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Omnia

Trent’anni

Un numero interdisciplinare, capace come pochi altri di spaziare tra fumetto, cinema, musica, teatro, arti visive e loro rispettive contaminazioni. Graditissimo il ritorno di Mario Alberti, già intervistato nel lontano agosto del 2000, che dopo otto anni ci racconta dei suoi mondi paralleli con Morgana, Redhand, Mortemer, Spiderman e delle sue collaborazioni con Luca Enoch e Davide Di Donato, persona, quest’ultima, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare personalmente, apprezzandone – merce rara di questi tempi – spessore umano, capacità di ascolto, onestà e grande umiltà.

Davide Di Donato - Action Figures

Scultore commerciale con numerose esperienze maturate sia in Italia che all’estero Davide Di Donato ha lavorato con le maggiori industrie mondiali nel campo della scultura commerciale (Mc Farlane, Favorite Collection, 3D Stars, Fanatico Figurines) e possiede un particolare talento come scultore di prototipi nel campo dell’industria dei giocattoli, dove viene molto apprezzato il suo particolare “senso” del saper cogliere sorprendenti dettagli e somiglianze, come altresì testimoniato dai suoi lavori di effetti speciali per cinema e televisione o di ricostruzione per Musei di Storia Naturale, o più generalmente per strutture museali e teatrali.

Sempre in quell’ambito delle arti visive che ci è particolarmente caro, prosegue in questo numero la terza parte del lungo saggio sulla storia della video arte, a firma di Federica Tammaranzio, critica d’arte contemporanea e dottore di ricerca in Storia e critica d’arte all’Università degli Studi di Torino. E di video arte, peraltro di notevole spessore, in questo numero proponiamo l’opera realizzata da Guillermo Giampietro, intitolata Tip Tap, già proiettata il 23 gennaio 2008 presso il Teato Miela di Trieste, in occasione delle terza edizione di “Catodica – Rassegna Internazionale di Videoarte” (la video-performance in double channel projection vedeva in quel contesto anche la presenza sullo stage della performer Lara Baracetti). L’artista ha curato riprese, montaggio, effetti video ed anche colonna sonora (disturbante, ipnotico-ossessiva, avvolgente).

Tip Tap - Still Frame

Il risultato è, a dire non solo mio, eccezionale. Avete la possibilità, per gentile concessione dell’autore, che cogliamo l’occasione di ringraziare, d’immergervi per 21 minuti in scenari che prendono [cit.] “corpo da una serie di idee sulla discontinuità, la non coincidenza e, allo stesso tempo, lo scambio tra certe forme del linguaggio e il movimento fenomenologico della realtà. Forme che, nel linguaggio comune, costituiscono quella parvenza di unità formale capace di determinare, nella sintesi, l’illusione del movimento nel tempo e nello spazio. Concetti vuoti, ritmici, semplici, ripetitivi e puntuali, che svelano l’attrazione del fuori e l’impossibilità di afferrarlo”.

Marc-Henri PiaultFumetto ed arti-visive, ma anche cinema, con interviste davvero belle, tanto per le domande poste quanto per le risposte ottenute, a due mostri sacri: il francese Marc-Henri Piault, antropologo e cineasta, direttore di ricerca al CNRS e professore di antropologia visiva all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi ed il nostrano Tullio Kezich, storica firma de “Il Corriere della Sera” ed amico di Federico Fellini, Roberto Rossellini, Francesco Rosi, Ermanno Olmi, Lina Wertmüller, Franco Giraldi, Lino Carpinteri. Ringrazio personalmente Matteo Treleani (laureato in Semiotica all’Università di Bologna nel 2007, collaboratore del Conseil International du Cinéma dell’UNESCO e del Comité du Film Ethnographique) per questo suo ottimo esordio su Fucine Mute ed Elisa Grando, che alla veneranda età di trent’anni neanche compiuti, già da anni è giornalista professionista e può vantare un attivo di tre monografie edite da Mondadori, su Roman Polanski, Baz Luhrmann e Ron Howard. Siamo davvero orgogliosi ed onorati di poter annoverare tra le fila dei nostri collaboratori una giovane giornalista, autrice e studiosa che firma ormai da tempo immemore le prime pagine della cultura de “Il Piccolo” (ma anche articoli su “Ciak”), quando il sottoscritto era appena pubblicista, e al più firmava le ricevute per il ritiro di pacchi e corrispondenza.
E poi anche musica e teatro, con il lavoro di Fabrizio Garau, prossimo direttore responsabile di tal AudioDrome di qui abbiamo già parlato in passato, e le due interviste a firma di Cristina Favento (sua anche quella a Di Donato), altra giovanissima talentuosa, nostra caporedattrice in pectore già da quasi un anno, ed ufficializzata tale da qualche mese, cui dobbiamo, tra gli innumerevoli altri, il merito di aver saputo recuperare con il suo lavoro costante e continuativo, parecchi numeri arretrati, quando più di una volta sono stato tentato d’intitolare “alla ricerca della periodicità perduta” uno di quei miei vecchi editoriali in cui avrei dato contestuale contezza ai lettori sui motivi della nostra perenne ricorsa al tempo fuggitivo come non mai.

