// stai leggendo...

Omnia

Six Feet Under, adattarsi sei piedi sottoterra (I)

Logo Six Feet Under

L’analisi sul doppiaggio e l’adattamento in italiano della serie-tv  Six Feet Under (produzione HBO) si basa sugli adattamenti degli script di tre episodi della prima stagione: “Fisher & Figli”, “Funerale a luci rosse” e “La zia Lilian”. Della durata di un’ora ciascuno, gli episodi presi in esame sono stati tutti scritti da Alan Ball (già vincitore di un premio Oscar per la sceneggiatura originale del film American Beauty, U.S.A. 1999, produzione Dreamworks, regia di Sam Mendes).

Come è noto, a parte rarissime eccezioni, tutti i film stranieri che arrivano nel mercato cinematografico italiano vengono doppiati. Sono cioè presentati con dialoghi in italiano opportunamente tradotti e adattati da quelli della versione originale.
Il doppiaggio cinematografico è un caso particolare di traduzione, che impone al traduttore vincoli non riscontrabili altrove. Può essere incluso nel vasto campo di Translation Studies, o Traduttologia, ed essere analizzato con gli strumenti che questa disciplina mette a disposizione. Ciononostante, il mio intervento in questo articolo non vuole essere di tipo filologico, teso alla comparazione globale dei testi originali e doppiati. Si propone piuttosto di fornire un complesso di osservazioni esemplificative che illustrino le problematiche generali insite nel doppiaggio cinematografico, e le conseguenze della linea editoriale sul prodotto finale. Una volta giunti al termine dell’analisi, dovremmo essere in grado di esprimere una valutazione precisa sull’edizione italiana di Six Feet Under.

Prima di inoltrarci in questo percorso, è importante sottolineare la figura del dialoghista, o adattatore, e presentare il corpus di analisi in modo più dettagliato. Il dialoghista è colui che interviene sulla traduzione modificandola in modo da adeguarla ai movimenti labiali e ai gesti degli attori sullo schermo, nonché alle intenzioni dell’autore del testo originale (le scelte di adattamento e doppiaggio risultano interessanti anche per gli effetti che possono produrre, a medio termine, sulla lingua, grazie all’abbondanza di materiali doppiati con cui il telespettatore italiano viene in contatto quotidianamente).

Episodio Fisher & Figli

Per quanto riguarda il corpus analizzato, gli adattamenti delle sceneggiature constano in media di 5743 parole[1] ad episodio e – più precisamente – di 5434 parole per l’episodio pilot “Fisher & Figli”, 5675 parole per il quinto episodio “Funerale a luci rosse”, e 6121 parole per l’episodio conclusivo della prima stagione, il tredicesimo, “La zia Lilian”. Esclusi gli ideofoni, con cui indichiamo le interiezioni proprie e le espressioni onomatopeiche, ed escluse le cosiddette “pause vocalizzate”, il totale delle battute (sommando le 454 battute di “Fisher & Figli”, le 489 di “Funerale a luci rosse” e le 539 de “La zia Lilian”) ammonta a 1482, con una media di 494 ad episodio.

Per iniziare, ho confrontato la versione originale degli script analizzati con le versioni adattate ed è emerso soprattutto un elemento: l’attenuazione del turpiloquio. Questo è legato al fatto che in Italia la serie è andata in onda su una televisione generalista (Italia Uno, gruppo Mediaset, edizione a cura di Elena Sansonetti), mentre negli Stati Uniti passava su un canale via cavo. Perciò a Luca Intoppa, il dialoghista che ne ha seguito gli adattamenti in lingua italiana, è stato chiesto di creare un prodotto fruibile da una audience di massa, così come egli stesso ci ha gentilmente riferito.

Le scelte operate in fase di adattamento del prodotto per il pubblico italiano stupiscono per la scarsa adesione ad alcune delle sue caratteristiche chiave: l’uso del linguaggio scurrile  notevolmente ridotto della versione italiana compromette la ri-creazione di quel contrasto tra dialogo e situazione che è fonte di humour nel testo inglese di partenza. Per meglio illustrare questo fenomeno, prenderò in considerazione alcuni esempi tratti dall’episodio pilota della serie (“Fisher & Figli”), con particolare attenzione alle resa italiana degli elementi umoristici presenti nel testo audiovisivo originale, perché la tendenza all’eliminazione o alla riduzione del turpiloquio è evidente per tutta la sua durata.

