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Palcoscenico

Don Giovanni a Como per la regia di Graham Vick

Don Giovanni - una scenaIl 27 settembre 2014, un sabato dall’aria ancora estiva, è andato in scena (col cast B) al Teatro Sociale di Como il primo titolo in cartellone, Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte.

Il dramma giocoso, così come il suo protagonista, ha il potere di appassionare anche i digiuni dalla lirica – lo possiamo facilmente notare dal “SOLD OUT” affisso sul sito del teatro per la prima, il 26 settembre – e questo per il suo carattere istintivo e trasgressivo che la rende tuttora catalogabile come attuale, segnando, secondo il critico Giovanni Macchia, “la più forte ondata di antipetrarchismo che sia mai stata concepita”. La peculiarità di quest’opera è la fortissima presenza del compositore ovviamente non solo nella musica ma anche nel libretto – Mozart ha contribuito a questo, infatti, segnalando le proprie intenzioni a Da Ponte, che si è premurato di sottolineare l’originale concezione mozartiana, che unisce il dramma al recitativo giocoso.

L’atto I ci porta nel giardino di Donna Anna (soprano), che cerca di liberarsi dalle grinfie di Don Giovanni (baritono) intenzionato a sedurla e che, non riuscendo, tenta di scappare dalla finestra. Le grida della giovane arrivano all’orecchio del padre, il Commendatore (basso) che sfida a duello l’ardito, pur conscio della sua sconfitta perché più debole. Tutta la scena si svolge davanti agli occhi di Leporello (baritono), il servo di Don Giovanni che apre l’opera lamentandosi, con una punta d’invidia, della propria condizione di mero servitore a cui tocca far la sentinella mentre il suo padrone “sta dentro con la bella”; dopo aver osservato, suo malgrado, la disgrazia, fugge insieme al seduttore. Nel frattempo, Donna Anna riceve soccorso dal suo promesso sposo Don Ottavio (tenore); i due scoprono presto il cadavere e la giovane si sente mancare dal dolore. Il tenore le promette vendetta. Don Giovanni è già sulla strada in cerca di conquiste col suo fedele Leporello, quando all’improvviso scorge una fanciulla sola e le si avvicina, riconoscendo – troppo tardi – Donna Elvira (soprano), una dama già sedotta e abbandonata che conserva nel cuore il dolore e il desiderio di vendetta che però viene a meno alla vista dell’innamorato, a cui tocca giustificarsi dell’abbandono, chiamando a testimone il suo ‘compagno di sventure’ lì presente per poi dopo, silenziosamente, fuggire. E’ qui che Donna Elvira viene a scoprire la verità con la famosa aria per baritono (“Madamina! Il catalogo è questo“) in cui vengono illustrate numericamente tutte le prede, delle quali anch’ella fa parte, e che la fa cadere nella desolazione. Subito dopo, un gruppo di contadini festosi invade la scena: sono infatti intenti a festeggiare il matrimonio di Masetto (basso) e Zerlina (soprano) – di cui si interessa subito Don Giovanni, che con la scusa di voler anche lui onorare i due sposi, spedisce il giovane contadino e gli invitati al suo palazzo (al fine, naturalmente, di rimanere solo con la fanciulla); qui riesce a farla cedere (“Là ci darem la mano“) e a convincerla ad appartarsi. A rovinare i piani arriva però una disillusa Donna Elvira, che porta via la giovane. Sul palco, alle due donne si sostituiscono Donn’Anna e Don Ottavio, alla ricerca del libertino con una richiesta, ovvero quella di aiutarli a trovare l’assassino del padre di lei, ignari del ruolo di Don Giovanni nell’infausta faccenda. Torna in gioco Donna Elvira, che tenta di avvisare anche i due riguardo la vera natura dell’uomo – questo però risponde, accusando la donna di pazzia. E’ proprio il tentativo di aggiramento che fa rendere conto a Donna Anna di chi abbia ucciso realmente il padre; narra così al futuro sposo l’azione svoltasi poco prima, e questo rinnova la sua promessa di giustizia. Dopo aver ritrovato Masetto, Zerlina tenta di farsi perdonare cantando la celebre aria “Batti, batti, o bel Masetto“. Qui si avvicina il finale primo dell’opera, nel quale si succedono una gran quantità di situazioni: entra nuovamente Don Giovanni e Masetto si nasconde per capir di più della faccenda, ma viene presto scoperto; il ricco uomo invita quindi i giovani alla festa che si terrà a casa sua – e invita anche Donna Anna, Don Ottavio e Donna Elvira, che nel frattempo si mettono d’accordo per attuare la loro vendetta. E così inizia la festa che si conclude con l’urlo di Zerlina, vittima di Don Giovanni che accusa Leporello. Le tre maschere (Donna Anna, Donna Elvira e Don Ottavio) scoprono il volto e accusano l’uomo dei suoi misfatti.

