// stai leggendo...

Musica

Antonello Cresti

Come To The Sabbat, Antonello Cresti e i misteri della musica Britannica

La copertina di Come To The SabbatFra i giovani scrittori e saggisti che si occupano di musica, Antonello Cresti, fiorentino, è forse una delle penne più originali e interessanti. La sfera dei suoi interessi infatti ruota attorno ad un mondo ben preciso, anzi ad un preciso luogo geografico: la Gran Bretagna. Ma di questa sua passione avremo modo di parlare fra qualche riga. Ma che cosa rende Antonello Cresti un personaggio interessante? Be’, egli è sicuramente persona intelligente (basta leggerne i saggi pubblicati finora), di grande cultura letteraria e musicale (vedi il progetto Nihil Project), dotato di fine ed acuta capacità di osservazione della società moderna e anche, perché no, di un notevole sex appeal, basti pensare a quando, con il gruppo dei Cocainomadi, delizia le signore in platea con movimenti pelvici degni del miglior Elvis, il tutto in adamitica veste.

Eclettico e irriverente quindi, ma soprattutto dotato di una caratteristica che lo accomuna agli abitanti del paese di Albione, ovvero l’eccentricità intesa non come pazzia quanto piuttosto come rifiuto delle convenzioni imposte e totale affermazione della propria individualità intellettuale. Non so quanti avrebbero pensato di promuovere il proprio libro, che alla fine oltre che opera d’ingegno è anche oggetto commerciale e va quindi venduto, chiacchierando appoggiati ad una tomba in un cimitero. Come To The Sabbat è proposto all’attenzione dl pubblico in questo modo, una presentazione che richiama al tempo stesso l’eccentricità di cui si parlava prima, le tattiche di shock dei primi artisti industrial (Genesis P-Orridge docet) e l’esoterismo, tutti temi presenti nel libro. Ma da dove nasce questo lavoro? I saggi che lo hanno preceduto, Fairest Isle e Lucifer Over London avevano come soggetto rispettivamente la storia del folk rock britannico e l’influenza dell’occultismo sulla musica industrial e apocalyptic folk inglese degli anni ’80. Bene Come To The Sabbat sembra essere una summa di questi due libri, in quanto analizza il ruolo dell’occultismo e dell’esoterismo sulla musica britannica dagli anni ’60 ad oggi, arricchendo la narrazione con riferimenti storici e culturali che denotano grande conoscenza della materia trattata.

Vi sono almeno due livelli di lettura per questo libro. Il primo è quello prettamente musicale, ovvero il racconto di come molti artisti siano diventati veicoli nella diffusione della secolare tradizione esoterica inglese. La rassegna di Antonello comprende una quantità veramente immensa di artisti citati, divisi fra personaggi noti al grande pubblico e protagonisti minori, almeno in termini di notorietà, personaggi che tuttavia hanno influenzato in maniera subliminale tutta la musica a venire. Penso all’opera della Incredible String Band e soprattutto della Third Ear Band di Glenn Sweeney, la cui arte è sviscerata compiutamente all’interno del libro. E che dire di un autore del calibro di Robert Fripp e dei suoi King Crimson, il cui primo e immenso capolavoro In The Court Of The Crimson King altro non è che la messa in musica dei tre passaggi fondamentali dell’alchimia, nigredo – albedo – rubedo? Come To The Sabbat si muove fra sorprese e scoperte, o meglio riscoperte, come quella dei Black Widow, seminale band, un cui brano dà il titolo al libro, finita nell’oblio forse per le accuse di satanismo sorte nei loro confronti, o i 23 Skidoo veri padri spirituali ed esoterici della new wave degli anni ’80. Ma come detto, c’è un altro piano di lettura, e cioè quello più prettamente storico-filosofico. L’analisi delle radici dell’occultismo e del suo sviluppo nella società e cultura anglosassone parte dalla notte dei tempi, da quel periodo misterioso e magico che va dai primi insediamenti umani fino alla conquista romana. È qui che l’autore pone la base della sua ricerca, in quel mondo incontaminato dalla razionalità, in cui i fenomeni naturali erano di fatto divinità, in cui il contatto fra uomo e natura era assolutamente imprescindibile e intrinseco all’essere umano. Nei riti ancestrali consumati davanti a gigantesche pire o in mezzo alle pietre monolitiche, i druidi celebravano la natura non come entità da soggiogare o da temere, ma piuttosto come grande anima alla quale ricongiungersi per arricchirsi spiritualmente.

