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Palcoscenico

Rigoletto un po’ troppo immobile!

Locandina de Il Rigoletto di Giuseppe VerdiAll’interno dell’amplia produzione di Giuseppe Verdi, che dal 1839 al 1893 comprende ben 28 opere, Rigoletto occupa un posto del tutto particolare. Per capire la singolarità di questa prima opera della cosiddetta “trilogia popolare” di Verdi, che si conclude con Il trovatore e La traviata, è necessario comprenderne almeno a grandi linee la trama.
In Rigoletto, Verdi narra le vicende di un buffone di corte alle prese con un pasticcio da lui stesso causato, che condurrà alla morte dell’amata figlia.

Il primo dei tre atti inscena il rapimento di Gilda, figlia di Rigoletto. Lo sdegnato Conte di Ceprano, sbeffeggiato da Rigoletto in occasione di una sontuosa festa organizzata dal Duca di Mantova, per vendicarsi dell’affronto subito minaccia di rapire la figlia del buffone di corte. Attraverso un inganno, i cortigiani del Conte rapiscono Gilda con la complicità di un ingenuo Rigoletto, convinto di partecipare al rapimento di un membro della casata Ceprano. Poco prima, si scopre che il cuore di Gilda era stato conquistato dal frivolo Duca di Mantova, intrufolatosi con un altro inganno nella casa di Rigoletto allo scopo di far cadere la bella Gilda ai suoi piedi. Rigoletto si accorge ben presto del rapimento della figlia e quindi di essere stato ingannato dai tirapiedi del Conte di Ceprano.

Nel secondo atto, Rigoletto riesce a ritrovare sua figlia Gilda, nel frattempo raggiunta e oltraggiata dal Duca di Mantova. Rigoletto giura vendetta e nel terzo atto assolda Sparafucile, un bravo incaricato di uccidere il Duca di Mantova. Non pago, spiando il Duca, Rigoletto svela a sua figlia Gilda quanto questi sia debole di fronte al fascino femminile, infatti, il Duca si mostra alquanto interessato a Maddalena, la bella e lasciva sorella di Sparafucile. Maddalena, interessata ai soldi del Duca, propone al fratello di risparmiargli la vita e di consegnare a Rigoletto un sacco con il cadavere della prima persona che si fosse presentata alla porta. Gilda, gelosa per le attenzioni del Duca verso Maddalena, si presenta travestita da uomo alla porta della casa di Sparafucile. Seguendo l’indicazione della sorella, questo uccide Gilda e la mette nel sacco per poi consegnarlo a Rigoletto, il quale ben presto scopre che in quel sacco c’è sua figlia e non l’odiato Duca di Mantova.

Il Rigoletto di Giuseppe Verdi andato in scena all arena di Verona

L’opera narra quindi le vicende di un buffone di corte capace di progettare un omicidio, vittima d’una serie di tradimenti che portano alla morte della figlia in luogo di quella del Duca. Rigoletto nasce tra la primavera del 1850 e il febbraio del 1851, pochi giorni prima di andare in scena al teatro La Fenice di Venezia. L’opera ottiene subito un successo pieno che si ripercuote in maniera decisiva sulla figura di Verdi, al punto che Rossini è costretto a riconoscerne il genio e Victor Hugo (dalla cui opera Le Roi s’ammuse è tratto Rigoletto) si sente obbligato ad accettare la superiorità della riduzione verdiana rispetto alla sua opera letteraria.

La particolarità e grandezza di Rigoletto sono sancite dalla capacità di aver letteralmente trasformato il melodramma contemporaneo. Questo dramma trova nella musica la sua espressione naturale ed esauriente. E la rappresentazione teatrale della natura umana non si limita a un dialogo tra il bene e il male, ma fonde queste due categorie in un’unica personalità: Rigoletto è si un buffone di corte, pagato per far ridere, deforme e ridicolo, ma è anche animato da un profondo amore per la sua bella figlia, e al contempo è un assassino in potenza, capace di odiare il Duca suo padrone, perché ricco e bello. Odio verso il sovrano e amore per la figlia sono le due principali caratteristiche della dissociazione che vive Rigoletto in tutto il corso dell’opera.

Dal punto di vista musicale, Verdi opera un’altra rivoluzione: il personaggio principale è un baritono, assoluto protagonista del dramma in tre atti. Egli primeggia con grande varietà di accenti, di solito riservati al tenore o al soprano. Con Rigoletto vanno in pensione le classiche gerarchie che vedono prevalere tenore e soprano a discapito di altri registri vocali. Infatti, il duetto più significativo dell’opera è tra Gilda e il genitore, momento nel quale Rigoletto si rivela come padre amoroso, mentre gli altri personaggi si dispongono attorno al protagonista come una costellazione destinata a risaltare la poliedricità della sua personalità.

Infine, con Rigoletto Verdi definisce la sua struttura drammatica. Da qui in poi, i momenti cupi del dramma verdiano saranno sempre caratterizzati da componimenti elaborati e complessi, così come la struttura linguistica sarà significativa e non banale; mentre i momenti positivi del dramma, dove la svolta è verso la risoluzione di un conflitto, saranno caratterizzati da un formalismo linguistico e da un eclettismo compositivo.

