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Fumetto

Andrea Venier

I Gnognosaurs: ciak, si ride!

Andrea Venier con MartinAndrea “Dree” Venier si definisce un po’ matto e visionario. D’altronde, se non lo fosse stato, probabilmente non avrebbe ideato i Gnognosaurs, una striscia a fumetti in lingua friulana rivolta ai bambini. Da grande appassionato e cultore della sua marilenghe, ha dedicato gran parte della sua vita professionale, ma non solo, alla valorizzazione della lingua e cultura friulana. Ci ha messo così tanto impegno, cura e dedizione che il primo libro dei Gnognosaurs, avente come protagonisti dei piccoli e buffi dinosauri del giurassico, è stato recentemente tradotto in sardo, l’altra grande lingua minorizzata all’interno dello Stato italiano. Il suo lavoro, ormai giunto con Gnognowood al terzo volume, è stato riconosciuto come un ottimo esempio di letteratura disegnata per ragazzi, ma i suoi fumetti hanno il pregio di possedere dei contenuti, delle idee e degli spunti che riescono a divertire ed appassionare anche gli adulti. La simpatia pura e innocente che traspare dai sorrisi dei bambini quando leggono le avventure di Momo, Martin e di tutti gli altri dinosauri sono la risposta più sana e intelligente a quel localismo chiuso e gretto che, di questi tempi, cerca di dividere il proprio campanile dal contesto globale. L’operazione di Venier, invece, così come tutto il suo lavoro al di là dei Gnognosaurs, punta a far conoscere e valorizzare una cultura, aprendola verso l’esterno. Il risultato è un’opera che si distingue per modernità e freschezza, con la quale ci si diverte e si apprende. Solo un autore un po’ matto e visionario poteva lanciare, e vincere, una sfida al mercato editoriale con dei simpatici e ingenui dinosauri che parlano in friulano.

Alessandro Olivo (AO): I Gnognosaurs sono giunti con Gnognowood già al loro terzo volume in tre anni: dal dicembre 2009 ci stai regalando un libro ad ogni Natale. Un vero successo che nasce in realtà da molto più lontano: la loro prima apparizione risale, se non sbaglio, al 1996 all’interno della rivista per bambini in lingua friulanaAlc&Cè, supplemento de La Vita Cattolica. Ci vuoi raccontare come nacque in te l’idea?

GnognowoodAndrea Venier (AV): I primi prodromi dei Gnognosaurs nascono nel 1992 sulle pagine della rivista a fumetti Dino Gildo, un fumetto di Barbieri Editore nato sull’onda del film Jurassic Park per cui curavo la parte redazionale. All’interno di quelle pagine inserivo delle vignette con dei dinosauri intitolate Gli Scemosauri. Nel 1995 alcune strisce in italiano col nome di Pazzosauri escono sulle pagine di Jeans Card Notizie – direttore artistico Alessandro D’Osualdo – un periodico fatto per un consorzio di banche friulane. Nel 1996 con la nascita di Alc&Cè inizio a pubblicarli in friulano con il nome definitivo, Gnognosaurs, creando pian piano i vari personaggi e definendo i loro caratteri.

AO: Perché hai scelto i dinosauri come protagonisti delle tue strisce a fumetti? Cosa significa gnogno in friulano e perché i tuoi piccoli dinosauri sono degli gnogni?

AV: La scelta direi che è avvenuta per una sorta di selezione naturale. Come ho detto la loro storia è lunga, e parallelamente a questi ho creato sempre tanti personaggi. Alla fine sopravvivono i più convincenti e quelli che hanno più riscontro. Inoltre mi piace molto disegnarli perché sono molto libero di creare forme strane e così inventare a piacere dinosauri assurdi.

Gnogno in friulano significa “tonto” e le storie nascono appunto dalla loro ingenuità: Momo il sauro guarda la sua immagine in un laghetto e si lamenta che “quello lì” non lo saluta, il professor Einsaur inventa la ruota, ma la butta perché non sta ferma ma rotola continuamente, a Rugne il tirannosauro dicono che nel nuovo libro ci sono tutti i Gnognosaurs dentro e così lo mangia, lamentandosi poi che la carne non ha più il sapore di una volta…

AO: Uno degli obiettivi principali era diffondere presso i bambini l’uso della lingua friulana in un modo divertente. A distanza di anni pensi di aver realizzato questo proposito?

