// stai leggendo...

Palcoscenico

Giustina Testa

Parole all’amo

Teatro per bambini sulla quarantina

 

pravato-31A vedere Parole all’amo, una pièce teatrale scritta per un pubblico di età compresa fra i cinque ai dieci anni, se non si hanno figli si va per educazione e si esce divertiti ed esausti come dopo la ricreazione.

Lo spettacolo è scritto da Giustina Testa, una giovane attrice milanese trapiantata a Trieste da ormai qualche anno, che ha all’attivo altri soggetti originali e molta esperienza nel teatro per i più piccoli.

Parole all’amo è la sua ultima fatica e, sebbene per il fruitore scorra fresco e veloce come un sorso d’acqua, sembra un testo su cui si è lavorato non poco, poiché è ricco di battute e spunti comici, che richiedono di essere accuratamente dosati e alternati per far sì che lo spettacolo sia godibile a tutte le età.

La trama è molto semplice: a un drammaturgo sono rimasti solo due giorni per consegnare il testo di un nuovo spettacolo teatrale, del quale, però, non ha ancora steso neanche una riga. Quel che è peggio, la sua ispirazione è ormai prosciugata e non sa che pesci pigliare.

Per ritrovarla, decide, allora, di andare a pescare, ma, anziché i pesci, abboccano all’amo le lettere dell’alfabeto. L’ispirazione per le storie, però, gli viene dal folletto Zuzzurellone, che abita il fondo del mare e del vocabolario e che conosce, perciò, tutte le lettere e le parole.

Fra il drammaturgo e “Zuzz” si instaura la relazione tipica di attrazione-repulsione che intercorre fra i personaggi dei cartoni animati: vengono in mente Carl Attrezzi e Saetta McQueen, Russel e Carl Fredricksen e, prima ancora, Ciuchino e Shrek.
Ed è proprio ai moderni cartoni animati che la piece strizza l’occhio, poiché è scritta tanto per docere et delectare i piccoli, quanto per divertire gli adulti che li accompagnano.

Ne parliamo con l’autrice.pravato-34

Lorenza Pravato (LP): Giustina, per favore, per prima cosa racconta ai lettori di FucineMute quale sia la tua formazione e come tu ti sia avvicinata al teatro.

Giustina Testa (GT): Come mi sono avvicinata al mondo del teatro? Casualmente, come nella migliore delle tradizioni! Ho iniziato dopo i vent’anni… avevo ventidue anni quando ho fatto un provino all’accademia teatrale città di Trieste, sono stata presa e da lì ho iniziato. È stato un avvicinamento un po’ casuale, anche se ovviamente ero già appassionata di teatro, scrivevo già per i fatti miei – senza apparenti motivi – dopo di che le cose si sono sistemate da sole, come talvolta accade.
Ho una formazione “accademica”, se così si può dire, poi integrata con tanti corsi, non solo a Trieste… ecco!

LP: Hai detto che scrivevi già., infatti Parole all’amo non è il primo spettacolo che scrivi, è corretto?

GT: Sì. Adesso per il genere del teatro per ragazzi scrivo “su commissione”: capita spesso che uno spettacolo venga commissionato, in base alle esigenze della mia compagnia, che è il Teatrobàndus, e così scrivo… ma sì, ho sempre scritto!
Chi scrive lo sa. La scrittura questo ti fa fare: scrivi sempre, scrivi di tutto, scrivi spesso a caso e poi qualcosa salta fuori. Alla fine tutte le varie esperienze convogliano nella scrittura, e così è anche per la scrittura per il teatro. Certo, poi la si approfondisce e la si studia, ma sicuramente deriva da una passione per la scrittura in senso più ampio.

pravato-36LP: Infatti, la mia prossima domanda è: c’è una differenza – non tanto a livello prettamente stilistico, quanto piuttosto a livello emotivo e creativo – nello scrivere per il teatro, rispetto alle altre forme di scrittura?