Fisher & Figli, Nathaniel e David

David Fisher presiede allo svolgimento di una veglia funebre presso l’impresa di famiglia. Come d’abitudine, il corpo della defunta giace nella bara aperta per permettere a familiari e amici di darle l’estremo saluto. Un signore anziano, forse il marito della donna, si complimenta con David per l’ottimo lavoro svolto nel rendere così sereno il viso della defunta, solo per commentare successivamente “if there’s any justice in the universe, she’s shoveling shit in hell” (“se c’è giustizia nell’universo, starà spalando merda giù all’inferno”). Il dialogo italiano sostituisce merda con sterco che, oltre ad essere d’impatto sicuramente inferiore, sposta la battuta da un territorio di crudezza cinica ad un commento quasi letterario, annullandone l’effetto paradossale.

In un’altra scena, Federico, il “restauratore di salme” che collabora con i Fisher, si vanta del proprio lavoro, mostrando entusiasta a un perplesso Nate foto di cadaveri sfigurati e successive ristrutturazioni. Commentando la decisione di cremare i corpi così sapientemente restaurati, Federico esclama “what a fucking waste!” (“che cazzo di spreco!”), il cui equivalente nella versione italiana, “tanto lavoro buttato al vento”, oltre ad essere oggettivamente carente dal punto di vista traduttivo, nasconde l’atteggiamento a dir poco disinvolto di Federico nei confronti del suo lavoro, atteggiamento che gli procurerà, in un’altra occasione, i rimproveri del diligente David; Federico, inoltre, ha uno status inferiore rispetto agli altri personaggi, e quindi ci si può aspettare da lui un lessico crudo ed esplicito.

Un altro aspetto nel quale è evidente una spiccata differenza tra la versione inglese e quella doppiata in italiano è un certo smussamento dei temi forti della serie, primo fra tutti proprio quello della morte. In particolare, l’episodio pilota contiene quattro spot pubblicitari per prodotti funerari, quali un carro funebre di lusso, un fluido per l’imbalsamazione, uno stucco riempiferite e un dispenser di terra da utilizzare durante i funerali. Gli spot, ovviamente inventati, ben esprimono un’attitudine caratterizzante della serie, che spesso strizza l’occhio alla morte con scene e dialoghi irriverenti, se non addirittura macabri. Tale atteggiamento non è sempre interamente rispecchiato nella versione italiana. Ad esempio, nello spot per “Living Splendor embalming fluid”, viene omesso il diretto riferimento al fluido per imbalsamazione: lo speaker nella versione inglese annuncia: “Top morticians rely on Living Splendor Embalming Fluid. / Living Splendor. / Only real life is better”, mentre l’adattamento in lingua italiana recita: “Le vere salme riposano in pace con la nuova formula Living Splendor. / Living Splendor. / Di meglio, c’è solo la vita”, lasciando lo spettatore a chiedersi di che tipo di prodotto funerario si tratti esattamente. In un’altra scena, sempre dal sottotono umoristico, nella quale Ruth esprime un commento negativo sugli omosessuali, il riferimento è completamente omesso in italiano. La scelta, in apparenza irrilevante, è in realtà significativa, se si considera che Ruth sta parlando con il figlio David, un omosessuale non dichiarato per il quale sarà particolarmente difficile venire allo scoperto proprio con la madre.

Episodio "Fisher & Figli"

In generale, dunque, sembra plausibile affermare che la scelta – non convincente – di un taglio un po’ troppo addolcito operato nell’adattamento linguistico di Six Feet Under non renda in modo efficace alcune delle caratteristiche che contraddistinguono la serie in lingua originale, né,  soprattutto, quell’insolito equilibrio tra commedia e dramma che ne ha fatto la fortuna. Tuttavia, sarebbe ingiusto non menzionare alcuni esempi nei quali l’adattatore italiano ha avuto maggiore libertà ed è riuscito a rendere a pieno il contenuto umoristico di una battuta. Paradossalmente, si tratta di un gioco di parole, notoriamente uno degli elementi più problematici per i traduttori.

Lo slogan nell’ultimo spot che pubblicizza un dispenser di terra annuncia “Franklin Funeral Supplies: we put the fun back in funeral”, che a grandi linee significa “riportiamo il divertimento (fun) nei funerali (funeral)”. Nell’ovvia impossibilità di riproporre l’esatta paronomasia, la versione doppiata risolve con “non avrai più quella faccia da funerale”, che ha il merito, da una parte, di aver proposto un tentativo di traduzione aderente al testo di partenza e, dall’altra, di aver riprodotto, sia pur in una sfera diversa (semantica e non più fonica) il gioco di parole della versione inglese. A supporto di questa osservazione, vale la pena evidenziare che la versione sottotitolata dell’episodio preso in considerazione, anch’essa disponibile su DVD, rinuncia completamente alla riproduzione del gioco di parole: “we put the fun back in funeral”/“per un funerale in allegria!”[2].

