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Fumetto

Alejandro Aguado

Más allá de Buenos Aires

Il fumetto argentino non è stato solo quello prodotto da Frontera, Columba, Record, La Urraca e le altre realtà che abbiamo conosciuto anche in Europa. Non esistono solo gli autori che da anni stanno lavorando per il mercato statunitense e francese ma c’è anche una nuova generazione (anzi, almeno due nuove generazioni) che si sta facendo conoscere, almeno sul web, da qualche anno a questa parte. E ci sono molti autori che, per quanto eccellenti, non hanno avuto il giusto tempismo o i giusti contatti per diventare famosi anche all’estero. E anche se per un europeo il fumetto argentino sarà sempre porteño, ci sono varie altre realtà che hanno prodotto fumetti oltre la Capitale Federal.

Anche a causa di queste molteplici sfaccettature è quasi impossibile che un unico sito o blog si occupi esaurientemente di tutti questi aspetti, magari alternando saggistica a anticipazioni dei lavori dei connazionali. Esistono vari contributi di autori che partendo dalla propria esperienza diretta finiscono per tracciare una storia meno nota delle historietas, ci sono i siti ufficiali delle riviste e delle case editrici, ci sono portali che informano delle ultime uscite, ci sono bellissimi siti di memorabilia e ci sono naturalmente gli immancabili blog degli autori, ma solo a Historieta Patagonica è riuscito di riunire in due uniche realtà tutti questi aspetti.La Duendes - logo

Il blog La Duendes si occupa principalmente di informazione mentre Historieta Patagonica è una vetrina sui lavori di autori argentini, o comunque sudamericani, non necessariamente giovani o esordienti (ad esempio ospita tavole di Massaroli, Canelo e Patricia Breccia – una Patricia Breccia infinitamente migliore di quella che ci è stata presentata dall’Eura). E inoltre LaDuendes è anche un marchio editoriale che pubblica dei volumi cartacei, sia a fumetti che di saggistica.

Ne parliamo con Alejandro Aguado, principale animatore dei due blog, oltre che autore egli stesso di fumetti che si possono vedere anche nel suo blog personale http://comicsaguado.blogspot.it/.

Luca Lorenzon (LL): Come nascono i blog La Duendes e Historieta Patagonica? Quali erano le intenzioni quando sono stati creati?

Alejandro Aguado (AA): Il blog Historieta Patagónica all’inizio venne creato per presentare anche su internet i lavori degli autori che già pubblicavamo in volume. Poi cominciammo a creare dei lavori fatti appositamente per internet e parte di quei lavori sono stati a loro volta raccolti in libri (individuali o antologici) riunendo molti autori. Sin dal principio l’idea di base era che il blog offrisse una vasta gamma di tematiche e stili. Una delle motivazioni dell’esistenza del blog è che ci piace quello che facciamo.

Dagli inizi degli anni ’90 il panorama del fumetto argentino era caratterizzato principalmente dalla historieta “seria” (d’avventura) e dall’umorismo, che avevano un ampio riscontro di pubblico. Tuttavia, da metà anni ’90 a oggi in Argentina ha avuto maggiore visibilità il fumetto d’Autore o sperimentale, che essendo più personale è inevitabilmente dedicato a un numero minore di lettori. La nostra idea era (ed è tuttora) di fare convivere questi due approcci: historieta e umorismo più popolari con fumetto d’Autore e sperimentale.

Soprattutto noi che venivano dal gruppo che si era formato negli anni ’90 (tornerò sull’argomento più tardi) eravamo abituati a pubblicare su riviste e giornali, quindi a fare un tipo di fumetto adatto a tutti i lettori. Nel cosiddetto “interior” dell’Argentina è sempre piaciuto un tipo di fumetto popolare, e tuttora è così.

Il blog di La Duendes fu anch’esso creato con un obiettivo simile, quello di diffondere le nostre attività specifiche ma anche di trattare tutta la historieta nel suo complesso. Con questo progetto in mente cominciammo a rivalutare autori del passato e maestri contemporanei, che in Argentina stavano per essere dimenticati visto che non avevano spazi per pubblicare. Molti autori famosi in Italia si trovarono in questa situazione. Un esempio concreto è Carlos Gomez, probabilmente uno dei migliori disegnatori dallo stile classico, che in Argentina è molto poco conosciuto al di fuori di alcuni gruppi di appassionati del fumetto, il che mi sembra un po’ ingiusto.