GT: Parlo – ovviamente – di quello che mi riguarda e di quello che capita a me.
Sicuramente, scrivere per i bambini ha un percorso diverso.
Necessita di un’immediatezza differente e di – dico “meno fronzoli”, non so se renda l’idea – essere il più possibile diretto e onesto. Non che nelle altre forme di scrittura non serva, però per i bambini devi essere particolarmente convincente, e quindi devi credere davvero a quello che dici.
Scrivere per il teatro comporta un’immedesimazione maggiore. Poi, forse, per chi è anche attore può essere più semplice – o più scomodo, dipende – poiché nel momento in cui tu scrittore segui i personaggi e dai loro voce, sei già “lì”, nella scena che sta avvenendo, mentre nella prosa magari filtri, magari “metti più pensiero”. Quando scrivi dei dialoghi, invece, sei direttamente nell’azione (penso soprattutto al teatro ragazzi, ma è comunque valido anche per altri generi teatrali).

LP: E, appunto, sulla scrittura del teatro per ragazzi: qual è – se c’è – la difficoltà maggiore nel rivolgersi a questo tipo di pubblico?

GT: È scrivere chiedendosi “Lo capiranno?”, che non significa sottovalutare i ragazzi, ma chiedersi “sarò stata in grado di rendere comprensibile e chiaro un concetto?”. In genere i concetti sono facili, poi noi li rendiamo arzigogolati, mentre con i bambini hai la necessità di essere fresco. In genere, poi, i bambini capiscono molto più di quanto tu potessi prevedere. Se sei un autore sincero, la risposta è grande, ha un che di commovente, perché ti rendi conto di essere riuscito a farti capire e a capirli.
È, quindi, forse questo il pubblico che, per certi versi, da più soddisfazione, anche perché quando – invece – scrivi qualcosa che non piace loro, i bambini non ti seguono per mera cortesia. Mentre l’adulto resta seduto e – va be’, gli tocca – ascolta, il bambino no: si alza e parla.

LP: Ora raccontaci, se vuoi, la genesi di Parole all’amo.

GT: Eh, be’, direi che trattandosi di uno scrittore che ha perso l’ispirazione… No, semplicemente c’era la necessità di scrivere un nuovo spettacolo. L’alfabeto, le parole, il gioco con le parole è una mia passione, quindi ho scritto un testo che piaceva a me, prima di tutto, che mi sarebbe piaciuto da bambina e che mi ha divertito molto scrivere. Poter giocare anche con sole due parole, cambiare qualche lettera e vedere che “magie” ne possano derivare mi divertiva. È un grande omaggio anche a Rodari, che era un maestro della materia, e timidamente questo è in qualche modo un omaggio del Teatrobandus.pravato-35

LP: Hai nominato il Teatrobandus. Tu porti in giro questi spettacoli per ragazzi con questa compagnia. Ce ne vuoi parlare? Ci vuoi dire cosa state facendo adesso… le solite cose da interviste, insomma…

GT: Il Teatrobandus c’è da molti anni, non so neanche esattamente quanti… sono dieci [l’intervistatrice le ha suggerito il numero di anni con le dita – ndr].
Abbiamo studiato insieme, poi abbiamo scelto di fare questa nostra compagnia. Abbiamo iniziato – dieci anni fa – proprio con un testo scritto da me.
In genere i testi vengono sempre “rimaneggiati” un po’ dalla compagnia, perché, facendo le prove, improvvisando un po’, nascono nuove idee. Ormai ci conosciamo molto bene, quindi il lavoro da un certo punto di vista si semplifica.
Lavoriamo parecchio con i bambini, e devo dire che ci piace molto, ci diverte ancora tanto: facciamo spettacoli, facciamo laboratori… Poi abbiamo altri progetti che portiamo avanti, come altri laboratori di teatro e altri spettacoli, destinati anche a un pubblico adulto… detto così suona sempre vagamente allarmante, ma intendo “spettacoli per tutti”, ecco!
… E ci divertiamo molto, mi viene da dire questo a proposito della mia compagnia!

