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Fumetto

Massimo Giacon

Paté di borghesia

Copertina di La quarta necessità di Giacon e LuttazziMassimo Giacon (1961) ha esordito giovanissimo come copertinista della fanzine Quark e nemmeno ventenne viene ospitato sulle pagine delle gloriose riviste di fumetto d’autore degli anni Ottanta. Anzi, addirittura prima, su quella che possiamo considerare un’anticipazione delle meraviglie a venire: i suoi primi fumetti comparvero infatti su Il Mago che, come Sgt. Kirk e Linus, anticipò quella stagione indimenticabile pur non facendone parte (chiuse i battenti proprio nel 1980). Ha collaborato con Alter, Frigidaire, Dolce Vita, Tic e tutte le realtà più prestigiose e innovative dell’epoca. A soli 24 anni si vede dedicata una raccolta dalla Primo Carnera, così il suo Mecanostorie figura nella collana Grandi Albi accanto alle opere di Pazienza, Liberatore, Mattoli, Carpinteri…

È proprio grazie a Mecanostorie che si fa notare dal top designer Ettore Sottsass con cui collaborerà per circa sei mesi entrando nel mondo del design dalla porta principale. Indimenticabili i suoi divertenti Mr. Cold e Mr. Suicide, rispettivamente un dispenser per sapone liquido e un tappo per vasche da bagno.

Nemmeno trentenne viene invitato in Giappone dalla Kanebo per un periodo studio di un mese (chissà se all’epoca esisteva già il sistema delle residenze per artisti) ma il frutto delle sue visioni nipponiche non si concretizzerà su tessuto com’era in previsione a causa del decesso di uno dei dirigenti che seguivano il progetto.

Pur non abbandonando mai del tutto il fumetto, a cui si è dedicato soprattutto sui testi dell’amico Mimì Colucci, Massimo Giacon ha portato il suo stile particolare anche nel mondo della pittura, anticipando quello che oggi viene definito NeoPop. E ha pure trovato il tempo di suonare e incidere dischi con diversi progetti musicali.

Massimo Giacon al lavoro

Il volume che presenta a Lucca è scritto da Daniele Luttazzi ed è un prodotto decisamente originale, che solo esigenze editoriali hanno confinato in un formato consueto a cui il pubblico italiano è ormai abituato, ovvero il 17×24.

L’edizione è arricchita dalla sceneggiatura originale posta in appendice al volume: un bel modo di entrare nel “dietro le quinte” e anche un’occasione per approfondire alcuni aspetti del fumetto – sfido chiunque a riconoscere tutti gli ospiti celebri delle feste della madre di Walter Farolfi.

Parlando con Giacon del volume La quarta necessità è stato inevitabile affrontare l’argomento del suo scrittore e delle polemiche che lo hanno recentemente coinvolto.

Luca Lorenzon (LL): Cosa puoi dirci de La quarta necessità?

Massimo Giacon (MG): Le battute di questo libro sono tutte quante originali ma in compenso le vignette sono tutte ricalcate.

LL: Ricalcate da dove?

MG: Alcune sono ricalcate da Magnus, ma sono pure ricalcate male… che se uno pensa che sono ricalcate da Magnus dovrebbero venire fuori anche delle belle cose, e invece… Il libro è scritto molto bene ma è disegnato molto male.

LL: Adesso non buttarti giù così… poi tu sei anche un perfomer e non solo un semplice disegnatore: mi ricordo il Sexorcismo[1] a Trieste.

MG: Difatti ho chiesto di poter disegnare nudo ma la direzione mi ha sconsigliato per via del tempo, solo per quello.

LL: Questa Rizzoli non ha coraggio.

MG: No, non ha coraggio, anzi ha fatto anche delle cose… come puoi notare questa edizione è incellofanata perché può essere venduta nelle librerie solo incellofanata.

LL: Sul serio?

MG: Certo, può essere venduta solo incellofanata e con questo bollino che spiega i contenuti.

LL: È tanto spinto?

MG: Contiene linguaggio esplicito, attacchi alla religione, sesso contro natura, bestemmie e quant’altro.

LL: Certo che dall’esterno e da quello che ne avevo letto sull’Anteprima sembrava più soft.