Guardando poi al passato, il progetto era anche quello di presentare ai nuovi lettori i grandi autori che fecero grande il fumetto argentino nel mondo. E così abbiamo realizzato più di 100 interviste a fumettisti (sia disegnatori che sceneggiatori) e più di 60 articoli su personaggi, autori, serie e pubblicazioni (riviste, volumi, libri, ecc.).

Non guardiamo al passato solo da un punto di vista nostalgico, ma come un’occasione per valorizzare questo passato e imparare qualcosa da esso, visto che la storia di questo Paese è molto vasta e articolata. E noi siamo una parte di questa storia. Diciamo che guardiamo sempre avanti, però tenendo ben presente questo passato così ricco che per molti versi non è stato superato (nè lo sarà).

Quando cominciammo erano in pochi quelli che lavoravano in quest’ottica.

La Duendes

LL: Oltre agli autori che contribuiscono coi loro lavori, hai qualche collaboratore fisso o occasionale per gestirli?

AA: Dal punto di vista tecnico siamo tre autori a occuparci dei blog: Toto, Taro e io. Abitiamo ognuno in una città diversa e quindi facciamo tutto il lavoro via internet. Occasionalmente anche altri due o tre autori ci hanno dato una mano. Inoltre c’è un gruppo di autori che hanno l’abilitazione per mettere on line autonomamente i propri lavori. Per la progettazione dei libri lavoriamo in maniera simile, ci sono vari collaboratori come Taro e Santiago K. più qualcun altro ogni tanto.

LL: Scusa per la domanda stupida, ma… qual è il significato di “LaDuendes”? Io ho sentito dire che per la tradizione argentina “duende” vorrebbe dire l’ispirazione artistica che c’è in ognuno, ma anche l’inclinazione allo spirito musicale, però mi sembra che in generale significa solo “folletto”, “elfo”: c’era pure una serie di Ricardo Ferrari che si chiamava El Duende.

Ecco, un’altra cosa che non capisco è perchè “duendes” è al plurale, mentre l’articolo “la” è al singolare (e femminile, per di più). Se potessi spiegarmi…

El EspejoAA: Il termine “Duendes” sta a indicare gli gnomi, le creature piccoline presenti in tutte le mitologie del mondo. L’origine di “La Duendes” risale al 1991, quando nacque come piccola rivista chiamata Duendes del Sur. Veniva pubblicata nella provincia di Chubut nella Patagonia argentina. Dopodiché la Duendes del Sur si trasformò in El Espejo. De los Dibujantes del Sur e raggruppò disegnatori di tutte le province patagoniche (più di 60 autori). Negli anni ’90 ne uscirono 89 numeri.

La rivista Duendes del Sur era nota popolarmente come “La Duendes” e quando nel 2007 tornammo dopo un bel po’ di anni decidemmo di usare il titolo abbreviato. In parte perchè era così che era conosciuta a livello popolare, e in parte perchè il nome era stato acquistato da una editrice della città di La Plata. “La” è un regionalismo che si usa in Patagonia, un modo di abbreviare che si usa nel linguaggio parlato. Invece di dire “la rivista Duendes del Sur” si diceva “La Duendes”, così come invece di dire “la avenida[1] Rivadavia” si dice semplicemente “la Rivadavia”.

LL: Guardando la cronologia di LaDuendes e HistorietaPatagonica ho visto che i primi post sono rispettivamente del 6 agosto 2007 e del 1 gennaio 2008, però l’impressione che ho avuto è che ci fosse tutta una storia molto articolata già prima, come in effetti hai già parzialmente confermato: i due blog nascono effettivamente come sviluppo di progetti precedenti o è solo una mia impressione?

