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Scrittura

Proust, la Recherche e tre traduzioni italiane di Du côté de Chez Swann (II)

[Nella prima parte… Tradurre Proust ha sempre comportato notevoli difficoltà, sia a causa dello stile dell’autore sia per la struttura stessa di un’opera imponente come la Recherche. Se negli anni Cinquanta Bruno Schacherl opta per una traduzione che si avvicini il più possibile al lettore e che faciliti la comprensione del testo, Natalia Ginzburg e Giovanni Raboni faranno scelte abbastanza diverse. …]

La traduzione di Natalia Ginzburg

Natalia GinzburgLa seconda traduzione presa in esame è quella di Natalia Ginzburg, La strada di Swann, pubblicata da Einaudi sempre nel 1946. A differenza del volume di Schacherl che ha vita autonoma, quello della Ginzburg fa parte della serie di sette volumi che la casa editrice ha fatto tradurre a sette autori differenti. Si tratta dunque di una scrittrice che si inserisce nella letteratura italiana di stampo neorealistico e che risente anche dell’influenza delle esperienze vissute in prima persona: è ebrea e a causa delle leggi razziali è costretta a firmare il suo primo libro sotto pseudonimo (La strada che va in città, quella strada che costituisce l’immagine nucleica del suo lavoro di scrittrice).

La Ginzburg aderisce a una lingua piuttosto popolare ma, a differenza di Schacherl, non altera l’elemento sintattico e cerca anzi di rispettarlo il più possibile; in compenso, fa un ampio uso dell’apocope e dell’elisione:

[…] C’est au mois de Marie que je me souviens d’avoir commencé à aimer les aubépines. […]

[…] Fu nel mese di Maria ch’io ricordo d’aver preso ad amare i biancospini. […]

[…] comme ces mélodies qu’on rejoue cent fois de suite sans descendre plus avant dans leur secret […]

[…] come quelle melodie suonate cento volte di seguito senza scender più oltre nel loro segreto […]

Natalia Ginzburg usa un linguaggio preciso, crudo, netto e sente l’esigenza di essere estremamente concreta, per questo a volte inserisce nella traduzione elementi non presenti nel testo di partenza e utilizza una parafrasi piuttosto che il singolo verbo:

[…] le bouquet d’étamines, fines comme des fils de la Vierge, qui les embrumait tout entières, qu’en suivant, […]

[…] il gruppo degli stami, tenui come fili della Vergine, che li avvolgeva come d’una bruma, tanto che io, seguendo, […] (aggiunge tanto che io, sente l’esigenza di precisare)

[…] ma mère prenait garde que rien ne clochât dans ma tenue, puis on partait pour l’église […]

[…] la mamma badava che niente facesse difetto nel mio abbigliamento, poi ci mettevamo in moto per la chiesa […] (la forma on partait viene resa con mettersi in moto che esplica maggiormente l’azione)

Biancospini

L’autrice non sente come Schacherl l’esigenza di normalizzare la punteggiatura per facilitare il lettore di arrivo, ma al contrario cerca di attenersi il più possibile alla struttura proustiana. Tuttavia, in alcune occasioni altera il tempo verbale del testo di partenza trasformando un’azione puntuale in un’azione iterativa:

[…] Quand, au moment de quitter l’église, je m’agenouillai devant l’autel, je sentis tout d’un coup, en me relevant, s’échapper des aubépines une odeur amère et douce d’amandes, et je remarquai alors sur les fleurs de petites places plus blondes, sous lesquelles je me figurai que devait être cachée cette odeur […]

[…] Quando, al momento di lasciare la chiesa, m’inginocchiavo dinanzi all’altare, sentivo all’improvviso, rialzandomi, che saliva dai biancospini un odore amaro e dolce di mandorle, e osservavo allora sui fiori certi piccoli luoghi più biondi, sotto i quali mi figuravo dovesse esser celato quell’odore […] (convertendo i verbi al passato remoto in verbi all’imperfetto la Ginzburg trasforma in qualcosa di abituale una sensazione che il narratore prova in un momento preciso della sua esistenza)

Copertina di Du côté de chez SwannLa traduttrice non sempre rispetta le iterazioni lessicali dell’autore e a volte itera una parola per la quale nel testo di partenza veniva utilizzato un sinonimo. Così apprêt de fête viene tradotto con acconciatura festiva mentre ces apprêts pompeux diventa apparati pomposi e parure de fête torna ad essere acconciatura di festa; l’ornement suprême viene reso con ornamento supremo ma dernier et vaporeux atour è anch’esso tradotto con ultimo e vaporoso ornamento. Inoltre sia aubépines che épines vengono tradotti con biancospini e in un caso épine viene convertito nel generico pianta.

