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Omnia

C’era una volta il libro?

Il significato etimologico del sostantivo libro deriva da liber, termine latino che originariamente voleva significare «corteccia». La necessità da parte dell’uomo di veicolare in maniera efficiente ed efficace e in modo sincronico e diacronico le sue conoscenze, ha portato alla sostituzione della macchinosa tecnica della incisione rupestre – funzionale alla comunicazione delle società di cacciatori raccoglitori – con supporti trasportabili grazie all’utilizzo di tavolette di legno o argilla e cortecce d’albero adeguatamente trattate e incise.

Lettura e creatività

La successiva trasformazione della corteccia in fogli di pergamena e infine in fogli di carta più o meno levigata avvenne contestualmente alle modificazioni nel senso di utilizzo di questo fantastico strumento per la trasmissione dello scibile. Infatti, se liber è il materiale utilizzato per incidere testi, per successiva estensione questo sostantivo è gradualmente diventato sinonimo di opera letteraria – in liber scribuntur litterae. La necessità di poter sviluppare il pensiero umano in modo sistematico e compiuto e soprattutto in modo facilmente trasmissibile, ha imposto una evoluzione nella trattazione dei fogli di corteccia, fino alla scoperta delle proprietà della cellulosa, dalle quali nasce il liber moderno, ovvero un volume più o meno corposo, composto da una copertina e decine se non centinaia di fogli lisci e sottili sui quali la conoscenza umana viene impressa.

Oggetto secolare d’intrattenimento più o meno ricco di dottrina; deus ex machina funzionale alla risoluzione (quanto alla creazione) di quesiti; secolare strumento di lavoro per un numero infinito di studenti di ogni età, intelligenza, ceto sociale e lignaggio, da alcuni decenni il liber sembra subire un processo di impoverimento qualitativo e di diminuzione quantitativa a favore d’un dispositivo fisico capace di implementare il funzionamento di una macchina di Turing.

Questo dispositivo, meglio noto con il sostantivo di origine latina computer, è formato da due componenti imprescindibili: un processore e una memoria. Compito del processore è di leggere le istruzioni e i dati dalla memoria ed eseguire determinate istruzioni – quello che il cervello umano compie quando pensa. Compito della memoria è di immagazzinare dati secondo un ordine – analogamente a quello che fa l’uomo quando ricorda. La memoria del computer è una sequenza finita di celle, in cui ogni cella contiene una sequenza finita di bit, il quale viene comunemente considerato l’unità di misura dell’informazione. A questo punto forse è più chiaro il motivo per il quale il liber sarebbe destinato a segnare il passo a favore del computer?

Le risposte stanno proprio nella definizione operativa dei due strumenti. Da una parte, se non in rari casi, il liber non è più pensabile come opera d’arte tout court , ma come uno strumento di informazione funzionale alle necessità contingenti dell’uomo. Si legge sempre più per sapere e sempre meno per conoscere. Curiosamente, il computer assolve a questa necessità. Infatti, per come è tecnicamente concepito, il computer è uno strumento in cui un processore legge informazioni contenute in memoria per poi processarle secondo una serie di istruzioni precedentemente stabilite. Il computer deve essere in grado di fare, come l’uomo in una società materialistica deve essere in grado di soddisfare prestazioni. Quindi, il funzionamento del computer non ricorda un poco il procedimento al quale il nostro cervello, intrappolato nei meccanismi di una società frenetico-capitalista, si sta conformando?

Pc brain

Quanto è più facile trovare soddisfatto il nostro desiderio di conoscenza – ormai altamente segmentato, a-specifico e fast-served – attraverso l’utilizzo di un computer, piuttosto che nella lettura di un libro? Quanto è fondamentale in una società tecnologica come la nostra il risparmio energetico e di tempo derivante dall’utilizzo del computer (ormai sinonimo di internet) come fonte di conoscenza, rispetto alla consultazione laboriosa di libri?

Queste domande troverebbero sicura risposta nella direzione del più o meno celere processo di smantellamento dell’editoria cartacea, a favore di forme di approvvigionamento del sapere di tipo multimediale, interattivo e ready to go. Ciò sarebbe assiomatico, se non fosse per il fatto che esistono e resistono ancora – ecco chiusa la poderosa iperbole – coraggiosi temerari che si ostinano a prediligere il liber al computer. Sono coloro i quali sul tram mentre si recano al lavoro, in vacanza appollaiati sotto l’ombrellone o nella beata pace dei salotti familiari sfilano – moderni don Quijote de la Mancha – i loro romanzi, saggi storici, di politica o di attualità, come spade vetuste ma ben affilate e resistenti per riluttanza all’invasione di i-pod, palmari o computer miniaturizzati dotati di connessione wireless. Questo esercito di 300.000 sognatori erranti, in lievissimo calo rispetto all’anno precedente, è confluito in massa alla XXI Fiera Internazionale del libro di Torino, dall’8 al 12 maggio di quest’anno.

