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Omnia

[(Res)istanza]

Festival della filosofia Modena Carpi Sassuolo

Felix qui potuit rerum cognoscere causas
(Virgilio)

Il mio primo approccio con la filosofia risale, come credo per tutti, alla terza liceo. Ci era stata assegnata una professoressa prossima alla pensione, ma solo quando ci diplomammo terminò il suo mandato di sterminio delle giovani menti implumi. In occasione della maturità regalò a tutta la classe un libro di Salmi che finì il giorno stesso nel primo cassonetto utile. Non credo di aver mai desiderato per nessuno l’osteoporosi quanto per quella professoressa, ma non per un ribellismo adolescenziale, ma per aver compromesso la mia mente allo studio di una materia tanto prelibata che lei ha inficiato con le sue sozzure da fanatica cattolica. Ci sconsigliava le stazioni, tanto per fare un esempio, secondo lei erano mal frequentate e ci diceva anche se per caso dovessimo finire nel giro della droga era meglio spacciare piuttosto che drogarsi. Credo sia ancora in vita, ma almeno ha smesso di insegnare per un triennio esclusivamente Sant’Agostino. Al XII Festival della filosofia a Modena Carpi e Sassuolo ci sono andata per sfidare me stessa nella comprensione di una materia che mi ha sempre suscitato il pensiero fastidioso di un cattivo insegnante.

Piazza dei martiri, Carpi

Parto con compagno che la filosofia ha cominciato tardivamente a studiarla con venerazione e sacrificio, partenza ore 7.30, arrivo ore 10.00, mentre recupero l’accredito è in corso il primo intervento della giornata: Roberta de Monticelli con Ricerche logiche di Husserl.

Il tema dell’edizione è Cose, ma io continuavo a dire Cosa e sono stata zittita perché, mi è stato detto: “non stiamo parlando dei Fantastici quattro”. Da lì ho cominciato ad accorgermi di come il mio linguaggio trascurasse le differenze tra significati in una materia così sistematica nella quale un’imprecisione corrisponde ad un equivoco.
Ho deciso che il modo migliore per non inciampare rovinosamente in un terreno per me tanto franoso è trattare, come in un bignamino, i punti essenziali delle conferenze a cui ho assistito.

Carpi Modena e Sassuolo Incontri, lezioni magistrali, mostre, concerti, letture, attività per ragazzi, film, spettacoli e menu gastronomici. Ma soprattutto le città, vive, assolate, sorridenti. Le piazze (imponente quella dei Martiri di Carpi, che fonti non certe vogliono come la più lunga d’Italia) gremite di diligenti auditori, così concentrati nella comprensione che quasi non si fa caso alle chiese dei tre paesi, tutte e tre fasciate dalle impalcature post sisma.

Cosa In tedesco: Ding e Sache. Sache è “il tema in questione” mentre Ding è “la cosa concreta”. In latino la differenza è tra Res e Objectum, il primo è “la cosa in sé”, l’altro è il corrispettivo materiale. La res cartesiana: cogitans, il pensiero in sé, e extensa, la realtà inconoscibile che sta all’esterno. Ogni cosa esiste solo nella nostra relazione con essa, se non c’è relazione è un oggetto, si trasforma in cosa solo nel momento in cui stabiliamo una relazione con esso.

BaumanBauman Lo incontriamo nel chiostro del Palazzo dei musei mentre ripassa il discorso come uno studente che sta per sostenere un esame. Lo chiamiamo affettuosamente Ziggy; habitué del festival deve piacergli l’Italia, o forse viaggiare lo distoglie dalla tristezza di aver perso la moglie. E di relazioni parla, nel suo lucidissimo intervento a braccio. Fa presente come si faccia fatica a stabilirne di profonde, perché manca l’accettazione del rischio, bacchetta i rapporti umani, corrosi dagli interessi personali di ciascuno, sottolinea come le tecnologie ci diano soddisfazione per la parvenza di avere potere, mentre per un ritorno ai genuini primordi sia necessario ristabilire biunivoche relazioni bastate sul dialogo e non sul consumo. Viviamo a credito senza aspettarci di dover pagare l’esaurimento delle risorse e il debito che ne consegue è lo smantellamento della dignità umana.