La percezione di una spiritualità derivante dagli elementi naturali sembra quindi essere nata con la nascita stessa delle popolazioni britanniche, quasi che essa sia istituzionalizzata all’interno delle stesse strutture sociopolitiche della Gran Bretagna. Non sorprende quindi che personaggi come John Dee, matematico, astronomo e soprattutto occultista sia arrivato a diventare il braccio destro di Elisabetta I, condizionandone l’operato politico e sociale. Come To The Sabbat non descrive il complesso mondo dell’occultismo con la superficialità di uno sterile elenco di nomi o con il sensazionalismo alla Voyager. Non ci sono UFO, alieni, mostri e vampiri ma solo spiritualità ancestrali analizzate attraverso precisi riferimenti storici e culturali, come ogni opera saggistica dovrebbe fare. Mi preme infine sottolineare un altro aspetto che esce dalle righe del libro, ovvero di come l’attrazione verso le tematiche esoteriche sia viva in ognuno di noi, magari in forma latente, pronta ad esplodere senza preavviso. Emblematica in tal senso la storia di Graham Bond, mite tastierista blues, titolare degli Organisation, la cui vita artistica e non, fu sconvolta dalla scoperta delle correnti esoteriche, in particolare dell’opera dell’occultista Aleyster Crowley. La sua parabola musicale, partita da un blues assai tradizionale, approdò a forme liriche debitrici nei confronti della magia, del duidrismo e del paganesimo. L’apice fu toccato dall’album Holy Magick che Cresti definisce: “…un ininterrotto rituale crowleyano messo in musica…” e che rappresenta una delle prime forme di esoterismo applicato al rock. Nel corso della sua breve vita, finita tragicamente sotto le ruote di un treno, Bond ebbe quasi la missione di portare a conoscenza le pratiche e i dettami della magia Crowleyana, impegnandosi alla sua diffusione anche attraverso la propria musica.

Antonello CrestiDetto questo sembra conveniente approfondire alcuni dei numerosi temi trattati nel libro, attraverso le parole dello stesso autore, partendo dall’origine della sua passione per la musica e la cultura britannica.

Antonello Cresti (AC): Come ho avuto modo di raccontare in qualche occasione la mia passione per il mondo britannico è talmente antica che potrebbe perdersi nei meandri di qualche vita precedente… Questo almeno quello che mi disse un etnologo-sciamano inglese qualche anno fa. Ho scoperto l’Inghilterra attraverso le canzoni dei Beatles e ben presto ho compreso che non si sarebbe trattato di un amore soltanto “musicale”.

Ferruccio Filippi (FF): Quali esigenze e quali domande ti hanno spinto a realizzare questo libro?

AC: Si può dire che Come To The Sabbat sia nato durante la lavorazione dei miei precedenti saggi: scrivendo infatti mi rendevo conto di come, carsicamente, un legame tra musica underground britannica ed esoterismo si sia manifestato continuamente, nelle forme più imprevedibili ed interessanti. Come appassionato degli aspetti più nascosti e secondo me anche più veri della cultura britannica non potevo esimermi dal compiere questa esplorazione. E devo dire che, anche se la mole di materiale da vagliare era molto imponente, mi sono davvero divertito, ricevendo molte conferme, ed anche alcune sorprese.

FF: Allora parlami di queste sorprese…

AC: Quando ho iniziato a scrivere avevo il timore che personaggi impegnati a diffondere una idea di spiritualità più luminosa si trovassero a disagio messi accanto ad altri più impegnati in un immaginario oscuro. Be’, ho avuto la riprova di una grandissima capacità di visione sincretica e di rispetto delle differenze da parte di tutti e nessuno ha avuto a che ridire. Una bella prova di maturità, direi!

