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Scrittura

Inseparabili. Piperno è tornato

Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi“Mi sono fatto l’idea che la memoria sia una condanna, che non ci sia niente di lirico in essa, che i ricordi siano appunto una specie di fuoco amico: bordate di cannone che colpiscono il fratello invece che il nemico” dichiarava Alessandro Piperno a Cristina Taglietti (Corriere della sera, 15 luglio 2010).

La memoria che inchioda i fratelli Filippo e Samuel Pontecorvo a un tormento con le stesse opportunità di estinguersi della sete nel deserto, è quella degli accadimenti narrati in Persecuzione, la vicenda ignominiosa di un padre, l’oncologo pediatrico Leo Pontecorvo, esponente di punta della borghesia ebraica romana, (s)travolto e ucciso da uno scandalo sessuale fittizio, imbastito dalla fidanzatina psicotica dell’allora adolescente Samuel. Tra il 1986 e il 1987, l’edenica quiete della villa di famiglia all’Olgiata, quasi ad affermare la caducità di ogni bene e armonia terreni, verrà irrimediabilmente falcidiata, nonostante gli sforzi di mamma Rachel per insabbiare le marcescenze.

Persecuzione usciva nel 2010 e ora, finalmente, Alessandro Piperno ha dato alle stampe, autonomo complemento, il secondo volume del dittico Il fuoco amico dei ricordi, Inseparabili, come i pappagalli che trascorrono in coppia l’intera esistenza, come i pennuti dei fumetti amatoriali disegnati da Filippo, come i fratelli Pontecorvo, stretti nel pugno di un destino infingardo e protervo, che ritroviamo adulti e, naturalmente, in guerra con se stessi e con il mondo.

Da quando Erode e i suoi pargoli, il suo film d’animazione sull’infanzia violata nei Paesi sottosviluppati, prodotto un po’ per caso, un po’ per le spinte di biechi manager e presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, sta conquistando il pubblico di metà globo, l’indolente Filippo è divenuto, suo malgrado, una star. Ma la fama esige un tributo salato: se la notorietà, alimentando a dismisura il suo debole per le donne con tutti i fugaci incontri che gli rende possibili, non migliora di certo la crisi con la moglie Anna, ex ragazza di Non è la Rai e ora attrice inappagata di fiction televisive, i contenuti del suo cartone destano le ire del fondamentalismo islamico, che lo minaccia di morte.

Alessandro Piperno © Charly KurzDal canto suo, Semi, invischiatosi in un affare spregiudicato e spericolato che gravita intorno alla vendita del cotone, si ritroverà compresso tra loschi ceffi uzbechi e il faccendiero tedesco che lui ha, occultamente, scavalcato e che, nel mondo del business, era stato proprio il suo mentore. Non è tutto. L’esubero delle attenzioni materne e la prospettiva soffocante delle nozze con Silvia, la fidanzata storica che ha scelto, per amore, di convertirsi all’Ebraismo, lo spingono a cercare il suo quarto d’ora d’aria  nella giovane Ludovica, un’onanista patologica con la quale instaurerà una relazione di fantasie lubriche e amplessi mai consumati.

La lunga militanza filologica del Piperno studioso di letteratura francese tra le pagine della Recherche di Proust ha lasciato il segno in una prosa minuziosa e sinestetica, monumentale come un edificio barocco e avvolgente come un piumone imbottito, una scrittura nutrita di dettagli e sensazioni, vortici temporali arditi e cadute libere negli abissi della psiche. E se Proust non difettava, certo, di una sottile ironia, il sarcasmo viscerale e inclemente di Piperno, riconfermato in tutto il suo fulgore da Inseparabili, discende forse dagli autori ebrei (ciò che per metà, in linea paterna, è anche Piperno) d’oltreoceano, Saul Bellow in testa: stesso dissacrante approccio ai risvolti tragici della vita, immancabilmente virati al tragicomico, stesso ilare e, in fondo, straziante sguardo sulla miserrima condizione umana. Il narratore, dall’alto della sua (presunta) onniscienza, continua a tessere la trama sprezzante e dolorosa di personaggi flagellati dall’inesausta pioggia acida di commenti e osservazioni drammaticamente veritieri. Anche il narratore, tuttavia, calerà, alla fine, la maschera della sua inconcussa perfidia, svelando finalmente la sua identità…

