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Fumetto

Luigi Simeoni

Gli occhi e il buio

Autore dell’ultimo romanzo a fumetti pubblicato dalla Bonelli, “Gli occhi e il buio”, è Luigi (Gigi) Simeoni che ha sceneggiato e disegnato l’intera opera. Le oltre 300 pagine del volume narrano la vicenda di un artista che, in piena belle epoque, trova il successo nel mondo della pittura.

Copertina de Gli occhi e il buio

La realizzazione professionale va però di pari passo con il suo sprofondare in un abisso mentale che lo porterà alla schizofrenia. L’artista inizia a pensare che il segreto della sua arte stia in uno strano barlume che intravede nella pupilla dei morti di morte violenta. Gli ultimi istanti di vita di una persona diventano, così, per lui una vera e propria ossessione. Per foraggiare la sua ispirazione, dunque, il pittore si scoprirà feroce assassino seriale. Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’autore, già affermato disegnatore di molti fumetti (Nathan Never, Volto Nascosto, Hammer).

Simone Piazzesi (SP): Oggi potremmo definire giallo e il noir dei generi “inflazionati”. Visti i notevoli successi commerciali riscossi, sembra che in molti si siano cimentati a scrivere gialli… “Gli occhi e il buio” ha scelto un sotto-genere meno praticato — il poliziesco-storico — anche per distinguersi dalla folla?

Luigi Simeoni (LS): No, non c’è stata alcuna scelta determinata da fattori commerciali. C’era un’idea, la voglia di raccontare la follia di un grande creativo. Poi, man mano, mi sono messo a individuare il momento storico che meglio si adattasse a raccontare queste cose. Il periodo italiano compreso tra l’inizio del ‘900 e la Grande Guerra era perfetto.

SP: L’introduzione all’albo è un vero è proprio saggio molto dettagliato sul contesto storico e scientifico in cui si sviluppa la vicenda. Ho provato però un certo disagio nell’averlo letto prima di aver letto la storia, come se mi avesse tolto un po’ di magia, mi avesse svelato subito tutti i “trucchi” della storia. Non pensi che sarebbe stato meglio metterlo in fondo all’albo, di modo che il lettore sarebbe stato portato a leggerlo solo dopo aver letto la storia? Leggere prima un’introduzione così dettagliata è un po’ come vedere il “magink-of” di un film di fantascienza prima del film stesso: fa uno strano effetto straniante.

Simeoni ospite al Lucca Comics

LS: Mah, non credo che abbia tolto granché al gusto della lettura. Se avessi raccontato quello che succedeva, capirei il tuo disappunto. In ogni caso, visto che citi l’esempio della fantascienza, il mio saggio vale un po’ come quel celeberrimo testo scorrevole di “Guerre Stellari”… Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… eccetera. Serve a introdurre il lettore/spettatore nel contesto ambientale. Poi, sai, i gusti sono gusti…

SP: Angelo, l’amico del protagonista, è disegnato con lineamenti estremamente “realistici”, morbidi, veri. Sembra un volto come tanti che si possono trovare per strada. Il protagonista è, invece, molto più freddo nei lineamenti, a tratti sembra quasi “di plastica” tanto è rigido e formale. A cosa ti sei ispirato per lo studio di questi due fondamentali personaggi, e perché sono risultati così diversi?

LS: Angelo esiste veramente, è un mio amico ed è davvero un pittore straordinario. I quadri che si intravedono nella scena ambientata a casa sua, sono opere che lui ha realizzato veramente. Angelo doveva apparire più “vero” degli altri personaggi proprio perché la sua natura di irrealtà, all’interno della storia, lo distingue dagli altri. Uno stratagemma metafumettisico che ho ritenuto giusto utilizzare. Alessandro è freddo perché deve porsi esattamente all’opposto di Angelo, come sua parte complementare. Come hai potuto dedurre, poi, dalla lettura, altro non sono che le due facce della stessa medaglia.

SP: Proprio la freddezza del protagonista, la “maschera di cera” che lo caratterizza, rischia a tratti di farlo rimanere antipatico al lettore. Solitamente l’eroe, benché negativo, ha un suo sinistro fascino. Simonetti invece sembra non far niente per andare al di là del suo glaciale portamento aristocratico. È stata una scelta voluta proprio per non creare una comunione fra il lettore e un feroce assassino?

