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Cinema

Dei mostri e delle pene – Trieste ScienceplusFiction 2011

móstro dal Lat. MÒNSTRUM: prodigio, cosa straordinaria, contro natura, che trae direttamente da MONÈRE – avvertire (v. Mostrare): quasi stia per avvertire, secondo una idea superstiziosa degli antichi, della volontà degli dei (quod noneat, dice Festo, voluntatem deorum). Ogni fenomeno contro natura fra gli uomini e nella natura.
Deriv. Mostruóso, onde Mostruosità

Di mostri, nelle varie accezioni di cui l’etimologia ci fornisce un sunto, a Trieste ci si occupa da anni. Da decenni, sarebbe più corretto dire. Di cosa, infatti, se non di mostri, della mente e dell’anima, si è dato conto a partire dagli anni Sessanta, in questa città che ha offerto piena cittadinanza, su diversi piani e paralleli, ai mostri dell’immaginazione di cui si nutre la fantascienza e a quelli ben più reali che abitano i mondi di chi soffre di un disagio mentale? Si direbbe quasi che a Trieste non facciano più paura, che si sia imparato a conviverci, che sia ormai inscritta nel dna cittadino l’idea che esternalizzare il mostro sia solo un modo di metterlo da parte, di tenerlo lontano per non soccombere alla paura, e che viverci insieme, invece, sia il giusto modo per non farsi travolgere dall’impotenza e dal terrore del diverso da sé. Questo luogo pare aver interiorizzato il fatto che il mostruoso alberga dentro ciascuno e che portarlo fuori, lasciarlo andare libero a confrontarsi con i mostri altrui, sia l’unica vera ricetta di una vita degna. E non solo, ma di una vita interessante, che sia umana e non sovrumana, che lasci perdere la brama del controllo in cambio di una scorrevolezza quasi primitiva, dove tutto ciò che appare prodigioso sia livellato in basso con un viva là e po’ bon che è il trucco più efficace, da sempre, per esorcizzare i mostri (la bambina di Monsters & Co ne è esempio eclatante). In parole più immediate, se non si dà loro importanza, mostri, fantasmi, alieni, perdono i loro poteri orrorifici. Tanto vale si siedano con te al caffè per bere uno spritz con l’Aperol.

George RomeroIl Science+Fiction 2011 ha chiamato a sé quest’anno il creatore di mostri per eccellenza, il Signore degli zombie, George A. Romero. Ed ha premiato in ultima analisi un film che, oltre ad averli nel titolo, i mostri, ben li rappresenta nella loro essenza di perturbatori d’ordine costituito, di agenti infettivi della società tutta, di elementi distruttivi che costringono a ripartire dall’uomo perché il pianeta possa continuare a vivere. Monsters di Gareth Edwards, già presentato a Toronto e Locarno nel 2010, vincitore di due BAFTA per la miglior produzione e la miglior regia, si è aggiudicato anche l’Asteroide di questa undicesima edizione del ScienceplusFiction, edizione monster anch’essa, visto il numero di presenze in sala e durante le numerose occasioni d’incontro con gli ospiti e gli eventi collaterali. Il festival, nonostante da anni sia funestato dai trend negativi che affliggono tutte le manifestazioni culturali in regione, costrette a drastici tagli degli investimenti economici dedicati al settore, continua a stupire per la concreta solidità della macchina organizzativa. Certamente, l’indisponibilità quasi totale di fondi lascia la Cappella Underground sguarnita rispetto alla giusta remunerazione delle professionalità impegnate nel costruire per un intero anno la struttura della rassegna in tutta la sua complessità. Si è passati da un’offerta di dieci giorni di eventi e proiezioni a soli quattro giorni, già dalla scorsa edizione.