Platea del Don GiovanniNell’atto II, Leporello nei panni di Don Giovanni riesce a conquistare Donna Elvira – secondo un finissimo piano ideato dal suo padrone, che prevedeva lo scambio di abiti al fine di poter liberamente corteggiare la cameriera della dama – che nuovamente cade nel tranello, convinta che si sia finalmente pentito. Dopo la serenata del Don Giovanni (“Deh vieni alla finestra“) sopraggiunge Masetto, alla ricerca dell’uomo che osò sedurre la sua bella; il seduttore riesce a rimanere solo con lui per poi prenderlo a botte e fuggire. Arriva Zerlina, che decide di vendicare non solo se stessa ma anche l’innamorato. Oltre qui è un nuovo susseguirsi di situazioni, in cui Leporello riesce a liberarsi di Donna Elvira ma incappa negli altri personaggi; segue un confronto e chiarimento della situazione, e tutti sono uniti nella loro vendetta. Il servo e il padrone – il primo si mostra sfibrato e seccato – si ritrovano nuovamente insieme in un cimitero, ed è insieme che odono la voce dello spirito del Commendatore (“Di rider finirai pria dell’aurora“), che viene invitato a cena da un riluttante Don Giovanni. Egli non sa, però, che sarà proprio a lui, a fine opera, ad accettare – orgogliosamente – l’invito “a cena” del Commendatore, finendo così negli inferi.

La straordinaria trama che pare un rondò di immagini prende piega tra le mani del noto ed acclamato regista inglese Graham Vick – e del responsabile di scene e costumi Stuart Nunn – che decide di darne una lettura in chiave moderna (e nichilista), scadendo però nel volgare: mosse dozzinali che lasciano poco all’immaginazione, un Leporello in tuta Adidas blu e verde fosforescente, Don Giovanni che intonando “Fin c’han dal vino” prepara il braccio per iniettarsi una dose di eroina, la festa del secondo atto in cui tutti attendono con ansia il piatto portato dal protagonista contenente quantità industriali di cocaina e molto altro ancora che ha diviso in due il pubblico presente, e che sarebbe decisamente il caso di dimenticare. Tra cassettoni dell’immondizia con manichini femminili, che sottolineano il carattere usa – e – getta della donna e la scritta “PADRE” e “PAPÀ” sembra essere racchiuso il messaggio del regista (che nelle scene collettive di festa sembra richiamare l’atmosfera de La Grande Bellezza sui terrazzi, con donne in miniabiti, tacchi vertiginosi e strass in abbondanza) del contrasto inevitabile tra il vecchio e il nuovo e il conseguente – qualcuno potrebbe dire – crollo dei valori.

Graham Vick durante la conferenza stampa

Il cast non fa troppo parlare di sé: Donna Anna interpretata da Ekaterina Gaidanskaja, nonostante il buon timbro, risulta poco sicura e limitata nelle agilità, dovuto forse al cattivo appoggio; Donna Elvira – Mariateresa Leva passa decisamente in sordina, nonostante la passione che dovrebbe renderla “tutta un foco” e che sembra invece indebolirla. La giovane Zerlina Alessandra Contaldo si mostra pressoché adatta al ruolo, sebbene ancora inesperta. Si distinguono di più invece i ruoli maschili, in primis Dionysios Sourbis nel ruolo di Don Giovanni, che ha saputo rendere appieno il libertino mozartiano in modulazioni convincenti grazie ad una voce sicura, il Leporello Leonardo Galeazzi, ricco di personalità, e il limpidissimo Cristian Saitta nel ruolo del Commendatore. Risultano meno presenti, invece, Davide Giangregorio nel ruolo di Masetto e Matteo Mezzaro in quello di Don Ottavio, a causa del pochissimo volume della voce.
Divertenti e leggeri i membri del Coro del Circuito Lirico Lombardo che si è dimostrato, come al solito, versatile e di ottimo sostegno vocale e scenico.

In conclusione, una performance che ha spaccato in due il pubblico – riunitosi dalle varie opinioni nel foyer del teatro ad opera finita – ma che, in linea generale, lascia un poco perplessi e non del tutto appagati.

Le foto sono tratte dal sito web della Provincia di Como e dal sito ciaocomo.it.

Commenti

Un commento a “Don Giovanni a Como per la regia di Graham Vick”

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    Di modeheimwedding | 19 giugno 2015, 03:29

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