Immagine editoriale Fucine Mute

Ed infine Paolo Ghiotto Marin (nostro storico collaboratore dal lontano novembre del 2000 – già intervistatore di Luis Sepúlveda, Ryszard Kapuscinski, Sergio Vuskovic Rojo, Mario Delgado Aparaín), che dopo le escursioni nomadi su Vienna dello scorso numero in questo torna alle sue radici sudamericane più profonde, con un bellissimo spaccato di vita, che è poi anche racconto di viaggio e percorso letterario su l’Avana, macero del turista.

* * *

A volte mi chiedo come sia stato possibile non essersi persi per strada, in tutti questi dieci anni di attività editoriale che hanno prodotto la messa on-line di 109 numeri, per la costruzione di un archivio che ormai conta migliaia di risorse tra video, interviste, saggi, recensioni. Un archivio amato non solo dai PageRank di Google, ma anche e soprattutto da tutte le svariate migliaia di persone che ogni giorni lo consultano a vario titolo. Una risposta è certamente quella che ho già dato in passato, a domanda pressoché analoga alla suesposta.

statsE tuttavia un’altra risposta che mi sento di poter spassionatamente fornire adesso, dati oggettivi alla mano, ed anche sulla base delle analisi appena fatte sul presente numero è questa: Fucine Mute non ha mai lasciato il passo perché si è sempre fatta forte delle energie e dell’entusiasmo dei suoi giovani collaboratori, perché a quel tipo di progetto editoriale, originariamente pensato proprio su Internet quale luogo di dibattito forte e produttivo per la costruzione di un potente strumento di divulgazione mediato dai nuovi linguaggi della Rete, hanno partecipato, attraverso la pubblicazione di atti di convegni e lavori di ricerca, docenti e ricercatori universitari in modo non dissimile da quello attraverso cui hanno aderito i loro stessi studenti, con la pubblicazione delle loro tesi di laurea, all’interno di un progetto culturale che ha sempre difeso la sua necessità programmatica di proporre i ricercatori di domani accanto ai nomi più noti del sapere accademico di ieri e di oggi.
E se vero che alla crescita di quello stesso progetto hanno contributo i massimi rappresentanti della cultura e dello spettacolo internazionale (premi Nobel, editorialisti, saggisti, poeti, musicisti e artisti in genere), è altrettanto vero che tutti costoro hanno concesso interviste esclusive a quegli stessi sostenitori che hanno avuto la possibilità di intervistarli, scrivendo sulla loro arte, intesa in tutte le sue possibili manifestazioni, attraverso il saggio critico, la recensione o l’approfondimento analitico.

Radio FM 1976-2006. Trent'anni di libertà d'antenna

Trenta. Questa è in media l’età anagrafica dei nostri collaboratori. Trent’anni che fanno ben sperare sul fatto che i prossimi trenta siano, per questa nostra povera patria, anni di rinnovamento, consapevolezza, crescita e rinascita. Ché ne serviranno trenta almeno per lasciarsi alle spalle gli ultimi quindici dei signori BB&B (che sta per Bush Blair & Berlusconi o, se preferite, per Blood Boobs & Beast).

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