stupore, sorpresa, incontro di differenze. Forse, attraverso una nuova Arte Contemporanea, è possibile colorare il nostro tempo, e far sentire le persone “a casa”. Il nuovo Rinascimento dovrà uscire dalle corti per essere da tutti condiviso.

D: Il tuo lavoro miscela tecnicismo ed arte mentre, intorno a noi, sembra di assistere all’evoluzione continua ed irrinunciabile della sola tecnica. Secondo te perché l’esattezza e la costanza di quest’ultima hanno il sopravvento sull’espressività e la variabilità artistica?

GA: Dal mio punto di vista, nella musica che oggi ci circonda (il pop o la cosiddetta musica “commerciale”) in molti casi la tecnica ha sempre meno importanza, là dove per tecnica intendo la capacità razionale di gestire contenuti musicali attraverso forme complesse più dilatate nel tempo. Molti pensano che oggi viviamo un era di iper tecnicismo, mentre, secondo me, siamo nell’era dell’emozione. Il progresso tecnologico è fermo all'”età della pietra”! L’emozione e l’arte sono insite nell’uomo, non credo potranno mai essere dimenticate a vantaggio di un arido meccanicismo.

Giovanni Allevi

D: Hai detto che il tuo processo creativo è frutto di una lunga gestazione mentale del brano, conseguentemente al fatto che tu non possa avere un pianoforte in casa. Che tipo di percorso personale hai svolto per giungere ad una simile padronanza musical-mentale?

GA: Ci sono voluti venti anni di studio accademico durissimo. Nella composizione, la difficoltà principale sta nell’affrancarsi dalla tastiera del pianoforte, dove la manualità può essere di grande aiuto. Ma il Contrappunto ad otto voci ti costringe ad usare solo la mente e l’immaginazione musicale. Dopo lo scoramento iniziale, ti accorgi di aver conquistato faticosamente la libertà di esprimerti senza alcun limite fisico.

D: Secondo te, il potere di integrazione della musica è maggiore rispetto a quello della parola? E se sì, perché?

GA: La parola può frantumarsi nei suoi innumerevoli significati ed ha sempre un valore coercitivo. La musica supera invece le barriere della lingua e ti si offre spontaneamente, regalandoti quanto di più bello una cultura ha maturato.

D: Joy, titolo del tuo ultimo album, ricorda in qualche modo l’Inno alla Gioia di Beethoven, oggi inno europeo che rappresenta un chiaro messaggio di fratellanza e di unione fra gli uomini. Ci sono nel tuo album e nella tua definizione di gioia dei messaggi affini?

GA: Forse, ma l’unione fraterna tra i popoli è un concetto talmente grande che la mia mente non riesce a contenere. Il mio “Joy” è l’inno alla gioia di un singolo individuo, che immerso nel caos quotidiano, nello smog e nel traffico della grande città, disperso ed alienato nei suoi mille impegni, privato delle proprie emozioni, perché proiettate su altri oggetti dalla forza di un mercato sempre più aggressivo, ritrova se stesso, si riscopre “angelo” capace di volare.

D: Che ne pensi dell’espressione musicale dei sentimenti più duri invece?

GA: Ci sono stati periodi storici in cui i compositori, soprattutto nel ‘900, hanno espresso in musica la lacerazione della guerra. La musica può esprimere qualunque emozione, e lasciarla sempre viva e cristallizzata nel tempo.

D: Nel tuo percorso professionale è evidente una gran voglia di inseguire i propri sogni. Qual è la qualità che più di altre ti ha permesso di emergere? E quale tuo difetto hai dovuto maggiormente limare o nascondere?

GA: Certo la mia totale fiducia negli altri, l’essere riconoscente per ogni minimo segnale, ogni minimo gesto nei miei confronti, il mio inesauribile entusiasmo per l’avventura che sto vivendo, l’umiltà, ma al tempo stesso la voglia di volare alto, sono fattori determinanti della mia storia personale e professionale. Uno dei miei grandi difetti è la difficoltà che trovo a scendere a compromessi. Spesso per questo motivo mi son visto chiudere delle porte in faccia.
È bello ora poter apprezzare con orgoglio anche quel “difetto”. 

D: Giovanni Allevi, rispetto ad altri artisti, cosa può dare di più ai giovani?

GA: Seguendo la musica non mi pongo degli obiettivi, è lei che comanda e detta le regole. Ogni conseguenza è imprevedibile.

Giovanni Allevi

Consiglio ai giovani di inseguire i propri sogni ad ogni costo, senza tregua e senza fretta. Quando fai le cose con tutto te stesso, con una passione ed una coerenza viscerali, troverai sempre qualcuno che ti apre una porta, contribuendo alla realizzazione del tuo talento.

Discografia:
13 Dita (1997)
Composizioni (2003)
No concept (2005)
Joy (2006)


Sito ufficiale di Giovanni Allevi

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