I tratti di continuità con i precedenti libri di Piperno sono, pertanto, numerosi, a sancire l’ormai inconfondibile marchio di fabbrica. Lo testimonia l’osmosi di personaggi che, come all’interno della Commedia umana di Balzac, tornano dal passato; e non solo, com’è logico, dal primo pannello del dittico, ma anche dal romanzo d’esordio dello scrittore, Con le peggiori intenzioni, datato al 2005: si pensi al fatuo David Ruben o all’intramontabile Gaia Cittadini, che avevamo salutato ragazzina alle prese con le prime esperienze sessuali e ritroviamo stacanovista della fellatio durante un dissipato soggiorno londinese ad alto tasso di depravazione.

Persecuzione. Il fuoco amico dei ricordiAccanto alla continuità, non può essere, tuttavia, misconosciuto il perfezionamento stilistico e narrativo di cui il romanziere dà prova, ottimizzando le potenzialità già abbondantemente manifestate negli scritti precedenti. Sembra proprio che Inseparabili sposi la coralità sontuosa di Con le peggiori intenzioni, quell’agile quadriglia di personaggi e storie lontani nello spazio e nel tempo, alla tensione e alla suspense da psycho-thriller di Persecuzione, tale da lasciare i lettori aggrappati alla stessa attesa e all’incertezza logorante a cui sono appesi i protagonisti. E proprio a petto di una simile maestria, il lungo dialogo chiarificatore (o forse no), tra Samuel e Rachel, nei paraggi dell’epilogo, profluvio di recriminazioni e fuoriuscita dagli armadi familiari di spettri fino ad allora inconfessati, momento in cui il figlio imputa alla madre la rimozione forzata del comune vissuto, appaiono sfuggiti al controllo dell’autore, qualificandosi come l’unico passo in cui gli eccessi enfatici scadono in atmosfere melodrammatiche posticce e il naturalismo a cui Piperno non viene mai meno s’incrina. La sola macchia di un libro in cui tutto funziona mirabilmente.

Le (non) colpe dei padri ricadono sui figli, ma anche quelle delle madri, per non parlare di quelle dei figli stessi, capaci di mettere a soqquadro l’ordine guadagnato con patimento e abnegazione. Una fatale decadenza, la stesso che aggioga l’Occidente, pesa sulle loro teste come una maledizione congenita ed ereditaria. L’ipocrisia genera i mostri della frustrazione e i segreti s’espandono nell’anima come metastasi maligne. La felicità è un piacere effimero, da rosicchiare in tutta fretta finché dura. I ricordi annientano. Questo è Piperno, ma anche molto di più. Perché, ultimo ma non ultimo, Inseparabili è un infallibile strumento di registrazione dello spirito del (nostro) tempo, delle angosce e degli umori che hanno scandito la Storia degli ultimi anni. Tanto Persecuzione, fra lo strappo di Sigonella e l’edonismo scintillante, Craxi e George Michael, rappresenta un potente affresco degli anni Ottanta, quanto Inseparabili inscena, in un adattamento impietosamente fedele, la contemporaneità e i suoi talloni d’Achille, tra i collassi della finanza, il terrorismo internazionale e il cretinismo degli internauti feticisti che celebrano, on line, i diversi dettagli anatomici di Anna. Sicché, venuti a capo di questo tomo ponderoso, impreziosito, come il precedente, dalle illustrazioni di Werther Dell’Edera, non si può, riflettendo sulla narrativa di Piperno, che concordare con quanto asseriva Edward Morgan Forster nel 1927: “Il romanzo è fradicio d’umanità”. Parole quantomai calzanti.

Bibliografia di Alessandro Piperno

Inseparabili, Mondadori, Milano 2012
Persecuzione, Mondadori, Milano 2010
Il demone reazionario. Sulle tracce del Baudelaire di Sartre, Gaffi, Roma 2007
Con le peggiori intenzioni, Mondadori, Milano 2005
Proust antiebreo, Franco Angeli, Milano 2000

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