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Cinema

Cars 2

Cars 2, locandinaI film d’animazione Pixar ci hanno abituati ad uno standard complessivo che poco ha a che vedere con l’intrattenimento per l’infanzia, tanto da poter essere ascritti al genere solo in virtù dei loro contenuti, non violenti, né scabrosi.
Accanto al pionieristico Toy Story (e all’entusiasmante terzo capitolo della saga), al capolavoro di innovazione e ironia – per certi versi ancora insuperato – che è Monsters & Co., e allo straziante eppur esilarante Up, Cars otteneva forse i consensi più tiepidi fra il pubblico adulto, probabilmente perché un po’ carente di guizzi creativi e troppo incentrato sulla nostalgia, tipicamente americana e molto sentita dal regista, ma forse non così universale, delle highway e degli anni del boom, in cui le famiglie possedevano le prime automobili e le usavano per trascorrere insieme il tempo libero esplorando il paese.

Cars 2 supera di molto le aspettative create dal proprio titolo, che lascia presumere trattarsi del sequel della storia di formazione dello spaccone che impara ad apprezzare i veri valori della vita. Il solo legame con il film precedente, infatti, è costituito dall’impiego di alcuni dei medesimi personaggi (la maggior parte in ruoli assai più defilati) e dagli accenni ad un “prima”, la cui conoscenza non è indispensabile alla comprensione della storia. Protagonisti di questo lungometraggio sono, infatti, due agenti segreti britannici – un’Aston Martin (e cosa, se no?) e una moderna macchina sportiva iperaccessoriata – che scambiano il carro attrezzi Cricchetto, in giro per il mondo al seguito di Saetta McQueen impegnato in un campionato promosso dal produttore di un nuovo carburante ecologico, per il loro contatto nell’intelligence americana, coinvolgendolo nell’indagine su un’organizzazione criminale internazionale impegnata nella realizzazione di una nuova arma.

Finn McMissile

Il film spiazza lo spettatore – che prende posto con ancora in mano il biglietto per assistere alla proiezione di un “cartone animato” – mettendolo davanti ad un kolossal di effetti speciali, in cui non mancano le sparatorie, le morti violente (fra i cattivi, ma anche l’agente segreto che lancia l’SOS in apertura si rivela, alcune scene dopo, ridotto a un cubo di rottami) e non si fa economia sulle esplosioni. Finn McMissile, l’espertissimo agente di Sua Maestà, arremba da solo una piattaforma petrolifera e fa fuori una mezza dozzina di cattivi prima di sfuggire loro gettandosi in mare e proseguendo sott’acqua trasformato in natante, in una sequenza tesa e dal ritmo sempre più concitato, che permette al film, già nei primi minuti, di dare sfoggio di raffinata consapevolezza linguistica, grazie all’impiego di raccordi di sguardi (fra lo 007 che osserva dall’alto i malviventi e gli stessi intenti nei preparativi di un attentato), di panoramiche di inseguimento e del più classico montaggio alternato fra fuggitivo e inseguitori, al punto che non è neppure possibile parlare di “citazione” dei film di James Bond, quanto di vera e propria adesione (e ascrivibilità) al modello narrativo della spy-story.

La citazione propriamente detta, raffinatezza che gli spettatori dei film Pixar si aspettano e ricercano con trepidazione, trova tuttavia spazio in diverse inquadrature e scene, in misure sempre diverse. La sequenza sopra descritta, infatti, si chiude con McMissile che induce i propri inseguitori a desistere facendosi credere morto, eiettando dal bagagliaio un treno di gomme (un po’ come aveva fatto Tony Curtis espellendo biancheria femminile dal sottomarino di Operazione sottoveste) e c’è perfino un riferimento alla filmografia hitchcockiana nel cammeo che il regista si riserva “apparendo” fra le comparse con le sembianze del camion John Lasstyre. È gustoso il riferimento alla realtà extradiegetica – precluso allo spettatore italiano – della scelta di far doppiare, nella versione originale, gli zii di Luigi (la Cinquecento gialla tifosa della Ferrari già apparsa nel primo film) dai coniugi Franco Nero e Vanessa Redgrave.

