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Cinema

Robert Glinski

Swinki

SwinkiSwinki significa “porcellini” e in Polonia è un’espressione informale riferita agli adolescenti che si prostituiscono. Robert Glinski ha girato un film crudo, da far male allo stomaco. Con la sua macchina da presa, al confine tra Germania e Polonia, ha ritratto una generazione di ragazzini allo sbando, che vendono il proprio corpo per un paio di scarpe alla moda o per un cellulare. Non semplicemente per soldi, ma per soddisfare i desideri indotti da una società consumistica che assieme a oggetti e corpi fagocita valori e innocenza. E che ha travolto una Polonia impreparata ad affrontare un cambiamento sociopolitico epocale. Il suo è uno sguardo su una parte d’Europa che sta mutando velocemente il proprio volto, una riflessione sui padri impreparati che siamo a difendere i nostri figli. Meraviglioso è il giovane attore protagonista, Filip Garbacz, menzione speciale al festival di Karlovy Vary.

“La famosa frase di Dostoevskij che diceva che quando Dio non esiste allora tutto diventa possibile – spiega il regista – oggi si potrebbe parafrasare con: Anche se Dio esiste, è possibile comunque qualsiasi cosa”.

Cristina Favento (CF): Vedendo il film, personalmente ho avuto una forte reazione emotiva, di rifiuto quasi. Essere capaci di suscitare emozioni di questo tipo in uno spettatore lo considero un indicatore estremamente positivo per giudicare un film, significa che c’è coinvolgimento in chi riceve. La prima domanda mi arriva quindi da dentro: come mai lei ha scelto una storia così nera?

Robert Glinski (RG): Beh per coinvolgerla! (ride, nda) La sceneggiatura è stata scritta da una mia studentessa in occasione di un esame. Io insegno sceneggiatura e mi sono subito accorto che il soggetto era forte. Lei vive proprio in una cittadina di confine e stava scrivendo dei suoi amici, ragazzi e ragazze, compagni di scuola. Parlava di un mondo attorno a sé che conosceva bene. L’ho trovato molto autentico ed è per questo che ho deciso di realizzare il film. Sono andato sul posto, in questa cittadina e ho deciso che avrei fatto le riprese proprio lì. Avrei potuto fare un film molto più shoccante volendo.. ma ho deciso di non mostrare il sesso, anche se avrebbe potuto essere molto forte. Ad esempio non ho fatto vedere la prima volta che il ragazzino viene abusato per soldi. Mi creda, avrebbe potuto essere un film molto ma molto più violento.

Robert Glinski | Foto di Giulio Donini

CF: Ne sono sicura ma credo che lei abbia comunicato i messaggi che voleva far arrivare. Ha mostrato senza mostrare ma credo sia stato ancor peggio vedere il denaro prima nelle mani dell’uomo e poi, dopo lo stacco, in quelle del ragazzo, quando ormai è seduto sul balcone di casa. Si comprende perfettamente, purtroppo, è molto chiaro. L’ultima scena poi è davvero molto forte… Lei crede che la situazione in Polonia sia davvero così critica? È così normale che una studentessa racconti storie simili sui suoi compagni di classe?

RB: Non voglio dire che tutti i ragazzini sono così.

CF: E non tutti vivono in cittadine di frontiera.

RB: Sfortunatamente però la prostituzione giovanile è un fenomeno molto presente anche nelle grandi città, tra le ragazzine soprattutto. All’uscita da scuola cercano di adescare uomini nei centri commerciali e offrono sesso per farsi comprare oggetti come un telefono cellulare piuttosto che qualche altro apparecchio elettronico. È ovvio che non sono tutte così ma questo tipo di situazioni si trovano.

CF: Anche il ritratto dei genitori è estremamente negativo. Poco fa lei stava parlando di una moralità perduta e spiegava che il film tira in ballo consumismo, comunismo… i genitori dovrebbero essere i portatori di valori morali e invece fanno finta di non vedere.

Robert Glinski | Foto di Giulio DoniniRB: Credo sia proprio questo il problema principale. Se parliamo dei ragazzi possiamo dire che, in percentuale, ce ne sono pochi che si comportano in questo modo. L’atteggiamento che i genitori hanno nel film è invece ben più comune. Sono passivi, pigri e non affrontano i problemi: è un’attitudine molto popolare, le cui radici credo siano da rintracciarsi nello stile di vita condiviso nel periodo del comunismo.

CF: Qual è la sua idea di Europa, con particolare riferimento alla Polonia? Quali sono i nuovi valori?