MG: Difatti la nostra politica è che fuori sembra un libro per bambini e dentro decisamente non lo è.

LL: Un po’ come Miguel Angel Martin.

MG: Esatto, noi contiamo sullo scandalo (come tutti in questo momento…) ma in realtà è molto difficile scandalizzare… chi si scandalizza più? (Il caso vuole che mentre parliamo un padre passi con la figlioletta presso lo stand. La bambina dà un’occhiata al volume ma dopo aver letto le recensioni fotocopiate che campeggiano sullo stand il papà trascina via la bimba, nda).

Una tavola realizzata da Massimo Giacon

LL: Come è nato il progetto?

MG: Intanto io mi appresto a disegnare uno dei tanti personaggi che compare all’interno di questo libro, ovvero Salvador Dalì. Abbiamo chiesto il permesso alla salma di Dalì di comparire come presenza in una tavola in un cameo.

LL: Quest’anno Dalì quando è uscito dalla tomba? Era lui che diceva di voler morire per poi «risorgere dai morti ogni dieci anni, andare fino a un’edicola e comprare qualche giornale. Non chiederei di più. Con il mio bravo giornale in mano, pallido e smunto, rasente i muri, tornerei al cimitero e leggerei tutti i disastri del mondo prima di riaddormentarmi soddisfatto al riparo rassicurante della tomba.», no?[2]

MG: Figurati che voleva anche i diritti, ma gli abbiamo detto che i morti non hanno diritto a chiedere i diritti. E poi siamo in Italia e in Italia sai come va: puoi anche farci causa, chi se ne frega, tanto in Italia la Legge è un’opinione.

LL: L’idea è partita da Daniele Luttazzi, da te o dall’editore?

MG: Era Daniele che voleva pubblicare un racconto più o meno lungo che lui aveva scritto.

LL: Anche Luttazzi aveva esordito come fumettista, giusto?

MG: Mah, lui ha fatto delle cose in una rivista amatoriale, però dicono che disegni molto bene. Quando vuole. Gli piace disegnare ed è anche un grande appassionato di fumetti. Io e lui ci conosciamo da un sacco di anni, anche da prima che lui diventasse la bestia nera della televisione italiana.
Diciamo che quando mi domandano delle cose sulla televisione o su questa querelle sul fatto che lui abbia copiato non mi interessa parlarne proprio perché lui è prima di tutto un amico da tanto tempo ed essendo un amico di queste cose tra gentiluomini non si parla. E poi io potrei rimpallare sul fatto che, insomma, è una cosa che è stata gestita come è stata gestita. Però d’altra parte che cosa volete da lui? Lui non ha mai voluto diventare un personaggio politico come Beppe Grillo, anzi si è rifiutato, ha sempre cercato di togliersi dalla scena mentre hanno cercato di continuare a tirarlo per la giacchetta perché lui in qualche maniera si schierasse con questa sinistra impalpabile, vaga, com’è spesso in Italia.

Schizzo realizzato da Massimo GiaconE lui ha sempre dichiarato che non gli interessava altro che fare il comico. Poi alla fine proprio perché lui è una persona libera non ha ricevuto neanche quelle scusanti che a sinistra lo avrebbero aiutato nel momento in cui è stato cacciato dai vari canali. Lui è stato attaccato duramente anche da Repubblica, anche da un sacco di giornali di parte: insomma, che cosa ci aspettiamo (dicevo alle persone che lo criticavano per questi suoi presunti plagi)? Ci aspettiamo che sia un eroe? Abbiamo bisogno di eroi? È una persona umana come tanti altri.

Alla fine, gli togli la possibilità di andare in televisione, gli togli la possibilità di esibirsi (perché buona parte dei teatri grossi dove un autore o un attore si può esibire oggi sono comunque di Mediaset), poi lo attacchi sul fatto che le battute, che è quello di cui vive un comico, non sono nemmeno sue… A me sembra un accanimento degno di miglior causa: perché pigliarsela con Luttazzi per questo? Ma pigliatevela con un sacco di altre persone ben peggiori!

Note

[1] Performance musicale rigorosamente vietata ai minori che si è tenuta presso la galleria Lupanjepuntin nel 2000.

[2] No, era Luis Buñuel.

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