Tuttavia, la popolarità del festival è in continua crescita e la programmazione sempre accurata e interessante. Merito indubbiamente della granitica squadra della Cappella Underground e dei suoi esperti collaboratori, che ha saputo capitalizzare in tempi non facili una mole di competenze e passione per il genere che ha fin qui garantito risultati impeccabili. Mostruosi anch’essi, nell’accezione che descrive qualcosa di prodigioso. Perché prodigioso è il fatto che, anno dopo anno, gli organizzatori ci abbiano abituati alla presenza di autori del calibro di George Romero, Christopher Lee, Roger Corman, Joe Dante, Terry Gilliam, Lamberto Bava, Dario Argento, Bruce Sterling, John Landis, Jimmy Sangster, Carlo Rambaldi, Brian Aldiss, John Philip Law, Curtis Harrington, Pupi Avati, Brian Yuzna, Harri Harrison, Enki Bilal, Dave McLean, Moebius… E ancor più prodigioso è che questi maestri/mostri del cinema, del fumetto, della letteratura del fantastico e del fantascientifico abbiano tutti segnalato come il pubblico di Trieste li abbia accolti sì con entusiasmo, ma anche in maniera totalmente matter of fact, senza eccessiva isteria e al tempo senza quel distacco cui sono abituati dalla frequentazione con rassegne molto più ingessate ed elitarie. Vedere George Romero al ristorante che firma su un tovagliolo la sua promessa di tornare a Trieste presto non ha prezzo, come si suol dire, così come non ha prezzo vedere Terry Gilliam scorrazzare per le vie della città con il suo cappellaccio in testa come un turista qualunque o godere delle battute di John Landis da un posto in prima fila.

Il pubblico

ScienceplusFiction ci ha permesso quest’anno di confrontarci ancora una volta con le  nostre paure più profonde, di esorcizzare i nostri incubi attraverso sguardi sull’ignoto e l’inconosciuto, di ridicolizzare i miti delle nostre credenze più incrollabili. Lo ha fatto facendoci incontrare di nuovo gli zombie nei centri commerciali e nelle cittadine di provincia del maestro Romero (l’esalogia dei Morti Viventi), i suoi giovani alle prese con il proprio latente vampirismo (Martin, il film che ha dichiarato essere il suo preferito). Lo ha fatto facendoci guidare da Werner Herzog in un viaggio nell’oscurità delle caverne preistoriche con i loro misteriosi dipinti, accompagnandoci con il “Focus Russia” ai primordi della conquista spaziale, mostrandoci alcune declinazioni grottesche e al tempo malinconiche del confronto con l’alieno dentro e fuori di noi (L’arrivo di Wang dei Manetti Bros, in concorso, vincitore del premio Nocturno e del Meliés d’argento, e il fenomenale L’ultimo terrestre di Gipi, che ha fatto incetta di premi al Festival di Venezia ed è stato poi “castigato” al botteghino da una criminale distribuzione). In concorso, oltre a Monsters e al già citato film dei Manetti, degni di nota anche lo Stakeland di Jim Mickle, che si è aggiudicato il premio del pubblico, storia di un manipolo di sopravvissuti in fuga dai vampiri che hanno invaso l’America, nel cast il ripescaggio di una Kelly McGillis incredibilmente in parte; Extraterrestrial, seconda prova del vulcanico Nacho Vigalondo, già vincitore dell’Asteroide 2007 con il brillante Cronocrìmenes, altra declinazione claustrofobica dell’invasione aliena; Nuclear Family di Kyle Rankin, road movie postatomico con uno strepitoso Ray Wise; The Prodigies, di Antoine Charreyron, animazione adrenalinica su un gruppo di adolescenti con superpoteri; l’ottimo Saint, per la regia del prolifico Dick Maas, che ci porta ancora una volta – dopo la spettacolare incursione, l’anno scorso, del Rare Exports di  Jalmari Helander, favola horror-grottesca su un Babbo Natale fuori dagli schemi (vincitore del Meliés d’argento e del premio del pubblico) – a confrontarci con le leggende spaventose sul Natale, stavolta seguendo un sanguinario Santa Klaus (St. Niklas, nell’Olanda di Maas) nelle sue scorribande di stagione. Altra piacevole sorpresa, l’incubo televisivo del regista croato Nevio Marasović con il suo The Show Must Go On, un Grande Fratello postapocalittico davvero spettacolare. Fra i corti, come sempre molto seguiti, ha trionfato lo svedese Out of Erasers (SUDD) di Erik Rosenlund, che ha portato a casa il Méliès d’Argento per il miglior cortometraggio fantastico europeo.