AA: È come dici, in realtà abbiamo alle spalle più di vent’anni di storia, ma siccome negli anni ’90 non c’era internet o almeno non era così diffuso come oggi, al di fuori della Patagonia non ci conosceva quasi nessuno. Ciononostante, negli anni ’90 eravamo in contatto con la rivista El Vibora, o pubblicavamo gli autori che avevano costituito “El Tripero”, tutti alunni dei corsi di Alberto Breccia.

Durante gli anni ’90, mentre in Argentina il fumetto come industria stava morendo, abbiamo animato un enorme movimento in Patagonia, con più di 60 autori, con le pubblicazioni Duendes del Sur, Alquitrán, El Humor de la Semana ed El Sistema. Poi abbiamo riunito tutte queste pubblicazioni in El Espejo. De los dibujantes del Sur, di cui vennero editi 89 numeri. Organizzavamo anche fiere, mostre, presentazioni di libri, ecc. Alla fine degli anni ’90 ci furono le prime avvisaglie della tremenda crisi economica argentina, che ebbe ripercussioni su tutti gli editori del Paese, e così fummo impossibilitati a continuare.

Il lavoro di quel periodo fu un vero piacere da fare e oggigiorno mi stupisco quando ricordo come lo portavamo avanti, visto che le tavole degli autori si spedivano per posta e i contatti avvenivano per telefono. Addirittura era normale prendere una corriera e farsi tra i 500 e i 1000 chilometri per andare a conoscere altri disegnatori della Patagonia e farli unire al gruppo.

Nel 2007 abbiamo ripreso a pubblicare la rivista La Duendes, che al terzo numero divenne una “rivista-libro” e adesso La Duendes è un marchio editoriale di volumi a fumetti, con oltre 40 titoli in catalogo.

E oggi portiamo avanti tre siti, i blog di La Duendes e Historieta Patagónica e un altro su Facebook che raccoglie i contenuti dei due blog.

Detta così sembra facile, ma è un lavoro assai impegnativo perchè essendo la sede di La Duendes a 2000 chilometri a sud di Buenos Aires, tutto diventa più complicato.

Se il lavoro che abbiamo fatto negli anni ’90 non è molto conosciuto è perchè l’Argentina è un Paese “centralizzato” e quindi quando si parla di fumetto argentino, si parla di quello pubblicato a Buenos Aires. Quello che si conosce maggiormente all’estero dell’Argentina (sia come fumetto che come informazioni in generale) è quello che succede a Buenos Aires. Per dire, dopo molti anni che siamo presenti anche nel nuovo millennio, solo recentemente si è parlato di noi nei testi riguardanti la storia del fumetto argentino.

In Argentina un proverbio recita: « Dios está en todas partes pero atiende solo en Buenos Aires »

Finalmente, dopo tutti gli sforzi che abbiamo dedicato a pubblicarci da soli, adesso siamo riconosciuti come una delle principali case editrici argentine.

LL: La Duendes accentra molte realtà diverse: El Espejo, fumettisti esordienti e altri già affermati e “storici”. Siete voi a cercare partner che corrispondano alla filosofia del sito oppure sono gli autori che si propongono?

AA: Quando siamo tornati a pubblicare nel 2007 abbiamo cercato principalmente autori della Patagonia, quelli del gruppo che si era consolidato negli anni ’90. Col passare del tempo si aggiunsero autori da tutto il Paese, oltre che dalla Colombia, Uruguay e Cile. Abbiamo una sezione apposita per pubblicare autori di molti altri Paesi. In ogni modo, tuttora nel gruppo siamo di più quelli della Patagonia, anche se ormai molti non risiedono più nella regione. Quello che ci ha sempre caratterizzato è la varietà degli argomenti e degli stili di disegno, per questo qualsiasi autore che abbia certe qualità può unirsi al gruppo. Siamo un gruppo aperto.

vignettaLL: Attualmente, oltre ovviamente a La Duendes e Historieta Patagonica, quali sono secondo te i migliori siti, blog o portali per avere notizie sul fumetto argentino e in generale sudamericano?

AA: Non ho molto tempo per guardare tutto quello che si propone su internet, ma in Argentina, Perù, Colombia, Brasile e Bolivia so di molti siti buoni, che presentano fumetti o fanno informazione molto approfondita sopra la historieta.

