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Cinema

Nikola Ležaic

My own Serbian Idaho

Beatrice Biggio (BB): Prima di tutto, grazie per averci concesso questa intervista via e-mail. Non ti sei potuto fermare a Trieste dopo la proiezione, ma è un piacere per noi poterti rivolgere qualche domanda sul film. Purtroppo non siamo riusciti a vederlo in prima internazionale a Locarno l’estate scorsa, quindi è stato un regalo ritrovarlo qui al Trieste film Festival dopo soltanto alcuni mesi da quella data.

Tilva Ros

Hai detto al pubblico di Trieste, prima della proiezione, che l’idea del film è nata da un documentario stile ‘Jackass’ che i protagonisti, che nel film fanno la parte di loro stessi, avevano girato alcuni anni prima e messo in rete. Che cosa esattamente ti ha convinto a girare un film su di loro e a farli partecipare come attori?

Nikola Ležaic (NL): Quando ho visto per la prima volta il loro film avevo 26 anni e quella in Serbia è l’età in cui passi ufficialmente all’età adulta. Perciò perdi tutti i privilegi che hai da bambino, per esempio non puoi più usufruire dell’assicurazione sanitaria della tua famiglia e cose del genere. In realtà perdi quei privilege quando finisci gli studi superiori, ma se fai domanda per entrare all’Università, li puoi mantenere e comportarti esattamente come se fossi un ragazzino fino all’età di 26 anni. Io avevo compiuto appunto 26 anni in quel momento, non avevo ancora finito l’Università, avevo fatto qualche lavoretto da niente come assistente alla regia nella pubblicità per la TV, giusto per non pesare del tutto sulle spalle dei miei. Non avevo ancora girato un film mio e la cosa mi faceva sentire un po’ uno schifo. E quando ho visto il loro film, mi ha travolto come uno tsunami. Era così graffiante, così violento ma dolce e tenero al tempo stesso, di fatto esattamente come sono gli adolescenti. In genere non guardo i filmati jackass, ma questi ragazzi erano delle mie parti, e tutte le cose strambe e le fesserie che facevano le sentivo molto vicine a me. Immediatamente dopo aver visto il film, mi sono reso conto che volevo fare questa cosa. Sapevo che il mio primo film avrebbe dovuto essere su qualcosa che conoscevo bene, e crescere, diventare grandi, era qualcosa di cui sapevo tutto.

BB: Marko Todorović e Stefan Đorđević, pur non essendo attori professionisti, sono davvero magnifici, nel film. Come hai lavorato con loro per ottenere performance così incredibilmente efficaci? Puoi parlarci di come hai fatto il casting?

Nikola LezaicNL: La cosa più importante per me, sin dall’inizio, era scrivere una sceneggiatura che fosse il più vicina possibile a quello che questi ragazzi sono nella realtà, perché gli attori non professionisti non sanno recitare, ma sanno come agire, essere se stessi, e nessun attore può fare questo meglio di loro. Per questo ho scritto una sceneggiatura molto dettagliata ma non gliel’ho mai data in mano. Quella l’ho data alla troupe, perché sapessero cosa dovevano fare. I ragazzi non ne avevano bisogno, se l’avessero letta, avrebbero cominciato a provare a recitare, e questo non avrebbe funzionato. Perciò durante le riprese buttavo fuori la troupe dalla stanza o dal set e spiegavo ai ragazzi di che scena si trattava, che tipo di interazione volevo da loro e come doveva finire quella particolare scena. Poi li facevo improvvisare per 15, 20 minuti, e li indirizzavo verso le soluzioni di cui avevo bisogno per la mia storia. Poi richiamavo Ia troupe e solo allora cominciavamo le riprese. Era un modo di girare molto più interessante che non seguire alla lettera la sceneggiatura, cercando di azzeccare tutte le battute. Se lo fai in quel modo, è tutto più frustrante, perché non viene mai fuori esattamente come te lo immaginavi. Così, invece, ogni volta è una sorpresa, perché le cose si evolvono e il risultato non è mai quello che ti saresti aspettato.

BB: Durante tutto il film ho continuato ad avere dei flashback che mi riportavano ad alcune atmosfere dei film di Gus Van Sant e del film di Harmony Korine, Gummo fra gli altri. E mi è anche sembrato che molte riprese assomigliassero a quelle di Elephant, il Bowling for Columbine di Gus Van Sant, come fossero un omaggio a quel film. Condividi il loro modo di rendere visivamente il distacco dei ragazzi di quell’età nei confronti della disgregazione sociale e familiare che li circonda?

Tilva RošNL: Eh sì, molte persone tendono a collegare Tilva Roš con Elephant e Paranoid Park. Immagino sia per via degli skaters e dei campi lunghi. Gus Van Sant mi piace, ma questi due film non sono quelli che mi hanno ispirato nel caso di Tilva Roš. Per quel che riguarda Van Sant, direi che la mia ispirazione è stata My Own Private Idaho (Belli e dannati). Gummo è un film pazzesco, non mi è mai piaciuto ma l’ho visto un milione di volte, direi che mi perseguita, quasi. C’è qualcosa in quel film di così bello e sincero che ti risucchia come un magnete. È stranissimo, perché ha avuto di sicuro una grossa influenza su di me, sebbene non mi piaccia per niente. È divertente, questa cosa. Ma il film dal quale sono stato più influenzato è sicuramente un piccolo film di Mike Mills che s’intitola Thumbsucker. Quello è fantastico. Vorrei averlo girato io.

BB: Credo che quello che la cosa più potente del tuo film sia il fortissimo desiderio dei ragazzi di divertirsi. E mi ha colpito moltissimo il fatto che, visivamente, le location abbiano un incredibile carattere universale, che lascia intendere che la storia potrebbe aver luogo ovunque nel mondo. Le cose sono cambiate così tanto che non fa differenza vivere a Bor o in una qualunque cittadina di un distretto californiano?