AV: La prospettiva con la quale lavoro rispetto alla lingua, non solo per i fumetti, ha una sfumatura diversa: lo scopo è di fare un bel lavoro, poi il fatto che questo sia in friulano, di conseguenza, contribuisce alla sua diffusione e dignità. Voglio dimostrare che in lingua friulana si possono fare cose che possono stare sul mercato, sfidandolo: i miei libri sono fatti senza alcun contributo pubblico, infatti. Visto che siamo al terzo libro edito e che il primo è esaurito, direi che la missione è compiuta. Un altro indicatore sono i riscontri diretti col pubblico, quando facciamo le presentazioni: proprio il vedere come venivano accolti in quelle occasioni mi ha dato la spinta nel continuare.

Einsaur e Momo

AO: Oltre a far ridere, cosa nella quale i Gnognosaurs riescono molto bene, mi sembra che tu punti molto ad usare i fumetti per veicolare un messaggio educativo per i bambini. Per esempio, uno degli episodi di Gnognowood, che si intitola “No stâ a fâ il Gnogno” è tratto da un libretto di anti-infortunistica a fumetti per la sicurezza dei bambini in casa, realizzato con l’ASS 5 della Bassa Friulana di Palmanova. Come è nata questa scelta? Ti è stata proposta dall’esterno o è stata una tua esigenza etica?

AV: In quel caso la richiesta è venuta dall’esterno: l’Azienda per i Servizi Sanitari numero cinque (“Bassa Friulana”) doveva realizzare un depliant informativo per sensibilizzare i più piccoli rispetto agli incidenti domestici e, conosciuto il mio lavoro, si sono rivolti a me facendomelo realizzare in friulano con traduzione in italiano accanto. Il depliant ha avuto un ottimo riscontro, e quando ho progettato il libro ho chiesto il permesso di rimontarne i contenuti creando una storia che gli girava attorno, così anche i lettori del libro hanno potuto imparare… a fare attenzione in casa.

AO: Sempre alla luce di questo aspetto educativo, hai avuto la possibilità di diffondere il tuo lavoro a fumetti anche presso scuole o altri enti pubblici?

Incontro con i bambiniAV: Come ti dicevo prima il mio obiettivo è sfidare il mercato con il friulano, poi ben venga la collaborazione con scuole o enti pubblici: è un importante riconoscimento del mio lavoro.
Come nel caso del depliant con la ASS 5, ho realizzato anche altri materiali per la diffusione del friulano con enti pubblici come calendari, poster, adesivi.

AO: Le presentazioni dei tuoi libri sui Gnognosaurs sono spesso molto frequentate da bambini con i quali instauri un rapporto giocoso coinvolgendoli nella presentazione dei tuoi personaggi. Qual è la soddisfazione maggiore durante questi incontri?

AV: Come dicevo sopra la grande soddisfazione è vedere come sono accolti, confermandomi la bontà del lavoro che stiamo facendo, che riesce ad attrarre anche quelli che il friulano non lo praticano tanto. Una bimba mi ha detto, dopo un incontro: “Io non so il friulano, ma devo proprio dirle che i suoi personaggi sono tanto belli”. Una volta ho fatto una presentazione davanti a dei bambini che mi guardavano diffidenti e scettici, visto che non conoscevano i personaggi e che parlavo in friulano: alla fine erano tutti in fila a chiedermi un “gnognoadesivo”. Dopo quell’esperienza ora non avrei paura di affrontare neanche il pubblico rumoreggiante di una piazza [ride].

AO: La dolce e ingenua simpatia di Momo, Ines, Martin e degli altri Gnognosaurs ha anche il pregio di catturare l’attenzione di adulti, più o meno cresciuti. In questo senso ti inserisci nella scia di altre strisce a fumetti classiche e internazionali, capaci di piacere a bambini di tutte le età. Per quale motivo, secondo te, i Gnognosaurs riscuotono tanto successo anche presso i “grandi”?