In Sud America sono poco i Paesi che vantano una tradizione tanto radicata e ricca di pubblicazioni e autori come l’Argentina, e infatti mi sembra che i siti latinoamericani che si occupano di fumetti si concentrino proprio su di essa. I Paesi che possono vantare altrettanta tradizione nel loro passato, potendo così analizzare e mostrare molti lavori propri, sono l’Argentina, la Spagna, l’Italia, gli Stati Uniti e la Francia, vista la grossa tradizione fumettistica che hanno. Personalmente mi piace di più leggere i siti web europei.

Quello che mi piaceva di più era un sito spagnolo, La cárcel de papel, che adesso non c’è più. Mi piaceva per l’elevato livello di analisi del suo autore, per i contenuti sempre aggiornati che offriva e i dibattiti molto interessanti che si generavano con i commenti agli articoli, soprattutto perchè molti partecipavano a questi dibattiti sulla base di vera competenza e di buona capacità di analisi.

LL: Hai avuto delle soddisfazioni particolari grazie alla gestione dei blog? Penso a qualche riconoscimento che ti ha fatto piacere, o alla possibilità di incontrare finalmente un autore che hai sempre ammirato.

AA: Gestire dei siti internet richiede un gran lavoro, sia per elaborare i contenuti da metterci, che per mantenerli aggiornato costantemente nel tempo pur con le ore limitate che puoi dedicarci ogni giorno. Come lavoro lo si fa principalmente gratis sottraendo il tempo ad altre attività, ma sotto molti punti di vista è una grande soddisfazione. Una di queste soddisfazioni è il contatto che ti permette di avere sia con i lettori che con i grandi disegnatori. Ad esempio, la prima mostra di fumetti che visitai, quando avevo 12 anni, si tenne a Barcellona in Spagna. Grazie a internet, quest’anno ho potuto conoscere il disegnatore a cui era dedicata e commentarla con lui. Anche il fatto che si siano uniti a noi autori che uno leggeva e ammirava da bambino è una grande soddisfazione.

LL: A questo proposito, come è nata la tua passione per i fumetti? C’è stato un personaggio (o una rivista) in particolare che ti ha “illuminato”?

AA: Ho cominciato a leggere fumetti quando ero molto piccolo, perchè all’epoca la lettura dei fumetti era una cosa molto radicata tra la gente. Uno andava a casa di un amico o di un familiare e trovava sempre riviste di fumetti di tutti i tipi. Esistevano anche negozi di “scambio” di riviste usate, per cui uno lasciava una rivista in questi negozi e se ne prendeva un’altra, così poteva continuare a leggere. E poi nelle edicole negli anni ’70 si poteva scegliere tra oltre 40 titoli diversi. Tra gli anni ’80 e la prima metà dei ’90 si potevano comprare tra le 20 e le 30 riviste di fumetti diverse al mese. E negli anni ’80 arrivavano anche mote riviste spagnole, molto buone (Címoc, Totem, Zona 84, Cairo, El Víbora, Comix Internacional, Creepy, ecc.). Io ho sempre letto di tutto, dai fumetti d’avventura alle vignette, ai fumetti per bambini.

LL: Quando ancora uscivano, tu preferivi le testate della Columba o quelle della Record? O eri più interessato ad altri fumetti che sono meno conosciuti all’estero?

copertina di FierroAA: Come ti ho detto prima ho cominciato a leggere fumetti sin da bambino molto piccolo (come la maggior parte degli argentini). Leggevo le riviste d’avventura della Columba (El Tony, Fantasía, D`Artagnan, Nippur Magnum, ecc.), anche perchè le trovavi dovunque. Ma anche fumetti di supereroi, quelli per bambini di produzione nazionale (esiste una tradizione molto ricca e variegata di questo genere in Argentina), quelli Disney, ecc. Quando avevo 12 anni conobbi El Eternauta che pubblicava la Record (Skorpio, Skorpio Extra, Pif Paf, Corto Maltés, Gunga Din, El Tajo) e da quella volta ho letto principalmente le riviste della Columba e della Record. Negli anni ’80 Columba presentava materiale di qualità altalenante, ma c’erano sempre dei fumetti molto buoni. La Record invece ha sempre pubblicato materiale di qualità più uniforme, ma era meno popolare delle riviste della Columba perchè era in bianco e nero.

