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Arte

L’impertinenza dell’arte: il trentesimo compleanno della Fondation Cartier

BODYS ISEK KINGELEZ, *Projet pour le Kinshasa du troisième millénaire*, 1997La Fondation Cartier festeggia con Mémoires Vives i suoi trent’anni di ricerca e sperimentazione nei territori della cultura e dell’arte.

L’esposizione, che ha preso il via il 10 maggio, presenta i best of della collezione della Fondation Cartier, e come spiega il direttore generale Hervé Chandès “rappresenta non solo una selezione di opere, ma un assemblamento di esposizioni e di relazioni con gli artisti. È questo il fulcro della sua identità: raccogliere le opere, gli autori delle opere, la relazione tra la fondazione e gli artisti, tra le opere e il luogo”.

In perenne movimento per cinque mesi, Mémoires Vives propone infatti discussioni e incontri, film, concerti, e nel mese di luglio si è metaformizzata: alcune opere sono scomparse per cedere il loro spazio ad altre. L’esposizione concretizza quindi la visione della fondazione: sorpresa e scoperta, apertura e trasversalità, mixaggio di voci e superamento dei limiti.

Nel 1994, immaginando un’architettura fatta di trasparenze e riflessi, Jean Nouvel voleva che la Fondation Cartier fosse uno spazio dedicato alla metamorfosi continua, aperto a tutte le possibilità interpretative. Per Hervé Chandès, “l’architettura di Jean Nouvel gioca un ruolo essenziale. Trasparente, mette in movimento la curiosità. I giochi di luce, l’ambiguità tra interno ed esterno: tutto genera illusione ed impermanenza delle sensazioni. L’incertezza è feconda, stimolante, è fonte di ricchezza.”

Di questa impermanenza la Fondation Cartier ha fatto nel tempo una linea direttiva: le esposizioni che vi si sono succedute ne hanno reinventato gli spazi ed hanno sorpreso il visitatore con multiple metamorfosi architettoniche. Esposizione in movimento continuo, Mémoires Vives riserva la sorpresa della sua continua trasformazione, riflettendo in scala il principio di reinterpretazione continua dello spazio.

Così da maggio a settembre i paesaggi artistici mutano, le opere si scambiano di posto e ruolo, i dialoghi si riaccendono infinite volte. Una scultura dell’artista americano Dennis Oppenheim è scomparsa per lasciare spazio a delle fotografie, un quadro di Chéri Samba s’eclissa di fronte ad una serie di opere di Jean-Michel Othoniel.

E non si tratta solo di opere bensì di esperienze vissute, di una collezione immateriale arricchita dai dialoghi e dal tempo passato con gli artisti.

RON MUECK, *In Bed*, 2005

Dal concept-jet di Marc Newson alla monumentale sfera dorata di James Lee Byars, dal sottomarino di Panamarenko alla scultura In Bed di Ron Muerck, le opere che hanno marcato la Fondation Cartier dalla sua creazione a oggi e che fanno parte della sua collezione si incontrano e dialogano fra loro. Sono state scelte non solo per la loro qualità ed importanza, ma anche per quello che dicono della fondazione stessa: la Pouce di César ricorda la nascita della Fondation Cartier, le ceramiche del Paraguay ne testimoniano la curiosità per i territori più diversificati della creazione, l’installazione Sculptures d’ombres di Issey Miyake racconta il dialogo con l’universo del design e della moda, un’opera di Takeshi Kitano evoca l’importanza del cinema nella programmazione…

Ed una eterogeneità di voci si accostano a quelle degli artisti: sciamani, matematici, antropologi, geografi, filosofi e poeti testimoniano della trasversalità del pensero culturale e della contaminazione fra diverse scienze di pensiero. Da Patti Smith a Jean-Michel Alberola, da Alessandro Mendini a David Lynch, l’obiettivo è di mostrare i forti legami che la Fondation Cartier ha saputo tessere con ciascuno dei suoi artisti. Il percorso riserva un posto d’eccezione alle grandi figure fondatrici che, come Raymond Hains, Moebius o James Lee Byars, hanno disegnato lo spirito della Fondazione.

Mémoires Vives racconta quindi una storia altra dell’arte cotemporanea, i cui elementi essenziali sono la dimensione umana e la relazione privilegiata con gli artisti. Un’esposizione celebrativa che costituisce principalmente un’occasione per affermare il dinamismo costitutivo della Fondation Cartier e rivelarne il posizionamento unico nel paesaggio dell’arte contemporanea, come uno spazio creativo aperto a tutti i campi della curiosità, che invita il pubblico a condividere l’esperienza di un’arte in movimento.

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