Esaminando il rapporto tra quanto scritto negli adattamenti dei dialoghi e quanto effettivamente recitato dagli attori negli episodi andati in onda, si notano delle discrepanze dovute alle correzioni effettuate in sala doppiaggio. Gli interventi realizzati dai doppiatori hanno, ovviamente, lo scopo di dare maggiore fluidità e credibilità ai dialoghi, rispettivamente da un punto di vista tecnico (sincronia) e interpretativo; inoltre, dato che in sala doppiaggio il prodotto si trova nell’ultima fase dell’adattamento, le correzioni sono anche il frutto di una supervisione che ha lo scopo di verificare che le scelte operate dal dialoghista siano coerenti con le indicazioni generali ricevute dalla direzione del canale televisivo che ne cura l’edizione.

Episodio "Fisher & Figli"

Episodio
F & F – II – 15 (“Fisher & Figli” – Atto I – Scena 15″)

Adattamento del dialoghista
DAVID: “Tuo marito è qui fuori in un cofano”

Scelta del doppiaggio
DAVID: “Tuo marito è di là in una bara.”

Questo esempio, oltre a mostrare una modifica effettuata in sala doppiaggio, segnala anche un errore di adattamento lessicale: il corrispettivo in lingua italiana del termine inglese “casket” non è “cofano”, bensì “scrigno” e “bara” negli USA.

Nella versione originale degli adattamenti, alcune parti di testo sono racchiuse tra parentesi tonde e precedute dalla sigla “opp” (“oppure”). Queste parti sono state inserite dal dialoghista – a sua discrezione – per offrire un’alternativa ai doppiatori nelle parti che presentano maggiori difficoltà di adattamento per la lingua italiana.

La scelta se recitare la parte di testo non racchiusa tra nessun tipo di parentesi (prima alternativa) o quella racchiusa tra parentesi tonde e preceduta da “opp” (seconda alternativa) condiziona l’aspetto linguistico dell’episodio, influenzando l’estetica generale del prodotto audiovisivo. Ecco in concreto alcuni casi estrapolati dagli episodi presi in esame:

Episodio
F & F – II – 14

Opzioni del dialoghista
CLAIRE: “Lo sbirro è fico (opp: carino)”

Scelta del doppiaggio
CLAIRE: “Lo sbirro è carino”

La versione originale recita “That cop is hot”, dunque ci troviamo davanti ad un caso di palese attenuamento lessicale delle sfumature erotiche che investe il parlato di Claire, appiattendo inevitabilmente anche le caratteristiche del suo personaggio: da un’adolescente ci si aspetta un commento assai più colorito, presumibilmente legato anche ad una sorta di slang o, perlomeno, ad un linguaggio meno controllato di quanto invece traspare dalla soluzione adottata in questo caso.

Episodio
F L R – II – 7 (“Funerale a luci rosse”)

Opzioni del dialoghista
NATE: “Come hai fatto a sistemare le tette? (opp: il seno?)”

Scelta del doppiaggio
NATE: “Come hai fatto a sistemare il seno?”

La versione originale recita “How’d you get her breasts synchronized?”. In questo caso non abbiamo un caso di attenuamento del linguaggio scurrile, poiché il termine inglese “breasts” nella lingua italiana equivale a “seni”. Quindi la scelta della seconda alternativa quale soluzione migliore sembra del tutto legittima. Semmai l’attenuazione investe synchronized, certo difficile da rendere ma sicuramente più irriverente di sistemare.

Episodio Fisher & Figli

Episodio
F & F – I – 3

Opzioni del dialoghista
CLAIRE: “Ma quant’è patetico (opp: Il solito boy scout)”

Scelta del doppiaggio
CLAIRE: “Ma quant’è patetico”

La versione originale recita “Fuckin’ boy scout”; anche se il solito comporta un’attenuazione rispetto a fucking (“fottuto”), questa seconda opzione, a rigore, sarebbe stata più fedele all’originale; forse la scelta risiede nel fatto che l’appellativo di “boy scout” in Italia non ha l’identica connotazione impertinente che ha in America. Rimane il fatto che la soluzione italiana risulta troppo distante dalla battuta originale.

