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Percorsi

Non c’è più il cammino di una volta

Fenomenologia minima & empirica dei luoghi comuni nelle vie di pellegrinaggio

TauCaro amico che vaghi per le strade della tua città come un’anima in pena, mi voglio rivolgere a te. Se vaghi, è perché camminare placa in parte le tue ansie, ma solo in parte. Vedi riflesso il tuo volto nelle vetrine illuminate, negli specchietti dei motorini che occupano selvaggiamente il marciapiede, e soprattutto nel display del tuo cellulare, che non suona, o non suona come dovrebbe. Aspetti un messaggio che ti dia il via libera, una chiamata salvifica che faccia reset della tua vita, che ti dia l’opportunità di ricominciare tutto daccapo, di dare al tuo volto i connotati di un essere umano nuovo, uscito dal nulla, senza doveri, né debiti, né catene. Quella telefonata non arriverà, nemmeno quell’sms, quindi rilassati, prenditi una tisana calda, un punch fumante, o un calice di amarone, quello che ti hanno regalato a Natale per festeggiare il tuo fresco stato di disoccupazione.

Mi rivolgo a te che hai fatto ritorno – tutto intero? quanto di te è rimasto sul sentiero? – da un cammino. Ti ricordi l’altra volta? Abbiamo provato a immaginare assieme una strategia per sopravvivere: togliere chili dallo zaino, togliere lavori, passioni, oggetti, persone di cui puoi fare a meno. Forse in questo periodo hai davvero tentato di essere più leggero. Che tu lo abbia fatto oppure no non importa, voglio dirti di alcuni pensieri che farai o che già stai facendo. Prima però dimmi se ho ragione: hai scartato Gerusalemme, perché in Israele tira sempre una brutta aria, hai scartato Trondheim, perché sulla Via di Olaf hai troppe poche informazioni, hai scartato il Cammino di san Francesco perché ha troppe salite, hai scartato i pellegrinaggi ai santuari minori perché non sei un fervente cattolico, e pure i trekking del CAI perché non sei un montanaro. Cos’è rimasto? Santiago o Roma. Bene, andrai, o andrai per l’ennesima volta, a Santiago o a Roma. La via che sceglierai per arrivarci non ha alcuna rilevanza ora. Ascolta.

Lele Mora & Co.

Lo sai perché l’hai vissuto, o perché te l’hanno detto, che in estate in Spagna ci sono migliaia di pellegrini. Maledici quella massa di corpi che ostruirà la tua strada, buttandoti fiato sul collo, infestando di voci i tuoi silenzi. Quella marea di turisti last minute ti provocherà attacchi di panico, trasformerà la tua traversata nel deserto in una scampagnata pasquale. Perché non se ne vanno alle Seychelles, a Sharm el Sheikh, al Billionaire a trincare havana cola, a farsi autografare il braccio da qualche fotomodello cerebroleso? Se cerchi Dio, pensi, non lo troverai. Se cerchi te stesso nemmeno. Qualsiasi cosa tu cerchi, quell’ammasso di caviglie bon ton ti impedirà di trovarla. Dimmi: pensi che il cammino sia solo tuo? Che sia tutta colpa del turismo globale, dei voli low cost, di internet?

Sappi, caro amico, che nel 1300 sono arrivati a Roma 200mila pellegrini, cioè dieci volte tanto il numero di romani, come se oggi arrivassero 27 milioni di persone, fai un po’ tu. Per il Giubileo del 1450 ne sono arrivati 3 milioni (i cronisti del tempo parlarono di “invasioni di cavallette”, eh) in quello del 1600 mezzo milione, oggi a piedi ne arrivano 3mila. A Santiago nel 1981 sono arrivate, a piedi e in bicicletta, 400 persone, l’anno scorso invece 300mila. Il pellegrinaggio esiste in ogni cultura, e la sua fortuna è legata al periodo storico: nell’XI secolo in Europa era tutto un viavai di viandanti, nel ‘700 c’erano regni in cui era vietato pellegrinare o bisognava chiedere addirittura l’autorizzazione. Vuoi andare a Santiago? Vacci, vacci in luglio, nel mezzo della ressa. Oppure vai a Roma in gennaio, non incontrerai nessuno, forse un paio di cani randagi nella pianura padana. Comunque tu scelga, le tue orme non saranno che un paio di orme, un paio delle tante. I tuoi piedi non sono speciali. I tuoi piedi, per fortuna, non hanno studiato sociologia, né meteorologia, né teologia, né economia del turismo. Sono solo dei piedi, luglio o gennaio, ressa o non ressa, ti spingeranno poco poco più in là, senza tanti sofismi.

