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Fumetto

Sul pianeta perduto

Al suo debutto il romanzo L’isola del Tesoro venne criticato da Henry James perché, come aveva scritto, egli non era mai andato a caccia di tesori sepolti da pirati. Robert Louis Stevenson replicò così:

 Non è mai esistito un bambino (fatta eccezione per il signor James) che non abbia cercato oro, non sia stato pirata o capitano di soldati o bandito di montagna; che non abbia mai fatto battaglie, non sia naufragato e non sia stato fatto prigioniero, e non abbia bagnato di sangue le sue piccole mani, o che bravamente non si sia ritirato da una battaglia perduta e che infine, con manifesto orgoglio, non abbia protetto l’innocenza e la bellezza.

Sul pianeta perduto - copertinaLo stesso vale per Sul pianeta perduto, il romanzo a fumetti di Antonio Serra e Paolo Bacilieri, edito dalla Sergio Bonelli Editore e distribuito nelle edicole italiane a partire dal 30 ottobre. Chi non ha mai giocato ai pirati da ragazzino, eviti di leggerlo: lo troverà noioso, irrealistico e banale. Chi invece ha lasciato correre la propria fantasia in fanciulleschi giochi avventurosi, non riuscirà a staccarsi dal volume fino all’ultima pagina, tale è la freschezza, la voglia di libertà e di scoperta che le appassionanti vicende dei due giovani protagonisti Jim e Rose comunicano al lettore.

Antonio Serra ha abbandonato le tematiche futuribili del suo Nathan Never (ideato insieme a Michele Medda e a Bepi Vigna), eroe triste e tormentato con una forte componente avventurosa. Qui siamo di fronte ad una storia di fantascienza classica, di intrattenimento: quelle che una volta si potevano leggere sul Corriere dei Ragazzi. Non c’è nessun intento sociologico di fondo, ma solo spensieratezza nelle quasi trecento pagine a fumetti di cui il romanzo si compone.

Scug è stato il titolo di lavorazione per i quasi tre anni di lavoro che hanno tenuto impegnato Paolo Bacilieri nel disegnare la storia di Antonio Serra. In realtà la sceneggiatura non era definita completamente: la storia è stata scritta un po’ alla volta grazie ad un continuo ping pong fra il disegnatore e lo scrittore. Serra infatti non fa parte di quella schiera di sceneggiatori che stabiliscono ogni minimo dettaglio, vignetta per vignetta, ma apprezza il parere e i commenti del disegnatore. Bacilieri, così, si è divertito molto nel dare il proprio contributo alla creazione del mondo fantastico che regna su questo pianeta perduto. Ad esempio le vermopecore, dei docili animali che della pecora possiedono il folto pelo e di un grosso verme la strana foggia, sono un simpatico frutto dell’immaginazione del disegnatore veronese, che, in questa intervista rilasciata a Tito Faraci, ha affermato:

 Se disegnare significa mettere in scena e non essere un amanuense, allora quello che racconti diventa vivo e quindi piacevole.

Scug è anche il nome del pianeta che funge da luna a Yird, quello su cui vivono i due ragazzi Jim e Rose e la comunità rurale di cui fanno parte. Il loro villaggio, situato su una piccola isola circondata da un ignoto mare, è abitato dai discendenti degli uomini e delle donne che facevano parte di una astronave precipitata molti anni prima sul pianeta. Da allora, la tecnologia è stata rifiutata, perché considerata colpevole dei mali della società terrestre, e la nuova civiltà si è sviluppata in un’apparente armonia con la natura florida e fertile che la circonda. In questo paradiso esteriore, tuttavia, si scorgono presto degli elementi di potenziale rottura, o quanto meno di critico dubbio. E non è un caso se coloro che pongono scomode ma legittime domande sul proprio passato e su ciò che sta al di là del mare sono proprio i due ragazzi. Aiutati in questo prima dal solitario robot Bota, eredità abbandonata e reietta nel bosco dell’astronave precipitata, con il quale, in barba al divieto imposto dal reazionario consiglio di anziani che governa il villaggio, Jim e Rose trascorrono le ore notturne, affascinati dai suoi racconti. L’equilibrio sarà poi definitivamente spezzato da Ezra, un misterioso naufrago che renderà credibili le leggende sull’esistenza di una seconda astronave precipitata. I due giovani si imbarcheranno così in una affascinante e pericolosa avventura, che costituirà per loro un viaggio di formazione e che smaschererà le bugie dei grandi.