LS: In realtà, devo dirti che moltissime persone mi hanno detto di aver provato una forte empatia nei confronti di Alessandro, pur sapendo che si trattava di uno spietato assassino. Erano la sua solitudine, il suo senso di incapacità a comunicare, che lo rendevano così “amabile” ai loro occhi. L’altra metà dei lettori, di cui tu evidentemente fai parte, lo trovano freddo e viscido. È la riprova che sono riuscito a creare un personaggio in grado di dividere su fronti diametralmente opposti, obiettivo che peraltro mi ero posto sin dall’inizio. In fin dei conti, se ci pensi, anche l’arte moderna o la musica possono ottenere lo stesso effetto: c’è chi ama Picasso e chi proprio non lo sopporta, chi ama il Jazz e chi non riesce ad ascoltarne più di tre secondi. L’estremo richiede scelte estreme.

SP: Nel romanzo ha un ruolo molto importante la stampa e in particolar modo il giornalismo d’inchiesta, che collabora addirittura con le guardie regie nella ricerca dell’assassino. A distanza di un secolo, pensi che il panorama giornalistico sia mutato? Esistono ancora questi coraggiosi “indagatori” oppure tutti preferiscono starsene nelle redazioni ad aspettare la notizia dall’agenzia di stampa?

LS: Esiste ancora la “vocazione”, che credo sia più tipica dei giovani. Con l’esperienza e col tempo, subentra spesso uno stato di “assestamento” che coniuga alla perfezione moralità, professionalità e convenienza ( politica ed economica ). Tieni presente che questo discorso vale per chiunque, non solo per i giornalisti. Io ho descritto un tipo di giornalismo agli albori, quello dei reporter-detective, che ho voluto immaginare permeato di una sincerità quasi commovente. Forse era proprio così. O forse è solo come vorrei che fosse il lavoro del cronista. Comunque, come in tutti gli altri campi professionali, anche oggi chi lascia il segno a lungo termine è chi lavora con dignità, e il resto è fuffa. La fregatura è che la fuffa vende bene.

SP: “Gli occhi e il buio” è una bella rappresentazione di una devianza psichico-ossessiva. Hai preso spunto da qualche personaggio del cinema o della letteratura? A me è venuto in mente “A beautiful mind” seppur con tutte le diversità del caso.

LS: Il riferimento è la devianza stessa. Chi racconta di disagi mentali, per forza di cose viene raggruppato sotto una stessa insegna. Anche in “A beautiful mind” il protagonista vedeva persone inesistenti. Ma è tipico di quella patologia, non è un’invenzione esclusiva degli autori. Io sono sempre stato affascinato dai film e dai libri sulle devianze ossessive, che possono sfociare nel thriller, nella commedia o nel dramma.

SP: Il tipo di storia, il ritmo narrativo, i personaggi si presterebbero molto bene ad una trasposizione romanzesca. Un po’ come avviene a volte per le novelization tratte dai film. Ti piacerebbe veder fare al tuo lavoro questa “metamorfosi”? Da romanzo grafico a romanzo tout-court?

LS: Lo sto facendo.

Simeoni rappresenta se stessoSP: Un romanzo grafico è un’opera molto impegnativa. Quanto ci hai messo a realizzare “Gli occhi e il buio”?

LS: Due mesi per fare le ricerche di base, sei mesi per scrivere la sceneggiatura e due anni per disegnarlo. Più un altro mese di “postproduzione” per rifare, aggiustare, correggere.

SP: Scrivere, ideare una storia e poi realizzarla in un volume di 300 pagine è diverso dal disegnare un normale albo di una serie, magari non tua? Immagino che per questo “Gli occhi e il buio” lo sentirai molto più “figlio”.

LS: Certo. Non c’è paragone.

SP: Progetti futuri?

LS: Il romanzo “in prosa”, come dicevo. Sono già a buon punto. Cercherò anche di pubblicare il fumetto all’estero, con qualche editore del settore libreria per farlo “vivere” un po’ di più. Poi sto elaborando qualche altra idea, ma non voglio calcare la mano finché non sarò sicuro di poter veramente realizzare qualcosa di totalmente personale e viscerale come è stato “Gli occhi e il buio”. Per il momento, ho scritto una doppia storia di Nathan Never che, a occhio e croce, dovrebbe uscire tra dicembre e gennaio prossimi. Una passeggiata che mi serve per “rientrare” nei ritmi giusti e preparare altri progetti.

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