L'immagine del festival a cura di Marco StulleLa grafica scelta quest’anno per l’immagine del Festival, realizzata come sempre da un Marco Stulle in stato di grazia, ben descrive l’atmosfera di questa edizione: nel catalogo, una ballerina in uno statico frame in bianco e nero del suo passo di danza, levita all’interno di una coloratissima sfera, lo spazio intorno che si apre su ambienti comunicanti attraverso speculari porte bianche. La vediamo poi progressivamente sfocarsi e atterrare, mentre le pareti e le porte si tingono dello stessa sfumatura della sfera, che scompare del tutto lasciando dietro di sé un bianco accecante nell’ultima immagine a chiusura. Un’atmosfera sospesa, rarefatta e sfocata, che diventa concreta e nitida man mano che le proiezioni e gli eventi si susseguono. E di eventi questa edizione non è stata parca, per quanto concentrati al massimo nelle quattro giornate sopravvissute all’accetta dei tagli al bilancio. Abbiamo potuto assistere ad una master class di George Romero, condotta da Lorenzo Codelli e Paolo Lughi, che ha visto il maestro ripercorrere la propria carriera di fronte ad un adorante pubblico di fan. George Romero ha di nuovo incontrato pubblico e stampa in occasione di una conversazione con un sempre puntuale e divertente Paolo Zelati. Romero non ha deluso il pubblico accorso: sebbene leggermente sotto tono per via degli acciacchi dell’età, ha dimostrato ancora tutto il suo entusiasmo nel dare conto in dettaglio dei suoi progetti futuri, che includono la stesura di una graphic novel della Marvel così come la realizzazione di una pellicola basata sulle Zombie Autopsies di Steven C. Schlozman.

Il pubblico ha potuto, poi, assistere alle master class di Gipi, intrattenitore nato, sebbene schivo all’apparenza, e di Tullio Avoledo, in questa edizione nella doppia veste di scrittore – anche nel panel dedicato alla presentazione del romanzo vincitore del Premio Urania 2010, “Il Re in nero” di Maico Morellini – e di membro della giuria internazionale, presieduta dallo scrittore e sceneggiatore Alan D. Altieri, traduttore di Chandler e Hammett. Lo spazio dedicato alla scienza, sempre presente e curato con perizia da Fabio Pagan, ha visto durante la serata d’apertura la presentazione del documentario Abdus Salaam – The Dream of Simmetry, per la regia di Diego Cenetiempo, sceneggiato da Giuseppe Mussardo, realizzato in collaborazione con l’ICTP, il Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste, fortemente voluto e creato proprio dal Premio Nobel Salaam nel 1964.

ScienceplusFiction si riconferma, quindi, come una delle più riuscite manifestazioni cinematografiche cittadine e il Festival si inscrive, ormai, in ambito internazionale fra le maggiori rassegne europee del genere fantastico. Fatto, questo, sancito anche da alcuni anni dall’appartenenza alla Federazione Europea dei Festival del Cinema Fantastico, della quale fanno parte una ventina di festival, fra cui San Sebastiàn e Sitges in Spagna, l’Amsterdam Fantastic Film Festival e il Frightfest di Londra. Il gradimento del pubblico non è in discussione: semmai ci si chiede quanto i fedelissimi della fantascienza e il folto pubblico che ogni anno si sottopone a code lunghissime per poter accedere alle poche sale a disposizione potranno sopportare la frustrazione di vedere questa rassegna così amata costretta in spazi e tempi tanto ristretti. Facciamocene una ragione: questa città ha bisogno che ai suoi mostri sia permesso di spadroneggiare, almeno una volta l’anno, in totale libertà e senza limitazioni di sorta. E, affidandoci alle capaci e appassionate arti del fantastico team del ScienceplusFiction, garantiremo loro di esistere e proliferare, regalandoci quel salvifico stupore e quel terrore vitale di cui sono fatti i sogni.

L'Asteroide a G. Edwards, nelle mani di A. Jones

 

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