Da notare che nell’ultimo esempio, che segue, il termine “fucking” è stato sostituito in fase di adattamento con il termine “finocchio”: oltre a non essere aderente all’originale, la scelta adottata, se relazionata al personaggio che pronuncia la battuta (Keith è omosessuale), sembra ottenere un effetto paradossale, distante dal contesto enunciativo della scena:

Episodio
F L R – II – 5

Versione originale
KEITH: “You’re a fucking coward!”

Versione adattata
KEITH: “Sei un finocchio codardo!”

Per quanto riguarda l’aspetto interpretativo, l’adattamento italiano non presenta stonature di rilievo. I tratti prosodici (altezza e volume della voce, velocità o ritmo di realizzazione delle frasi), se messi in relazione con quanto gli attori pronunciano, sono molto ben calibrati. Anche il sincronismo tra suoni e immagini, e in particolare il rapporto tra le parole pronunciate e i movimenti/sguardi degli attori appare sin da subito ben ponderato. Nel confronto tra la versione inglese e quella italiana, quindi, non si riscontrano perdite gravose dal punto di vista recitativo.

Le timbriche vocali, sia principali, sia di contorno, sembrano essere rispettate, così come i caratteri dei personaggi che ne derivano. In particolare, ben riprodotti risultano il tono talvolta lamentoso di Ruth (Renata Biserni) e le sfumature ironiche del defunto Nathaniel Fisher (Emilio Cappuccio). Unica pecca è un timbro un po’ troppo leggero per David, il quale ha in italiano una voce marcatamente più sottile dell’attore Michael C. Hall. Una scelta forse motivata dal tentativo di alleggerire un timbro un po’ troppo profondo per l’immaginario collettivo italiano di un maschio omosessuale[3].

Nella seconda parte individueremo i settori del lessico che hanno comportato maggiori difficoltà di adattamento, sia per questioni tecniche sia di linea editoriale.

Note

[1] Con esclusione della congiunzione “e”, i nomi che indicano a quale personaggio appartiene la battuta e le sigle funzionali al doppiaggio inserite dal dialoghista italiano.
[2] Quanto alla distinzione tra doppiaggio e sottotitolatura, l’impressione generale, dal confronto fra testo e sottotitoli è di un ulteriore smussamento dei contenuti più spigolosi, ma probabilmente questo fenomeno avviene sempre nella sottotitolatura di ogni produzione filmica.
[3] Nella cultura italiana di massa un gay che parla con una comune timbrica vocale maschile pare non essere proponibile.

Commenti

2 commenti a “Six Feet Under, adattarsi sei piedi sottoterra (I)”

  1. Bellissimo, complimenti!

    Di giuliano | 16 Marzo 2011, 13:29
  2. Con riferimento alla battuta sul “cofano”, faccio osservare che – al di là delle traduzioni più o meno corrette – il corretto termine italiano per indicare una bara è appunto “cofano”.
    L’errore di traduzione quindi non c’è o, quantomeno, non si tratta di un errore ma di una scelta precisa per rendere il corretto significato del termine americano “casket” nel linguaggio di destinazione che è l’Italiano.

    Di Giulio | 9 Maggio 2014, 02:20

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

A modo mio mi prendo cura di te

A modo mio mi prendo cura di...

Mio padre era un uomo sulla terra...

Festival internazionale del cinema e delle arti...

Le versioni cinematografiche del tema di Faust...

Le versioni cinematografiche del tema di Faust...

Montalbano Je suis

La morte nei film di animazione

Il romanzo di Sant Jordi: Màrius Serra...

Scoprendo Joe Orton (II)

Joe Orton: Scoprendo Joe Orton (I)

Dan Panosian: Una passione di famiglia

Piero Alligo: La magia delle tavole originali

La parola alla difesa e Poirot non...

È troppo facile e Dieci piccoli indiani

Marco Galli: Materia Degenere

Victoria Jamieson: Il fumetto come il roller derby

Copia originale (Can You Ever Forgive Me?)

Un viaggio senza fine

Barriera invisibile (Gentleman’s Agreement)

José Muñoz: Miraggi di memoria

C.B. Cebulski: Il globetrotter della Marvel

Trieste Film Festival 2019

Umberto Pignatelli: La rinascita del librogame?

Dave McKean: L’illusione del significato

Tito Faraci: Feltrinelli Comics: una scommessa vinta

Casomai un’immagine

pas-07 th-63 th-76 01 kubrick-35 thole-07 bon_sculture_17 malleus_11 bis_II_03 mccarroll10 d 12 35 busdon-06 tso4big cas-09 religioni2 voce2 cip-04 cor13 Pb640 sac_04 Otrok24 pm-16 murphy-04 murphy-15 10 25 tsu-gal-big-05 jingler strip1