Saetta e Francesco Bernulli nel paesaggio italianoPoiché – come per tutti i film di spionaggio che si rispettino – la produzione non ha risparmiato sulle location d’effetto, l’avventura si sviluppa in giro per il mondo toccando Tokyo, l’Italia, Parigi e Londra. È interessante rilevare che, mentre nel caso delle capitali lo spazio diegetico è ricostruzione fedele e riconoscibile dello spazio afilmico reale (specie nel caso di Londra, le cui “riprese aeree” fanno spesso dubitare di assistere a un prodotto di grafica digitale), nelle sequenze italiane viene creato uno spazio iconico non corrispondente ad alcuna realtà, ma composto di molte suggestioni, sicuramente evocativo e “riconoscibile” per lo spettatore straniero, che ha una competenza più vaga degli scenari del nostro paese, formatasi anche attraverso anni di stereotipizzazione cinematografica, che è ora contemporaneamente paradigma di riferimento del film e del pubblico, ma che crea un curioso effetto di straniamento e indebolisce l’impressione di continuità spaziale nello spettatore italiano, che vede i personaggi giungere in un paesino dell’Appennino, poi li scopre lasciare deserta una piazza che è – questa sì – citazione della Sicilia di Coppola, e infine assiste a una corsa che si snoda su una riviera contemporaneamente ligure – per le case rosse allineate fra il mare e la strada – e amalfitana – per i tetti di coccio, introvabili in Liguria, e la chiesa arroccata sull’altura – che complessivamente ricorda soprattutto Montecarlo, ma dove pare di riconoscere il Grand Hotel Excelsior di Sorrento, che gli Americani ritengono trovarsi ad Ischia, avendolo conosciuto nella commedia di Billy Wilder Cosa è successo tra mio padre e tua madre?. La sensazione di frammentarietà spaziale dello spettatore italiano è accentuata anche dalla scelta di doppiare con accenti regionali differenti i personaggi delle sequenze ambientate nel nostro paese, con il risultato che in uno spazio diegetico molto concentrato sembrano aver deciso di convergere personaggi di tutta la penisola il che è, se non proprio impossibile, scarsamente verosimile, ma ha il pregio – non trascurabile in un prodotto pur sempre destinato primariamente un pubblico infantile – di dare spazio ad ogni realtà regionale e permettere a ciascuno di riconoscere la propria.

La trama si sviluppa rapidamente e il ritmo è sempre sostenuto, anche grazie all’alternarsi della narrazione fra i progressi dell’indagine dei servizi segreti e il campionato disputato da Saetta. Il finale è – ahimè – terribilmente prevedibile e la delusione che ne deriva non fa che confermare quanto eccellente sia stata l’aderenza al sotto-genere dello spionaggio e quanto fosse diventata praticamente impercettibile la sensazione di assistere ad un film di animazione, quale – val quasi la pena di ricordarlo – Cars 2 è e, in quanto tale, soggetto ai diversi criteri di prevedibilità definiti da un pubblico formato anche (ma forse non più soprattutto) da bambini. La sola pecca è costituita, in una delle sequenze conclusive, dalla spiegazione del fallimento dell’attentato a McQueen, risolta in maniera sbrigativa sia sul piano linguistico (è lo stesso Saetta a domandarne la ragione ai presenti… escamotage un po’ scarsino!) che diegetico (un intervento del Sergente non particolarmente motivato di cui si viene a sapere solo a questo punto): praticamente un deus ex machina che costituisce una stonatura in un’armonia tanto accuratamente composta.

Il lungometraggio merita, comunque, di essere visto e, anche se non tocca le vette di altre realizzazioni targate Pixar, è innegabilmente avvincente e nel complesso superiore ad altre produzioni sorelle, fra cui lo stesso Cars.
Come di consueto, la proiezione è preceduta da un cortometraggio, che questa volta è una breve avventura dei personaggi di Toy Story 3. Se è vero che questa scelta crea un “pericoloso” precedente, privilegiando il ricorrere a situazioni collaudate a scapito dell’invenzione originale e della sperimentazione, è innegabile che essa presenti il non trascurabile pregio di riportare sullo schermo uno strepitoso Buzz Lightyear – del quale chi scrive è disperatamente innamorata – nella sua irresistibile modalità spagnola.

Buzz Lightyear

 

Titolo: Cars 2
Titolo Originale: Cars 2
Genere: Animazione
Durata: 96′
Paese: Stati Uniti
Anno: 2011
AutoreJohn Lasseter, Brad Lewis, Dan Fogelman
Regia: John Lasseter, Brad Lewis
Sceneggiatura: Ben Queen
Musiche: Michael Giacchino
Doppiatori originaliOwen Wilson (Saetta McQueen), Larry the cable guy (Cricchetto), Michael Cain (Finn McMissile), Emily Jacobson (Holley Shiftwell), Franco Nero (Zio Topolino), Vanessa Redgrave (Mamma Topolino/Regina Elisabetta)
Doppiatori italiani: Massimiliano Manfredi (Saetta McQueen), Marco Messeri (Cricchetto), Dario Penne (Finn McMissile), Paola Cortellesi (Holley Shiftwell), Franco Nero (Zio Topolino), Sophia Loren (Mamma Topolino), Vanessa Redgrave (Regina Elisabetta)
Produzione: Denise Ream

 

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