Finalmente, negli anni ’80 conobbi anche un altro editore: La Urraca (Humo®, Súperhumo®, El Péndulo, Humi, Fierro, ecc.). Tutto quello che pubblicava era molto innovativo e di altissima qualità. Le sue riviste mi catturarono e per me il 1984, quando apparve la prima versione di Fierro, rappresentò uno spartiacque nella storia del fumetto argentino. L’offerta di Fierro era molto vasta, presentava fumetto d’Autore, i lavori che gli autori argentini pubblicavano in Europa, fumetti europei, underground e sperimentali sul supplemento Oxido ma anche avventura classica. Il tutto integrato da articoli, interviste, cinema, letteratura, ecc. Verso la fine la vecchia Fierro cominciò a concentrarsi maggiormente sul fumetto sperimentale e d’Autore, così perse molti lettori visto che poteva interessare un numero limitato di lettori.

Verso la fine della vita della rivista risultai finalista a un concorso per fumettisti che avevano organizzato, il premio consisteva nella pubblicazione del fumetto, ma lo annunciarono in quello che poi si rivelò essere l’ultimo numero della rivista. Ancora oggi non so se rallegrarmi per aver vinto o se rattristarmi per non aver visto pubblicato il mio lavoro. Su Fierro mi avevano soprannominato “l’Alluvione del Chenque” e in molti numeri mi presentarono così. Su Fierro passava infatti in rassegna la prima versione di Duendes del Sur, che arrivarono a definire “un classico dell’epoca”.

Durante e dopo Fierro, con la ventata di novità che rappresentò, non potei più leggere i fumetti di Columba e molto poco di quelli Record. Solo in tempi recenti, diciamo dal 2008, ho cominciato a guardare più in là e a riscoprire ottimo materiale di altre pubblicazioni, come l’eccellente periodo degli anni ’70 di Columba (la sua età dell’oro).

LL: E attualmente com’è il panorama del fumetto in Argentina? So che esiste (se esiste ancora) la nuova versione di Fierro, e ci sono i prodotti di Doedytores, ma per il resto so poco o nulla.

AA: La linea editoriale della Fierro attuale è principalmente sperimentale e underground, soprattutto dal punto di vista estetico che è affidato quasi per intero a uno staff di autori giovani. In comune con la prima versione ha il direttore Juan Sasturain. Sia la casa editrice che la redazione (e ovviamente gli autori) sono diversi. È una proposta diversa, con una linea editoriale differente da quella degli anni ’80, ma come lettore seguo e ammiro gli autori che pubblica.

Adesso in Argentina c’è un numero consistente di piccoli editori, come La Duendes, che pubblicano libri di fumetti (sia di autori giovani che affermati), ognuno con la propria linea editoriale. Quello a cui assistiamo oggi e che non succedeva anni fa è che sono salite alla ribalta editoriale delle proposte dell’“interior” del Paese: Córdoba, Rosario, La Plata, Tucumán, Mendoza, Patagonia. Questa è una delle maggiori novità del decennio in Argentina.

Comunque il mercato dei fumetti si è rimpicciolito moltissimo rispetto a quello degli anni ’80 o anche dei ’90, e molto probabilmente si deve al numero ristretto dei lettori, che sono un numero limitato di appassionati specifici di fumetti. Così a occhio, in tutto il Paese questi lettori specifici di fumetto non sono più di 10.000 e quelli che comprano regolarmente fumetti su carta si aggirano sui 3.000.

Il fumetto popolare, quello d’avventura, con pochissime eccezioni non si pubblica più in Argentina, e quello più popolare viene dalle vignette che si trovano nei quotidiani.

L’equazione è semplice: senza lettori non c’è un’industria e senza industria non possono nascere nuovi professionisti. fumetti

LL: Sia su internet che in privato mi hai parlato della convivenza che secondo te c’è in Argentina tra fumetto “popular” ed “experimental”. Puoi spiegarmi di preciso cosa intendi? Così di primo acchito mi ricorda la vecchia distinzione che si faceva in Italia tra fumetto popolare e fumetto d’Autore.

