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Musica

Spaccia la verità aliena

Il mistero dell’adesivo di Joe Strummer

Ignore Aliens ordersAnni Novanta, Trieste. Biblioteca di Lettere. Sulle scale. 

Due del pomeriggio. 

– Piombo.

– Come piombo?! Ero sicuro avessi denari!

– Nooo! Ti avevo detto…

– Oh ragazzi, non si parla però, cazzo!

 Ecco, un’altra partita buttata. È la terza e adesso si paga da bere. Tre a zero secco. Oggi s’inizia presto con il vino. Christian, il mio compagno di gioco, ha “piombo”, che a Tressette vuol dire “niente”: non puoi rispondere al seme, mano agli avversari, cioè Nicola e Marzio. Dopo qualche minuto ci alziamo per saldare il conto. All’entrata del bar incontriamo Andrea, altro compagno di gioco, oggi latitante.

– Ehilà!  Andate a bere, eh? Chi ha vinto?

– Nicola e Marzio…

– Ah!

– Lascia stare…oh Andy, bella quella maglietta dei Clash!

– Hai visto? Un cimelio degli anni Ottanta!

– Fa’ vedere.

È una maglietta nera con l’immagine di Joe Strummer e la sua Telecaster. È un primo piano. Sulla chitarra spicca un adesivo quadrato: “IGNORE ALIEN ORDERS”. Conosco bene quell’adesivo, l’ho già visto in altre immagini della chitarra di Strummer, ma non ho mai capito che diavolo significasse. 

– Andy, ma tu sai che vuol dire quel “IGNORE ALIEN ORDERS”??

– Solita roba anarchica credo…“non ascoltare ordini”

– Sì, ma da dove viene fuori?

– Boh

Già, boh. 

Milano. Oggi. Casa mia. Sul letto.

Due di notte.

Quella scritta torna prepotentemente alla ribalta… si dice così, no? In realtà me la ritrovo davanti spulciando tra i miei profili di Facebook. Questa è la squallida verità, molto poco da fiction. Solo che stavolta decido di dare una risposta e non mi accontento di quel “boh”. Lo sviluppo del web aiuta oggi a trovare risposte alle domande più assurde. Tipo: “Con la masturbazione si allunga il pene?”. Se non ci credete andate su Yahoo Answer. Comunque, tornando all’adesivo, cerco in giro indicazioni certe e fondate sull’origine, ma non ce ne sono. Qualcuno dice che lo sticker fu venduto nel 1977 con una copia di 2000 AD, il fumetto del Giudice Dredd, qualcun altro crede sia una frase della serie tv di fantascienza anni Sessanta “The Invaders” e c’è anche chi ipotizza che potrebbe essere derivata dal vecchio gergo militare, che chiamava “alieni” gli stranieri (“illegal alien”), e usata in una situazione di controspionaggio. Non dubito che qualche complottista possa anche pensare che il leader dei Clash fosse a conoscenza di chissà quale ordito cosmico, però non ho riscontri diretti.
La maggior parte resta comunque fedele alla versione punk “yeah, ignoriamo i fucking orders”. Tra le varie ipotesi ce n’è però una più originale, strana, affascinante e grottesca, che la collega ai deliri di uno spacciatore. Questa potrebbe sembrare stramba, ma non da escludere a priori. 
Senza scomodare Terence McKenna e la sua affermazione che le droghe sono alla base di tanti percorsi dell’umanità, basta pensare al famoso Mr. Tamburine di Bob Dylan. Ci si chiedeva chi fosse, qualcuno pensava alla canzone come alla supplica di una persona che sta morendo, invece il signor Tamburino era il pusher di Greenwich Village. Si sedeva al bar e bussava con le nocche sul tavolo. Era il segnale. Qualcuno gli si avvicinava e chiedeva: “Ehi, Mr. Tamburine, suona una canzone per me”. Proprio come Bob. La cruda realtà può ammazzare la poesia.

