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Arte

Arman

Cosa accadrebbe al mondo così come lo conosciamo nel nostro immaginario se dei racconti restassero solo i tempi morti,  della storia i dettagli, delle azioni umane una ripetizione meccanica di  gesti?

Le Fauteuil d’Ulysse, 1965 © ADAGP Paris 2010, phot. Jean-Claude PlanchetArman (Nizza, 17 novembre 1928 – New York, 22 ottobre 2005), durante il suo percorso artistico, presentato in maniera esaustiva dall’esposizione del Pompidou con più di 120 opere che raccontano le diverse svolte creative dell’artista, dalla pittura informale alle note Poubelles (spazzature) alle Accumulations (accumuli), riesce ad eseguire un perfetto ribaltamento della gravità materialista e lo fa raccogliendo quello che gli altri buttano, mostrando ciò che non serve più a nulla.
Null’ultima scena del film “Zabriskie Point” (Michelangelo Antonioni, 1970), in cui viene mostrato l’esplodere di una casa da diversi punti di vista, sono dapprima i muri a scoppiare, poi il frigorifero colmo di vivande, poi l’armadio, dal quale si sparpagliano nell’aria i vestiti . Gli oggetti assumono tutta la loro importanza nel momento in cui svaniscono moltiplicandosi in mille frammenti. Allo stesso modo, nello stesso periodo, Arman fa scoppiare gli oggetti, li brucia e ce ne mostra solo i resti. Di quest’apologia dell’avanzo è eccellente esempio Fauteuil d’Ulysse (1965), ovverosia ciò che resta della combustione di una poltrona, successivamente resinato. Viene quindi reso eterno il fugace attimo della sua massima instabilità e trasformazione, quello tra lo stato di prezioso oggetto funzionale e rifiuto.
Di resti parlano anche le Poubelles, maxi teche riempite di spazzatura: la pattumiera di Parigi (Poubelle des Halles, 1961), la pattumiera di un artista (Premier portrait-robot d’Yves Klein, 1960) la pattumiera organica (Poubelle organique, 1971). L’ossessione per il rifiuto porta Arman a raccogliere tutto ciò che non è degno di nota e a incorniciarlo.

Poubelle des Halles, 1961 © ADAGP Paris 2010, phot. Philippe Migeat, Collection Centre Pompidou, Dist. RMNLa ripetizione maniacale di parti o elementi di strutture, soprattutto meccaniche (Accumulation Renault n° 150, 1968) in questo senso non si differenzia dalla minuziosa sezione di oggetti (Subida al cielo, 1961) di matrice cubista. Moltiplicare o sezionare, infatti, comporta sempre un lavoro sull’oggetto che lo faccia riemergere dallo sfondo funzionale in cui è ripiegato nella vita di tutti i giorni.
E non si tratta solo di una sadica critica al consumismo, tipica di quegli anni, di cui anche “Zabriskie Point” si fa egregio portatore, bensì della ferma volontà di dar vita ad una vera e propria “estetica del rifiuto” o – meglio – del rifiutato, di rianimare i contorni assopiti delle presenze oggettuali, in modo che si leggano sulle loro superfici rovinate e scomposte una anti-storia del materico, una cronologia ribaltata degli oggetti e una inquietante domanda: se le tracce che noi consideriamo corrette da lasciare e perseguire fossero invece quanto meno opinabili, approssimative? Cosa ne sarebbe delle direzioni che prendiamo nella vita, nella scienza, così come nell’arte, nella cultura?
In questo senso è solo l’azione dell’artista che può operare l’affioramento dell’insolito, del perturbante, ma è un’azione destinata a restare confiscata in quell’aleatorietà che essa stessa rivendica.

dal 22 settembre al 1 gennaio 2011
Arman
Centre Pompidou
place Georges Pompidou, 75004, Paris
da lunedì a domenica dalle 11.00 alle 21.00; chiuso il martedì
Ingresso: 12/10 euro a seconda dei periodi; ridotto: 9 o 8 euro
www.contrepompidou.fr

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