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Cinema

Pang Ho-Cheung

Trivial Matters

Locandina del film Trivial Matters, del regista Pang Ho-CheungAssiso come un re sul divano della sala stampa, Pang Ho-Cheung si sottopone all’interminabile fuoco di domande dei giornalisti rispondendo con tono basso e pacato. È affiancato sul lato destro dalla produttrice Subi Liang — e per l’occasione anche interprete — e su quello sinistro da Peter Kam, suo amico e abituale music director.
Definito la nuova icona del cinema made in Hong Kong, Pang si rivela in realtà un personaggio di spiccata umiltà, che sorride timidamente di fronte ai complimenti e scherza sul suo status di cineasta intellettuale, reggendo un rotolino di prosciutto a mo’ di sigaro Cubano.

Lanciato in Occidente proprio dal FarEast Film, grazie alle prime commedie come You Shoot, I Shoot e Men Suddenly In Black, Pang Ho-Cheung quest’anno è tornato a Udine per presentare Trivial Matters, la sua ultima pellicola tratta da una collezione di racconti scritti da lui stesso all’età di 21 anni. Tra le storie che si intrecciano, troviamo un professore di psichiatria che finisce per consultare una sua ex studentessa riguardo alla propria vita sessuale. Ma ciò che non sa è che la giovane strizzacervelli sta raccogliendo un vivacissimo racconto della storia anche dalla moglie del professore. Poco dopo, nell’episodio intitolato “It’s a Festival Today”, c’è un giovane frustrato che spera che andare a vivere con la sua casta fidanzata lo porterà finalmente al sesso. Quando questo non accade, deve escogitare un nuovo piano per far cadere le difese della ragazza, o almeno i suoi vestiti… Sette storie, tutte caratterizzate dalla mancanza di un inizio e di una fine vera e propria, quasi a sottolineare la precarietà che abita i sentimenti e le relazioni dei loro personaggi. Per completare l’omaggio a Pang Ho-Cheung, il Far East Film ha presentato in anteprima due cortometraggi, The Robbery e The first Adventures of the Gangsta Bears, entrambi realizzati dal regista nel 1985, a dodici anni, insieme ai fratelli.

Domanda (D): Com’è nata l’idea per questi cortometraggi?

Pang Ho-Cheung (PHC): Quando eravamo piccoli la mamma ha regalato a me e a mio fratello una videocamera per registrarla mentre cantava e ballava. Noi però abbiamo trovato questa attività molto noiosa, così abbiamo iniziato a cercare di copiare quelli che erano i film che vedevamo per cimentarci in qualcosa di originale. Da lì ci è venuta una certa idea di creare dei cortometraggi e sono nati quelli che poi verranno proiettati. E piano, piano mi è cresciuta dentro l’ispirazione per diventare un regista.

D: C’è un tema comune nei film che ha diretto finora?

PHC: Penso che la cosa più interessante nel cammino personale di ognuno di noi, in ogni essere umano, sia proprio il passaggio da uno stato d’animo di frustrazione, dallo studio e comprensione delle proprie frustrazioni, al raggiungere invece uno stato di soddisfazione. Ed è questo studiare la frustrazione delle persone che accomuna i miei lavori, è uno dei temi principali che amo affrontare.

D: Che cosa risponde al giudizio negativo sui suoi personaggi femminili, specialmente nel film Men suddenly in Black?

Una scena del film di Pang Ho-Cheung

PHC: Non ritengo che in Men suddenly in Black la figura della donna rappresenti un personaggio negativo. Si tratta di un film gangster e le donne fanno proprio quello che si suppone facciano in quanto tali! Non si tratta di una questione di misoginia o di un problema di discriminazione sessuale, anzi. Tutti i miei personaggi femminili sono contestualizzati, quindi fanno ciò che quel personaggio farebbe in quella determinata occasione e situazione e non rappresentano certamente tutto il genere femminile.

D: Il cast di Trivial Matters riunisce attori molto importanti, avrebbe avuto lo stesso successo senza di loro? Come sceglie i suoi attori?

