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Arte

Design meticcio (I)

Jucy Salif — Spremiagrumi- opera di Philippe Starck per AlessiAbbandonati sentieri formali improntati ad un’allegra e spensierata esteticità diffusa, il design di inizio millennio torna a puntare la propria azione sul mondo con pratiche che instaurano un nuovo patto di solidarietà tra designer e corpo sociale. Se icona della fine del ventesimo secolo può considerarsi lo spremiagrumi Jucy Salif disegnato da Philippe Starck per Alessi, il nuovo millennio si è aperto sotto la spinta dei Fratelli Campana con la seduta Favela per Edra. I progetti del duo italo/brasiliano nascono da un rapporto fortemente legato al territorio, sia nei suoi aspetti urbani che in quelli rurali. Humberto e Fernando Campana vivono a Sao Paulo, città caotica, complessa e multietnica dove coesistono contraddizioni e conflitti di una modernità fuori asse, tra grattacieli ultramoderni e favelas. Le zone povere della megalopoli paulista rappresentano un deposito inesauribile di stimoli creativi che nascono dalla necessità di far fronte ai bisogni quotidiani. La vita delle persone si svolge prevalentemente per strada, sui marciapiedi s’incontrano bancarelle che vendono qualsiasi tipo di oggetto, dai vestiti usati agli animali di peluche, dal cibo alle bambole di pezza fatte a mano.

Manualità e creatività sono caratteristiche dei brasiliani e nei loro progetti di product design, i Campana hanno incorporato ed esaltato queste innate tendenze. Il loro peculiare modo di lavorare è segnato dal recupero di materiali poveri, banalizzati dalle pratiche quotidiane, che attraverso un rigoroso approccio progettuale vengono riutilizzati e trasformati in oggetti di alto valore non solo estetico, ma anche economico.
Il punto di partenza è sempre il materiale, poi si elabora una forma e alla fine si giunge alla funzione del prodotto studiando l’ergonomia, i limiti e le possibilità. è così che uno stesso materiale può servire per produrre una sedia come un paio di scarpe o una borsa.

Fratelli Campana seduta Favela per EdraLa curiosità di indagare le possibilità offerte da un qualsiasi materiale spinge l’atto creativo lontano dal punto in cui si è inizialmente manifestato e lo porta a sperimentare orizzonti nuovi e inaspettati, nel costante tentativo di tradurre un’emozione in un oggetto che incarna un’anima sospesa tra materiale e immateriale, tra design e arte, tra funzione e senso. Si tratta di pratiche “meticcie” che partono da una visione aperta sul mondo e aiutano a tracciare una sorta di itinerario culturale attraverso cui ricostruire un percorso sostenibile di produzione e progettazione materiale.

Il solco segnato nel seno della cultura del design dai fratelli Campana rimanda a un versante della progettazione contemporanea di oggetti capace di restituire un paesaggio creativo che si lega a pulsioni, desideri e azioni che ridisegnano il rapporto tra progetto e mondo. Si mettono in moto metodi e pratiche che aiutano una definizione non solo formale degli oggetti ma meticcia, appunto, che racchiude implicazioni psicologiche, storiche ed economiche ampliando lo sguardo e i riferimenti ad un universo sociale ed umano in perenne trasformazione. Fedeli a questa impostazione ampia del fare design attraverso processi di incorporazione di tecniche e culture si perviene a rallentare quel progressivo e inarrestabile logoramento delle espressioni più elitarie della produzione di oggetti.

Operando in uno scenario produttivo ed economico complesso, il design più attuale recupera vitalità con progetti che penetrano negli interstizi del mercato globale creando relazioni/affinità/ibridazioni linguistiche e metodologiche con altre discipline artistiche. Basti pensare a lavori come Tree-trunk bench di Jurgen Bey dove il rapporto natura/cultura viene inserito in una prospettiva ecologicamente sostenibile attraverso pochi gesti di grande efficacia e semplicità. Ci si trova di fronte a un tronco grezzo nella sua sostanza che con l’inserimento di alcuni telai per sedute neobarocche diviene una poltrona per esterno che si integra perfettamente con il paesaggio circostante.