Anche lei alla pari di Schacherl commette alcuni errori di interpretazione: il sintagma et qu’enjolivaient encore les festons de leur feuillage ha infatti come soggetto les festons ma la Ginzburg rendendolo con e che infioravano ancora il ricamo del loro fogliame pensa che il soggetto sia i rami. Une jeune fille en robe de fête au milieu de personnes en négligé diventa invece una fanciulla in abito da festa fra persone con vesti trascurate, quando in realtà en négligé si riferisce alla vestaglia.

Per quanto riguarda l’estetica dei nomi, in Proust non esiste alcun nome proprio a cui l’autore non associ una “leggenda spirituale”; i nomi presentano un’immagine confusa delle persone e delle città a cui si riferiscono e questa immagine trae da essi il colore di cui è dipinta uniformemente, di conseguenza la maiuscola assegnata a luoghi come Place va mantenuta perché ha un suo significato e non può essere normalizzata traducendola con piazza.

Un altro tratto caratteristico di questa autrice è l’enclisi pronominale, come si può notare dall’uso di provandomi che traduce en essayant. Rispetto a Schacherl, la Ginzburg utilizza un corrispondente italiano della parola églantine, rose canine, e calca frangipane, visto comunque che la parola ha un’origine italiana. Inoltre le style flamboyant, che si riferisce all’architettura francese, viene reso con stile fiammeggiante, a differenza di Schacherl che preferisce inserire l’aggettivo tra virgolette, quasi fosse un senso allusivo, e porre la /i/ protetica davanti a stile.

La traduzione di Giovanni Raboni

Giovanni RaboniL’ultima traduzione analizzata è quella di Giovanni Raboni, Dalla parte di Swann, la cui prima edizione risale al 1983. Giovanni Raboni è un poeta milanese, ma anche un traduttore e critico letterario, infatti oltre a Proust ha tradotto anche Flaubert, Baudelaire e Apollinaire; egli non traduce solo il primo volume dell’opera di Proust ma l’intera Recherche. Per lui è importante sottolineare quanto la frase proustiana sia una specie di arborescenza, ma un’arborescenza che possiede un suo ordine interno ben preciso ed estremamente curato. Per quanto riguarda il lessico, Raboni non cade mai nella tentazione di arricchire il testo con termini dotti, e riesce a dare l’idea di quella scrittura legata in modo che non ci sia discontinuità tra i periodi. Il suo atteggiamento deriva anche dal fatto che, rispetto agli anni Quaranta, la situazione è mutata: si conosce di più Proust, sono stati scritti saggi critici sull’autore, un certo purismo presente nella lingua italiana degli anni Trenta e Quaranta non ha più ragione d’essere e in letteratura si è ormai affermata una lingua standard a partire da un italiano regionale che è stato perfezionato dai mass-media. Lo scenario è dunque cambiato.

Questo cambiamento si percepisce soprattutto nell’uso di parole standard come padre al posto del familiare babbo, rilevato nelle traduzioni di Schacherl e della Ginzburg, e nell’utilizzo del prestito letterario come nel caso di flamboyant, che viene mantenuto tale e quale in quanto indica uno stile propriamente francese, e di toilette che Raboni conserva invariato pur esistendo corrispondenti italiani; in compenso frangipane diventa un generico torta. Alla pari della Ginzburg il traduttore non sempre mantiene le iterazioni presenti nell’originale, così se apprêt de fête è un assetto festoso in cambio apprêts pompeux sono arredi sfarzosi, inoltre nel periodo […] cette intermittente odeur était comme le murmure de leur vie intense dont l’autel vibrait ainsi qu’une haie agreste visitée par de vivantes antennes […] la corrispondenza vie/vivantes non viene mantenuta, ma viene resa con esistenza/viventi, dal che si intuisce che per Raboni non conta tanto la musicalità del testo quanto la sintassi.