Bodei Direttore del comitato scientifico del Festival, è una delle referenze della filosofia italiana. Cita Hobbes: l’uomo è famelico anche della fame futura. Nessuno rinuncia alla sua quota, i consumi bulimici per il superfluo hanno banalizzato le esigenze e appiattito l’elevazione verso le aspettative sane. La socialità felice parte dalla condivisione dello stile di vita, non delle proprietà. Partentesi etimologica sull’assonanza tra “cosa” e “causa”.

Severino: Le cose sono un sterminato gruppo di azioni e si dividono in “cose prime” dove è manifesto il carattere dell’essere e le “cose ultime” dove le cose perdono il loro significato rispetto alla loro definizione. L’uomo non vuole nulla che non sia già conosciuto perché sfondare la barriera della non conoscenza prevede forza di volontà e l’evoluzione tecnologica alla quale siamo abituati equivale all’annullamento di ogni sforzo. Diventare altro è violento perché ci si strappa da sé, le nostre vite sono orientate più al possesso che al cambiamento, anche l’atto di uccidere prevede di impadronirsi dell’ucciso, così come il cibo e il sesso, fuori dal sostentamento e della riproduzione equivalgono alla soddisfazione materiale del dominio.

Il Capitale. Nell’ambito della lezione dei classici, è un giovane ricercatore, Diego Fusaro, a ricordarne l’imperitura validità del testo come esempio teorico dell’uguaglianza e riporta la riflessione sulla mercificazione della sostanza e la conseguente reificazione degli oggetti. È la produzione a padroneggiare sull’uomo mentre è impossibile il contrario. Alla dipendenza che esercitano su di noi gli oggetti consegue la degradazione dei costumi come rincorsa affannosa verso un feticismo delle cose. La filosofia, che è contemplazione dell’esistenza, non può ignorare l’antropocentrismo attuale, in cui non solo la merce ha un mero valore di scambio ma anche il sapere, non a caso, fa notare Fusaro, anche la scuola ha adottato crediti e debiti come metro di apprendimento.

Sloterdijk. Sembra appena tornato dall’Oktober fest ma è in realtà il padre della “Critica della ragion cinica” e uno dei pensatori contemporanei che è partito dalla Dialettica dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer ed imputa alla classe borghese la responsabilità della globalizzazione a causa della cieca fede nella scienza. L’uomo dovrebbe vivere in un circolo virtuoso, in cui l’inserimento in esso produce un miglioramento continuo. Viviamo in un tempo in cui sono maggiori i vantaggi tecnici piuttosto che quelli morali ma il filosofo è interessato a studiare l’uomo privo di mezzi. Per questo nella logica dell’abbandono, sempre affiancata al concetto di “lasciare” l’uomo trova la passività positiva di doversi rialzare, di trarre giovamento nell’appropriarsi delle capacità di altre persone, nell’eterogeneità dello scambio come forza comunitaria che ammansisce il demonio delle ambizioni sbagliate. Conclude con Sartre, che ricordiamo rifiutò tutte le onorificenze compreso il Nobel perché la consacrazione lo avrebbe ammesso ad un ruolo istituzionale contrario alla sua poetica. Sartre disse che l’uomo è condannato alla libertà, Sloterdijk controbatte che oggi siamo invece condannati alla fiducia

