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Cinema

Betsy Blair

La diva di Hollywood che emigrò in Europa

Betsy BlairBetsy Blair è famosa soprattutto come la moglie adolescente di Gene Kelly, che la sposò quando aveva appena diciotto anni, nel 1941. La sua carriera, però, prese il volo quando si separò dal marito, si trasferì in Europa e recitò per i migliori registi degli anni Cinquanta e Sessanta come Michelangelo Antonioni, Citto Maselli, Juan Antonio Bardem. E Mauro Bolognini, che nel 1962 la volle in Senilità nei panni della cupa Amalia Brentani, a fianco di Claudia Cardinale, Anthony Franciosa e Philippe Leroy. Il Trieste Film Festival, nella sua diciannovesima edizione, l’ha invitata proprio come ospite speciale della sezione dedicata a Italo Svevo, e Betsy Blair ha potuto finalmente rivedere il film dopo quarantacinque anni, insieme all’amica Cardinale.

Se in Europa ebbe fortuna, si risposò (con il regista Karel Reisz) e ci rimase per il resto della sua vita (oggi abita a Londra), in patria la Blair dovette fare i conti con il maccartismo e, nonostante la nomination all’Oscar ottenuta nel 1956 per il film Marty, la sua carriera hollywoodiana si spense molto presto. Accusata di essere una testa calda e di avere idee comuniste (quando, in realtà, non scese mai attivamente in politica) venne messa sotto inchiesta dalla HCUA (House Committee on Un-American Activities) e inserita nella “lista nera” degli esiliati da Hollywood.

Emigrata in Europa, diventò quello che è rimasta fino ad oggi, alla soglia degli ottantacinque anni: non un’“antidiva” (ammette di essersi estremamente goduta la giovinezza tra i luccichii dello star system, a fianco di un marito che metà delle americane concupiva), ma una “non diva”, un’attrice che ha pensato più a fare che ad apparire. Lo dimostra anche una filmografia oculata e non debordante: una trentina di film dal debutto del 1947 in La colpa di Janet Ames di Henry Levin.

Elisa Grando (EG): Signora Blair, cosa ricorda del periodo delle riprese di Senilità?

Betsy Blair (BB): In quel momento vivevo a Parigi, ero appena arrivata da Hollywood per cambiare completamente la mia vita. Mi ero separata da Gene Kelly e avevo già girato alcuni film europei, come Il grido di Antonioni, però ero eccitata all’idea di recitare per Bolognini, perché avevo visto “Il bell’Antonio” e mi era molto piaciuto. Delle riprese ricordo soprattutto la bora, era molto difficile girare con quel vento, e poi che il regista era un uomo elegante, gentile, molto sensibile. Sentivo di essere in buone mani e diventammo amici. Anche Piero Tosi (il costumista prediletto di Visconti, nominato all’Oscar per i costumi di “Il Gattopardo” e “Morte a Venezia”, nda) era un vero genio.

Copertina dei romanzi di Italo SvevoEE: Conosceva il romanzo di Svevo?

BB: Non Senilità, ma avevo letto La coscienza di Zeno e sapevo che Svevo era un grande scrittore. Ho capito che Amalia era una donna sola e un po’ pazza, che amava ossessivamente il fratello. Di quel personaggio potrei parlare per ore. In quegli anni, però, più che al ruolo ero interessata al regista.

EE: Si dice che Antonioni avesse un carattere duro e difficile. Lei che ricordo ne conserva?

BB: Vent’anni dopo aver lavorato con lui ne Il grido ero a Londra con mio marito Karel Reisz e ho letto un’intervista ad Antonioni sui “Cahiers du Cinéma”. Gli chiedevano qual è stato il momento più difficile della sua carriera, e lui rispondeva: “Le prime due ore che ho passato con Betsy Blair”. Per me fu uno shock terribile. Andai in lacrime da mio marito, che per fortuna era un uomo intelligente e mi rispose: “Betsy, pensalo come un grande onore”, e questo mi fece ridere. Effettivamente durante le riprese del film non ci furono difficoltà tra di noi. Antonioni non era affatto un uomo sgradevole, magari era molto autoritario e preciso, ma avresti fatto qualsiasi cosa per lui. Sapeva creare sul set un’atmosfera di vera arte. Quindi non era un uomo difficile, era semplicemente un artista.

EE: Qual è il ricordo più bello della sua vita con Gene Kelly e dei suoi primi anni a Hollywood?

BB: Di certo il mio primo amore, la mia prima esperienza sessuale, la nascita di mia figlia e quest’uomo meraviglioso che mi ha dato tutto, mi ha insegnato ogni cosa sull’arte, i sentimenti, la politica, la vita. Gene era una persona molto colta e sofisticata, sono stata fortunata che si sia innamorato di me.

Gene KellyNon mi sono rimasti che i ricordi migliori e, quando lo rivedo in televisione, mi chiedo: “Come ho fatto a lasciarlo? Era così attraente!”. Credo che si sia trattato della tipica storia fra la ragazzina e l’uomo affascinante. Io ero il suo gioiello, mi trattava come qualcosa di prezioso. Dopo sedici anni, però, ho sentito il bisogno di andarmene, di fare le mie cose e sono venuta in Europa. Questo ha reso il matrimonio impossibile, perciò ci siamo lasciati.

EE: Cosa successe dopo che fu inserita nella lista nera degli artisti ritenuti troppo vicini al comunismo?

BB: La mia carriera a Hollywood fu distrutta dalla “black list”, nella quale sono stata inserita ancor prima di girare Marty. Sono riuscita a fare quel film solo perché Gene mi ha difeso con la casa di produzione MGM, cominciando una specie di sciopero personale. Ma all’epoca non me ne importava molto, la mia vita mi sembrava di per sé un film e avevo già deciso di cambiarla. Molti altri artisti, invece, furono rovinati per sempre dalle liste nere. Se ci finivi dentro, nessuno ti faceva più lavorare.

EE: È vero che una volta ha detto che la sua vita è stata così meravigliosa da risultare quasi noiosa?

BB: Non ho vissuto niente di tragico, non ho avuto mariti ubriaconi, sono stata molto felice. Mia figlia dice che non si è trattato di buona sorte, ma delle mie scelte. Sono d’accordo, ma la verità è che mi sento fortunata.

EE: Come passa oggi le sue giornate?

BB: Ho scritto la mia autobiografia, Memory of all that e mi piacerebbe scrivere un altro libro. Ora collaboro con una casa editrice. Questo tiene occupata la mia testa ed è la cosa più importante quando si è vecchi. Ho 84 anni, ho i miei acciacchi ma ho ancora energia.

EE: Come mai non è più tornata negli Stati Uniti?

BB: Preferisco Londra perché New York è troppo dura e fredda, lì conta solo essere protetti e ricchi. A Londra invece tutti sono gentili, c’è una vita più tranquilla, esiste la sanità pubblica. In generale, in Europa c’è più gentilezza che in America. Amo comunque il mio Paese, mi interessa soprattutto la politica americana e forse dovrei impegnarmi di più. Nella vita l’ho fatto solo a livello personale: non avrei mai potuto innamorarmi di un repubblicano.

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