Madelaine

In alcune occasioni il traduttore sente l’esigenza di invertire l’ordine dei sintagmi:

[…] comme sous les parties gratinées le goût d’une frangipane ou sous leurs taches de rousseur celui des joues de Mlle Vinteuil […]

[…] come l’aroma di una torta sotto le parti più gratinate o quello delle gote di Mademoiselle Vinteuil sotto le loro efelidi. […]

[…] avec une allégresse juvénile et à des intervalles inattendus comme certains intervalles musicaux, elles m’offraient indéfiniment le même charme […]

[…] con giovanile allegrezza e a intervalli inattesi come certi intervalli musicali: era sempre lo stesso fascino che essi mi offrivano […] (qui l’inversione del sintagma con l’enfatizzazione della parola fascino è determinata dalla scelta di utilizzare i due punti anziché la virgola, che non sarebbe stata efficace in italiano, dopo intervalli musicali)

In altri casi, invece, Raboni introduce l’uso del trattino nei punti in cui il narratore esplica determinati concetti:

[…] N’étant pas seulement dans l’église, si sainte, mais où nous avions le droit d’entrer, […]

[…] Presenti non solo nella chiesa – così santa, ma nella quale avevamo il diritto di entrare – , […]

[…] Et certes, je l’avais tout de suite senti, comme devant les épines blanches mais avec plus d’émerveillement […]

[…] E io, certo, l’avevo sentito subito – come davanti agli spini bianchi ma con più meraviglia – […]

Copertina dell'audiolibro di Du côté de chez Swann

L’atteggiamento di Raboni nei confronti dei titoli di cortesia risulta, però, un po’ contraddittorio: M. Vinteuil diventa signor Vinteuil, ma Mademoiselle Vinteuil resta invariato anche in italiano alla pari di Mademoiselle Swann.

È l’unico dei tre traduttori a rispettare pienamente la ripetizione della costruzione à+infinito nel paragrafo Mais j’avais beau rester devant les aubépines à respirer, à porter devant ma pensée qui ne savait ce qu’elle devait en faire, à perdre, à retrouver leur invisible et fixe odeur, à m’unir au rythme qui jetait leurs fleurs […] traducendolo con Ma avevo un bel sostare davanti ai biancospini a respirare, a fissare nel mio pensiero, incerto su che farne, a perdere, a ritrovare il loro profumo saldo e invisibile, a unirmi al ritmo che lanciava qua è là i loro fiori […] a differenza di Schacherl che converte la preposizione a in per e inserisce una parentesi, e della Ginzburg che inverte uno dei sintagmi e lo riprende con il pronome: […] a portare di fronte al mio pensiero che non sapeva che dovesse farne, il loro invisibile e immobile profumo, a perderlo e ritrovarlo […].

Per quanto riguarda le frasi esclamative, Raboni converte costruzioni quali est-elle jolie! nella domanda retorica non è una meraviglia? che in italiano ha un maggiore impatto, rispetto all’esclamativa mantenuta da Schacherl e dalla Ginzburg, poiché dà per scontata una risposta affermativa.

Tuttavia anche Raboni a volte commette errori di interpretazione, per cui il sintagma le flotteur de liège tradotto correttamente dai suddetti traduttori con galleggiante di sughero diventa sughero galleggiante.

La diversità delle traduzioni di Schacherl, della Ginzburg e di Raboni è quindi dovuta non solo alla cultura personale di ogni singolo autore ma agli strumenti che ognuno aveva a disposizione per comprendere lo stile proustiano.

Per approfondire l’argomento vedere anche l’ottimo saggio di Manuela Raccanello: Le prime traduzioni italiane della Recherche di Proust, Edizioni del Tornasole 2008, dove vengono analizzate nei minimi dettagli le traduzioni di Schacherl e della Ginzburg, oltre che quelle dei morceaux choisis da parte di Eugenio Giovannetti e Renato Mucci.

Bibliografia

Marcel Proust, Casa Swann, traduzione di Bruno Schacherl, Firenze, Sansoni, 1946.
Marcel Proust, La strada di Swann, traduzione di Natalia Ginzburg, Torino, Einaudi, 1946.
Marcel Proust, Dalla parte di Swann, traduzione di Giovanni Raboni, Milano, Meridiani Mondadori, 1983.
Leo Spitzer, Le style de Marcel Proust, in Leo Spitzer, Etudes de style, Paris, Gallimard, 1996, pp. 397-473.

Commenti

4 commenti a “Proust, la Recherche e tre traduzioni italiane di Du côté de Chez Swann (II)”

  1. Molto utile, grazie

    Di aaqui | 3 Maggio 2012, 13:52
  2. A proposito, hai testato anche la traduzione di Pinto? Che ne pensi?

    Di aaqui | 3 Maggio 2012, 13:57

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  1. […] [Leggi la seconda parte] var addthis_config = {"data_track_clickback":true}; Per approfondire l’argomento vedere anche l’ottimo saggio di Manuela Raccanello: Le prime traduzioni italiane della Recherche di Proust, Edizioni del Tornasole 2008, dove vengono analizzate nei minimi dettagli le traduzioni di Schacherl e della Ginzburg, oltre che quelle dei morceaux choisis da parte di Eugenio Giovannetti e Renato Mucci. […]

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