AA: I fumetti e il mercato dell’Argentina e dell’Italia hanno sempre avuto molto in comune, almeno fino al principio del nuovo millennio sono stati molto simili. Non bisogna dimenticare che la cosiddetta “età dell’oro” dell’historieta avventurosa argentina (cioè gli anni ’50) si deve in parte a editori e disegnatori italiani che si trasferirono nel mio Paese, tra i quali Hugo Pratt. Il fumetto popolare in Argentina era rappresentato fino agli anni ’70 dai fumetti avventurosi, quelli classici, con un disegno realistico, che venivano pubblicati da editori come Record e Columba (insieme ad altre case editrici più piccole come Cielosur) e che poi venivano pubblicati anche in Italia dall’Eura Editoriale (oggi Aurea). Questo tipo di fumetto in Argentina aveva centinaia di migliaia di lettori al mese, e non era indirizzato a un pubblico specifico di soli appassionati.

I fumetti cosiddetti “sperimentali”, “underground” o “d’Autore” io li metterei sotto il termine “alternativi”. Questo tipo di fumetti cominciò a essere presente in Argentina tramite La Urraca, che si caratterizzò sempre per la sua grande apertura e gli dedicò molto spazio sulle sue riviste Humo®, Súpermuho® (un po’ la prova generale di Fierro), El Péndulo e finalmente Fierro. I fumetti alternativi presentano disegni molto personali, che rimandano in maniera decisa ai loro creatori, mentre le sceneggiature sono raramente di “avventura” nel senso classico del termine. Il lettore generico, che non è un appassionato di fumetti, tende a catalogare questo tipo di disegno come “brutto”, “strambo”, “difficile da leggere” (in tutti gli anni in cui ho insegnato nell’Università della Patagonia questi sono i commenti che affiorano più frequentemente) e sono apprezzati maggiormente all’interno dell’ambiente specifico del fumetto, dagli addetti ai lavori. In Argentina il fumetto alternativo dagli anni ’90 tende a trattare tematiche adolescenziali (anche il tipo di umorismo è quello), benché a realizzarlo non siano degli adolescenti. Oggi in Argentina possiamo dire che è un genere a tutti gli effetti, e credo che ormai non lo si possa nemmeno più considerare una cosa “alternativa” visto come è diventato marginale il fumetto classico avventuroso.

Io personalmente come lettore preferisco il fumetto d’Autore, dove sia l’aspetto grafico che quello narrativo sono molto caratteristici di autori specifici e riconoscibili.

LL: A proposito di fumettisti con una personalità riconoscibile: tu non ti occupi di fumetti solo come blogger ma sei anche tu in prima persona un autore di fumetti, pubblicati anche sulla rivista cartacea Noche Polar: è questa la professione che avresti voluto intraprendere oppure lo consideri solo un hobby?

tavolaAA: Negli anni ’90 riuscivo a vivere col disegno, e vivevo pure bene, tranquillo, disegnando per riviste e giornali della Patagonia e della Spagna. Però con la crisi economica dei tardi ’90 (che poi si protrasse fino ai primi anni del secolo successivo) il lavoro di disegnatore divenne assai precario. All’Università avevo studiato Comunicazione Sociale e feci di quello la mia principale (e più stabile) fonte di introito. Mi fornisce così la possibilità di disegnare quello che mi piace e nella maniera che preferisco. Non mi piace lavorare su commissione su qualcosa che non sento affine alla mia opera, soprattutto perchè essendoci poca domanda e tantissimi disegnatori, i grandi editori (gli unici che hanno la possibilità di pagare) se ne approfittano per pagare poco e in ritardo – non tutti, ovviamente.

Adesso produco fumetti e disegni per il mio piacere e li pubblico dove me li chiedono. In questa maniera ho già pubblicato in molti giornali, riviste e libri in Argentina, Stati Uniti, Spagna, Cile, Colombia, Venezuela, Bolivia e Francia. Come disegnatore ho pubblicato sei volumi e ne ho altri quattro in cantiere. Oltre a questo ho pubblicato otto libri sulla Patagonia, che sono diventati best sellers nella regione.