PteroslavskijAV: Ti ringrazio per il complimento. Quello che cerchiamo di fare è ottenere due piani di lettura: i più piccoli apprezzano battute, colori e disegni. Poi inseriamo anche contenuti ironici e culturali più elevati che possono apprezzare anche i più grandi. Nell’ultimo libro, Gnognowood, che ha per tema il cinema, ad esempio c’è il personaggio del regista: il maestro Pteroslavskij. Ai più piccoli risulta solo un nome strambo o affascinante, da artista, i più grandi o gli adulti possono cogliere il riferimento a Stanislavskij.

AO: Ti sei ispirato a qualche striscia a fumetti classica? E quale è il tuo rapporto col mondo dei fumetti in generale?

AV: A tutte e a nessuna: il mio stile è un frullatone di tutto quello che ho letto, non solo strisce o fumetto umoristico. Ad esempio per il panorama desertico molto sintetizzato che fa da scenario secondo me sono debitore al Garage Ermetico di Moebius. Ci sono anche tanti altri riferimenti con cui ho giocato e altri di cui mi accorgo poi, anche se magari è più giusto che li analizzi qualcuno dall’esterno.

Il mio rapporto col fumetto è da appassionato e lettore, anche se non sono uno “seriale”. In questo senso mi ha salvato la moda delle graphic novel: da un po’ non trovavo ormai soddisfazione nei prodotti seriali e lì trovo cose per me più stimolanti. Riguardo alla forma della striscia: ultimamente mi sono appassionato a Macanudo di Liniers.

AO: Sei stato un lettore di Tarvos, il primo fumetto in friulano, scritto e disegnato da Sandri di Suald fra il 1978 e il 1980, che raccontava le storie di un ragazzo celtico?

AV: No, l’ho letto dopo. Diciamo che non è quello che mi ha ispirato nel fare fumetti in lingua friulana, anche se è sicuramente stato un esempio che ha rafforzato la mia intenzione. Comunque con Alessandro D’Osualdo/Sandri Di Suald siamo molto amici e fu lui il primo a credere nei Gnognosaurs, il primo che mi ha sostenuto concretamente facendomeli pubblicare (come detto all’inizio). Nel campo della lingua friulana, lui ora ha mollato il fumetto per fare illustrazioni e art direction di varie iniziative, anche con i Gnognosaurs come protagonisti: Sandri li ritiene molto validi graficamente al di là che siano in marilenghe e per me è un grande riconoscimento da parte di un maestro.

AO: Che cosa hanno acquistato i Gnognosaurs da quando Elisabetta Pittana ne cura i testi?

AV: Ti ringrazio per la domanda che mi permette di parlare di Elisabetta, che mi dà veramente una grossa mano realizzando le sceneggiature. È una collaborazione nata su internet. Siamo entrambi friulani e ci siamo conosciuti in rete. Non poteva accadere diversamente visto che io vivo e lavoro a Milano, mentre lei a Roma, come copywriter presso una grossa agenzia pubblicitaria. Avevo visto il suo blog, spiritosissimo, e le ho proposto di collaborare. Le ho mandato le caratteristiche dei personaggi e alcune strisce e lei mi ha fatto uno dei più bei complimenti che abbia mai ricevuto: “Hai creato proprio un bel mondo”, mi rispose. Ora posso dire che anche lei ha contribuito notevolmente al “gnognomondo”, approfondendo il carattere di tanti personaggi e facendoli “uscire” meglio di quanto avessi fatto io. Lei non aveva mai scritto per il fumetto e di tanto in tanto devo mettere a posto qualcosa, ma forse anche per questo i suoi testi risultano molto freschi ed imprevedibili: ora il primo che ride con i Gnognosaurs sono io, quando mi arriva l’e-mail con i testi.

Elisabetta Pittana

Un altro grande apporto che mi dà è nelle piccole campagne promozionali all’uscita di ogni libro, che cerchiamo di caratterizzare ogni volta in modo diverso. Sia nella comunicazione attraverso il web, sia nelle presentazioni dal vivo. Quest’anno il tema del fumetto è il cinema e ci eravamo dotati di megafono, ciak, pop corn, etc. facendo gli interventi come fossero conferenze stampa dove si presenta un film. L’anno scorso il tema era il giallo e avevamo addobbato la libreria a scena del delitto con la sagoma di un dinosauro a terra e il tavolo circondato con il nastro “crime scene, do not cross”.
Insomma, ho trovato la complice ideale con la quale inventare un mare di gnognoaggini: il nostro segreto è che proprio ci entusiasmiamo nel fare sia storie che contorno.

