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Fumetto

L’olmo di Jiro Taniguchi

Ogni volta che torno a casa il mio sguardo si posa su un olmo e prego che il manga sia letto da più gente possibile

Ryuichiro Utsumi

fotografia di TaniguchiCapire la mentalità giapponese può non essere facile per chi è nato e cresciuto in Occidente, dove l’interesse del singolo individuo sembra avere sempre la meglio su quello della collettività. Jiro Taniguchi, uno dei maestri dell’arte sequenziale a cui da poco la Francia ha conferito l’ambita onorificenza di Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere, ci aiuta a comprendere i sacrifici e le fatiche che si nascondono dietro a quel velo di apparente perfezione, pubblicando per la Panini Comics la graphic novel L’olmo. Basandosi sui testi del romanziere giapponese Ryuichiro Utsumi, Taniguchi ci presenta otto racconti, delicatamente tratteggiati, i cui protagonisti non sono esseri fantastici o favolistici ma persone normali: uomini, donne, anziani e bambini la cui serenità sembra destinata a essere immolata sull’altare del bene comune.

Dei duecento racconti di partenza scritti da Utsumi per la serie Gente, Taniguchi seleziona quelli più significativi: L’olmo, Il cavallo bianco di legno, Rivedersi, Il fratello maggiore, L’ombrello, Nei pressi della pinacoteca, Attraversando il boschetto e Il suo paese natio, dimostrando che per capire veramente una società è necessario conoscere alla perfezione le regole che la disciplinano.

L’olmo vede per protagonisti i coniugi Harada, appena trasferitisi nei dintorni di Tokio per godersi serenamente la vecchiaia. Il capofamiglia, infatti, è stato appena messo a riposo dai figli che hanno ritenuto fosse ormai ora per lui di smetterla di occuparsi dell’attività di famiglia e di lasciare tutto in mano ai giovani eredi. Al loro arrivo nella nuova casa, però, i coniugi trovano un’amara sorpresa: le splendide piante che ornavano il giardino, e che avevano motivato la decisione dell’acquisto, sono state tutte rimosse e portate via dai figli dell’ex proprietario; l’unica pianta rimasta è un olmo molto vecchio che con le sue fronde protegge la casa dalle intemperie. Oltre alla delusione per la rimozione delle piante, dopo pochi giorni gli Harada sono costretti ad affrontare un altro problema: l’olmo, infatti, non è ben visto dai vicini perché le sue foglie invadono i vialetti e ostruiscono le grondaie, di conseguenza essi ne pretendono l’abbattimento. Il signor Harada, che in vita sua è sempre stato un bravo cittadino, prova vergogna per la discussione con i vicini e decide di far abbattere la pianta con l’arrivo della bella stagione; a fargli cambiare idea ci penserà l’ex proprietario, il signor Yaguchi, la cui casa è stata venduta in fretta e furia dai figli dopo il suo ricovero in ospedale, che gli spiegherà quanto sia importante il ruolo di quell’albero e come, in fondo, anche le piante abbiano un’anima.

copertina de L'olmoNe Il cavallo bianco di legno assistiamo, invece, alla storia di Hiromi, bambina di cinque anni, che viene accompagnata al parco dai nonni, i signori Kinoshita. La bambina mostra fin da subito un carattere ribelle: salendo sul treno diretto al parco, cerca di prendere i posti a sedere saltando la fila e tiene il muso ai nonni; una volta giunti sul posto, si rifiuta tassativamente di salire su qualsiasi giostra, non fa altro che aggrapparsi con forza alle mani della nonna e, come se non bastasse, fatica persino a comprarsi il succo di frutta da sola, cosa che alla sua età, secondo i nonni, dovrebbe già saper fare. Convinti che la figlia abbia viziato troppo la nipote, i due, sconsolati, si riavviano verso casa quando improvvisamente la bambina mostra un certo interesse per un cavallo bianco di legno, sul quale si affretta a salire, giocando contenta. Perplessi da tale comportamento, i signori Kinoshita ne chiedono spiegazione alla figlia al rientro a casa. Si scopre così che qualche mese prima era stata la madre stessa, da poco separata dal marito, ad accompagnarla al parco: dopo aver lasciato sola la bambina per andare al bagno, l’aveva ritrovata al centro bambini smarriti con una sbucciatura sul ginocchio; la bimba, infatti, non vedendo più la madre, era saltata giù dalla giostra nel disperato tentativo di inseguirla. Il motivo per cui Hiromi ama tanto il cavallo bianco è che le permette di scendere agilmente qualora gli adulti si allontanino, e quindi riduce il suo timore di venire abbandonata.