Sul pianeta perduto - Jim e Rose

C’è molto delle storie di Hayao Miyazaki, il maestro nipponico di tanti lungometraggi di animazione, in questa impostazione: sono i bambini, o i ragazzi, che “salvano” il mondo, o quanto meno lo migliorano, perché solo loro possono farlo in quanto innocenti e puri. La ricerca della verità, la curiosità, la capacità di sognare e di immaginare qualcosa di diverso dalla realtà, la vera amicizia e la lealtà, il genuino rapporto con la natura, sembrano impossibili per gli adulti: tanto nelle storie di Miyazaki, quanto in questa.

A tutto questo il tratto di Bacilieri conferisce un aspetto duplice di profondo realismo da una parte, disegnando con estrema precisione la natura e le creature che vivono sull’isola, ma nello stesso tempo anche di sognante irrealtà. E l’umanità dei personaggi emerge chiara e forte dagli espressivi primi piani nei quali vengono ritratti. La famosa griglia di tre strisce sovrapposte con due vignette ciascuna di cui si compone la tavola bonelliana è la base su cui l’estro di Bacilieri si misura per realizzare soluzioni molto eterogenee. Troviamo la vignetta a pagina intera su cui si sovrappongono piccoli riquadri che, da diversi punti di vista, dilatano nello spazio e nel tempo dei dettagli di quella principale, rendendola così più viva. Oppure tavole in cui due vignette larghe quanto la pagina e poste in alto e in basso fanno da cornice ad una o due sequenze centrali di tre piccole vignette che accelerano l’azione, dando quindi ritmo alla lettura.
Sul pianeta perduto - Il muro d'acquaDa ricordare le tavole da pagina 116 a pagina 128 che raccontano il rocambolesco attraversamento in barca del muro d’acqua, ritenuto insormontabile, che divide il mare del pianeta nelle due parti che non si conoscono: l’isola di Jim e Rose e la città misteriosa da cui proviene Ezra. La velocità, il dinamismo e il pericolo sono resi da vignette tagliate obliquamente con una pendenza che ricalca quella del mare al di qua e al di là del muro. Spettacolari le due tavole con vignetta a pagina intera corrispondenti alla parte centrale dell’azione: a sinistra l’imbarcazione in vertiginosa salita ormai prossima alla cresta dell’onda, e a destra la stessa in ripida discesa sul fronte opposto.

La fucina creativa di Serra e Bacilieri ha quindi immaginato un mondo e una storia che sono un omaggio a chi ha sempre avuto speranza nel futuro e nella vita, a chi non ha mai rinunciato ad inseguire i propri sogni, ad andare in cerca di un tesoro su un’isola fantastica.

Sul pianeta perduto

Autori: Antonio Serra e Paolo Bacilieri
Editore: Sergio Bonelli Editore
Collana: Romanzi a fumetti Bonelli
Colore: B/N
Formato: cm 16×21
Pagine: 290
Prezzo: € 9,50
Rilegatura: brossurato

Antonio Serra, nasce ad Alghero nel 1963 e muove i suoi primi passi nel mondo dell’editoria e della fiction di carta alla fine degli anni Settanta, quando cura la rivista amatoriale di fantascienza Fate largo. Nel 1982, presso il Centro Culturale cagliaritano Il Circolo, conosce Michele Serra e Bepi Vigna. I tre, che fanno parte, insieme ad altri autori, del gruppo Bande Dessinèe, entrano qualche anno dopo da professionisti alla Sergio Bonelli Editore, scrivendo alcuni soggetti e sceneggiature per Martin Mystère e Dylan Dog. Dopo avere elaborato insieme il progetto di Nathan Never, si dedicano separatamente alla scrittura delle singole storie. Serra è anche curatore redazionale delle varie testate legate al mondo dell’Agente Speciale Alfa: Legs Weaver, Agenzia Alfa, Asteroide Argo, Universo Alfa. Nel 1999, l’editore Sergio Bonelli approva a Serra l’idea per un nuovo personaggio, Gregory Hunter, che raggiunge le edicole nel 2001. Nel 2009 è la volta di Greystorm, miniserie in dodici albi creata con Gianmauro Cozzi.