PHC: Non so se avrebbe avuto lo stesso successo con un cast di attori meno famosi…
In realtà il principio che guida la scelta del cast, in tutti i miei film, è semplicemente il tentativo di scegliere l’attore adatto al ruolo che deve interpretare. Il successo è dovuto al fatto che gli attori scelti sono esattamente perfetti per quello che è il ruolo a loro assegnato. Per quanto riguarda la presenza di miei amici, bisogna puntualizzare, innanzitutto, che io ho investito personalmente nella realizzazione di questo film e ho chiesto a tutti i miei amici di partecipare, e quindi non solo perché sono degli attori già molto famosi.

D: Com’è nata l’idea di affidare un ruolo a Feng Xiaogang (celebre regista cinese, nda)?

PHC: Ci stimiamo molto reciprocamente, stimiamo i nostri film le nostre opere e ci chiedevamo quand’è che avremmo potuto fare qualcosa insieme… Trivial Matters è stata l’occasione per metter in atto questo proposito. Del resto, anche il direttore della colonna sonora ha avuto un ruolo nel film (si gira in direzione di Peter Kam, nda). Diciamo che la realizzazione di questo film è paragonabile a una grande casa dove c’è una festa e tutti gli ospiti sono invitati a partecipare.

Sarah Gherbitz (SG): Si sente maggiormente condizionato nelle sue scelte artistiche, da quando è un regista di successo?

Una scena del film di Pang Ho-CheungPHC: Credo di aver mantenuto il cento per cento della mia indipendenza, senza mai scendere a compromessi, perché ritengo che più una persona rimane fedele ai propri principi, più acquista in libertà e in autonomia. Ad esempio, per Trivial Matters, un investitore molto potente aveva proposto di finanziare il film chiedendo però di adeguarlo a quelle che sono le regole del mercato cinese. Io ho rifiutato l’investimento decidendo di basarmi su un budget molto più limitato e investendo personalmente nel film per mantenere l’integrità dei miei principi e l’integrità del progetto originale. Mi sento quasi in imbarazzo a sentirmi definito un regista di grande successo, ma penso di potermi dire orgoglioso di questo dal punto di vista dell’integrità, che ho mantenuto sempre nel seguire solo progetti in cui credevo fermamente e seguendo i miei principi. È proprio questo quello che considero il mio vero successo!

SG: Qual è il target di pubblico di Trivial Matters?

PHC: Il target di pubblico che avevo in mente per questo film sono i giovani più o meno sui vent’anni, perché il film è l’adattamento di un libro di racconti che avevo scritto quando avevo 21 anni e quelli erano gli argomenti che maggiormente mi interessavano a quell’età. Credo che oggi possano ancora interessare quel target d’età.

SG: Lei scrive romanzi e fa film, fino a che punto le due cose si compenetrano?

PHC: Sicuramente un film è diverso da un libro, che come lavoro scritto è destinato a un pubblico che legge, e contiene quindi molte descrizioni di quelle che sono le sensazioni, i sentimenti dei personaggi… Il film è fatto per un pubblico che guarda e osserva, quindi ci si deve basare più sulla forza delle immagini per caratterizzare i protagonisti. In particolare, vorrei sottolineare proprio quanto nel primo episodio vengano utilizzate molte immagini per descrivere quelle che sono le sensazioni dei personaggi.

SG: Si può parlare di una nuova generazione di registi nel cinema di Hong Kong?

PHC: Non c’è una vera e propria generazione di nuovi registi. Io ho iniziato a lavorare dopo il 1997, con il ritorno di Hong Kong alla Cina, ma ci sono ancora troppo pochi registi a HK per definirla una vera e propria generazione. Io sono uno dei più giovani di questa generazione del passaggio.

SG: Quali sono gli autori che l’hanno più influenzata?

PHC: Tra coloro che considero dei maestri, ci sono Stanley Kubrick e Werner Herzog.

Il regista Pang Ho-Cheung

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