Tree-trunk bench di Jurgen Bey

Con studio a Rotterdam, capitale del design e dell’architettura più sperimentale , Jurgen Bey ama definirsi critical designer . Un esempio che segnala come la figura del progettista sia cambiata, da sviluppatore di forme ad interprete di un mondo complesso che richiede uno sguardo più consapevole sulle questioni non solo ambientali della nostra contemporaneità. Le opere di Jurgen Bey suggeriscono ai suoi fruitori una maggiore attenzione inserendosi in una prospettiva sostenibile dei bisogni. Compito del designer è comprendere perché nel mondo ci sono storture produttive, politiche e come è possibile avviare processi di trasformazione capaci di reagire, di modificare lo stato delle cose attraverso una riflessione su culture diverse dalle nostre, su approcci compatibili con lo sfruttamento delle risorse ambientali. Ogni designer dovrebbe andare oltre la realtà pensando al futuro e interpretando in modo corretto le aspettative della gente.

Jurgen Bey è particolarmente attento allo spreco delle energie e rimane critico rispetto alla nostra vita basata su eccessive comodità tecnologiche che ci rendono, a suo dire, meno forti. Con una battuta afferma: “In definitiva, sarebbe necessario un ritorno all’età della pietra. Non credo all’equazione progresso = velocità. Preferisco vivere o fare qualcosa lentamente, facendo attenzione alla qualità della vita”. Sembra emergere il pensiero dello scrittore e critico letterario Edward Said quando si domanda :” Che cosa è in fondo la coscienza critica se non un’inarrestabile predilezione per le alternative?”. Su questa premessa operativa, Hal Foster, uno dei critici d’arte più aperti agli sconfinamenti linguistici che segnano le pratiche artistiche contemporanee, ha scritto un saggio dal titolo emblematico Design & Crime. Un resoconto polemico sui recenti cambiamenti dello status culturale dell’architettura, del design, dell’arte e del pensiero critico nel mondo occidentale. Mettendo in relazione forme culturali e tecnologiche secondo una prospettiva che consente di far emergere pratiche capaci di indicare nuove possibilità critiche e promuovere “l’inarrestabile predilezione per le alternative”. In questa prospettiva si inseriscono le riflessioni attorno al design meticcio. Si tratta di una rete di implicazioni teoriche e pratiche che aprono uno sguardo su alcune emergenze della contemporaneità come lo sfruttamento delle risorse ambientali e la crescita esponenziale dello spazio costruito.

Nacho Carbonell seduta Evolution

Proprio dalla considerazione degli oggetti come organismi viventi nascono le opere del designer spagnolo Nacho Carbonell, autentica rivelazione dell’ultimo Salone del Mobile di Milano. In mostra presso lo spazio di Rossana Orlandi, il giovane creativo ha presentato una serie di panchine dal titolo “Evolution”. Realizzate in cartapesta, fatta con giornali vecchi e poi applicata su strutture a rete metallica, le diverse sedute sono dotate di una protesi organica a forma di cupola che offre ristoro e rifugio a chi fugge dall’esasperata velocità della vita quotidiana. In aperta critica con le pratiche del design seriale, Carbonell predilige inserire, negli oggetti che realizza, qualcosa di estremamente personale attraverso la manipolazione della materia e la strategica trasformazione delle sue opere in dispositivi comunicativi capaci di risvegliare sensazioni e immagini solitamente represse nei manufatti industriali. Ciascuna seduta della serie “Evolution” è prodotta come pezzo unico in edizione limitata a sottolineare come ogni oggetto diventi un dispositivo in grado di cambiare collocazione o comportamento grazie al suo portato umano. Lo stesso designer ama definirli “esseri” realizzati con gli scarti della sovrapproduzione di informazione delle nostre società, giornali che esaurita la loro funzione vengono rimessi in circolo attraverso processi creativi che sottolineano criticità della nostra quotidianità. Esempi, dunque, che confermano come il design torni a puntare il proprio sguardo sul mondo in una dimensione dialettica che fa i conti con temi, aporie, domande che riguardano la nostra vita e aprendo squarci di senso etico ora più che mai necessari.

Segue su Design Meticcio (II)

Bibliografia:
Capire il design – a cura di Andrea Branzi – Giunti – 2007
Design&Crime – Hal Foster – Postmedia books – 2004
Le parole e le cose, un’archeologia delle scienze umane – Michel Foucalt – Bur – 1978
Che cosa è un dispositivo – Giorgio Agamben – Nottetempo – 2006

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