AO: I Gnognosaurs non sono la tua unica creatura di personaggi a fumetti che si esprimono in friulano. Capitan Cjargne e la Acuile de Patrie sono i nomi di altre tue produzioni. Ci vuoi parlare di questi altri fumetti? Appartengono ormai al passato o pensi di rivalutarli?

AV: Della Acuile de Patrie avevo realizzato alcune strisce, con quest’aquila, il simbolo del Friuli, che viaggiava nella storia. È stata anche usata per alcuni poster promozionali dell’Università di Udine, che ha lo stesso simbolo. Era un personaggio senza particolare caratterizzazione, giusto una scusa per rappresentare certi temi: dovesse saltare fuori qualche richiesta si potrebbe sempre riprendere, ma non è che sia una mia grande priorità. Per Capitan Cjargne il discorso è diverso: di questo personaggio ho fatto solo una storia in un libretto formato “millelire”, per chi se li ricorda. Beh, quello ha avuto veramente un grande successo: libretto (1000 copie) esaurito in breve e addirittura un giorno l’ho trovato messo all’asta su Ebay. Non l’ho continuato, nonostante me lo chiedano sempre, perché a me piace fare sempre cose diverse, e le strisce sono una storiella che finisce in tre vignette (anche se poi si collegano a formarne una più ampia) e quindi mi piace di più disegnare questo genere. Col fumetto, invece, faccio molta fatica a tirare avanti una storia per tante pagine. Fra l’altro questa è una cosa che ho scoperto un po’ avanti con l’età: all’inizio il fumetto era il mio riferimento e mai avrei pensato di misurarmi con le strisce. Invece, una volta iniziato ho scoperto che erano perfettamente la mia misura: tanto per dire che spesso per un disegnatore è difficile trovare la strada giusta, anche se magari ce l’ha nelle corde. Di Capitan Cjargne ho pronto il soggetto e parte della sceneggiatura della seconda storia, ma non ho proprio voglia di mettermici, nonostante sia sicuro che sarebbe un successone, ovviamente locale. Dovrei trovare un disegnatore che avesse voglia di farlo…

AO: Ho scoperto che sei stato anche un fanzinaro, ovviamente in friulano. Di cosa parlava Pipins, la tua fanzine?

AV: Non aveva argomenti particolari: facevamo fumetti in friulano coinvolgendo giovani autori. I coordinatori eravamo io e Stefano Celona: soprattutto lui teneva i contatti. Siamo andati avanti per parecchio tempo, circa tre anni, con diciotto numeri totali. L’esperienza ci è servita poi per Alc&Cè, la rivista a fumetti per bambini de La Vita Cattolica, settimanale diocesano udinese, dove siamo passati a disegnare io, Stefano e Simone Paoloni, che era uno degli autori più assidui di Pipins.

Andrea Venier e Ivo Murgia

AO: Il 20 gennaio scorso hai partecipato a Cagliari alla presentazione de Is Gnognosaurs, il volume che traduce in sardo il tuo primo libro I Gnognosaurs. Il lavoro, realizzato da Ivo Murgia, edito da Condaghes e co-finanziato della Provincia di Cagliari, porta in Sardegna le avventure dei tuoi dinosauri del giurassico, contribuendo alla diffusione presso le giovani generazioni isolane della lingua sarda. Cosa ne pensi di questo risultato?

AV: Penso che se anche dovessero esserci altre traduzioni, anche in lingue più diffuse, questa sarà stata quella di più grande soddisfazione. Sono veramente contento che si sia realizzata e ringrazio ancora Ivo Murgia che ha fatto lo sforzo di tradurre direttamente dal friulano al sardo: un’operazione che penso sia la prima del genere. Anche lui l’ho conosciuto sul web: avevamo entrambi un blog nelle nostre lingue ed eravamo “gemellati”.