NL: Proprio così, non fa più differenza. Fin da quando ero bambino, pensavo che Bor fosse uguale a un qualche posto del Mid-West degli Stati Uniti, forse per via del paesaggio. La cultura pop statunitense da un lato ha omologato tutte le località che potevano sembrare desolate, ma dall’altro ha evidenziato un aspetto positivo. Hai la sensazione di far parte di qualcosa di grande. Questo è importante, quando sei un ragazzino, credo. Adesso, però, non m’interessa più far parte di niente.

BB: Gli estratti dal film jackass originale sono inseriti in modo molto efficace in Tilva Roš. Sembra ci sia una forte connessione fra il dolore che i ragazzi si infliggono a vicenda e l’ autolesionismo che vediamo agito per divertimento in quegli estratti e la scena in cui invece Toda, il protagonista, si ferisce per dar sfogo alla propria frustrazione e alla propria rabbia. Hai scelto il suo personaggio per mostrare come, anche se l’interesse principale dei ragazzi è quello di divertirsi, il mondo intorno a loro li minacci e metta in pericolo le loro speranze per il futuro?

NL: Ben detto. È proprio così. Mi piace l’idea che quando sono insieme lo fanno per divertimento e per sentirsi più uniti. I ragazzi si fanno del male per creare un legame, molte persone non lo capiscono, pensano solo che si tratta di ragazzini idioti che fanno delle stronzate. Quello che volevo mostrare è proprio che le cose stupide e ridicole che fanno sono molto meglio e molto più umane di quanto non lo sia il mondo che li attende.

Tilva Ros

BB: Come hai lavorato alla splendida colonna sonora? I ragazzi hanno partecipato, ti hanno dato dei suggerimenti?

NL: No, a loro piace molto di più il metal/punk, la colonna sonora l’ho scelta tutta io. Sono una specie di fanatico della musica, sono sempre alla ricerca di band nuove di cui nessuno ha mai sentito parlare, e in quel momento stavo ascoltando un sacco di artisti con licenze Creative Commons. Gruppi come Baggy Time, ieatpants, Bobalouie & Siena, Conjugal Visit, tutti ragazzi e ragazze degli Stati Uniti che non hanno un contratto discografico, fanno musica solo per sé e poi la mettono in rete per farla scaricare gratis. Li ho contattati direttamente e ci hanno dato i loro pezzi. Erano contenti che a qualcuno piacesse il loro lavoro, e basta. E pare che piaccia a un sacco di gente. C’è anche la musica di questa ragazza, Privacy, che viene da Portland. Avevo sentito una delle sue canzoni su un mix-tape fatto da Bradford Cox dei Deerhunter. Lei pubblica i suoi dischi con la Marriage Records, un’importante etichetta indie di Portland. Il proprietario è il suo ex marito, così anche loro ci hanno dato un paio dei suoi pezzi. L’unico brano famoso nel film è “Comfy in Nautica” di Panda Bear, che dovevo avere a tutti i costi. È praticamente l’inno indie del nuovo secolo. Fa parte dello Zeitgeist, è un pezzo che aiuterà la gente, fra 50 anni, a capire questo periodo storico. Tutti questi musicisti sono fantastici, spero davvero che il film li aiuterà a promuovere la loro musica, perché lo meritano.

BB: Come sta andando la distribuzione, dopo che a luglio del 2010 il film ha vinto il Sarajevo Film Festival?

NL: Lo abbiamo portato a circa 20 festival in giro per l’Europa, stiamo facendo del nostro meglio per promuovere il film, ma non è facile, sai. Un film drammatico sugli adolescenti in Serbia, vietato ai minori, con attori non professionisti, non è esattamente il sogno dei distributori… Ma la Visit Films, che si occupa delle vendite mondiali, sta facendo del suo meglio. L’hanno già venduto ad alcuni Paesi, al momento sono in trattative con quelli importanti, come la Francia, vedremo…

BB: Quali sono i tuoi progetti nell’immediato futuro? Stai già lavorando a qualcosa in questo momento?

NL: Al momento vediamo di concludere il percorso di Tilva Roš. La prima in Serbia è fissata per il 26 gennaio, quindi ci stiamo preparando per quella data. Però sì, ho un nuovo progetto, lo sto scrivendo in questi giorni ed ha molto a che vedere con Trieste. È un road movie ambientato negli anni ’50, una cosa totalmente diversa da Tilva Roš.

Tilva Roš

Tilva Roš (concorso lungometraggi)

A Bor, in Serbia, c’era un tempo la miniera di rame più grande d’Europa. Oggi, rimane solo un enorme buco. Toda e Stefan, amici per la pelle, trascorrono la loro prima estate dopo il liceo nella miniera abbandonata andando in skateboard e registrando dei video in stile Jackass. Quando la loro amica Dunja torna dalla Francia per le vacanze, entrambi cercano di attirare la sua attenzione, mettendo a repentaglio la loro amicizia, già messa alla prova dal fatto che Stefan si è iscritto all’Università di Belgrado mentre Toda asserisce che non andrebbe a studiare nemmeno se ne avesse i mezzi. Ritroveranno una causa comune nelle proteste sindacali che stanno scuotendo la cittadina.

Biografia

Nikola Ležaic nasce a Bor, in Serbia, nel 1981. Studia regia alla Facoltà di arti drammatiche di Belgrado ed è il co-fondatore degli Smog, un gruppo che crea fumetti, come pure del primo movimento letterario del XXI secolo, il Metasynchrism. Tilva Roš è il suo lungometraggio d’esordio.

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