Rifugio "spartano"

Lo sai perché l’hai vissuto, o perché te l’hanno detto, che sulla Via Francigena non è come sul Cammino di Santiago, non c’è una rete capillare di ostelli. In Spagna ce n’è uno ogni 5 km ormai, ti vengono addirittura a cercare nel bosco per offrirti un letto, ci sono squadre di zecche che fanno l’ola al tuo passaggio, una festa dell’accoglienza. Però non sono mai abbastanza, perché in estate bisogna correre per trovare un posto, bisogna sgomitare, spingere chi ti precede in qualche canale, rischiare l’ergastolo per un misero letto a castello. In Italia invece, ti dicono, rischi di camminare 30 km senza incontrare un rifugio che sia uno, finisce che bisogna dormire all’addiaccio, far finta di contemplare le stelle e pregare San Rocco di non essere arrestato per vagabondaggio, perché i carabinieri mica lo sanno che sei un pellegrino (se lo sapessero non ti andrebbe meglio). E i prezzi? Ti arrabbi perché pensi che ormai i cammini si stanno trasformando in un ricettacolo di affaristi, spuntano come amanite muscarie rifugi privati five stars, e pure quelli pubblici chiedono più soldi, per non parlare di quelli a offerta libera, gestiti da volontari, che sono sempre meno. Una volta non era così, pensi, una volta tutti avevano diritto a un letto a gratis, una volta la gente era più generosa, pensi, oggi ci sono squali bianchi dappertutto, squali famelici che inferiscono sui poveri pesci-pellegrini, sui pesci-viandanti, sui pesci-flâneur.

Squalo famelico

Sappi che non sei il primo a pensarla così. Molti tuoi colleghi viandanti devono averla pensata come te in passato, perché dopo alcuni secoli di xenodochia gratuiti (e non solo religiosi: hai mai sentito parlare degli xenodochia per viaggiatori pagani istituti nel 362 da Giuliano “il filosofo”?), a partire dall’XI si sviluppa l’ospitalità a pagamento, anche in case private. E come è ovvio che sia, anche allora c’era chi si approfittava dei pellegrini, al punto che papa Callisto II, nel primo Concilio Lateranense, decretò la scomunica per tutti i ladri o vessatori di pellegrini e mercanti in viaggio. E nonostante la miriade di locandieri improvvisati che erano disposti a mettere nel proprio giaciglio il pellegrino pur di guadagnare, non era sicuro trovare un tetto sotto cui ripararsi, nemmeno negli ospitali e negli ospizi gratuiti fondati dagli ordini e le congregazioni religiose, come ad esempio l’Ordine di san Giovanni in Gerusalemme, dei Templari, del Tau di Altopascio, tanto per citare i più famosi. Per cui, se dopo aver camminato il dì intero, inseguito da piaghe bibliche, o nella bufera dell’Apocalisse, non trovi posto, o ne trovi uno squallido, o ne trovi uno carissimo, pensa ai tuoi colleghi di qualche tempo fa, che dormivano a terra, e quando gli andava bene in un letto da condividere, e se gli andava male nel letto si stava anche in 6, tutti nudi per scaldarsi, senza contare i battaglioni di pulci, cimici e amenità varie.

Lo sai perché l’hai vissuto, o perché te l’hanno detto, che in cammino si mangia male, o che ti rifilano senza pietà la solita minestra. In Spagna hai trangugiato o ti accingi a trangugiare decine di zuppe d’aglio, etti su etti di pasta scotta, quintali di panini con peperoni, maiale, sottilette di formaggio preconfezionato, sidra acidissima, budini e yogurt scaduti prima della Rivoluzione Francese. Però, ammettilo, è sempre meglio di quel che ti cucini tu nelle tue solitarie sere d’inverno, e poi non ti hanno spennato, come invece ti è accaduto in Italia: hai provato a spiegare all’oste di turno che eri, che sei un pellegrino, un pellegrino italiano per giunta, cercando di stimolare un briciolo di carità patriottica. Dopo una lieve esitazione, ti hanno guardato con compassione e indifferenza, chiedendoti se preferisci i contanti o la carta di credito. È uno scandalo, hai pensato, una volta davano da mangiare a gratis, mica gli avanzi, roba semplice ma genuina, il diritto minimo di uno che cammina come un forrest gump forsennato lontano da casa sua.