AO: Penso che la diffusione di una cultura e di una lingua locale, come il sardo o il friulano, attraverso iniziative come queste costituiscano una risposta intelligente al localismo più chiuso e gretto. Come si fa a difendere e valorizzare la propria piccola patria, senza rischiare di contrapporsi alle altre e senza perdere di vista il globale?

AV: Io nella mia esperienza non ho mai – dico “mai” – conosciuto operatori culturali in questo settore chiusi e gretti, ma solo persone che chiedono di poter liberamente avere ciò che spetta alla loro lingua. Forse intendi il localismo di qualche partito, ma in politica ci sono altre logiche. L’unico chiuso e gretto è il nazionalismo che le comunità locali devono subire, e di questo, purtroppo, ho avuto modo di conoscere parecchi esempi.

La Patrie dal FriûlAO: Hai curato per molti anni il primo blog completamente in lingua friulana, Il Furlanist e sei stato direttore dal 2007 al 2009 dello storico periodico mensile in friulano La Patrie dal Friûl. Ci puoi raccontare come sono andate queste due esperienze?

AV: L’esperienza del blog è stata bellissima, anche perché l’ho aperto poco prima del boom di questo genere di social e quindi in seguito ho operato durante la sua “età d’oro”. Non mi aspettavo neanche io il riscontro che poi ho avuto: pensavo di fare giusto un’azione simbolica, di seguire una mia passione. Infatti i friulani, pur sapendo la lingua, hanno difficoltà con la lettura in lingua. Invece dopo un anno le cifre di ascolto e il numero di commenti erano da blogstar. Inoltre ho conosciuto tante persone con la mia stessa passione, portato l’attenzione sulla lingua usando uno strumento moderno e creato contatti: come dicevo sopra sia Elisabetta Pittana che Ivo Murgia li ho conosciuti attraverso il blog. Poi l’ho chiuso un po’ perché sentivo l’esperienza ormai esaurita, un po’ per altri impegni sopravvenuti.

A alla fine del 2006, mentre ancora era attivo, sono stato contattato per dare una mano al mensile storico in friulano La Patrie dal Friûl da un altro blogger che aveva seguito il mio esempio editandone un altro in friulano, Christian Romanini. Il mensile stava vivendo un momento di passaggio e di difficoltà. Ho detto sì e mi ricordo che alla prima riunione eravamo in quattro: io, Christian, l’amministratore e Don Pietro Bellina, un prete figura mitica dell’autonomismo friulano, che allora era direttore. Io ho assunto la direzione nel 2007 alla morte di Pre Toni e nel 2009, quando ci siamo ritrovati per il passaggio di consegne al nuovo direttore sono venuti una trentina di collaboratori: per me è stato un gran riconoscimento. Penso di aver rinnovato e dato un nuovo impulso al mensile, ma ovviamente il lavoro deve essere giudicato da altri. Personalmente, volevo mettermi alla prova e vedere se ero in grado di dirigere una rivista e dal mio punto di vista sono molto soddisfatto. Solo che dopo più di tre anni di lavoro, volontaristico nei rimborsi, ma professionale nella pratica, ho passato la mano, piuttosto stremato.

La Patrie dal FriûlAO: Lo stato italiano ha riconosciuto la minoranza friulana soltanto con la recente legge 482/1999; questo ha permesso l’attivazione ufficiale dell’insegnamento della lingua friulana nelle scuole. Ciò è successo non senza polemiche e attraverso una realizzazione pratica che non ha soddisfatto né i favorevoli né i contrari. Tu cosa ne pensi? E, se per assurdo ricoprissi la carica di Assessore Regionale all’Istruzione, come realizzeresti l’insegnamento della lingua friulana nelle scuole dell’obbligo?