Bozzetto di scene per Il Rigoletto di Giuseppe Verdi andato in scena all arena di Verona

Rispetto al carattere innovativo dell’idea verdiana, il Rigoletto andato in scena dal 2 al 28 agosto all’Arena di Verona lascia un poco l’amaro in bocca. La regia di Ivo Guerra, già troppo narrativa e superficiale, è ripresa dalla veronese Catia Pongiluppi.
Belle le scene di Raffaele del Savio, che in parte riproducono l’ambiente cupo e pessimistico voluto da Verdi. Il destino disperato per Rigoletto è ben supportato da un impianto scenico che riproduce degnamente la Mantova rinascimentale. I costumi, disegnati da Carla Galleri, sono appropriati, anche se sovente si confondono con la scenografia.
Il palcoscenico ripropone in apertura il Castello di San Giorgio, con una gradevolissima ricostruzione della sala del Duca e il grazioso cortile in mattoni rossi di casa Rigoletto, mentre il terzo atto si svolge sulle cupe rive del fiume Mincio in epoca medievale. Si fa notare, però, la decisiva e incisiva manipolazione delle indicazioni di Verdi da parte della regia. In particolare, non si capiscono alcune soluzioni scenografiche che prevedono dei movimenti del coro stile Monty Pyton; l’entrata in scena di questo nei momenti meno opportuni; la posizione dei cantanti spesso di spalle rispetto al pubblico e la scena finale completamente stravolta rispetto al libretto.

La direzione dell’orchestra di Renato Palumbo lascia qualche dubbio, ma questa non è una novità. Si nota una ricorrente mancata coordinazione tra orchestra e cantanti, che spesso influisce negativamente sull’udibilità del cantato.
Nel ruolo di Rigoletto troviamo “il Rigoletto” per eccellenza, alias Leo Nucci, che supera le 100 presenze all’Arena. Nucci canta per incantare e ci mette molto più della sua voce, ormai più che matura, nel personaggio che lo caratterizza come uno dei più importanti baritoni del Novecento. Sempre espressivo, Nucci ha una voce chiara e udibile, inoltre, alla faccia della sua età, si muove sul palco con movenze da vero buffone di corte, insegnando il recitato a colleghi troppo statici. A grande richiesta, concede il bis di Vendetta, tremenda vendetta e saluta fin all’ultimo spettatore.

Leo Nucci interpreta Il Rigoletto di Giuseppe Verdi andato in scena all arena di Verona

Il Duca di Mantova è interpretato dal tenore leggero Gianluca Terranova, in sostituzione di Roberto Aronica. Belle la voce e l’estensione, ma limitata l’agilità. Apparentemente affaticato, è arrivato a La Donna è mobile spossato, al punto di sacrificare qualche acuto. Non convince Desirèe Roncatore nel ruolo di Gilda. Manca la resa drammatica del personaggio, spesso risultano forzati gli acuti che raggiungono la stonatura in alcuni passaggi, poco agile e scarsamente coinvolta nel dialogo con il padre, la Roncatore sembra non trovarsi a suo agio in questo ruolo e tanto meno negli spazi aperti. Infine, poco soddisfacente è la trasformazione, l’evoluzione del personaggio che Verdi ha previsto per Gilda nel terzo atto, ovvero, da ragazzina a donna violata e innamorata.

Impressionante lo Sparafucile di Marco Spotti. Un voce convincente, udibile ed estremamente chiara, associata a una buona capacità recitativa, fa di questo cantante un basso di qualità. Spesso approssimativi e privi di spessore i comprimari, scelti non si sa da chi e sulla base di quale criterio. Insomma, un Rigoletto dagli alti e bassi, sicuramente impreziosito dalla presenza di Nucci, uno degli ultimi grandi interpreti verdiani.

L’86° Festival Lirico si è svolto quest’anno dal 20 giugno al 31 agosto 2008 nella suggestiva cornice dell’Arena di Verona. A inaugurare l’86° stagione del Festival Lirico è stata l’Aida, la schiava etiope regina dell’Arena. L’edizione 2008 ha proposto lo storico allestimento del 1913 dell’architetto Ettore Fagiuoli. Sul podio è salito il Maestro Renato Palumbo, mentre la regia è stata curata da Gianfranco De Bosio.
La seconda opera in cartellone è stata la Tosca di Giacomo Puccini, in scena il 21 giugno sotto la direzione di Giuliano Carella. Regia, scene e costumi di Hugo de Ana, che ha ripreso l’applaudito allestimento del 2006.
Il 22 giugno è stata la volta del Nabucco di Giuseppe Verdi, con la regia, le scene e i costumi di Denis Krief. L’opera è stata diretta da Daniel Oren.
Quarto titolo in cartellone, la Carmen di Georges Bizet, è andata in scena il 5 luglio nell’oramai celebre allestimento di Franco Zeffirelli. A dirigere c’era Daniel Oren.
L’ultima opera in cartellone, andato in scena dal 2 agosto, è stata il Rigoletto di Giuseppe Verdi, ripreso dall’edizione 2003 con la regia di Ivo Guerra e le scene di Raffaele Del Savio.

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