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Cinema

Un giorno questo dolore ti sarà utile. Il film

Un giorno questo dolore ti sarà utilePer lungo tempo Roberto Faenza, campione d’adattamenti cinematografici, ha sognato di trasporre su pellicola Il giovane Holden, senza riuscire ad accaparrarsene i diritti. Un giorno questo dolore ti sarà utile rappresenta, almeno simbolicamente, un risarcimento. Se, infatti, il desiderato “incontro” con Jerome David Salinger è sfumato nell’uggia del rimpianto, Peter Cameron è giunto a rivestire, con onore, il ruolo del supplente: è stato infatti il suo romanzo del 2007, Someday this pain will be useful to you, salutato dalla critica come il Catcher in the rye del nostro evo, a offrire al regista torinese la carta d’imbarco per la sua seconda “divagazione” d’oltreoceano, dopo l’ormai ventinovenne Copkiller. Ancora una volta, a New York.

È nella Grande Mela, infatti, che si consumano i turbamenti del giovane Sveck. James ha diciassette anni e una famiglia che più svitata non si può. La madre Marjorie ha troncato dopo quarantotto ore  il suo matrimonio (il terzo) con un giocatore d’azzardo che, durante la luna di miele a Las Vegas, le ha prosciugato le carte di credito al casinò. Il padre Paul, avvocato rampante, colleziona come francobolli relazioni con donne molto più giovani e, forse per questo, si sottopone a un patetico intervento di lisciaggio del contorno occhi. La sorella Gillian, al contrario, ha intrecciato una liaison con il suo attempato docente di linguistica, naturalmente sposato (con un’accademica dedita a racconti pulp). Nanette, la nonna dalle ambizioni artistiche irrealizzate, abita in campagna ed è l’unica del clan con cui James riesca a intrattenere un rapporto sincero e affettuoso, fondato su affinità elettive e reciproche premure. A mezzo servizio, durante l’estate, presso la galleria d’arte contemporanea della madre, a guardia di bidoni d’autore (in senso letterale) il cui realizzatore esige l’anonimato in virtù di singolari teorie anticapitalistiche, il ragazzo rumina mestamente il suo proposito di non andare all’università, di acquistare una casa fuori mano e imparare un mestiere artigiano, mentre, chattando su un sito di incontri per omosessuali, gioca uno scherzo crudele al tenero John, il direttore della galleria.

James con la nonna

James avverte la sua discontinuità dal mondo che lo circonda e che lo considera anormale. Tuttavia, la prospettiva di omologarsi alle nevrosi dei suoi e al conformismo sociale dei patriottici ragazzi americani che intonano l’inno nazionale in autobus durante la gita a Washington, non appare un’alternativa migliore. Sarà un’atipica e sensibile life coach, tra corse nel parco e passeggiate in riva al mare, ad aiutarlo a esplorare se stesso senza la paura di ciò che può trovare all’interno, dove un giovane cuore pulsa e l’anima piange antichi dolori.

Una cricca di produttori indipendenti, tra cui la costumista Milena Canonero, ha investito meritoriamente in un progetto che, visti i risultati, può dirsi riuscito.  Presentato fuori concorso (perché non dentro?) all’ultimo Festival di Roma, il film sa tributare il giusto omaggio alla squisita bellezza del romanzo, non soltanto percorrendo la strada diegetica di una sostanziale fedeltà ai fatti narrati, ma intercettando, sapientemente, l’atmosfera di squinternato tramestio del libro, lo stesso senso di tremebonda precarietà. Autore anche della sceneggiatura, Faenza, appoggiatosi, durante la revisione dei dialoghi alla co-produttrice esecutiva Dahlia Heyman, s’intrufola nell’interiorità dei personaggi e di James soprattutto, per registrarne i frequenti sbalzi d’umore, i conflitti, le contraddizioni, la fondamentale solitudine, pigiando un po’ più di Cameron, ma senza debordare mai nel melenso, il pedale della commozione. I momenti più delicati, come le scene catartiche (?), prima fra tutte la riappacificazione di James e John, vengono affrontati con pudore e anche gli snodi narrativi più problematici sono amministrati con professionalità. Non sempre, al cinema, i flash back si amalgamano così bene al resto; in questo caso, l’eccellente montaggio del fido Massimo Fiocchi è, con ogni evidenza,  l’epifenomeno di una gestione dei piani cronologici già vincente sulla carta. Il carisma dello script viene quindi esaltato da una cura formale (notevole anche la fotografia a misura di volto di Maurizio Calvesi) che allaccia il film alla tradizione estetica del miglior Faenza, traditosi, purtroppo, nella goffaggine espressiva del precedente Silvio forever, co-diretto da Filippo Macelloni.

Toby Regbo

Molto, Un giorno questo dolore ti sarà utile, lo deve anche ai suoi attori. Toby Regbo, un londinese a New York, dà corpo a un James al quale è impossile non affezionarsi, qualificandosi come una delle più promettenti scoperte del cinema anglosassone, a parimerito, mutatis mutandis, con il Henry Hopper del vansantiano Restless. Marcia Gay Harden, Peter Gallagher e Deborah Ann Woll (altro nome su cui il grande schermo farà bene a puntare) incarnano, tra esplosioni isteriche e implosioni narcisitiche, l’incubo di una famiglia che nessuno si augura, con un’appendice di tutto rispetto nel marito-giocatore smunto e abbacchiato di Stephen Lang. Spira il vento del mito, invece, quando Ellen Burstyn, elegiaca, deliziosa Nanette, mostra a Regbo una foto di lei giovane, della luminosità assorbita, oggi, dal volto segnato ed esperto di un’interprete maestosa: tanto umanamente Nanette testimonia la fugacità di quel teatro improvvisato che chiamiamo vita, dove l’ultimo spettacolo arriva senza che uno se lo aspetti, quanto Burstyn popola e domina il pàntheon ispirativo di Faenza.

Profuma infatti di New American Cinema, il film. Nella spregiudicatezza compositiva, nell’impiego della musica, nella simbiosi vitale e alienante fra i personaggi e la città. E, ancora e soprattutto, nella parola chiave che, in sintesi, lo descrive, coincidente con uno dei temi più cari al regista: ribellione. Il tutto, però, aggiornato ai nostri tempi. Più esistenziale che politica, più cerebrale che manesca, la rabbia giovane di James, adolescente gentile che ama leggere e rispetta gli animali e la natura, suona soprattutto come un lamento della difficoltà di essere se stessi in una società che sacrifica l’individuo al gregge, la verità all’apparenza, e un appello a non demordere. James siamo noi.

Una scena di Un giorno questo dolore ti sarà utile

Un giorno questo dolore ti sarà utile

Titolo originale: Someday this pain will be useful to you
Regia: Roberto Faenza
Soggetto: tratto dal romanzo Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron
Sceneggiatura: Roberto Faenza, Dahlia Heyman
Cast: Toby Regbo, Marcia Gay Harden, Peter Gallagher, Deborah Ann Woll, Ellen Burstyn, Stephen Lang, Gilbert Owuor, Lucy Liu
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Massimo Fiocchi
Musiche: Andrea Guerra
Produzione: Four of a Kind Productions, Jean Vigo Italia, Rai Cinema, The 7th Floor
Distribuzione: 01 Distribution
Origine: Usa/Italia, 2011

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