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Palcoscenico

Dona Flor e i suoi due mariti

La Dona Flor messa in scena al Teatro Cristallo risulta piacevole e coinvolgente. È efficace la trasposizione teatrale del capolavoro di Jorge Amado, Dona Flor e i suoi due mariti, diretta da Emanuela Giordano, che ne ha curato anche l’adattamento.

Pietro Sermonti, Caterina Murino e Paolo Calabresi

Prodotta dalla Compagnia Mario Chiocchio, la commedia ha un ritmo davvero trascinante, ben sostenuto dagli interpreti, dagli ottimi musicisti in scena, abili a passare da una nenia funebre alla più sensuale e incalzante melodia brasileira, e dall’eccezionale coro in versione colorate comari pettegole. Nei ruoli dei protagonisti, tre nomi di sicuro appeal mediatico: Flor è Caterina Murino, la ex bond girl sarda (al fianco di Daniel Craig in 007 Casinò Royale) che presta il volto anche ai cartelloni pubblicitari di una nota compagnia telefonica italiana, mentre ad interpretare i suoi mariti ci sono due consumenti attori teatrali come Paolo Calabresi, nota Iena di Italia Uno, e Pietro Sermonti, che, dopo aver lavorato con Cristina Pezzoli, Luca Ronconi e Valerio Binasco, ha conquistato grande popolarità grazie ad alcune fiction televisive, tra cui Un medico in famiglia.

Vitale, bellissima e scanzonata, Dona Flor, fiore ammaliante di Bahia, convola felicemente a nozze con Valdinho, eccezionale ballerino e inesauribile amante. Alla sua improvvisa morte nel bel mezzo del Carnevale, la disperata fanciulla reagisce buttandosi a capofitto nell’arte culinaria. Le sue ricette, sempre più raffinate e complesse, hanno grande successo e le risollevano il morale, risvegliando in lei anche un vibrante richiamo della vita. Le amiche decidono allora di combinarle un nuovo matrimonio ma stavolta il promesso sposo è completamente diverso: tanto mascalzone e traditore era il primo, tanto devoto e morigerato è il secondo. Anche troppo morigerato. Il rimpianto per la passionalità di Valdinho, ne risveglia il fantasma che appare a Flor, malizioso e indispettito dall’imminente “tradimento” della moglie. Dopo aver tentato invano di resistere, combattuta tra l’uno e l’altro, Dona Flor scoprirà che per un idillio perfetto e una pienezza altrimenti irraggiungibile, occorre mettere insieme il meglio di entrambi: onestà e premure da una parte, fantasia ed erotismo dall’altra.

In quest’allegra giostra teatrale di ilare sensualità, unico anello debole della catena risulta proprio la Murino, che come attrice rivela ancora alcuni evidenti limiti, a cominciare dalla dizione. Ciò nonostante, questa affascinante sarda in qualche modo sembra comunque risultare abbastanza credibile e conquistare il pubblico. La sua bellezza e quel certo non so che regalano al personaggio una sfumatura speciale, che ben s’intona con la Flores delle pagine di Amado.

Pietro Sermonti, Caterina Murino e Paolo Calabresi

Non è facile riuscire a restituire in scena quell’alchemico dosaggio di elementi che lo scrittore sa far vivere su carta: dal sogno alla magia, dalla samba alla buona cucina, dall’intensità di profumi e sensazioni alla vivacità dell’affollato quartiere popolare di Pelorinho. Ma la Giordano e la sua compagnia ci riescono bene, grazie ad un ben collaudato lavoro di gruppo. Contrariamente a quanto spesso succede, in questo spettacolo sono soprattutto i ruoli minori a dare solidità e spinta all’alchimia teatrale, a reggere una trascinante esuberanza, che si articola nei colori, nei concertati movimenti, nella scansione perfetta dei tempi.

Buona la prova di Simonetta Cartia che interpreta una provocatrice Dona Rosilda (madre di Dona Flor), sfacciata, irriverente e fortemente comica, archetipo della scalatrice sociale. Grande merito va alle irresistibili amiche di Dona Flor — Claudia Gusmano, Serena Mattace Raso e Laura Rovetti — ovvero il coro “narrante”, che incarna di volta in volta il paese, il vicolo, il quartiere, voci, consigli, chiacchiere, dicerie, calunnie, illazioni, riti magici, cordogli, canti ed esultanze. Indispensabile è il supporto della musiche originali eseguite dal vivo dalla Bubbez Orchestra, sulle quali si innestano le coreografie di Juan Diego Porta Lopez. Come sfondo c’è l’essenziale e moderno impianto scenico di Andrea Cecchini, ravvivato dalle istallazioni visive a cura di Claudio Garofalo e dalle luci di Michelangelo Vitullo. E attraverso l’incalzare spiritoso e gli inaspettati risvolti, l’intrecciarsi di una spensierata e canterina leggerezza e di un graffio struggente che fanno tanto America Latina, passa anche una provocazione decisamente anticonformista.

Autore: Jorge Amado
Regia: Emanuela Giordano
Coreografie: Juan Diego Puerta Lopez
Scenografia: Andrea Cecchini, Claudio Garofalo
Luci: Michelangelo Vitulli
Interpreti: Caterina Murino, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi
Produzione: Compagnia Mario Chiocchio

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