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Fumetto

Massimo Giacon

Il Mondo così com’è

Copertina di Il mondo così com'èMassimo Giacon (1961) ha esordito giovanissimo come copertinista della fanzine Quark e nemmeno ventenne viene ospitato sulle pagine delle gloriose riviste di fumetto d’autore degli anni Ottanta. Anzi, addirittura prima, su quella che possiamo considerare un’anticipazione delle meraviglie a venire: i suoi primi fumetti comparvero, infatti, su Il Mago che, come Sgt. Kirk e Linus, anticipò quella stagione indimenticabile pur non facendone parte (chiuse i battenti proprio nel 1980).
Giaocon ha collaborato con Alter, Frigidaire, Dolce Vita, Tic e tutte le realtà più prestigiose e innovative dell’epoca. A soli 24 anni si vede dedicata una raccolta dalla Primo Carnera, così il suo Mecanostorie figura nella collana Grandi Albi accanto alle opere di Pazienza, Liberatore, Mattoli, Carpinteri…

È proprio grazie a Mecanostorie che si fa notare dal top designer Ettore Sottsass, con cui collaborerà per circa sei mesi, entrando nel mondo del design dalla porta principale. Indimenticabili i suoi divertenti Mr. Cold e Mr. Suicide, rispettivamente un dispenser per sapone liquido e un tappo per vasche da bagno.

Non ancora trentenne viene invitato in Giappone dalla Kanebo per un periodo studio di un mese (chissà se all’epoca esisteva già il sistema delle residenze per artisti?), ma il frutto delle sue visioni nipponiche non si concretizzerà su tessuto – com’era previsto – a causa del decesso di uno dei dirigenti che seguivano il progetto.

Pur non abbandonando mai del tutto il fumetto, a cui si è dedicato soprattutto sui testi dell’amico Mimì Colucci, Massimo Giacon ha portato il suo stile particolare anche nel mondo della pittura, anticipando quello che oggi viene definito NeoPop. E ha pure trovato il tempo di suonare e incidere dischi con diversi progetti musicali.

A Lucca 2014 è presente con il suo ultimo lavoro, scritto da Tiziano Scarpa e uscito all’inizio del 2014: Il Mondo così com’è.

Luca Lorenzon (LL): Di cosa parla questo ultimo lavoro?

Massimo Giacon (MG): Ah, potrei darti una risposta molto diplomatica del tipo: “Ma questo libro parla di noi, parla di te, parla di lui, parla di tutto, perché parla del Mondo così com’è!”

LL: Quindi va preso assolutamente per verificare quello che hai detto. Ma anche per godere delle illustrazioni, che ho visto essere molto variegate: non solo disegni ma anche collages…

Il mondo così com'è

MG: Più che altro, sono finti collages. Certi disegni sono costruiti come se si trattasse di un’infografica visto che tutta quanta la storia è costruita come se fosse una lunga lezione di un neuropsichiatra che parla di un caso clinico.
Un caso clinico che poi, in effetti, quando abbiamo finito il libro abbiamo scoperto esisteva veramente, quasi simile a quello raccontato da Tiziano e da me. In uno degli ultimi libri di Oliver Sacks lui documenta effettivamente una patologia che si avvicina a quella che affligge il nostro protagonista, parla di una persona che ha delle allucinazioni visive per cui vede le cose, gli alberi e gli animali parlare tra loro sotto forma di balloon. Quindi lui non li sentiva parlare, ma li vedeva parlare, come se il mondo fosse una tavola a fumetti, solo che quando lui si avvicinava a questi fumetti per cercare di leggerli non riusciva a capirne il significato perché erano come dei segni senza senso.

LL: Un incubo…

MG: Sarà un incubo, ma effettivamente è un caso clinico documentato. Nel nostro caso, Alfio, il protagonista, legge quello che dicono le cose, tanto che, a un certo punto, per lui la vita normale comincia a non essere più molto interessante: è più interessante vedere quello che si dicono le cose.
È come se il protagonista fosse qui in questo momento e vedesse quel bidone della spazzatura che cerca di parlare con la sedia che gli dice “Quanta gente, oggi!”
“Guarda, io sono già pieno”.
“A me hanno cercato di portarmi via un sacco di persone perché non sapevano più dove sedersi”.
Insomma, la conversazione lui la vedrebbe così.

Massimo GiaconLL: Anche nel caso di questo libro, immagino si tratti di fumetti fatti per il gusto di farli: poco fa dicevi che tra le attività del settore artistico i fumetti sono quelli che ami più fare.

MG: L’editore non lo deve sapere… Eh, ma gli editori lo sanno! E si può dire anche dei galleristi. Lo sanno tutti che noi amiamo fare questo tipo di cose e allora veniamo sfruttati proprio perché pensano: “Be’, visto che ti diverti tanto a fare fumetti, vuoi anche essere pagato?”

LL: Be’, forse qualche artista contemporaneo tanto sfruttato non lo è.

MG: Mah… diciamo che adesso anche nel mondo del fumetto si sta muovendo qualcosa, anche in Italia. Cominciano a vedersi contratti interessanti (che poi magari riguardano solo quei tre autori, ma intanto ci sono).
Poi c’è un certo fermento: la Disney che è stata inglobata dalla Panini, la Bonelli che si lancia nel settore della produzione multimediale…

LL: Uno scenario, secondo te, ricco di prospettive e di speranze?

MG: Secondo me sì. Secondo me ci sono dei segnali per cui qualcosa si sta muovendo.

LL: Nonostante la crisi questa è una cosa che in tanti mi hanno detto quest’anno. C’è un certo ottimismo serpeggiante.

MG: Un ottimismo dato dai numeri. Fino a qualche tempo fa, a fare i festival di fumetti ci guadagnavano soprattutto quelli che organizzavano il festival di fumetti, mentre gli editori e gli autori ci guadagnavano ben poco. Ma adesso cominciamo a vedere qualcosa di più.

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