AV: Purtroppo a parte qualche sporadica iniziativa l’attivazione ufficiale dell’insegnamento non è ancora partito. A distanza di sessantaquattro anni dall’articolo 6 della Costituzione “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, a distanza di tredici anni dalla legge 482/1999 sulle lingue minoritarie che tu citi, e a quattro anni dalla legge regionale 29/2007 sulla lingua friulana, esse restano ampiamente inapplicate, e, per quanto riguarda la scuola, quasi totalmente. Quindi ti posso assicurare che i contrari al friulano sono al momento soddisfatti… Se io fossi assessore? Semplice: attuerei le leggi. “Semplice” è ovviamente un eufemismo: in Italia non c’è nulla di più difficile che applicare le leggi e tutelare concretamente i diritti dei cittadini al di là di iniziative prese sulla carta. Vedasi l’attuale percentuale di disoccupati, soprattutto giovani, rispetto a quello che enuncia l’art. 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.

AO: Alla tua attività di fumettista si accompagna anche quella di illustratore. Mi piace ricordare la realizzazione nel 2004, insieme al gruppo musicale dei Beat Les, di Tratôr Zâl (Trattore Giallo), un’ironica versione di Yellow Submarine dei Beatles. Nacque così un’opera multimediale, costituita da un cd di canzoni, un video d’animazione e un libro illustrato. L’operazione è stata un puro divertissement o, considerando che la nostra società legge sempre meno ed è sempre di più attratta dall’immagine, c’era l’intenzione di usare supporti diversi da quello cartaceo per diffondere la cultura e lingua friulana?

AV: Sicuramente è stato un divertissement visto l’argomento: un gruppo che rifà le canzoni dei Beatles in lingua friulana. Tra l’altro ho avuto la soddisfazione di vederlo inserito nel libro I Beatles a fumetti (ed. Skira) uscito l’anno scorso, accanto a grandi maestri di livello mondiale. L’uso del cd è stato per sfruttare a pieno tutte le opportunità espressive che potevano coinvolgere musica, disegno e racconto. Come dicevo sopra, io quando faccio un lavoro non mi chiedo come sia meglio diffondere la lingua friulana, ma voglio fare un bel lavoro in assoluto. Il fatto che sia in friulano è perché io lo adopero naturalmente come qualsiasi altra lingua.

Martin e Momo

AO: Accade a volte che un autore di fumetti attribuisca ai suoi personaggi qualcosa di autobiografico. È successo anche a te? C’è qualcuno dei Gngnosaurs che ti somiglia in qualche sua caratteristica? O ce n’è uno a cui sei più affezionato? Magari il primo che hai ideato?

AV: Forse quello per cui ho un occhio di riguardo è Martin, il triceratopo complessato a causa del suo corno: essendo timido e indifeso ho una preferenza per lui per istinto di protezione. Quale mi assomiglia di più? Mia moglie sostiene sia Momo, quello che crede di essere bello, bravo e intelligente, mentre è invece “gnogno” come tutti gli altri, ma io mi arrabbio quando me lo dice, eh, eh, eh.

AO: Se un grande editore italiano ti proponesse la pubblicazione delle avventure dei Gnognosaurs tradotte in italiano, accetteresti o avresti paura che si perdesse qualcosa di sostanziale del tuo fumetto, visto che è nato per essere parlato in una lingua minoritaria?

AV: Di sostanziale non si perderebbe nulla: i Gnognosaurs vivono in un mondo Giurassico a sé e non ci sono riferimenti particolari al nostro, infatti sono stati tradotti in sardo senza particolari difficoltà. Ci possono essere solo i normali problemi di adattamento dei testi, come la trasposizione di qualche modo di dire o di riferimenti tratti dalla cultura locale, che ci sono in qualsiasi traduzione da un’altra lingua. Posso dire che le poche strisce che qualche volta abbiamo tradotto in italiano (i testi sono direttamente creati in friulano) risultano più fredde. La spontaneità e l’efficacia della lingua locale sono intraducibili. A ciò aggiungerei che e il friulano è una lingua più onomatopeica, come l’inglese: effetti sonori come “pataf” (letteralmente “schiaffo”) o “sclop” (Letteralmente “scoppio”) sono efficaci come effetti sonori inglesi come un “bang”, un “gulp”, un “clap”.