Come responsabile di La Duendes sono in contatto con moltissimi colleghi, sia della nuova generazione che già affermati, e da quello che posso vedere mi sembra di percepire che in Argentina la professione di fumettista è in via d’estinzione. Oggi qui si può lavorare decentemente come disegnatore se si fa l’illustratore oppure il vignettista, ma su riviste generaliste e quotidiani.

In conclusione, con tutto quello che ho realizzato e pubblicato in vent’anni, credo che se non sono più conosciuto come autore è perchè non risiedo a Buenos Aires.

LL: Hai anche scritto parte della sceneggiatura per il volumone di Jorge Gonzalez Dear Patagonia (annunciato in italiano da 001 Edizioni – ai testi ha collaborato anche Horacio Altuna): com’è stata questa esperienza?

AA: Sono 300 pagine di libro e siamo stati in tre a scrivere differenti capitoli del volume, uno è quello di Altuna. La mia sceneggiatura è di 80 pagine, ma ho anche supervisionato gli aspetti storici, sociali e visivi in riferimento alla documentazione sulla Patagonia. Ad esempio, uno degli episodi (Facundo), anche se non l’ho scritto io si basa in parte sui miei antenati in Patagonia, nello specifico riguarda un mio bisavolo spagnolo che arrivò in Patagonia nel 1905 (ho anche un antenato italiano: Ruchelli). Insomma, il mio coinvolgimento nel volume è andato più in là di quello che ho effettivamente sceneggiato.

È stata un’esperienza molto gratificante, da una parte per il piacere di vedere i miei testi disegnati da Jorge González, un autore che ammiravo da prima di lavorare con lui, e dall’altra per le critiche molto favorevoli che abbiamo avuto in Spagna. Ma anche perchè in Francia è stato premiato come Miglior Libro Straniero del 2012 in occasione dei DBD Awards. Era una cosa a cui mai avrei pensato quando cominciai a collaborare con González.

LL: L’attività di LaDuendes non si ferma al web ma, oltre ad animare eventi, pubblica anche con regolarità dei volumi. Pensi che la carta stampata sia ancora importante e non potrà essere sostituita del tutto dal digitale?

AA: Dal 2007 a oggi abbiamo pubblicato più di 40 titoli in versione cartacea. È una cosa che integra le versioni digitali. Ognuna di queste proposte copre necessità e interessi (e inquietudini) precisi dei lettori e quindi vanno indirizzate a lettori specifici. I libri si vendono maggiormente in tutta l’Argentina, ma internet ci permette di travalicare le frontiere nazionali, cosa che negli anni ’90 non ci era possibile. Attualmente più della metà dei nostri lettori viene dall’estero: Stati Uniti, Messico, Spagna, Colombia, Cile, Francia, Russia, Italia, ecc.

La carta ha ancora un certo prestigio che la versione digitale non ha e, anche se in misura minore, permette una diffusione che non può avere il digitale: i libri cartacei si possono portare alle presentazioni dal vivo, ai festival di settore, alle fiere del libro, ecc.

D’altro canto l’edizione di libri in versione digitale è ancora molto poco diffusa in Argentina, ha ritardato molto in questi ultimi anni a causa dei problemi interni del Paese, che rendono caro e complicato l’accesso alle nuove tecnologie.

copertinaLL: Tra le varie proposte editoriali che avete pubblicato (che tra l’altro non si limitano a ristampe di fumetti ma anche a edizioni di saggi critici e altro materiale saggistico) ce n’è qualcuna di cui sei particolarmente orgoglioso?

AA: Molti dei libri pubblicati mi soddisfano per motivi diversi. Un motivo è che abbiamo contribuito ad affermare il nome e il lavoro di vari autori “nuovi”, che prima di approdare a La Duendes non erano conosciuti dai lettori e nemmeno nell’ambiente del fumetto argentino.

