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Cinema

Roxane Mesquida

Rubber, Mr. Oizo e la fanciulla

Nel deserto californiano, spettatori increduli assistono alle avventure di uno pneumatico killer con poteri telepatici, misteriosamente attratto da una giovanissima e bellissima ragazza.

Rubber - Movie Still

La giovanissima e bellissima ragazza di cui si innamora il nostro eroe, Rubber lo pneumatico killer, è Roxane Mesquida, la quale ci accoglie nel giardino all’attico del suo albergo locarnese dopo un estenuante tour di interviste nelle radio e televisioni locali. Mentre ci incamminiamo verso una panchina, ci chiede in che lingua faremo l’intervista. Le dispiace un po’, dice, non farla in francese, perché: “Sono due persone diverse, a seconda della lingua che parlo”.

Beatrice Biggio (BB): Fucine Mute ha il piacere di intervistare Roxane Mesquida, qui al Festival di Locarno per presentare il film di cui è protagonista, Rubber, per la regia di Quentin Dupieux. Prima di tutto, ti stai divertendo, qui a Locarno?

Roxane Mezquida | foto di Giulio DoniniRoxane Mesquida: Sì, moltissimo, mi piace Locarno, sono molto contenta. Ho girato in Svizzera due anni fa, quindi non è la mia prima volta nella Svizzera italiana, ma è la prima volta che vengo a Locarno.

BB: Facciamo sapere un po’ di più di te al pubblico italiano: puoi raccontarci come è cominciato tutto, non soltanto quest’ultima esperienza, ma la tua carriera di attrice?

RM: Com’è cominciata… Be’, avevo tredici anni, camminavo per le strade del paesino dove vivevo allora e dove sono cresciuta e un regista, Manuel Pradal, stava cercando delle location per un suo film. Mi ha notata e ha pensato: “Devo andare a parlare con lei”. Così mi ha chiesto se sarei stata disposta a fare un provino per il suo film, ed io mi sono detta: “Perché no?” In fondo, non sapevo nulla del mondo del cinema, non volevo neanche fare l’attrice allora, quindi… Volevo solo fare un’esperienza diversa. Ma poi ho conosciuto Catherine Breillat, ho avuto la grandissima opportunità di incontrarla… ho lavorato con lei tre volte, e…

BB: Il resto è storia.

RM: Già. Il resto è storia.

BB: Immagino che quella con Catherine Breillat sia stata un’esperienza molto forte.

RM: Sì, credo che nel cinema siano tutte esperienze molto forti… Penso di essere stata molto fortunata ad incontrarla quando ero così giovane, perché è grazie a lei che ho imparato tutto del cinema, che ho deciso di diventare un’attrice.

BB: Lavorare con lei è stata la tua prima esperienza importante nel cinema. Credo che Catherine Breillat sia una vera autrice, qualcuno che ha davvero qualcosa da dire, non è certo come iniziare facendo un film commerciale. In qualche modo, questo vale anche per Rubber, un film piuttosto straordinario, no?

Rubber The posterRM: È vero, non è un film commerciale. Per quanto, cosa significa commerciale, in fondo?

BB: Non è facile categorizzare, immagino…

RM: No, forse se si hanno molti soldi per fare un film, allora diventa un film commerciale, o quando non si ha nessun messaggio da dare, ma… Bisogna fare attenzione, perché parliamo di film commerciali anche nel caso di Quentin Tarantino, o di Paul Thomas Anderson, pur trattandosi di veri autori. Non ho niente contro i film commerciali. Gira voce che io non sopporti i film commerciali. Ma io voglio solo lavorare con persone che ammiro e sarei felice di lavorare con questi due artisti, per esempio.

BB: Persone con delle idee, insomma. E, a proposito di idee, parliamo di quella che c’è dietro Rubber. Il film è sorprendente. Voglio dire, alla proiezione in Piazza Grande, tutti si aspettavano un film divertente, con parecchia azione e una storia bizzarra. Insomma, è la storia di uno pneumatico, che è l’interprete principale. E invece, abbiamo visto qualcosa di completamente diverso, qualcosa che ci ha fatto riflettere sull’industria del cinema…

RM: Assolutamente. E su Hollywood.

BB: Puoi parlarcene? Ne avete discusso sul set?

RM: No, questo no. Credo che Quentin volesse solo divertirsi, voleva usare tutto ciò che sappiamo dei film horror degli anni settanta ad Hollywood. Voleva giocarci, ecco, non credo che si sia sforzato troppo di dare un messaggio. Penso che il film sia molto spontaneo, ecco anche perché ha voluto girarlo con una telecamera 5D, che rende tutto così veloce, credo avesse quasi paura di perdere la spinta a fare il film, aveva bisogno di sentire sempre la stessa eccitazione.

BB: Come ti sei preparata al tuo ruolo?