Pasto "spartano"

Sappi che ti va di lusso. In Spagna i menù del dia o del peregrino ti sfamano con 10 euro in media, in Italia i menù non sono diffusi, ma non puoi negare che si mangi bene qui da noi. Ad ogni modo tu insisti: chiedi il menù dell’operaio, o del camionista, o del muratore, o meglio ancora il menù del bracciante sfruttato. Una volta la regola era che si mangiava secondo il censo, quindi se eri un gentiluomo ti toccavano in sorte cibi raffinati, se eri un poveraccio, essendo il tuo stomaco rozzo, ti toccavano zuppe a volontà, minestre, carne secca, pesce sotto sale, pane nero, vinaccio, qualche formaggio e qualche insaccato, e poi lumache, rane, selvaggina se eri bravo a cacciare lepri e piccioni, trote se sapevi pescare, e frutta solo quella che nasceva spontanea, ché quella fresca era riservata ai signori. A meno che tu non avessi la fortuna di arrivare ad Altopascio, e magari nel XIII secolo, dove ti aspettava un calderone gigante e la consuetudine di non potersi alzare da tavola fino ad esser sazio come un otre. Ma era una rarità, per cui non ti lamentare, e non ti lamentare neanche se trovi un capello in fondo al piatto, ché i tuoi colleghi medievali facevano slalom tra escrementi di animali e uomini, cadaveri putrescenti di gatti e cani, avanzi di macelli, sangue di salassi e altre piacevolezze.

Insomma, caro amico, non te la voglio fare lunga. Anche a me è capitato di lamentarmi, perché non ne potevo più della calca di nordic-walkers con il telefonino, di dover fare le corse per elemosinare un materasso ammuffito, rifocillarmi di sandwich insipidi, combattere la gastrite causata da vini immondi, litigare con il barista per la cresta sul conto, togliere con la paletta i peli dal piatto-doccia, maledire gli amministratori di destra e di sinistra e le autorità ecclesiastiche in toto per essersi mangiati i finanziamenti europei destinati alla manutenzione dei cammini e dei luoghi di accoglienza, eccetera eccetera. Ma non me l’ha detto il medico della mutua di partire, non ho scelto di andare in un villaggio turistico, e – appuntatelo sul sacco a pelo – non sono speciale solo perché ho camminato un mese. Prima di me, prima di te, lo hanno fatto milioni di persone, e dopo di noi altri milioni verranno. Si sono lamentati delle stesse cose, in futuro si lamenteranno ancora delle stesse identiche cose.

Cammino comodoPreferisci la comodità? Resta a farti coccolare dal tuo tapis-roulant, nel week-end fatti una gita in un parco naturale, posteggia il tuo SUV il più possibile vicino all’imboccatura del sentiero, quando torni pubblica le foto su facebook, riassumi la tua prestazione fisica su twitter in una frase memorabile. Oppure vai in libreria, ordina Le vie di Dio. I pellegrinaggi nel mondo moderno, di Jean Chélini e Henry Branthomme (Jaka Book, 2006) e La cucina dei pellegrini da Compostella a Roma, di Marina Cepeda Fuentes (Paoline, 2008), leggili, poi comprane altri di libri, ce ne sono molti di validi sull’argomento, come L’altra Francigena, di Renato Stopani (Le Lettere, 2010), e se hai qualche soldo da parte prendi Santiago. Senso e storia di un pellegrinaggio, di Fernando e Gioia Lanzi (Jaka Book, 2011; è caro, te lo dico subito, ma è un lavoro prezioso, con un apparato fotografico da volume di storia dell’arte). E poi, dopo aver letto, so già che andrai in soffitta a stanare lo zaino, ci metterai dentro poco o niente, manderai un sms al tuo amico più caro, due o tre parole di un’esattezza rara, partirai con la testa vuota, pensando a come i tuoi piedi, così poco speciali, imprimeranno orme nella terra, orme lievi, pronte a scomparire alla prima pioggia.

Commenti

2 commenti a “Non c’è più il cammino di una volta”

  1. Ciao Luigi, ho letto con gusto “Non c’è più il cammino di una volta”, bellino scritto con signorile ironia, mi sono fatta anche una risata e due sorrisi tra me e me.
    Ci siamo incontrati durante il primo corso per voluntarios a Monteriggioni nel 2010, poi la hospitalera non la potei fare perchè mia madre si ammalò gravemente.
    Ho ritrovato il tuo nome tra le guide della compagnia dei cammini (feci un trekking nella Valle del Dràa a febbraio).
    Ho di nuovo voglia di camminare per camminare e sto ripensando al camino de Santiago. Forse mi rimetterò in viaggio per Natale.
    Complimenti per le tue attività!
    Patrizia

    Di Patrizia | 7 Novembre 2012, 10:47
  2. quanto è tutto vero quello che scrivi, il cammino è dentro di noi, basta ascoltarlo tra i sussurri del vento,nellalba che sorge,respirare il profumo della terra, inebriarsi con il profumo dei fiori,ascoltare il suo silenzio aiuta a non vedere e sentire altro, e ti fa capire che sei un pellegrino.

    Di lea frassati | 9 Giugno 2014, 13:14

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