Un altro motivo è stato poter pubblicare libri di autori che ammiro e leggo sin da bambino, come Limura, Grondona White, Dalfiume, Patricia Breccia, Guillermo Saccomanno, Carlos “Chingolo” Casalla e Germán Cáceres.

Ma anche pubblicare autori appartenenti alla categoria dei Maestri in volumi collettivi, come abbiamo fatto con Mandrafina, Enrique Breccia, Sergio Langer, Carlos Trillo, Gerardo Canelo, Lito Fernández, Horacio Lalia, Alcatena, Jorge Morhain, Ray Collins, Carlos Albiac, Sanyú, Osvaldo Laino, ecc. In quest’ottica, un libro a cui sono molto affezionato è La Duendes especial maestros de la historieta argentina, perchè quando lo pubblicammo molti di quegli autori erano assenti dalla scena del fumetto argentino, senza spazi per pubblicare.

Un altro volume verso il quale sento molto affetto è Evocando viñetas di Germán Cáceres, una raccolta di testi che celebrano e analizzano l’opera di grandi Maestri della historieta, molti dei quali dimenticati in patria. L’eccellente indagine e la redazione dei testi sono di Cáceres. Io gli proposi i nomi degli autori da trattare, in base al materiale che ho nei miei archivi (possiedo migliaia di riviste di fumetti). Ritengo questo libro molto importante perchè vi appaiono molti autori, veramente grandi Maestri, che non fanno parte del “canone” che si è imposto in Argentina riguardo quali autori siano importanti o meno. Questo canone argentino ignora la maggior parte del fumetto argentino, sia come autori che come pubblicazioni, anche se da un po’ di tempo si sta ampliando e arricchendo grazie al contributo delle nuove generazioni di ricercatori.

L’idea di La Duendes è sempre stata l’ampiezza di vedute.

LL: Se qualche lettore fosse interessato come può ordinare i vostri volumi?

AA: Vendiamo abbastanza per corrispondenza negli Stati Uniti e in Spagna, che sono i due Paesi in cui riceviamo più ordini per i nostri libri. Se qualcuno è interessato può contattarci all’indirizzo mail [email protected]

LL: Il 17 maggio è morto Jorge Videla. Ho notato che su Historieta Patagonica alla cosa non è stato dato il risalto che mi sarei aspettato, ma d’altra parte anche altri blog e siti di fumetti argentini non hanno trattato l’argomento (con alcune eccezioni, ovviamente http://labitacorademaneco.blogspot.it/2013/05/murio-el-genocida-jorge-rafael-videla.html). È stata una scelta editoriale ben precisa oppure non ti è proprio arrivato materiale, forse perchè per alcuni si tratta di una ferita ancora aperta di cui non si vuole parlare (o forse al contrario le nuove generazioni sentono questa vicenda come qualcosa di passato, di lontano)?

AA: Semplicemente, non trattiamo argomenti politici. Oggigiorno la società argentina è piuttosto aggressiva, una cosa di cui puoi accorgerti molto su internet (soprattutto su FaceBook) dove la gente si combatte e fioccano inimicizie a causa di questioni politiche. Preferiamo non far parte di questa conflittualità.

LL: Quali i progetti per il futuro? Quali sono i prossimi libri e le prossime iniziative in cantiere?

AA: Tra i libri che saranno pubblicati nel 2013 ci sono: Navarrito di Ricardo Barreiro e Alberto Dose[2], un volume di Osvaldo Laino (uno dei grandi Maestri dell’umorismo grafico argentino e direttore negli anni ’50 della prima rivista dedicata ai disegnatori: Dibujantes), Facundo di José Massaroli e vari altri libri ancora da definire.

Note:

[1] In castigliano “avenida” indica un viale o un corso.

[2] Visto anche in Italia su Skorpio a partire dal numero 44 del 1994.

Commenti

Un commento a “Más allá de Buenos Aires”

  1. Sono molto contento di leggere questa magnifica entrevista a nostro collega Alejandro Aguado….
    Excellent recount and well deserved recognition to our friend and colleague Alejandro Aguado….Congratulations.
    Osvaldo Laino.

    Di OSVALDO LAINO | 10 Dicembre 2015, 21:16

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