Rivedersi è incentrato sulla vita del signor Iwasaki, grafico di una certa fama, che durante un viaggio di lavoro a Tokio scopre sul giornale l’annuncio dell’inaugurazione di una mostra. Nella fotografia della pittrice riconosce sua figlia, ormai adulta, che lui non vede da almeno vent’anni. Sposatosi in giovane età, Iwasaki, aveva sempre trascurato la moglie e la figlia in nome della carriera, e le lunghe riunioni con i colleghi di lavoro si traducevano spesso in altrettante serate al bar, dove lui non disdegnava affatto la compagnia di altre donne, a cui raccontava di essere libero da legami. La moglie, esasperata, si era trasferita a casa dei genitori, chiedendo il divorzio. Con il passare degli anni, Iwasaki si era risposato e aveva ora due figli adolescenti, ma il ricordo di quella famiglia a cui aveva rinunciato tornava adesso più vivo che mai. Il signor Iwasaki si reca quindi alla mostra e tra i tanti quadri esposti, dai toni caldi e rassicuranti, ne trova uno raffigurante una bambina triste, con in mano una bambola, che sembra interrogarlo sul suo ruolo di padre. Dopo aver deciso di acquistare il quadro, incrocia in corridoio la figlia, una splendida donna in procinto di sposarsi, che lo ringrazia e lo guarda con affetto. Non avrà il coraggio di dirle la verità, anche se lei l’avrà intuita, ma ringrazierà la sua ex moglie per averla cresciuta bene.

disegno di TaniguchiIl fratello maggiore descrive più da vicino il mondo degli anziani e il loro ruolo nella società giapponese. Il signor Sakamoto, sessantacinquenne appena ritiratosi dall’attività lavorativa per andare a vivere con figli e nipoti, si reca in un quartiere periferico alla ricerca del fratello Konishiki, di quattro anni più grande, che da tempo vive in una modesta pensione. L’incontro tra i due sarà determinante per Sakamoto per capire le ragioni che hanno indotto Konishiki a lasciare la casa dei figli e a continuare da solo una vita umile ma dignitosa, in cui egli è libero di andare ancora a lavorare sui tetti come carpentiere senza dover subire gli sguardi vergognosi di parenti e amici che lo considerano ormai vecchio. Sakamoto, che inizialmente prova disagio per il comportamento del fratello, finirà così per invidiarlo per il coraggio della sua scelta.

L’ombrello parla nuovamente del rapporto tra fratelli, ma da un’altra prospettiva. La signora Komaki, trentenne felicemente sposata con figli, riceve l’inaspettata telefonata del fratello che chiede di poterla rivedere dopo molti anni. Da bambini, i due vivevano insieme e avevano un legame profondo, ma il divorzio dei genitori finì per dividerli: la bambina rimase con la madre, mentre il maschio fu costretto a restare con il padre per poi ereditare il suo mestiere. Dopo un paio d’anni, quando la madre decise di risposarsi, la bambina, appena undicenne, fu obbligata a ritornare dal padre, con sommo fastidio del fratello che la invidiava per quel rapporto con la madre da lui ormai perduto. In seguito, fu la stessa bambina ad andarsene di casa per intraprendere una vita dissoluta, fino al giorno in cui il fratello le espresse tutto il suo disgusto. Una giornata di pioggia, e il lento fluire dei ricordi aiuteranno i due fratelli a ritrovarsi.