Incomprensioni sardo-friulane

Detto questo, se un editore italiano me lo proponesse, però, direi di no. Attualmente, come dicevo sopra, una adeguata tutela e insegnamento del friulano non esistono e ciò si riflette soprattutto sulla lingua scritta. I friulani, pur sapendola, non sono capaci di leggerla perché non gli viene insegnata la codificazione fonetica delle parole. Se ti insegnano l’inglese ti insegnano anche come leggerlo, che certe lettere corrispondono a certi suoni differentemente dall’italiano, la nostra monolingua nell’insegnamento scolastico. Ciò succede anche per l’italiano, beninteso. Ci devono insegnare a scuola come si legge, ad esempio, “quello”: in spagnolo leggeresti “kèjo”. Quindi se io sottopongo a un friulanofono un testo in lingua friulana ha delle difficoltà: dopo un po’ uno capisce come fare e la strada si fa in discesa, anzi prova ancora più piacere a leggere un testo in friulano, ed è quello che succede con i Gnognosaurs. Però se io facessi i fumetti anche in italiano, anche un friulanofono per pigrizia leggerebbe in quella lingua perché non deve fare questa difficoltà iniziale (tutti siamo pigri). Quindi fintanto che non si insegnerà seriamente la lingua e per i friulani non sarà la stessa cosa leggere in friulano o italiano, così come avviene oralmente, non tradurrò mai i Gnognosaurs in italiano. Una decisione che quindi non è tecnica – si potrebbero prestare benissimo – ma, diciamo così, “politica”.

AO: Quali sono i programmi futuri dei Gnognosaurs? Durante Fiumettopoli 2010, avevi lasciato intendere di un possibile sbarco in America, anche grazie alla capacità di sintesi della lingua friulana che ben si presta ad essere tradotta in quella inglese. L’idea si è concretizzata?

AV: L’editore dei due primi libri (Omino Rosso di Pordenone, il terzo uscito attualmente è per la Vita Cattolica di Udine) aveva previsto uno sbarco negli Stati Uniti del suo catalogo che per ora non si è concretizzato. L’annuncio si riferiva a quello, anche perché negli “States” i personaggi erano piaciuti molto. L’unico risultato pratico per ora è Gnognocolors/Gnognocolôrs, un albo da colorare che a seconda di come lo giri si può leggere in friulano o inglese: le illustrazioni sono studiate in modo da essere comprese anche ruotandole.

AO: Il tuo intervistatore si è dimostrato abbastanza gnogno?

AV: Mi dispiace deluderti, ma gnogno per nulla: direi precisissimo. Mi hai fatto fare un bel viaggio attraverso le cose che ho fatto negli ultimi anni, grazie. Un gnognomandi a tutti!

Andrea “Dree” Venier, nato a Tolmezzo nel 1967, è un illustratore, fumettista e dal 2003 giornalista professionista.
Si è diplomato in illustrazione allo IED dl Milano, ha lavorato presso Mediaset realizzando animazioni per programmi e sigle televisive tra cui Paperissima.

Dal dicembre 1997 al luglio 1999 è stato vignettista de L’Avvenire, in Friuli attualmente realizza le vignette settimanali su La Vita Cattolica.

Tante le sue produzioni e ideazioni di personaggi a fumetti che si esprimono in friulano, come Capitan Cjargne, l’Acuile de Patrie (poi utilizzata dall’Università di Udine per poster promozionali) e i Gnognosaurs sulla rivista in lingua friulana per ragazzi Alc&Ce. È fra i fondatori della fanzine a fumetti in marilenghe Pipins.

Dal 1999 lavora a Milano presso la “RCS – Rizzoli/Corsera” come infografico per il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport.

Nel 2004 fonda “Il furlanist”, il primo blog scritto interamente in lingua friulana, che cura fino alla sua chiusura nel 2008. Nel 2006 entra nella redazione dello storico mensile in friulano La Patrie dal Friûl, del quale diventa direttore dal 2007 al 2009.

A dicembre 2009 viene pubblicato I Gnognosaurs!, la prima raccolta delle strisce a fumetti che vedono i simpatici dinosauri del giurassico come protagonisti. A novembre del 2010 il successo viene replicato con I Gnognosaurs! 2, volume anch’esso pubblicato da Edizioni L’Omino Rosso. Il terzo libro è storia recentissima: Gnognowood esce in libreria a novembre 2011 per i tipi de La Vita Cattolica.

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