La Fiera del Libro di Torino contende annualmente alla Buchmesse di Francoforte il primato di visitatori. La Fiera nacque il 18 maggio 1988, inaugurata dallo scrittore premio Nobel Josif Brodskij, che già allora la definì già come una «luminosa idea con un pizzico di follia». Nel corso dell’anno una coincidenza ha voluto che sia il numero dei visitatori, sia il numero degli espositori siano esattamente triplicati. Coincidenza che sembra indicare come domanda e offerta siano in stretta correlazione. Dal 1992 la Fiera trova posto al mitico Lingotto, ristrutturato dal noto architetto genovese Renzo Piano, esponente assieme a Norman Foster e Frank Gehry di quella scuola High-Tech che ha rivoluzionato gli stili architettonici negli ultimi decenni. Nel 1996, invece, la Fiera diviene tematica. “La bellezza” è stato il tema guida dell’edizione 2008, mentre dal 2001 la Fiera diventa internazionale, facendosi promotrice della letteratura di un paese. L’anno 2008 ha visto la problematica presentazione di Israele come paese ospitato. A margine della Fiera, un manipolo di 5000 ragazzi ha manifestato contro la politica israeliana, ritenuta responsabile di segregare il popolo palestinese. Peccato che questi ragazzotti non abbiano optato per l’ascolto degli scrittori israeliani, tipicamente critici nei confronti dell’operato del loro governo. Curiosamente, l’ingresso stampa è stato posto esattamente sotto la bandiera d’Israele.

Lo scrittore Gore Vidal

Alla fiera del libro sono intervenuti decine di ospiti illustri, tra i quali vale la pena di citare Gore Vidal, americano residente a lungo nel salentino, co-autore della sceneggiatura dell’insuperabile Ben Hur di Charlton Heston. Vidal è considerato un riformatore radicale negli Stati Uniti, paese che ama ma non manca di criticare per l’operato scellerato dei suoi governanti. Vidal sostiene di non essere stato favorevole all’entrata in guerra del suo paese nel corso del secondo conflitto bellico, così come accusò il presidente Roosvelt di avere indotto i Giapponesi all’attacco di Pearl Harbor per giustificare l’entrata in guerra degli States. Ovviamente Vidal è contrario a qualsiasi intervento militare di Washington, quindi, per questo acuto autore, bellezza non può far rima con Stati Uniti d’America.

Altro personaggio di spessore approdato al Lingotto è Andrea De Carlo; notissimo scrittore milanese, assistente alla regia di Fellini, co-sceneggiatore di Antonioni, musicista raffinato, storico ed eccellente fotografo. De Carlo si presenta alla Fiera con tre pelosi gorilla targati Greenpeace e non parla di letteratura ma di ecologia e sviluppo sostenibile. Il pubblico è da finale mondiale, il clima è da c.d aria del sonno settecentesca. Altro personaggio da novanta sceso da Corso Galileo Ferraris è Giovanni Cobolli Gigli, dirigente d’azienda caro ai torinesi di sponda juventina. Coboldi Gigli è alla Fiera come presidente della vecchia Signora (ma il Giovanni minore è stato anche direttore generale della Bompiani e di Mondadori) assieme a un vulcanico Giampiero Mughini, catanese sempre in Lotta Continua contro chi ha cercato di fermare il sogno juventino. Per Mughini “Il sogno continua” e questo è lo slogan che da il titolo al suo diciassettesimo libro, perché Mughini non è anche o solo un opinionista sportivo. Darà forfait per intercorsa impotenza politica Fausto Bertinotti, ormai ex politico, comunista in via d’estinzione.

Procuratore Capo del Consiglio Superiore della magistratura, il dottor Giancarlo Caselli è stato visto contemporaneamente a due presentazioni. Dove si parlava di leggi, magistratura o delitti eccellenti, tra gli invitati c’era sicuramente il magnetico Caselli, spesso sostituito dal più televisivo scrittore parmigiano Carlo Lucarelli, presente alla Fiera per parlare del noir come genere letterario emergente. Si narra che le sue mani, inquietanti strumenti capaci d’indurre lo spettatore in stato di televisiva ipnosi, siano state ritrovate in un hangar del Lingotto in movimento sincronizzato da un addetto alle pulizie tre giorni dopo la chiusura della Fiera. Piero Chiambretti alla fiera c’era per vicinanza di residenza più che per interesse, tallonato dal suo amico Pinketts in cerca di Markette, zona bar, a tre metri dalla bottiglia di brandy.

Insomma, decine e decine di invitati più o meno famosi, giovanissimi scrittori di racconti brevi o poesie stile “sto male perché ti amo e tu non mi ami più” completamente privi di X Factor in viaggio di sicuro ritorno verso un pezzo di notorietà da raccontare ai nipotini. In mezzo a questo spettacolo, illuminati come star immortali c’erano loro, i libri, i volumi, i tomi, derivati di cortecce, esposti come soldatini morti, nella difesa eroica dei bastioni, seppelliti negli stand con onori militari inventati lì per lì. Libri di letteratura moderna o classici immortali, romanzi, libri storici o di fantascienza, libri rosa o gialli, libri specializzati o libri di viaggi, libri per bambini e libri per soli adulti, insomma, libri per tutti i gusti, senza che qualcuno ricordi cosa voglia dire avere gusto.

Libri libri e ancora libri

Questa è la Fiera del Libro di Torino. Una immensa libreria in modesto saldo che ogni tanto ci presenta i suoi autori. Il “pizzico di follia” è di quelli che si sono comprati il libro più piccolo del mondo: diametro 0,5 cmm, perché si legge velocemente ed è un sicuro tascabile. Il “pizzico di follia” è di quello che vive in un monolocale di 30mq e non riesce a farsi un giro al Lingotto senza lasciarci un mese di stipendio. A pagina 154 di Fahrenehit 451 sarà costretto a cambiar residenza o a trasformare casa in byte.

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