FF: Quali sono i punti in comune con i tuoi precedenti lavori?

AC: Come ogni cosa che faccio a livello creativo lo ritengo al contempo una meta e un nuovo punto di arrivo. Certo è che la trilogia iniziata con Fairest Isle e continuata con Lucifer Over London dovrebbe concludersi con questo libro, che riprende in mano molti argomenti sollevati in passato trattandoli sotto una diversa prospettiva e altri ne affronta per la prima volta. Niente è davvero completo o perfettamente esaustivo, ma credo che Come To The Sabbat possa essere una buona porta di accesso agli affascinanti misteri della Britannia esoterica.

FF: Ecco a proposito di questi misteri: la Gran Bretagna è sempre stata terra fertile riguardo all’occultismo e al paranormale. A tuo parere che cosa fa sì che questo paese produca questo tipo di cultura (o subcultura)?

AC: In estrema sintesi i fattori sono due: il lunghissimo passato pagano del paese in questione, un passato che ancora riemerge in mille rivoli e poi l’avventura coloniale che ha significato il contatto diretto con tradizioni magiche e sapienziali antichissime (India, ma ancor più Antico Egitto). Dunque parallelamente troviamo una dimensione autoctona ed una di importazione, entrambe contribuiscono a definire i caratteri della Britannia Esoterica che descrivo nel libro.

FF: Puoi farmi uno o due nomi di occultisti che a tuo parere hanno particolarmente influenzato artisti?

AC: Be’, qui la scelta è piuttosto obbligata! Come non citare Aleister Crowley, l’anti-icona per eccellenza della controcultura britannica? La sua influenza era e resta enorme e per cercare di comprenderla appieno nel libro ho sollecitato ben tre saggisti ed occultisti inglesi esperti della Grande Bestia! Però desidero citare anche John Dee, mago Elisabettiano che in qualche modo dà il “la” alla grande avventura esoterica britannica postcristiana. Dee è stato un personaggio imprescindibile per i Coil ad esempio, ma di lui si sono occupati anche personaggi pop come Damon Albarn.

La regina Elisabetta I con John Dee

FF: Un altro nome si affaccia spesso nell’opera dei musicisti che citi è Austin Osman Spare. Che mi dici dell’opera di questo personaggio?

AC: Spare è stato innanzitutto un valente artista. La sua esperienza, ben meno nota di quella crowleyana, si è dimostrata col tempo di enorme influenza come dimostrano i rituali della Chaos Magic o ancora la pratica di Sigillazione prediletta da P-Orridge e dal “suo” T.O.P.Y. La prima band a citare Spare in una canzone fu quella dei Bulldog Breed, nel 1969, come ricordo nel libro…

FF: L’infiltrazione dell’esoterismo nella musica e nella cultura britannica è stato a tuo parere un processo lento e continuo oppure vi sono stati periodi storici che hanno favorito tale situazione?

AC: Si è trattato certamente di un processo sostanzialmente ininterrotto, ma nel libro faccio emergere dei momenti chiave di questa infiltrazione, come la definisci giustamente tu. Dunque tutto il lunghissimo ed antichissimo passato precristiano, poi l’Inghilterra di Elisabetta I ed in tempi un po’ meno remoti il regno di Vittoria. Nel 1900 il revival mistico di massa inizia nei tardi anni Sessanta con la rivoluzione psichedelica e l’interesse di massa verso le spiritualità alternative al Cristianesimo. Il neopaganesimo peraltro ha avuto una diffusione enorme negli ultimi venti anni.

FF: Dall’analisi storica che fai sembra quasi che una forza reazionaria negli anni ’80, abbia portato ai governi di diversi paesi personaggi come la Thatcher (o Craxi da noi o Reagan, come citi te nel testo), indubbiamente agli antipodi rispetto alla controcultura esoterica. Questa cosa la si può leggere come una forma di reazione ad una rivoluzione culturale invisa ad alcuni ambienti della borghesia dell’epoca?