Tra le autorità, al centro, Latouche

Latouche. A metà strada tra Hemingway e Sean Connery, Latouche parla italiano con l’accentazione tronca francese e ciò invoglia ancor di più ad ascoltarlo. Parla della crisi® e come è noto promuove la decrescita come unico antidoto per mitridatizzarsi dal veleno della società dei consumi. I pubblicitari, i veri spacciatori della nostra tossicodipendenza consumistica, sono i mercanti di scontenti che sostituiscono il desiderio con un bisogno. Il marxismo umanistico, promosso dal filosofo ungherese Lukàcs, dovrebbe riportare l’economia al servizio della società e non costringere la società ad asservirsi al mercato perdendo l’egemonia di cui è depositaria. L’intervento di Latouche è stato forse il meno pessimista ma allo stesso tempo quello più utopistico. Perché sia più conveniente acquistare un prodotto nuovo piuttosto che ripararlo non è contestabile, ma com’è ovviabile? Con l’autolimitazione e il rifiuto del mondo usa e getta che ha colonizzato le nostre menti. Il mondo non è inesauribile, le risorse naturali si appellano silenziosamente alla nostra coscienza per trovare l’alternativa alla giungla delle cose inutili la cui non esistenza non comprometterebbe la nostra, esempio principe il soffia-foglie.

Resilienza: dall’ingegneria alla biologia la capacità di flettersi e tornare allo stato iniziale senza comprometterne le caratteristiche peculiari, ritornare all’equilibrio dopo la trasformazione; nell’uomo: l’abilità di affrontare le avversità riparando il dolore per ritornare alla vita con una forza nuova. I filosofi hanno interpretato il mondo, il compito del resto dell’umanità è cercare di trasformarlo. Trovare il noumeno del principio di cambiamento, oltre ai sensi, ma come realtà che esiste e si realizza al di là della nostra percezione.

Bergonzoni: “Festival della filosofia, XII edizione. Ma capite?” Chiunque ami la comicità dell’assurdo non può non annoverare Alessandro Bergonzoni tra gli imprescindibili comici non tristi, non mascherati, non presenzialisti (si parla di TV) che salvano l’humour italiano dall’affliggente carovana di imitatori e tormentoni che tanto piacciono ai poveri di spirito. Non è possibile ricordare nemmeno una delle battute di Bergonzoni, sono a raffica e non si fa in tempo a smettere di ridere per la precedente che ne arriva una successiva. Ma il comico concede anche delle pause, nel quale si riflette sull’uso della lingua nel suo significato: “Non i libri che mi hanno cambiato la vita ma i libri che mi hanno cambiato la morte, non ci sono cose che non posso permettermi ma ce ne sono che non posso permettere, non è l’Emilia o il Giappone che trema, ma la terra, che dei confini geografici se ne infischia.”

Fabio Volo, i Soliti idioti Non tutte le ciambelle… li evitiamo con supponenza per non guastare il sapore degli aperitivi che abbiamo preferito alla loro discutibile presenza.

PaginettePaginette: 101 libelli che si acquistano nei distributori automatici delle merendine. La collana raccoglie le lezioni magistrali delle edizioni precedenti. Inserire la moneta, digitare il numero e il filosofo in copertina avanza fino a cadere nelle mani dell’affamato.

Incontri- Interventi- Ingerenza: i giornalisti non si arrischiano ad entrare in questioni “spinoze”, le conferenze stampa sono sempre molto caute, si chiede un’anticipazione sulla conferenza, si appunta rimandando la comprensione in un momento successivo. Anche perché i trenta minuti di interviste non si addentrerebbero mai nei grandi casi insoluti della filosofia, che sono insoluti per definizione. Nessun taglio alto di nessuna testata titolerà mai: “Trovata l’origine di dio”, o “L’essere scompare nella trielina”. Nel pubblico invece, molti giovani tacciono distratti, il consorzio della Filosofia ha invitato le scuole a partecipare agli incontri. Sono gli anzianotti a prendere la parola, e hanno il fervore che manca agli adolescenti. Gli anzianotti sono petulanti, insistono nell’intervenire solo per dimostrare di sapere. Non fanno domande, parlano a vuoto, sfoggiano ed imbarazzano.

A volte credo il silenzio della riflessione e la ricerca del concreto dopo la fragranza della teoria appena ascoltata sia il modo migliore per assimilare e capire. E non sono proprio sicura che scrivere del Festival sia stato il modo migliore per vincere la sfida con l’ostica materia che continuo a vedere come un baule da riempire con le mie cose che più si accumula e più sembra svuotarsi.

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