Paolo Bacilieri, nato a Verona nel 1965, è uno dei narratori a fumetti più originali degli ultimi 25 anni. Diplomatosi presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, esordisce nel mondo del fumetto nel 1982 collaborando con Milo Manara. La sua prima storia, pubblicata in Francia da Casterman e in Italia su Corto Maltese, è Il tesoro degli Imbala, del 1986, a cui fa seguito, nel 1988, Barokko. Nel 1994 Bacilieri realizza Durasagra – Venezia über alles, e due anni dopo pubblica The Supermaso Attitude. Nel 1997 compare sulla rivsta Blue quello che diventerà il suo personaggio più conosciuto, Zeno Porno, le cui storie verranno poi raccolte nei due volumi Zeno Porno (2005) e La magnifica desolazione (2007) entrambi per la Kappa Edizioni. Su testi di Franco Busatta illustra Patty Paradise – Le avventure di Patty Pravo(2000) e Scusa Sadik, hai visto Diabolik? – Un cocktail di fumetti neri(2001), entrambi per l’Editrice PuntoZero. Lavora per le testate Napoleone(dal 1999 al 2006) e Jan Dix (2008-09) della Sergio Bonelli Editore. Nel 2005 vince come miglior autore completo il Premio Gran Guinigi assegnato dal salone Lucca Comics & Games. Nel 2008 pubblica per la Kappa Edizioni la raccolta di disegni in forma di diario Canzoni in A4. La sua ricerca creativa prosegue disegnando Adiós Muchachos, sui testi di Matz per la rilettura del romanzo di Daniel Chavarría (edito in Francia da Casterman nel 2011 e in Italia da Rizzoli-Lizard nel 2012) e culmina nell’attesissimo capolavoro della maturità,Sweet Salgari (2012). Blog dell’autore: sweetsalgari.blogspot.com

Commenti

2 commenti a “Sul pianeta perduto”

  1. Carissimo Alessandro!
    Come già parlavamo venerdì sera, se da un lato mi trovo d’accordo con la tua recensione, per quanto riguarda il senso del fantastico puro e semplice, l’analogia che hai citato con l’isola del tesoro, d’altra parte ho letto da un lato la voglia di ricominciare con un mondo pulito, che aborre la guerra e le pulsioni distruttive umane (anche se poi si scopre che così non è, visto il giudizio del “consiglio” che non esita a mandare a morte un uomo per non turbare quanto creato) e dall’altro lato un mondo molto più simile al nostro creato dai naufraghi in qualche modo più guerrafondai.
    Quindi secondo me ci sono due letture possibili in questo bellissimo volume, una più spensierata e vicina ai sogni dei due ragazzini, un’altra più psicologica e dentro alle pulsioni umane.
    Infine condivido quanto hai scritto sul disegno, più semplice nei tratti rispetto al Nathan, pur tuttavia immediato e capace di trasmettere al lettore le emozioni dei protagonisti.

    Grazie per i tuoi articoli! 😉

    Di fabrizio | 26 novembre 2012, 08:52
    • Ciao Fabrizio,
      dici bene in effetti: c’è anche l’aspetto che tu descrivi in questo bel fumetto. Non l’ho rimarcato abbastanza ma c’è un profondo ecologismo e voglia di ricominciare in un mondo pulito, come scrivi, che tanto mi ricorda, di nuovo, gli splendidi lungometraggi di Hayao Miyazaki.

      Di Alessandro Olivo | 26 novembre 2012, 09:06

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