AC: Come forse saprai c’è chi afferma che il “mostro” Charles Manson fu inventato per screditare il movimento hippie e che stesso ruolo distruttivo ebbe la diffusione dell’eroina. Complottismo? Forse sì. Dunque mi sembra ancor più probabile che l’umanità finisce sempre, prima o poi, per mostrare la propria vera natura e che, per citare Nanni Moretti, “mi troverò sempre d’accordo con una minoranza di persone”.

FF: È vero che negli ultimi anni c’è stato un ritorno del paganesimo, almeno in determinati ambienti della controcultura europea. A livello istituzionale invece, assistiamo ad una pervicace volontà di far nascere l’Europa da radici giudaico-cristiane come giustamente riporti ad inizio libro. Quali sono secondo te gli elementi del paganesimo che spaventano i burocrati di Bruxelles? 

AC: Non credo che essi siano “spaventati” da qualcosa (anche se potrebbe benissimo essere così), mi sembra piuttosto che al solito si ragioni in un’ottica di mantenimento delle rendite di potere e la Chiesa non è certo ininfluente nella politica odierna… Basterebbe magari affermare che l’Europa si riconosce in valori cristiani (anche se avrei da eccepire anche su quelli), lasciando perdere il discorso delle radici. Ma visto chi abbiamo di fronte credo ci sarà ben poco spazio di manovra…

FF: Quale potrebbe essere stata l’influenza del Tatcherismo sulle correnti esoteriche? Una depressione oppure, per reazione, una fioritura di un sottobosco che prima o poi tornerà a manifestarsi?

AC: Come hanno convenuto molti personaggi che ho intervistato in quegli anni l’esoterismo ha costituito una importante via di fuga e di ribellione alla ideologia iperliberista del periodo. Una sorta di volontà di affermare paradigmi davvero alternativi, nella forma e nella sostanza, a quelli dominanti. È una ipotesi che io stesso ritengo convincente: negli anni infatti abbiamo assistito a fenomeni in cui l’esoterismo si è associato a controculture estreme, di “destra”, come di “sinistra”.

FF: Nel 900, fra l’inizio del secolo e gli anni ’60 c’è stato ovviamente un periodo buio, quello delle guerre, in cui l’interesse per certe tematiche è ristagnato. Che cosa può averlo mantenuto vivo tanto da farlo riesplodere con l’avvento degli anni ’60?

AC: Be’, se pensi che le “streghe” della Wicca furono direttamente impegnate nella vittoriosa Battaglia d’Inghilterra contro l’aviazione tedesca (un episodio che meriterebbe il giusto spazio) capisci che le vicende ufficiale ed occulte della Gran Bretagna si sono sempre intrecciate, anche nei periodi bui di cui tu parli. Anche Crowley, come saprai, pare esser stato in contatto con Churchill peraltro…

FF: Visto lo spazio dedicatogli, negli anni ’60 il gruppo che sembri ritenere più rappresentativo sono la Third Ear Band. Che cosa rappresenta per te questo gruppo, sia dal punto di vista musicale che filosofico-estetico?

AC: Mi ha sempre colpito la profonda consapevolezza di questo gruppo, capace di associare alla propria musica riferimenti precisi e non orecchiati a idee e filosofie nascoste. Notevole poi il loro sincretismo estetico ed ideale. Della loro musica apprezzo la componente ritualistica, espressa con grande coerenza ed inventiva.

Antonello Cresti

FF: Fra gli approfondimenti ce ne sono ben tre dedicati ad artisti facenti riferimento all’industrial e al folk apocalittico. Ritieni che questi generi musicali siano particolarmente ricettivi per queste tematiche?

AC: Quando si parla di “occulto” spesso si finisce per pensare al metal. Non è una interpretazione errata, tanto è vero che nel libro dedico molte pagine al fenomeno black metal o a certe formazioni estreme degli anni Ottanta, però credo che il caso dell’industrial sia particolarmente fertile. In altre parole gli Psychic Tv, i Coil, i Death in June non utilizzano l’esoterismo attraverso la musica, ma fanno esoterismo. Le loro migliori opere, oltre che appagare il senso estetico, sono anche lavori sapienziali.