RB: Da un lato l’Europa è fantastica, aperta… tutto è più semplice, posso andarmene in Germania senza passaporto o venire in Italia come se niente fosse. In passato era impossibile. Abbiamo vissuto cambiamenti politici ed economici ed è fantastico, non abbiamo più problemi di cibo o di carta igienica. Dall’altro lato però abbiamo iniziato a correre per il denaro ed è una maniera di pensare che causa anche i problemi che si vedono nel film. Tutti vogliono tutto e subito, come un computer dove con un click può avere qualsiasi cosa sullo schermo. Allora sembra che sia così facile avere le cose anche nella vita, con un semplice click. Specialmente le generazioni più giovani pretendono di avere tutto comodamente…

CF: …sacrificando alcuni valori pur di ottenere ciò che vogliono. E com’è stata l’accoglienza polacca al film? È piaciuto agli spettatori?

RB: In Polonia il film non è ancora stato distribuito.

CF: Però è stato presentato nella Repubblica Cena, vero?

RB: Sì, a Karlovy Vary e in molti altri festival, sempre suscitando forti reazioni e discussioni.

CF: Sono stata davvero impressionata dal protagonista del film. Di certo lei deve averlo diretto bene ma indubbiamente ha del talento naturale. Come l’ha trovato e come è stato il vostro rapporto?

RB: Abbiamo un ottimo rapport. L’ho scoperto durante un casting, ne abbiamo fatti moltissimi per trovare il giusto gruppo di ragazzini e alla fine abbiamo trovato lui. Gli ho chiesto subito che cosa avrebbe voluto fare da grande e mi ha risposto “attore,perché gli attori viaggiano e hanno un sacco di ragazze”. A metà film però ha capito che invece voleva fare il produttore, “che prende un sacco di soldi e se ne sta seduto a bere caffè. Quando però, a fine film, abbiamo iniziato ad avere problemi di budget, ha visto il produttore affannarsi su che cosa tagliare per stare dentro ai costi, ha cambiato idea. Alla fine del film gli ho chiesto se aveva decido me ha detto che l’unica cosa certa è che non voleva essere il regista, ovvero quello che lavora di più e guadagna di meno!

Robert Glinski | Foto di Giulio DoniniCF: Quanti anni ha il ragazzo?

RB: Quindici.

CF: Lei prima ha menzionato Dostojevski ma nel suo film non pare esserci redenzione…

RB: Si, citavo appunto la frase che dice oggi è tutto possibile e si può fare qualsiasi cosa, anche se Dio esiste! Sono convinto però che abbiamo la possibilità di fare una scelta. Posso uccidere qualcuno o non farlo.

CF: Con riferimento al tuo lavoro come insegnante, invece, quali sono gli insegnamenti importanti da tramandare a coloro che domani saranno registi?

RB: Ci sono registi ai quali piace insegnare e altri a cui non piace. Io appartengo al primo gruppo. Mi piace insegnare perché è divertente avere un contatto con gli sutdenti, con un’altra immaginazione, altri punti di vista. È interessante parlare con loro e raccogliere le loro impressioni, ad esempio sugli attori. Mi danno molto e io cerco di ricambiare. Ho fatto dodici film e ho molta esperienza, credo di poter dare molto, almeno spero. È uno scambio, do ut des.

CF: Oltre all’esperienza tecnica, che messaggio vorrebbe dare loro?

RB: Solo alcune dritte tecniche su come su come tenere la cinepresa o trattare con gli attori.

CF: Quindi si limita agli insegnamenti pratici? Niente di morale per intenderci?

RB: A volte parliamo di moralità ma più spesso della nostra professione. Sono necessarie un sacco di competenze e una preparazione tecnica, sui collaboratori, sulla cinepresa, su come realizzare una ripresa a distanza. Devono conoscere moltissime pellicole e il punto di partenza è spesso lontano. Meglio iniziare dalle cose vicine e raggiungibili.

Swinki

Regia: Robert Glinski
Sceneggiatura: Joanna Didik, Robert Glinski Fotografia: Petro Aleksowski
Fotografia: Petro Aleksowski
Montaggio: Krzystof Szpetmanski
Musica: Cornelius Renz
Suono: Florian Marquardt
Scenografia: Stefan Hauck
Costumi: Agata Culak
Interpreti: Filip Garbacz, Anna Kutej, Daniel Furmaniak, Rolf Hooppe, Dorata Wierzbicka, Bogodan Koca, Katarzyna Pyszynska, Tommasz Tyndyk, Heiko Raulin, Wolfgang Boos
Produzione: Widark
Co-produzione: Mega TV, Piramida Film, SuT Leipzig, CUT Film

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