 Mi è subito piaciuta l’idea del drogato paranoico. Mi ha ricordato zio Bill Burroughs, i suoi virus venusiani e la Polizia Nova. Decido di andare a fondo della faccenda e intervistare il testimone diretto. Gli mando un’e-mail, mi risponde. Lavora all’Università di Berkeley , ma non vuole sia fatto il suo nome, se non come Ted. C’è da capirlo: forse ha chiuso lo scheletro del suo passato nei covi psichedelici anni Settanta in un armadio e là lo vuole lasciare, senza far fuoriuscire tibie e metatarsi. È membro del famoso TED (Tecnologia, Entertainment, Design), l’organizzazione che racchiude pensatori e innovatori e promuove conferenze cui hanno partecipato personaggi come Bill Gates, Al Gore, Philippe Starck, Isabelle Allende e Gordon Brown. Ecco Ted.

Ciao Ted, raccontami un po’ come nasce quella frase. 

Era la fine degli anni Sessanta, a San Francisco. Io ero un musicista e lavoravo come artigiano. Passai la notte con uno dei più grandi spacciatori della città. Dopo un massiccio consumo di droga, il pusher era diventato piuttosto paranoico e iniziò a sproloquiare sul fatto che gli alieni stavano impadronendosi del pianeta. Mi feci prendere da quel delirio e iniziai a rispondergli che bisognava diffondere un messaggio per salvare l’umanità, reagire agli invasori in qualche modo: avvertire di rifiutare tutti gli ordini, perché provenivano da quegli esseri che volevano fotterci e conquistare la Terra.

E lo sticker?

Quando mi svegliai il giorno dopo quel messaggio era ancora così assurdo che mi restò in mente. “Ignorare gli ordini alieni”, bella idea. Andai a trovare il mio amico artista Michael e insieme decidemmo di farne un logo, stampando la serigrafia in diversi colori: rosso e blu su fondo giallo, bianco, e argentato.

 Com’è arrivato a Joe Strummer?

Alcuni adesivi riuscii a venderli, ma la maggior parte li regalai ad amici, tra cui musicisti abbastanza famosi, con la richiesta che li mettessero in luoghi insoliti e lontani. L’intento era di farne un’anonima arte virale. Non si poteva prendere il copyright della frase e allora preferii vederlo di pubblico dominio, lasciando il mistero su chi l’avesse inventato. Speravo che diventasse onnipresente un po’ come il “Kilroy was here” della Seconda Guerra Mondiale. Alla fine qualcuno è finito in Giappone, altri sulle Ande e nelle isole britanniche. A Strummer dev’essere arrivato tramite i miei amici musicisti, non lo conoscevo di persona. Il suo era un originale, uno di quelli su fondo argentato. Poi lui ha preferito rifilare i margini a 2×2 pollici. C’erano già diverse imitazioni e ce ne sono ancora. Spesso cambia il formato o il carattere tipografico, la vera “R” ha una “gamba” insolita.  

Ignore Alien Orders

Quindi nessun messaggio “eversivo”.

No, nessun motivo punk alla base e nemmeno codici segreti. Anche se mi diverte che quella frase sia vista come una metafora contro il potere. In fondo era un po’ quello che intendeva lo spacciatore, anche se lui agli alieni ci credeva veramente. È buffo che quell’adesivo continui a suscitare ancora mistero e confusione. Suppongo che dovrei inventarmi una storia sulla scoperta dell’originale inciso su una scheggia di metallo dell’Area 51, ma sono troppo pigro per farlo”.

Ecco la cruda realtà: la paranoia di uno spacciatore trasmessa su uno sticker che è diventato immortale grazie a Strummer, e in seguito usato come slogan eversivo e portato con orgoglio sulle magliette da giovani teddy boy (concedetemela). Mentre ragiono su questa cosa, me ne viene in mente un’altra. Ted ora è un famoso e stimato innovatore tecnologico, prima era un hippie e amava le esperienze lisergiche. Mi ricorda qualcun altro, morto qualche anno fa. Sì, quello della mela morsicata, proprio lui. Diceva che una delle esperienze più importanti della sua vita fosse stata quella con l’LSD, che l’acido gli avesse sbloccato mente e creatività. Forse aveva ragione McKenna, la droga c’entra spesso. 

L’immagine di sommario è tratta dal sito ufficiale dei Clash.

La foto di Joe Strummer all’interno dell’articolo è tratta da Wikipedia.

L’immagine della scritta riprodotta sull’adesivo è tratta da una pagina Flickr

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