RM: Io non intellettualizzo mai quando lavoro. Direi che… mi piace provare paura, non voglio annoiarmi mai, ho il terrore di annoiarmi, ecco perché scelgo sempre progetti molto particolari. Perché da un lato fanno molta paura, dall’altro sono terribilmente eccitanti.

BB: Raccontaci qual è stata la storia del film, quando e dove è stato girato, quando è stato proiettato per la prima volta…

RM: L’abbiamo girato in ottobre e novembre del 2009 nel deserto a nord di Los Angeles, mi sembra davvero di averlo girato ieri. Anche perché subito dopo eravamo già a Cannes a presentarlo. Per cui non è ancora uscito da nessuna parte. Ma sarà nelle sale molto presto, dappertutto.

BB: Anche in Europa?

RM: Sì. Uscirà prima negli Stati Uniti, poi il 10 novembre (2010) in Francia ed anche in Svizzera, in Inghilterra… verrà distribuito ovunque. Sono davvero molto contenta di questo. È fantastico quando fai un piccolo film come questo e… non l’abbiamo neanche girato con una vera telecamera, sai, solo con la camera fissa. E la fotografia del film è incredibile. L’abbiamo girato nel deserto in tempi record, non avrei mai creduto che sarebbe diventato un film che avremmo portato a Cannes e a Locarno, che sarebbe stato proiettato per un pubblico di quattro, cinquemila persone e poi in tutto il mondo. È davvero straordinario!

Burning Tires

BB: Può essere considerato un film a basso costo?

RM: Lo è. È decisamente un film a basso costo. Molto, molto basso.

BB: Puoi parlarci dello stile di regia di Quentin Dupieux? Come lavora sul set? E come ti sei trovata a lavorare con lui?

RM: Non è molto “direttivo”, ecco. Direi quasi l’opposto. Quando mi ha dato la sceneggiatura, mi ha detto: “Non so se accetterai questo ruolo, perché non mi sembra molto interessante”. Insomma, ha detto le cose più tremende che si possono dire a un’attrice, le cose che non si dovrebbero mai dire, come: “Non sarà certo il ruolo della tua vita”, o “Non voglio che tu abbia grandi aspettative”, o ancora: “Sarà un’avventura abbastanza da pazzi, quindi se non accetterai non me la prenderò”. Poi ho letto la sceneggiatura e ho pensato: “Cazzo, che forza!”.

BB: Quindi è stata la sceneggiatura a convincerti…

RM: Sì. Anche perché io non sono mai stata attratta dai ruoli in sé. Il più delle volte ho soltanto voglia di lavorare con queste persone, e Quentin lo conoscevo come Mr. Oizo (lo pseudonimo di Dupieux ai tempi in cui sfondò con la musica delle pubblicità Levis, quella con il pupazzo Flat Eric, ndr) e avevo sempre pensato che fosse un artista molto interessante. Ero molto eccitata al pensiero di lavorare con lui.

BB: Diciamo che se c’è qualcuno che sa raccontare una storia, una buona storia, allora sei della partita.

Roxane Mezquida | foto di Giulio Donini

RM: Esatto, ma c’è di più. Il mio è un punto di vista artistico. Molto moderno, credo. E penso che sia molto importante vivere nel proprio tempo.

BB: Vorrei anche chiederti di parlarci un po’ di più della tua esperienza con Catherine Breillat…

RM: Che cosa vuoi sapere?

BB: Vedi, è che io la conosco come scrittrice, innanzitutto…

RM: Ah, davvero?

BB: Sì, e il suo lavoro mi piace moltissimo, perché penso che abbia coraggio, che scriva cose molto potenti e controverse ma estremamente vere…

RM: Sono perfettamente d’accordo.

BB: Ecco perché sono curiosa di sapere com’è sul set, come lavora. E anche che cosa si prova, da attrice, ad essere diretta da lei.

RM: Quando ho girato il mio primo film con lei sento di aver scoperto cose di me che non conoscevo. Sento che mi spinge sempre un po’ più in là, che vuole che io superi ogni volta un nuovo limite, che questo potrebbe essere pericoloso, che forse non potrò andare così a fondo, emotivamente. Ed è incredibile, perché ho lavorato con lei tre volte, ed ogni volta mi sento come se ci spingessimo sempre più in là. Ma non è la voglia di scoperta, né l’interesse la ragione per cui continuiamo a voler lavorare insieme. È una cosa molto astratta, non credo di riuscire a verbalizzarla, è tutto molto fisico con lei. È molto manipolativa, nel senso che usa le mani per metterti nella giusta posizione. E questa cosa ti porta quasi ad urlare, è molto fisica.

RoXane Mezquida in Rubber

BB: Molto intensa…

RM: Molto intensa.