FF: Fra le interviste e gli apporti al libro degli altri autori, a quale sei più legato e quale ritieni che sia più adatto a rappresentare lo spirito e i contenuti del libro?

AC: Tutte le oltre cinquanta interviste ed i box di approfondimento presenti nel libro offrono un contrappunto molto utile a mio avviso. Molto belli sono i contributi che riescono a catapultarci in una precisa dimensione spazio-temporale; penso alle dichiarazioni di Dave Arthur, Nigel Ayers, Muz Murray. Ma tutti sono stati molto collaborativi e generosi, basti leggere l’intervista di Douglas P.!

FF: Proprio riguardo quest’ultimo, molte risposte iniziano con dichiarazioni di impossibilità di esprimere un opinione o di ignoranza sulla materia, salvo poi, nel corso della risposta, fornire spiegazioni e spunti di riflessione. Tutto ciò mi ha fatto pensare a due caratteri tipici della sua poetica: l’ambiguità e il nascondere le verità dietro i simboli (in questo caso parole) che è poi la definizione stessa di occultismo. È solo una mia impressione o hai notato pure te questa cosa?

AC: È vero. Mi sembra che hai colto un aspetto essenziale. Douglas P. mi sembra ammirabile per il modo in cui, più di chiunque altro, è riuscito a condensare una visione estetico-musicale. Mi sembra inoltre che sia fornito di una ironia ben maggiore di certi suoi fan. Musicalmente ci sono cose che mi convincono di più, altre meno, ma questo è naturale.

FF: Potresti riassumere e spiegare qui i contenuti del capitolo conclusivo: la musica nell’era della desacralizzazione globale?

AC: La mia tesi è che affrontare temi spirituali nella musica non sia un semplice orpello da alternativi demodé, ma un antidoto importante contro il processo di desacralizzazione, materialismo e consumismo che invade il mondo occidentale e non solo. Visto il momento storico che viviamo affidarci al mondo del suono per elevare le nostre coscienze credo sia assolutamente auspicabile…

FF: Ritieni che ci saranno in futuro altri artisti che possano riprendere la strada tracciata dagli autori citati nel libro?

AC: Be’, “del doman non v’è certezza”! Al momento non ho idea di quale strada possa prendere il rapporto tra musica e spiritualità alternativa, ma certo qualche cosa accadrà. Sono secoli che questa vicenda si rinnova quindi sarei moderatamente ottimista!

Le foto di Antonello Cresti sono state realizzate da Angela Peccerini.

Commenti

Non ci sono ancora commenti

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Frankenstein a teatro (II)

Frankenstein a teatro (I)

L’etimologia dei nomi e il loro significato...

La domatrice e Il Natale di Poirot

Poirot sul Nilo e Due mesi dopo

Tonya di Craig Gillespie

Enrique Jardiel Poncela e la censura franchista

Somewhere Over the Rainbow

Cujo di Stephen King

Tutti quanti voglion fare jazz

La parola ai giurati di Sidney Lumet

Aristotele e Eugène Labiche (II)

Jason Aaron: Gli eroi di Jason Aaron

Aristotele e Eugène Labiche (I)

Glenn Gould scrittore

Roberto Baldazzini: Sultane e dive di Hollywood

Giuseppe Peruzzo: Le novità Q Press

Breve ricerca storica sul concetto di musica...

Stefano Conte "TheSparker": Volt: una scommessa vinta

Elisabetta Cifone: Molto più di un manga all’italiana

Histoire du soldat, una favola in musica

Andrea Rivi: I nuovi traguardi di Nona Arte

Casomai un’immagine

pas-07 mar-38 viv-39 th-33 th-69 21 07_pm 27_pm kubrick-20 kubrick-52 thole-08 bon_sculture_03 piccini_20 12 32 notte cip-01 08 lor-5-big 04-garcia holy_wood_05 holy_wood_10 holy_wood_25 mis5-big murphy-10 galleria26 02 04 10 Metropolis n-3