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Cinema

Laura Morante

Regista per sfida

Quando si prepara per un ruolo cinematografico, ama immergersi nella realtà che deve raccontare.

Laura Morante

«Per entrare bene nella parte — spiega — va bene studiare, andare al cinema e a teatro, ma bisogna anche vivere, andare nei bar». Sarà per questo motivo che Laura Morante — splendida cinquantenne del cinema italiano, toscana d’origine e nipote della scrittrice premio Nobel Elsa — ama definirsi un’attrice più d’istinto che di tecnica. «Anche se poi — aggiunge — un po’ di tecnica negli anni l’ho appresa anch’io». Di recente ha incassato il premio per l’eccellenza artistica attribuitole dal neonato ItaliaFilmFest di Bari, diretto da Felice Laudadio, «per il suo lavoro appassionato e il suo grande talento di attrice colta, affascinante, carismatica» e per «aver fatto sembrare facile agli occhi del pubblico la possibilità di coniugare, elegantemente, bravura e impegno, rigore e dedizione».

Attrice instancabile, prossimamente la vedremo in un piccolo ruolo ne Il grande sogno di Michele Placido (ufficialmente in concorso a Cannes) e come protagonista nella nuova commedia “malinconica” di Pupi Avati. E adesso, preso il coraggio a quattro mani, esordisce anche come regista di Ciliegine, di cui firma anche la sceneggiatura. Sul suo film, però, la Morante vuole essere prudente, anche perché è stata sul punto di girare per ben due volte, salvo poi dover rimandare all’ultimo momento. Adesso pare ci sia una data definitiva, che è imminente ma che lei non rivela. Si lascia sfuggire solo che sarà una commedia prodotta in Francia.

Valeria Blanco (VB): Il fatto che il suo primo film non sia prodotto in Italia è indicativo del poco spazio dato nel nostro Paese agli esordienti, sebbene già apprezzati dal pubblico come lei?

Laura Morante (LM): Il produttore del mio film lo conoscevo già perché ci avevo lavorato in passato. È stato il primo ad interessarsi del progetto e il fatto che sia francese è solo un caso. In generale, però, è vero che all’estero, e in particolare in Francia, un esordiente trova meno difficoltà ad essere ascoltato. Il problema è che da noi, nel cinema così come in altri settori della vita, la meritocrazia è rara e non per forza quelli che sfondano sono i migliori. Un esordiente oggi non trova i fondi: l’unica strada è fare un film con un budget piccolissimo e poi cercarsi una distribuzione. Se si ha successo, fare il secondo film sarà più facile. Tornando al mio film, invece, pare che ora ci sia anche un coproduttore italiano.

VB: Oltre alla difficoltà legata all’esordio, come mai in Italia ci sono pochissime registe donne?

LM: Ci sono ancora molti campi in cui le donne hanno difficoltà maggiori degli uomini ad emergere, ma nessuno dirà mai “non produco il tuo film perché sei donna”. E poi c’è un fattore culturale: le donne non sono abituate ad esprimersi, a mettere in gioco i propri sentimenti. Per raggiungere l’effettiva parità dei diritti ci vorranno ancora molti anni e magari anche una nuova ondata di femminismo che io aspetto con ansia.

Laura Morante

VB: La sua personale rivoluzione, a quanto pare, è già iniziata. Quando è scattata la necessità di mettersi in gioco in prima persona come regista?

LM: Da brava “femmina oppressa della cultura maschilista”, fosse stato per me non ci avrei neppure pensato. È stato il mio produttore, maschio, a dirmi che, avendo scritto la sceneggiatura, toccava a me fare anche la regia. Ho provato a protestare, ma poi ho accettato. Del resto, per carattere, amo le sfide.

VB: Cosa consiglia a un giovane che volesse intraprendere la carriera di attore?

LM: Direi di non preoccuparsi troppo della carriera. Oggi il successo, la fama, il denaro sono un’ossessione per molti e io lo trovo molto triste. La cosa più importante per me, invece, è apprendere un mestiere e provare piacere nel farlo.

VB: Com’è Laura Morante nella vita privata. Guarda la tv? Si interessa di politica?

LM: La tv non la accendo mai, ma non per snobismo. Non ci sono abituata perché mio padre (il fratello della scrittrice Elsa Morante, ndr) da bambina non me la faceva vedere. Il mio è un problema col mezzo televisivo, non con quello che trasmette. Anzi, ultimamente ho iniziato a guardare delle fiction americane in dvd. Per quel che riguarda la politica, invece, soffro quando sento dire che fa schifo. Vorrei che le nuove generazioni tornassero a interessarsi di politica, ché poi significa pensare agli altri. La politica è una terapia straordinaria: chi se ne interessa con passione è sicuramente più felice di uno che non lo fa.

VB: Qual è, invece, il suo rapporto con la fede?

LM: Non sono credente ma rivendico una grande sete spirituale. Invidio ai credenti la preghiera intesa come forma di meditazione. Vorrei avere il tempo e magari anche un posto per meditare. Non sapendo dove andare, spesso vado nei musei e, se c’è silenzio, ne approfitto per riflettere. Mi piacerebbe diventare buddista, poi però penso che mi vergognerei. A sentire i loro suoni mi verrebbe sicuramente da ridere, forse perché sono toscana e noi toscani abbiamo un senso dell’ironia così spiccato che spesso finisce per castrarci.

Laura Morante assieme a Magrelli

VB: L’innato senso dell’umorismo è una caratteristica distintiva anche delle sue interpretazioni. La vedremo mai recitare in un “cinepanettone”?

LM: A me piace sperimentare, per questo non ho avuto problemi a cimentarmi sia in un horror che in un film d’azione. Nel primo mi sono molto divertita, anche perché era un ruolo insolito per una donna. Nel secondo, invece, mi sono resa conto che proprio non ne sono capace: mi veniva da ridere. Ecco, penso che a recitare in un “cinepanettone” non mi sentirei a mio agio. Non è un genere di umorismo che mi piace e comunque non mi è mai stato proposto.

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