tavola di un suo fumetto uscito in SpagnaIn Nei pressi della pinacoteca l’anziana signora Otani, ogni pomeriggio, ama allontanarsi dalla casa del figlio e della nuora, dove sta pensando di trasferirsi, per andare a passeggiare nel parco che circonda la pinacoteca. La nuora, ogni volta che la vede uscire, le esprime il suo rammarico per un comportamento che giudica poco consono a una donna anziana: andarsene a spasso tutto il pomeriggio e rientrare la sera sul tardi significa dare il cattivo esempio ai nipoti che pensano che la nonna gironzoli come una vagabonda. In realtà, la signora trascorre l’intero pomeriggio su una panchina del parco, dove si diverte a conversare amabilmente con un anziano della sua stessa età. L’inaspettato sentimento che la signora Otani si accorgerà di provare per il suo interlocutore, la spingerà a rinunciare al trasferimento a casa del figlio per tornare a vivere a casa sua e poter continuare tranquillamente la sua amicizia con l’anziano.

Attraversando il boschetto ci proietta nella vita di due fratellini, Hiroshi e Yoji, la cui madre si è appena trasferita con loro in una casa comunale, dopo aver divorziato da un uomo violento e alcolizzato che picchiava regolarmente Hiroshi e tradiva in continuazione la moglie. A causa del trasloco, i due bambini sono stati costretti a separarsi dalla loro cagnetta Koro, che per regolamento non sarebbe stata accettata in una casa comunale. Una notte, Yoji, crede di sentire in lontananza i guaiti di Koro e chiede al fratello di aiutarlo ad attraversare il bosco che li separa dal paese per andare a salutare il cane. Hiroshi accetta e, durante il percorso attraverso il bosco, riflette sulle sofferenze che lui ha dovuto affrontare in quanto figlio maggiore di genitori separati e che al più piccolo sono state risparmiate. Giunti a destinazione i due troveranno effettivamente il cane ma Hiroshi, consapevole che non si tratta della loro cagnetta, deciderà di mantenere il segreto e di sacrificarsi ancora una volta per il fratello per lasciargli l’illusione di aver rivisto il suo amico a quattro zampe.

Il suo paese natio affronta il tema del contrasto tra due culture. Noemi è una studentessa parigina di belle arti di diciannove anni che si innamora di un giapponese di ventinove. Sposatisi in fretta nonostante l’opposizione dei genitori di entrambi, i due vanno a vivere in Giappone dove la novella sposa ha serie difficoltà a comunicare con la suocera e fatica a inserirsi nella società giapponese. Grazie alla tecnica del senshoku, Noemi scopre il modo di far fruttare il suo talento artistico dipingendo quadri e organizzando mostre. Il marito, però, è malato di cuore e la donna si ritrova ben presto vedova. Il giorno del funerale, Noemi non è in grado di capire i discorsi di cordoglio poiché la sua conoscenza del giapponese è ancora limitata, ma capisce molto bene che la suocera la accusa di essere responsabile della morte del figlio. Nonostante la madre la preghi di ritornare in Francia, la donna decide di restare in Giappone per impararne la lingua, lo stile di vita e le tradizioni, e in onore del marito realizza una splendida opera d’arte che intitolerà Il suo paese natio e che le permetterà, finalmente, di rappacificarsi con la suocera.

tavola di uno dei suoi fumetti

Jiro Taniguchi dà vita ai personaggi descritti da Utsumi cogliendone appieno lo spirito e la forza d’animo, e trasmettendo al lettore il messaggio che si tratta prima di tutto di esseri umani e, in quanto tali, bisognosi di essere compresi e non compatiti. L’ambientazione, curata nei minimi dettagli, contribuisce a immergere i personaggi in quell’atmosfera magica che da sempre caratterizza i disegni di Taniguchi.

Titolo: L’olmo
Disegni: Jiro Taniguchi
Testi: Ryuichiro Utsumi
Traduzione: Midori Yamane
Adattamento: Monica Rossi
Lettering: Lara Iacucci
Edizione italiana a cura di: Marco Cecini e Alessandra Marchioni
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Panini Comics
Pagine: 224
Prezzo: 14,90 Euro
ISBN: 9788863468014

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