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Scrittura

Disegnare l’Italia (11)

Il dato che dimenticano più spesso è il mese e l’anno del matrimonio, quello che dichiarano con più pudore il titolo di studi: licenza elementare a pari-merito con le alte specializzazioni. C’è chi aggiunge diciture perché non si riconosce in nessuna opzione, alla ricerca di un’unicità che verrà annullata dal lettore ottico. Ho incontrato persone che non volevano nemmeno aprirmi la porta nonostante le sentissi in casa, ma basta la parola magica “multa” per abbassare il ponte levatoio. Una signora dalla lunga treccia mi ha mandato via in malo modo, indignata per come si gettino i soldi della collettività, imprecando contro le perdite di tempo del sistema, sentendo minata la propria privacy. Il tempo di salire in macchina e se n’è pentita, mi ha richiamata in casa, mi ha intrattenuto fin troppo con conversazioni finissime e sarcastiche. 

C’è il deficiente che censisce il cane, come fosse divertente. 
L’istruttrice di tango immune all’invecchiamento, la gentilezza d’animo che non ha classe sociale, la frase che dicono tutti “mi dispiace per il disordine”, quelli che ti tengono sull’uscio per nascondere chissà cosa, gli straordinari ripagati in storie soprattutto da parte di quelli che alla domanda “dove risiedeva cinque anni fa” ci devono pensare parecchio. Ma se dovessi trovare vocaboli che accomunino il disegno Italia come quei giochi a premi, direi famiglia, umiltà, cortesia per gli ospiti, disordine creativo e caffè.

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