BB: E per niente noiosa…

RM: Per niente. Ma neanche lei è una che intellettualizza troppo. Non dice mai: “Roxane, parliamone…”. Mai. Io dico sempre che è come saltare dentro l’acqua gelida, non puoi pensarci, devi farlo e basta. E io adoro questo suo modo di pensare. Ecco perché andiamo perfettamente d’accordo.

BB: Hai progetti imminenti, qualcosa che uscirà a breve?

RM: Vediamo, ne ho fatto moltissimi… Rubber è appena uscito e a breve sarò nelle sale con un altro film che ho girato con il regista americano Gregg Araki, s’intitola Kaboom, ho portato anche quello a Cannes, uscirà in contemporanea il 6 ottobre (2010) in Svizzera e in Francia. C’è anche un film svizzero che ho girato e sarà presto in sala, non so esattamente quando, ma so che è stato presentato al festival di Zurigo. Lo ha diretto Michael Steiner, il titolo è Sennentuntschi. Ho anche girato il mio primo film a New York, che uscirà probabilmente nel 2011, e per finire una docu-fiction, un film piccolo e molto particolare, ma molto interessante, per la regia di Laetitia Masson.

BB: Ti sei appena trasferita negli Stati Uniti?

RM: No, in realtà sono andata a Los Angeles per girare Kaboom, il film di Gregg Araki, Rubber è venuto subito dopo, poi c’è stato questo film a New York, quindi… è una bella vita, amo vivere a Los Angeles e poi lavoro molto e incontro tutta questa gente interessante. Mi trovo molto bene, là. Ma vado molto spesso anche a casa, a Parigi, e in Europa in genere, ci vado anche una volta al mese. Mi sento come se stessi vivendo sugli aerei, in realtà, non in una casa da qualche parte.

BB: Quindi, dopo Locarno, dove andrai?

RM: Ho un altro festival, a Deauville, mi hanno chiamata in giuria. Quella è la prossima tappa.

BB: Un’altra esperienza. Oppure l’avevi già fatto?

RM: Sì, tre volte e mi sono divertita tantissimo. È fantastico, guardare tutti quei film. Adoro il cinema, a volte guardo anche quattro film in un giorno. Per me è come il cibo.

BB: Quindi non rimpiangi di esserti trovata scaraventata in tutto questo a soli 13 anni…

RM: Nemmeno per un secondo. Sono molto eccitata e molto felice al pensiero di andare in giuria a Deauville, perché il Presidente della giuria della sezione Revelations, di cui sono membro, sarà Manuel Pradal, il regista che mi ha scoperta.

BB: Un cerchio che si chiude…

RM: Spero proprio di no, voglio continuare a lavorare, io! Ad incontrare gente pazzesca. Ma sono molto emozionata, non vedo l’ora.

BB: Solo una curiosità: a 13 anni, prima di venire scoperta, che idea avevi del tuo futuro, cosa pensavi di voler fare da grande?

RM: Questa sì che è una cosa noiosa. Da piccola mi ero innamorata della lingua inglese e allora volevo diventare una traduttrice di opere letterarie in inglese. Però sono molto contenta perché adesso sono in grado di recitare in inglese.

BB: Grazie, Roxane. E speriamo di non averti annoiato!

RM: Oh no! Per niente! (ride…)

Roxane Mezquida | foto di Giulio Donini

Quale che fosse, delle due, la Roxane con cui abbiamo parlato, non è dato sapere. Ma, certamente, a giudicare da come gli occhi le brillavano parlando delle sue esperienze con Catherine Breillat, la Roxane francese ha preso il posto di quella inglese, anche solo per un attimo. Ci riteniamo molto fortunati, per questo.

Rubber

di Quentin Dupieux – Francia – 2010 – 84 min.

con Stephen Spinella, Roxane Mesquida, Jack Plotnick e Wings Hauser

Biografia

Nata a Marsiglia, Roxane Mesquida è cresciuta a Le Pradet, una piccolo cittadine nei pressi di Tolone. All’età di 13 anni, mentre camminava per strada, è stata scoperta dal regista Manuel Pradal che si trovava da quelle parti per girare il suo film Marie Baie des Anges. Roxane è stata scritturata per quel film, al quale ha lavorato l’estate successiva all’incontro con il regista. Nel 1998, ha girato L’École de la chair di Benoît Jacquot ed ha incontrato la controversa regista che l’avrebbe resa celebre e che, a detta dell’attrice, le avrebbe insegnato il mestiere: Catherine Breillat. Con lei Roxane ha girato prima À ma sœur!, poi Sex is Comedy, e infine le due hanno collaborato nuovamente nella primavera del 2006 per il film Une vieille Maîtresse. Roxane Mesquida voleva intraprendere gli studi alle Belle Arti, ma ha poi abbandonato l’idea per perseguire la sua carriera di attrice.

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