LP: Quindi? Quali prossimi progetti avete in ballo, sia come compagnia, sia tu, come singolo individuo, come attrice…

GT: [indugia] Ne abbiamo diversi. Di qualcosa non posso ancora parlare per una vaga scaramanzia che gli attori hanno sempre. Abbiamo altre repliche previste sia degli spettacoli per l’infanzia che di altri spettacoli, che ora non ricordo – perché sono la meno precisa del gruppo – ma abbiamo tanti appuntamenti… abbiamo in programma un bellissimo seminario di improvvisazione teatrale che terremo a fine febbraio con un bravissimo improvvisatore, abbiamo i nostri laboratori, io sto scrivendo altre cose…

LP: … e non ci puoi dire cosa stai scrivendo?

Dall’espressione di Giustina si evince che è opportuno cambiare la domanda

LP: Torniamo a Parole all’amo: di solito lo rappresentate nelle scuole, quindi sono gli insegnanti o gli educatori che vi contattano e vi chiedono di rappresentarlo. Se una famiglia lo volesse vedere, ma non fosse rappresentato nella sua scuola, come può fare? È in programma da qualche parte?

GT: So che lo rifaremo anche a teatro. In questo momento non so ancora le date. Però noi abbiamo un bellissimo sito internet, aggiornato tantissimo – non da me, quindi è ben aggiornato davvero! – che è www.teatrobandus… punto…? com! (mi suggeriscono perfino questo!), dove si trovano tutte le informazioni sui nostri spettacoli.
In futuro sicuramente lo rifaremo, perché, per fortuna, ci è stato richiesto in quanto è piaciuto molto anche alle maestre, che sono sempre un grande banco di prova… quindi sì, certamente ci sarà modo di vederlo.

pravato-37

Giustina Testa PAROLE ALL’AMO

Regia: Julian Sgherla

Produzione: TeatroBandus, Trieste

Interpreti:

Folletto Zuzz: GIUSTINA TESTA
Drammaturgo: RICCARDO BELTRAME

Le fotografie di Giustina testa e degli altri attori della compagnia sono di Gabriele Kezich.
La foto di Riccardo Beltrame in scena è tratta dalla pagina dell’attore sul sito del Teatrobàndus.
Il disegno è del piccolo spettatore Giovanni e rappresenta, chiaramente, un momento dello spettacolo.

Commenti

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] Ciccate qui per leggere l’intervista completa a Giustina. […]

  2. […] riscosso molta simpatia anche negli spettatori – diciamo così – più grandicelli (qui l’articolo di Lorenza Pravato per la testata online […]

Lascia un commento

Fucine Mute newsletter

Resta aggiornato! Inserisci la tua e-mail:


Leggi la rubrica: Viator in fabula

Articoli recenti

Cinemassacro di Boris Vian: Il cinema parodiato...

Chesil Beach: Si può tradire Shakespeare, non...

Trieste Science+Fiction Festival 2018

Frankenstein a teatro (II)

Frankenstein a teatro (I)

L’etimologia dei nomi e il loro significato...

La domatrice e Il Natale di Poirot

Poirot sul Nilo e Due mesi dopo

Tonya di Craig Gillespie

Enrique Jardiel Poncela e la censura franchista

Somewhere Over the Rainbow

Cujo di Stephen King

Tutti quanti voglion fare jazz

La parola ai giurati di Sidney Lumet

Aristotele e Eugène Labiche (II)

Jason Aaron: Gli eroi di Jason Aaron

Aristotele e Eugène Labiche (I)

Glenn Gould scrittore

Roberto Baldazzini: Sultane e dive di Hollywood

Giuseppe Peruzzo: Le novità Q Press

Breve ricerca storica sul concetto di musica...

Stefano Conte "TheSparker": Volt: una scommessa vinta

Elisabetta Cifone: Molto più di un manga all’italiana

Histoire du soldat, una favola in musica

Andrea Rivi: I nuovi traguardi di Nona Arte

Casomai un’immagine

sir-07 mar-26 viv-16 viv-24 pck_08_cervi_big th-59 04_pm kubrick-52 kubrick-80 petkovsek_01 petkovsek_07 bon_01 malleus_09 bis_II_04 bis_III_02 dark sade1 cip-05 jg_big_1 s15 sac_12 mis2big pm-06 pm-14 murphy-16 murphy-32 tsu-gal-big-05 vivi-10 Installazione di Alessandro Gallo Jingle SCI-FI